SIMON SCARROW.
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SOTTO UN UNICI IMPERO.
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Ciclo: Aquile dell'Impero 13.
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Parte 1.
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Titolo originale: Brothers in Blood. 2014. Eagles of the empire series.
Traduzione di: Cristiana Giotti.
2015. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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Tredicesimo romanzo della serie: Aquile di Roma. La spia di un fidato consigliere dell'imperatore viene catturata per le strade dell'Urbe. Dopo essere stata incarcerata e torturata, confesser le vere intenzioni del suo padrone: in Britannia, questi sta tramando per aiutare Carataco, capo di una delle pi forti e orgogliose trib locali, a sabotare l'esercito romano, inviato in quelle terre remote e ostili per rafforzare i confini dell'impero. E nel suo piano  prevista anche l'apertura di un secondo fronte di guerra, allo scopo di eliminare i due eroi che da sempre sono in prima linea per difendere l'onore di Roma: il prefetto Catone e il centurione Macrone, da mesi impegnati in Britannia contro le truppe di Carataco, che continuano a sfuggire al loro controllo. Ora per  giunto il momento della resa dei conti, anche a costo di sacrificare la propria vita.
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L'AUTORE.
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Simon Scarrow  nato a Lagos, in Nigeria quando ne era ancora la capitale, da genitori inglesi. Ha vissuto in molti paesi, tra cui Hong Kong e le Bahamas, prima di stabilirsi in Inghilterra, dove si  laureato all'Universit dell'East Anglia a Norwich, dopo di che si  dato all'insegnamento, come professore di letteratura, prima all'East Norfolk Sixth Form College e poi al City College Norwich.  considerato un grande esperto di storia romana ed ha sempre alternato all'insegnamento ed alle conferenze la sua grande passione: la scrittura. Nel 2005 ha lasciato a malincuore l'insegnamento per potersi dedicare totalmente ai suoi libri. Per approfondire le sue conoscenze, e poterle poi riportare nei suoi romanzi, ha effettuato numerosi viaggi in Italia, Grecia, Turchia, Giordania, Siria ed Egitto.
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Al momento Simon Scarrow ha pubblicato 38 romanzi di cui ben 37 di genere storico. Molto famosa la sua prima serie di romanzi, successivamente denominata Eagles of the Empire, Aquile dell'Impero, tutta incentrata sulla storia dell'Impero romano, composta finora da 18 libri scritti fra il 2000 ed il 2019. Dal 2006 al 2010 Scarrow ha pubblicato una seconda serie di romanzi, denominata Revolution Series, composta da quattro opere, con un'ambientazione diversa, ovvero a cavallo dell'Ottocento e con protagonisti Napoleone Bonaparte e Arthur Wellesley.

Tra il 2012 ed il 2013 Scarrow ha pubblicato una terza serie, denominata Arena, formata da cinque romanzi, ancora ispirati al mondo dei gladiatori dell'epoca romana. Tra il 2014 ed il 2015 ha inoltre pubblicato una quarta serie di cinque romanzi, denominata Invader, I conquistatori, in cui si approfondiscono le gesta della Seconda Legione di Roma gi trattate nei primi romanzi della "Eagles of the Empire Series".
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Dal 2011 al 2014 Scarrow ha pubblicato una ulteriore serie di quattro romanzi, detta Gladiator Series, in una collana dedicata ai ragazzi, che narrano le vicende del giovane Marco Cornelio Primo ambientate nel mondo dei gladiatori. A differenza delle altre serie, che raccontano episodi del primo secolo dopo cristo, in questa i protagonisti vivono nel mondo romano del primo secolo avanti cristo. Infine, nell'arco del 2019 Scarrow ha completato la pubblicazione di una serie di cinque romanzi, detta Pirate series, che approfondiscono la vita e la carriera del pirata Telemaco gi visto in romanzi precedenti.
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Dopo aver prodotto altri romanzi singoli, nel 2017 Simon Scarrow, per la prima volta, ha lasciato il romanzo storico per realizzare un thriller, intitolato Playing With Death, uscito in Italia nel 2018 con il titolo L'ultimo testimone. Per questo romanzo Scarrow si  avvalso della collaborazione del suo allievo Lee Francis. Simon Scarrow ha annunciato per l'agosto 2020 la pubblicazione, in Inghilterra, del suo nuovo lavoro ambientato durante la seconda guerra mondiale, dal titolo Blackout.
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Dedica.
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A mio figlio Joseph, che  diventato uomo.
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Lorganizzazione di una legione romana.
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La Legione, era composta da circa cinquemila e cinquecento uomini. Lunit base era la centuria di ottanta uomini, comandata da un centurione, con un optio come vicecomandante. La centuria si divideva in sezioni di otto uomini, che condividevano una stanza nella caserma e una tenda durante le campagne. Sei centurie formavano una coorte e dieci coorti una legione; la prima coorte contava il doppio degli uomini rispetto alle altre. Ogni legione era accompagnata da un reparto di cavalleria di centoventi uomini, divisi in quattro squadroni, che fungevano da ricognitori e messaggeri. In ordine discendente, i ranghi principali erano: Il legato, un uomo di origini aristocratiche. In genere oltre la trentina, comandava la legione per cinque anni e sperava di farsi un nome in modo da lanciare la propria successiva carriera politica.
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Il prefetto del campo era un veterano, gi centurione capo della legione, allapice della carriera professionale di un soldato. Dotato di grande esperienza e integrit, toccava a lui il comando della legione se il legato era assente o fuori combattimento.
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Sei tribuni fungevano da stato maggiore. Di solito avevano da poco passato la ventina e servivano nellesercito per la prima volta, per fare esperienza amministrativa prima di occupare posti subalterni nellamministrazione civile. Il tribuno anziano aveva un ruolo diverso: era destinato a un alto incarico politico e, eventualmente, al comando della legione.
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Sessanta centurioni rappresentavano la spina dorsale dellesercito, relativamente alla disciplina e alladdestramento. Venivano scelti singolarmente per la loro attitudine al comando e per la prontezza a combattere fino alla morte. Di conseguenza, la percentuale di morti tra le loro file superava di gran lunga quella di altri ranghi. Il centurione pi anziano comandava la prima centuria della prima coorte ed era un individuo altamente decorato e rispettato.
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La catena di comando dellesercito romano nel 43 d.C.
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I quattro decurioni della legione comandavano gli squadroni di cavalleria e speravano nella promozione a comandante dei reparti di cavalleria ausiliari. Ogni centurione era assistito da un optio, che fungeva da attendente, con incarichi di comando di minore importanza. Gli optiones aspettavano un posto vacante nel centurionato.
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Sotto gli optiones cerano i legionari, uomini che si erano arruolati impegnandosi per venticinque anni. In teoria, bisognava essere cittadini romani per potersi arruolare, ma sempre pi reclute provenivano dalle popolazioni locali e la cittadinanza romana veniva conferita loro allatto dellarruolamento.
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Lo status pi basso rispetto ai legionari era occupato dagli uomini delle coorti ausiliarie. Venivano reclutati dalle province e fornivano allimpero romano cavalleria, fanteria leggera e altre abilit specialistiche. Al termine dei venticinque anni di servizio venivano ricompensati con la cittadinanza romana.
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Le unit di cavalleria, come la Seconda Coorte Tracia, contavano approssimativamente cinquecento o mille uomini, comandati da generali con un alto grado di esperienza e competenza. Esistevano anche coorti miste, formate da un terzo di cavalieri e due terzi di fanti, impiegate per presidiare il territorio circostante.
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CAPITOLO UNO.
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Roma, febbraio 52 d.C.
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Le strade della capitale erano affollate di gente che godeva il caldo eccezionale fuori stagione. Era da poco passato mezzogiorno e il sole splendeva nel cielo limpido. Musa avvert che lo stavano seguendo ancor prima di scorgere chi fosse il suo inseguitore. Era quello l'istinto che all'inizio aveva attirato l'attenzione del suo padrone: l'innata capacit di fiutare il pericolo. Una qualit inestimabile per il suo lavoro. La piccola fortuna che era stata spesa per insegnargli il mestiere dopo che era stato tolto dalle strade dell'Aventino, aveva affinato la sua intelligenza vivace e i suoi riflessi pronti.
 Era esperto come ogni altra spia che lavorava al di fuori del palazzo imperiale. Sapeva come fare gli appostamenti senza essere notato e come uccidere senza far rumore. Come sfigurare e sbarazzarsi di un corpo, cos da correre il minimo rischio che qualcuna delle sue vittime venisse trovata, e ancor meno identificata. Sapeva come cifrare un messaggio e come decifrarlo, quali veleni agivano in modo pi efficace, senza lasciare tracce che li rivelassero. Musa sapeva come pedinare un uomo nella folla e come seguirlo in vicoli pressoch deserti senza mai farsene accorgere.
 Gli avevano anche insegnato a riconoscere i casi in cui fosse stato lui a essere pedinato. Un attimo prima, quando si era fermato al banco di un fornaio in prossimit del Foro, e sembrava a tutti quelli che gli erano attorno semplicemente un cliente in pi che osservava la disposizione dei piccoli pani e dei dolci sopra il banco, aveva individuato un uomo: magro, con i capelli scuri, una semplice tunica marrone, che si era fermato a sua volta, presso un banco di frutta quindici passi pi indietro, e con noncuranza aveva preso una pera per esaminarla attentamente.
 Musa non lo perse di vista con la coda dell'occhio, registrando ogni dettaglio del suo aspetto volutamente anonimo. Un attimo dopo si ricord di averlo visto nella strada fuori dalla casa in cui era stato inviato presto dal suo signore quella mattina, per portare un messaggio. Un genere di messaggio troppo importante per essere consegnato per iscritto, e che gli era stato ordinato di imparare a memoria prima di andare. Il suo pedinatore si era trovato insieme a un gruppo di uomini accovacciati attorno a un gioco di dadi quando si era messo in piedi, stiracchiato e si era messo a gironzolare per la strada prendendo la stessa direzione di Musa, facendosi largo tra la folla. Aveva notato questo particolare ma non lo aveva ritenuto importante al momento. Ma adesso s. Era troppo per trattarsi solo di una coincidenza.
 Si sforz di sorridere tra s e s. Bene, cominciava la partita. Conosceva parecchi trucchi per seminare quell'uomo che in poco tempo ne avrebbe smascherata la maggior parte, se fosse stato abbastanza in gamba. Ma Musa possedeva un vantaggio che gli avrebbe dato un punto in pi nello scontro imminente tra le loro intelligenze e abilit: era nato in quelle strade, era cresciuto nei bassifondi e aveva passato buona parte della sua giovinezza come un orfano cencioso, correndo con le bande di strada. Conosceva ogni angolo delle vie e dei vicoli dell'immensa citt che si estendeva disordinatamente sui sette colli, ammassata lungo le rapide acque del fiume Tevere.
 Dai lineamenti scuri dell'uomo con la tunica marrone, Musa indovin che non era un nativo della citt, ma che veniva da qualche posto nella parte orientale dell'impero, o da pi lontano. Non poteva sperare di seguire Musa nel groviglio dei vicoli bui e fetidi della Suburra, il quartiere povero che si estendeva oltre il Foro. L dentro avrebbe seminato il suo inseguitore, e che gli di aiutassero quell'uomo se si perdeva cercando di star dietro alla sua preda. Gli abitanti della Suburra erano un gruppo chiuso e unito, e avrebbero fiutato l'odore di un estraneo anche a miglia di distanza, fosse solo per il fatto che non puzzavano allo stesso modo. Sarebbe stato facile derubarlo per la prima banda che avesse deciso di saltargli addosso.
 Un accenno di piet balen nella mente di Musa, ma lo scacci immediatamente. Non c'era posto per i sentimenti in questo gioco. Il padrone dell'altro uomo era senza dubbio spietato quanto il suo e avrebbe volentieri tagliato la gola di Musa pur non avendo una ragione migliore se non quella che gli era stato ordinato di farlo. La mano di Musa scivol verso la cintura e accarezz delicatamente con la punta dei polpastrelli il piccolo rigonfiamento del coltello nascosto sotto la larga correggia di cuoio. Si sent rassicurato e si allontan di scatto dal banco del fornaio, andandosene con passo svelto verso l'arco che conduceva fuori dal Foro. Non aveva bisogno di lanciare un'occhiata indietro per sapere che l'uomo lo stava seguendo. Si era voltato per vedere l'istante in cui Musa aveva iniziato a camminare.
 Mentre si faceva largo tra la folla, attirando su di s bruschi commenti e occhiatacce feroci da parte di alcuni tra quelli che sfiorava passando, Musa sent che il cuore inizi a battergli pi velocemente. Uno strano miscuglio di eccitazione, paura e allegria gli riemp lo stomaco. Pass sotto l'arco, il cui soffitto curvo rimandava il suono dei sandali strascicati e del veloce parlottare di quanti erano l sotto, pi distintamente che non il chiasso della citt su entrambi i lati. Gir a sinistra e si avvi verso l'entrata di un vicolo che portava alla Suburra. A breve distanza da lui un ragazzo con una tunica sudicia e un paio di sandali logori legati insieme con stracci, accovacciato contro un muro sporco, decorato con rozzi graffiti, stava guardando quelli che passavano. Un ladro, si disse Musa. Conosceva abbastanza bene il genere e cerc nel borsellino una moneta di bronzo.
 Ragazzo, c' un uomo con una tunica marrone che mi segue. Se viene da questa parte digli che ho preso una strada diversa, quel vicolo laggi. Musa indic una ripida stradina che conduceva in tutt'altra direzione. Lanci la moneta al ragazzo che la afferr al volo e annu. Allora Musa scomparve velocemente nel vicolo verso la Suburra. La strada buia era stretta e l'immondizia era gettata in piccoli mucchi su entrambi i lati. C'era pochissima gente l e lui inizi a correre, desideroso di distanziare il pi possibile il suo inseguitore quanto prima.
 Avendo fortuna, lo avrebbe seminato all'arco. Se il suo avversario fosse stato abbastanza in gamba, allora avrebbe intuito che Musa cercava di sfuggirgli nei vicoli tortuosi della Suburra, e avrebbe potuto interrogare il ragazzo che osservava i passanti. Avrebbe potuto credere alla bugia del giovane e, anche se non lo avesse fatto, la momentanea esitazione avrebbe ritardato l'inseguimento tanto da far s che perdesse le tracce nel frattempo che lui raggiungeva il quartiere povero. Musa continu a correre per parecchie centinaia di passi, girando a destra e a sinistra mentre entrava in casamenti popolari diroccati che si allungavano in alto, quasi con l'intento di soffocare quel ristretto frammento di cielo che si intravedeva a sprazzi al di sopra dei passaggi bui. Poi rallent l'andatura finch inizi a camminare, e respir profondamente, storcendo il naso disgustato dalla puzza nauseante di cibo marcio, escrementi, urina e sudore che un tempo aveva dato per scontata.
 Musa si chiese come fosse mai riuscito a sopportare lo squallore nel quale era cresciuto. Da allora si era abituato agli ambienti profumati dei ricchi e dei potenti, sebbene ne vivesse solo ai margini, lavorando nell'ombra. Eppure ricordava cos bene quelle stradine e quei vicoli da sapere esattamente dove si trovasse e come potesse trovare la via dentro il quartiere povero prima di ritornare alla casa sul colle Quirinale dove il suo padrone lo stava aspettando. L, nella Suburra, c'erano altri pericoli dei quali essere consapevoli e Musa procedette con prudenza, guardando ogni uomo, o gruppo di uomini, che gli si avvicinavano lungo la via, valutando se potessero rappresentare per lui una qualsiasi minaccia. Ma a parte poche occhiate ostili, lo lasciarono in pace e alla fine raggiunse la piazzetta nel cuore della Suburra dove una grande fontana riforniva d'acqua gli abitanti del posto attraverso una cannella che partiva dall'acquedotto giuliano.
 Come al solito la piazza era gremita di donne e bambini caricati di pesanti anfore e mandati a prendere l'acqua per le loro famiglie. Molti si erano fermati a chiacchierare. Tra loro c'erano gruppetti di giovani e di uomini, che si passavano otri di vino mentre parlavano o giocavano ai dadi. Musa indossava una semplice tunica nera e, a parte il taglio accurato di capelli e barba, non si distingueva dagli altri. Sent che la tensione del suo corpo si allentava un po', e si avvicin alla fontana. Si sporse all'estremit della costruzione in pietra e mise le mani a coppa sotto l'acqua bevendo quanto bastava per spegnere la sete che si era fatta sempre pi intensa mentre sfuggiva al suo inseguitore. Si spruzz quindi un po' di acqua sul viso, si alz e stiracchi le spalle con un senso di soddisfazione perch la sua abilit gli era stata nuovamente di grande aiuto.
 Si allontan dalla fontana, e rimase immobile.
 L'uomo con la tunica marrone si trovava a non pi di quindici piedi da lui, dietro alla calca che stava attorno alla fontana. Non cercava pi di confondersi, ma guard dritto negli occhi Musa e sorrise. L'espressione sul volto dell'uomo gel il sangue a Musa proprio mentre alcune domande si rincorrevano nella sua mente. Come poteva essere? Come era riuscito quell'uomo a stargli dietro? Come sapeva dove trovarlo? Forse dopo tutto era un nativo della citt. Musa si maledisse per aver sottovalutato cos tanto il suo avversario.
 Ancora una volta la mano scese verso la correggia per cercare la rassicurazione del suo coltello adesso che la posta in gioco si era alzata. Non era pi questione di sfuggire a quell'uomo. Ora era possibile che ci sarebbe stato uno scontro, prospettiva molto pi pericolosa. Musa sapeva che c'era un vicolo che conduceva dalla piazza direttamente alla via che saliva la collina del Quirinale, e inizi a muoversi lentamente verso di esso, puntando i piedi per prepararsi a scattare all'improvviso. Se non fosse stato abbastanza astuto da sfuggire al suo inseguitore, allora avrebbe dovuto semplicemente correre pi veloce di lui.
 L'uomo and di pari passo mentre si faceva largo tra la folla e poi, quando le intenzioni di Musa divennero chiare, sorrise di nuovo e agit un dito verso di lui. Per la prima volta Musa avvert un senso di paura, un brivido che gli si concentr dietro al collo. L'uomo fece un cenno verso il vicolo e Musa guard oltre la piazza e vide due energumeni spuntar fuori dall'ombra e bloccargli la strada.
 Cazzo..., mormor tra s. In tre. Forse di pi. Non sarebbe riuscito a sfuggire e a non cadere in trappola. Adesso tutto dipendeva da quanto avrebbe corso veloce. Torn tra la folla dove sperava di trovarsi per un po' maggiormente al sicuro e diede un rapido sguardo alla piazza. C'erano altre quattro strade che gli si aprivano davanti. Scelse un vicolo di fronte ai due uomini, quello pi distante dal primo di essi. Si ricord che proseguiva parallelo alla strada per il Quirinale. Se lo avesse percorso fino in fondo si sarebbe potuto mettere in salvo nella casa del suo signore. Musa si prepar mentalmente e fece un profondo respiro prima di lanciarsi a correre, spostando la gente che era sul suo cammino. L'aria dietro di lui si riemp delle imprecazioni furibonde di quelli che aveva urtato violentemente ma non ci bad. Usc dalla folla e si precipit sul lurido selciato in direzione dell'entrata del vicolo. Sent un altro grido al di sopra del chiasso alle sue spalle.
 Avanti! Prendetelo!.
 Musa raggiunse l'entrata del vicolo e precipit nel buio. Per un attimo gli fu difficile vedere la strada a causa del contrasto con la luce pi intensa della piazza, ma continu a correre senza farci caso, sperando di non inciampare, o di non sbattere contro qualcuno, o che i suoi calzari non perdessero la presa sulle pietre del selciato coperte di sporcizia. Poi gli occhi iniziarono ad adattarsi e mise a fuoco i particolari davanti a lui. Le piccole porte d'ingresso arcuate, entrate di minuscole botteghe che lottavano per sopravvivere con i guadagni che rimanevano loro dopo che le bande della Suburra si erano prese la propria percentuale. Un pugno di uomini e donne sfiniti, coperti di stracci, tese la mano e mormor richieste di cibo o denaro e lui li schiv mentre il rumore dei suoi inseguitori lo raggiunse nel vicolo. Musa serr le mascelle e costrinse le gambe a proseguire, con un senso di disperazione sempre pi forte.
 Cinquanta passi pi in l un raggio di luce penetr nel buio allorch il sole illumin la strada pi ampia che conduceva al Quirinale e Musa sent nel cuore una debole speranza. Se fosse riuscito a precedere quegli uomini per un altro quarto di miglio sarebbe stato salvo. L'incrocio si fece pi vicino e lui accolse volentieri il chiaro raggio di sole che penetrava l'oscuro mondo dei bassifondi. Era solo a dieci passi dall'angolo quando sent un forte colpo allo stinco e fu scaraventato in aria. Mise avanti le mani e cadde pesantemente nello stretto canale che scorreva nel centro del vicolo dove si trovavano nauseanti pozzanghere di liquami. L'impatto gli lev l'aria dai polmoni e per un momento Musa giacque a terra senza fiato mentre le costole gli bruciavano dal dolore. Sapeva che doveva muoversi e si sforz di mettersi in ginocchio. Il rumore degli stivaletti riemp l'aria e lui allung la mano verso il coltello mentre si sforzava di mettersi in piedi, facendo di tutto per respirare. Estrasse la lama e inizi a voltarsi, con l'intento di colpire l'avversario.
 Invece ricevette un calcio violento con uno stivaletto, che gli batt contro la mano, e il coltello gli cadde dalle dita diventate insensibili. Un altro stivaletto lo colp sul fianco, gettandolo a terra e togliendogli dai polmoni la poca aria rimasta con un verso simile a uno straziante grugnito. Musa rimase piegato in due, con la bocca aperta, sforzandosi di respirare mentre alzava lo sguardo. Ecco l'uomo con la tunica marrone, insieme ai suoi scagnozzi, uno da una parte e uno dall'altra parzialmente accovacciati, coi pugni chiusi. Musa non riusc a capire cosa lo avesse fatto cadere e vedere un'espressione di sofferta confusione sul suo volto fece sorridere l'uomo.
 Molto male, Musa, vecchio mio. Ci hai provato, facendo del tuo meglio. Ma adesso  finita, no?. Alz lo sguardo oltre la spalla di Musa e fece un ampio sorriso.
 Buon lavoro, Petulo. Vieni fuori, ragazzo.
 Un'ombra si allontan da una porta d'ingresso sul lato della strada e si mosse verso la luce, e Musa vide un piccolo monello cencioso che teneva stretto un pezzo di legno. Lo riconobbe all'istante. Il ragazzo a cui aveva dato una moneta di mancia per far sbagliare strada al suo inseguitore. Aveva partecipato all'inseguimento per tutto il tempo. Non solo: Musa ora si rese anche conto che era stato indirizzato verso quel preciso vicolo dove il ragazzo era in attesa. Si trattava di una trappola ben congegnata. Buona come quella che avrebbe potuto organizzare lui stesso. Perfino migliore. Scosse la testa e rotol sulla schiena.
 Alzatelo, ragazzi.
 Mani rudi afferrarono Musa per le braccia e per le gambe e lo tirarono su mettendolo in piedi. Una mano si allung e gli alz il mento in modo brusco. Vide l'uomo con la tunica marrone dritto davanti a lui. Musa, qualcuno vuole fare quattro chiacchiere con te.
 Musa lo guard, le mascelle serrate. Poi, inaspettatamente, sput in faccia a quell'uomo. Va' a farti fottere, ansim. E vada a farsi fottere anche quel greco pezzo di merda per cui lavori!.
 Una scintilla d'ira avvamp sul volto dell'uomo prima che questi sorridesse con freddezza. Amico mio, lo stesso pezzo di merda di cui  fatto il tuo padrone.
 Quindi fece un cenno col capo e un sacco scuro ricadde sulla testa di Musa. Per un attimo sent odore di olive prima che ci fosse un'esplosione di luce di un bianco abbagliante, e un dolore acuto, e infine tutto divent scuro.
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CAPITOLO DUE.
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 un brutto colpo. Una voce si insinu nella sua mente stordita. Era meglio se non aveste spappolato il cervello al bastardo.
 Musa gemette e gir la testa di lato. Attraverso la fessura degli occhi vide che si trovava in una cella di pietra, illuminata dal chiarore giallognolo delle lampade a olio. Gli batteva la testa e il movimento gli diede un senso di nausea che gli attravers veloce le budella. Era sdraiato sulla schiena: una tavola di legno, da ci che sentiva con le dita. Cerc di muovere la mano ma, dando uno strattone, sent che aveva i ceppi. Fu la stessa cosa con l'altra mano e con i piedi e rimase immobile, fingendosi semicosciente intanto che la mente lottava per formulare pensieri coerenti che superassero il dolore lancinante alla testa. Anche lo stinco gli pulsava e si ricord del ragazzo, provando un senso di tradimento misto al disprezzo di s per essersi fatto imbrogliare da lui.
 Solo un colpetto in testa,  tutto quello che gli abbiamo dato, ringhi una voce che Musa riconobbe come appartenente all'uomo che aveva guidato la combriccola che lo aveva catturato. Star alla perfezione quando torner in s completamente.
 Si muove. Musa  sveglio.
 Musa sent dei passi avvicinarsi e un paio di mani gli afferrarono lo scollo della tunica e lo scrollarono.
 Occhi aperti, Musa.  ora di parlare.
 Soffoc il desiderio di rispondere e si finse morto. L'uomo lo scosse di nuovo e poi gli colp la testa di lato.
 Musa sbatt le palpebre e socchiuse leggermente gli occhi. Vide l'uomo chinato su di lui assentire soddisfatto.
  bravo.
 Allora non perdiamo tempo. Va' a prendere Anco.
 S, capo. L'uomo se ne and e Musa sent alcuni passi, poi una porta che si apriva e il rumore di sandali che salivano alcuni scalini. Gir la testa e vide l'intera stanza per la prima volta. Era una camera dal soffitto basso, che si trovava sottoterra, immagin, per l'umidit dell'aria, la mancanza di luce naturale e il silenzio. Due portalampade pendevano dal soffitto, ognuno dei quali reggeva due lampade a olio in ottone che davano una debole illuminazione. Oltre al tavolo, sembrava esserci un solo altro mobile: un piccolo banco da lavoro su cui c'era una serie di strumenti che brillavano alla luce dei lumi. Di fianco al tavolo, la testa nascosta nell'ombra, si trovava un uomo magro con una tunica bianca candida e stivaletti di pelle di vitello che gli arrivavano a met degli stinchi. L'uomo rimase in silenzio per un attimo prima di parlare con un tono carezzevole, distaccato, troppo sommesso perch Musa ne identificasse la voce.
 Prima che tu possa anche solo pensarci, ti dico che per quanto tu possa urlare o gridare nessuno ti sentir mai fuori di questa stanza. Siamo nel sotterraneo di un nascondiglio sicuro.
 Musa sent un tremito di paura corrergli lungo la schiena. C'era solo un motivo per cui si desiderasse entrare in un luogo simile. Diede un'altra occhiata al banco da lavoro e cap a cosa servissero gli strumenti.
 Bene, disse l'altro. Hai capito esattamente cosa sta per succedere. Non insulter la tua indiscutibile intelligenza dicendoti che alla fine ci dirai ci che vogliamo sapere. Se il tuo padrone ti ha istruito cos bene come io ho fatto con i miei uomini, ci metterai a dura prova. Devo avvertirti per che non c' uomo migliore di Anco nel suo mestiere. Avendo tempo a sufficienza potrebbe far parlare una pietra. E tu, Musa, non sei certo una pietra. Sei solo una cosa fatta di carne e sangue. Una cosa debole. Sei vulnerabile, come tutti gli uomini. Alla fine Anco scoprir le tue debolezze, sicuro come la notte segue il giorno. Ci dirai quello che vogliamo sapere. L'unico interrogativo che conta  quanto potrai resistere. Abbiamo parecchio tempo per trovare la risposta. Oppure potresti parlare subito e risparmiare a tutti noi una spiacevole esperienza.
 Musa apr un attimo la bocca per imprecare contro quell'uomo, poi strinse di nuovo le labbra. Una delle prime cose che gli erano state insegnate riguardo a situazioni simili era quanto fosse di vitale importanza non proferire alcuna parola. Nel momento in cui parlavi, creavi la condizione perch si proseguisse con ulteriori conversazioni, e oltre al pericolo di lasciarsi sfuggire frammenti di informazioni, ci forniva a colui che interrogava l'opportunit di stabilire un rapporto e uno strumento per penetrare nei tuoi pensieri approfittandosi delle tue debolezze. Meglio non dire assolutamente nulla.
 Capisco, disse l'altro uomo. Allora dobbiamo procedere.
 Nel silenzio teso che cadde tra loro si intromise solo il suono dello sgocciolio insistente nell'altra parte della camera. Per tutto il tempo l'uomo non si era mosso, ma era restato fermo, il volto nascosto. Alla fine Musa sent dei passi avvicinarsi da lontano, poi il rumore secco e regolare dei sandali sugli scalini di fuori. La porta si apr ed entrarono due uomini, quello che gi conosceva, e uno tarchiato, robusto di corporatura, con capelli rasati accuratamente e il viso sfregiato. All'inizio Musa pens che doveva essere stato un gladiatore ma poi vide il marchio di Mitra sul sopracciglio dell'uomo e lo identific come soldato.
 Anco,  tutto tuo, disse l'uomo nell'ombra.
 Anco si batt sul naso e diede un'occhiata a Musa. Signore, cosa vuoi da lui?
 Voglio sapere perch stava visitando la casa di Vespasiano. E voglio sapere quali piani ha il nostro caro amico Pallante riguardo alla campagna in Britannia. Voglio i nomi di ogni spia che Pallante ha in quella provincia e quali sono i loro ordini precisi.
 Anco annu. Nient'altro?
 Per il momento basta cos.
 Anco annu, si avvicin al tavolo e si pieg su Musa. Mi aspetto che tu sappia come funziona. Sono uno che ci tiene a seguire le procedure, quindi inizieremo da qualcosa di poco piacevole, che dici?.
 Attravers la stanza verso il banco da lavoro e consider gli strumenti del mestiere prima di farne una piccola selezione e tornare al tavolo dove li pos accanto a Musa.
 Eccoci. Pensavo di iniziare dai piedi per poi salire piano piano. Sollev un paio di tenaglie di ferro e ammicc. Per gli alluci. Dopo di che ti scorticher le caviglie. Alz un coltello da chirurgo e un paio di sottili ganci per la carne. Poi ti spezzer le gambe e le ginocchia con questa. Mostr a Musa una sbarra di ferro. Se questo non ti scioglier la lingua, allora passeremo all'uccello e alle palle, amico mio. Credimi, vorrai parlare prima che lo faccia.
 Musa si sforz di controllare l'espressione del suo viso e di ricambiare lo sguardo restando impassibile. Una goccia di sudore gli sfugg dall'attaccatura dei capelli e corse lungo la fronte. Quello che lo interrogava allung un dito tozzo e delicatamente tolse la goccia dalla pelle di Musa.
 Non sei cos coraggioso quando arriviamo al dunque, eh?. Rise fra s e s e si lecc la goccia di sudore dal dito prima di prendere le tenaglie e indirizzarsi verso i piedi di Musa. Questi strinse i denti e tese ogni muscolo del corpo lottando per controllare il terrore al pensiero di quello che sarebbe accaduto. Quindi sent una mano afferrargli il piede e tenerglielo saldamente. Musa si dimen, storcendo il piede quanto pi violentemente poteva da una parte, poi dall'altra, cercando di liberarsi dalla stretta.
 Ehi, Settimio, renditi utile. Tienilo fermo.
 L'uomo con la tunica marrone si avvicin rapidamente e afferr il piede di Musa lottando per immobilizzarlo. Musa sent la chiusura metallica attorno all'alluce, che premeva sulla carne e sull'osso. Anco inspir violentemente e strinse l'impugnatura delle tenaglie. Un sonoro colpo secco mise fine ai grugniti di Settimio e un'espressione straziata distorse il volto di Musa.
 Fammi sapere quando sar pronto a parlare, disse l'uomo in ombra. Sar di sopra.
 Usc dalla nicchia e Musa strizz gli occhi per ricacciare indietro le lacrime cos da poter vedere meglio quell'uomo, e si sent venir meno quando scorse il volto magro, scuro, del segretario imperiale dell'imperatore Claudio. Narciso, per cos tanto tempo il vero potere occulto dietro l'autorit sovrana, e che per adesso veniva sfidato dal suo rivale, Pallante. Musa lavorava per quest'ultimo che progettava di eliminare Narciso nel momento in cui fosse morto l'imperatore e il potere fosse passato al figlio adottivo, Nerone. Pallante si era gi insinuato nel letto della madre di Nerone. Era solo questione di tempo prima che avesse il controllo totale su Agrippina proprio come Narciso lo aveva avuto una volta su Claudio. Quegli uomini erano i pi acerrimi rivali, Musa lo sapeva, e ci significava che non gli sarebbe stato risparmiato alcun supplizio finch non avesse detto a Narciso ci che voleva sentire. Sent le tenaglie passare all'altro alluce e vide Narciso lanciare uno sguardo disgustato mentre lasciava la stanza, proprio nel momento in cui l'osso del dito veniva spezzato tra le morse di ferro delle tenaglie di Anco.
 Il sole era tramontato quando Settimio sal gli scalini per andare a cercare il suo signore. Per pulirsi, si stava strofinando le mani su una striscia della tunica di Musa mentre entrava nella piccola cucina sopra la stanza. Narciso era solo, seduto su un semplice sgabello accanto a un tavolo, un piatto da portata in legno vuoto e una coppa di argilla vicino a lui, giocherellando con gli avanzi del pasto che aveva comperato in un vicino mercato, quando le grida sottostanti erano diventate troppo irritanti.
  pronto a parlare.
 Era ora, no? Cominciavo a dubitare di Anco.
 Non dirlo neppure, padre. Stava facendo del suo meglio. La verit  che Musa  stato un uomo duro da spezzare.
 Narciso annu. Bene. Se riusciamo a farlo passare dalla nostra parte, allora potrebbe rivelarsi un elemento prezioso e utile col tempo.
 Altrimenti?
 Sar una vittima in pi nella lotta tra me e quel bastardo di Pallante. Speriamo di convincere Musa a scegliere la parte giusta. Andiamo.
 Narciso condusse il figlio attraverso il sistema di sotterranei del nascondiglio e scese gli scalini verso la stanza dove Anco attendeva con la sua vittima. Narciso distolse lo sguardo dal cruento scempio cui erano state ridotte le gambe di Musa e parl secco. Copri quel macello!.
 Anco corrug le labbra ma fece come gli era stato detto e allung una mano per prendere quanto restava della tunica di Musa strappata e lo sistem come meglio pot sulle gambe dell'uomo. Quando ebbe finito, Narciso si avvicin al tavolo, cercando di non prestare attenzione al sangue schizzato su di esso e che gocciolava sul pavimento, n ai grumi di carne e ai lembi di pelle. Narciso si sforz di contenere la delusione. Musa era in uno stato pietoso, con gli occhi spalancati a guardare il soffitto mentre il corpo gli tremava. Non c'era pi speranza per quell'uomo. Non aveva senso pensare di farlo passare dalla loro parte. Musa stava mormorando una preghiera quando Narciso si chin su di lui.
 Mi dicono che sei pronto a parlare.
 Musa non sembr accorgersi di nulla e Narciso si chin facendosi un po' pi vicino, prese l'uomo delicatamente dalla mascella e gli volt la faccia in modo che i loro sguardi si incontrassero.
 Musa, voglio risposte alle mie domande. Sei pronto?.
 L'uomo lo guard con occhi assenti e poi lo riconobbe e si sforz di concentrarsi prima di assentire, deglutire, e rispondere S.
 Narciso sorrise. Meglio cos. Allora, questa mattina sei partito dal palazzo all'alba per far visita a una casa sull'Aventino.
  stato soltanto... questa mattina?
 S, replic Narciso paziente. Sei stato seguito fino a qui da Settimio, che  riuscito a starti dietro senza essere scoperto. Questa volta. Guard il figlio che lavorava come sua spia e Settimio ebbe la compiacenza di mostrarsi imbarazzato. Sebbene tu abbia preso le consuete precauzioni, come cambiare andatura, percorso e cos via, Settimio ti  stato dietro e ha visto che sei entrato nella casa del senatore Vespasiano. Ora so che il buon senatore ha trascorso gli ultimi mesi nella sua villa a Stabbia. Ci sono voci secondo le quali le cose non vanno bene tra lui e sua moglie, sfortunatamente. Quindi suppongo che la ragione della tua visita sia stata quella di incontrare sua moglie Flavia, giusto?.
 Musa lo guard un attimo e annu.
 Quindi ti prego, dimmi che non  perch hai seguito l'esempio del tuo padrone e hai deciso di farti una di condizione sociale superiore alla tua.
 Anco ridacchi fin quando il segretario imperiale gli scocc un'occhiata furibonda e allora si zitt e si dedic a risciacquare i suoi strumenti pulendoli in una piccola ciotola con acqua trattata. Narciso si concentr di nuovo sull'uomo disteso sopra il tavolo.
 Allora cosa dovevi fare con Flavia?
 Un... messaggio, da parte di Pallante.
 Capisco, e qual era il messaggio?
 Il mio signore le chiede il suo appoggio... quando Nerone salir al trono.
 Meglio se che quando, amico mio. Il tuo signore inganna se stesso pensando di poter indurre Flavia e la sua cerchia di amici ad appoggiarlo. A differenza dell'immagine che con tanta cura mostra in pubblico, la donna  una fervente sostenitrice della repubblica. Divorerebbe i suoi figli piuttosto che sostenere il tuo infido signore e i suoi intrighi. La bella Flavia  stata molto utile per fare uscire allo scoperto i traditori che si erano uniti al suo complotto contro l'imperatore, senza aver mai sospettato che sorveglio ogni sua mossa. Fece una pausa e si strofin una guancia. Dimmi, che cosa ha promesso Pallante a Flavia in cambio del suo sostegno?
 Un avanzamento di carriera... per suo marito. Quando Nerone salir al... potere.
 L'imperatore poeta e il soldato di professione. Dubito ci possa essere in tal senso qualcosa di pi che semplici chiacchiere. Inoltre, sembra che Vespasiano sia in grado di farsi strada da s nel mondo. Un uomo ammirevole sotto molti aspetti, ma in lui anche l'ambizione non  di poco conto. Sar necessario tenerlo d'occhio, e ho la spia adatta per fare questo lavoro. Non c' uomo al mondo capace di resistere al fascino della giovane Cenide. Caro il mio Musa, ho paura che la tua visita alla casa di Vespasiano sia stata una perdita di tempo. Il tuo signore, Pallante, ti ha messo in serio pericolo per niente. Ti ha causato tutto questo supplizio sulla base di poco pi che un capriccio astratto. Tutto quello che hai dovuto patire qui oggi pu essere imputato a lui. Al suo scarso giudizio. Naturalmente lo capisci?.
 Narciso scrut l'espressione di Musa, cercando un segno del dubbio che stava cercando di seminare. La faccenda di Flavia non era altro che una manovra, la crepa nell'armatura del suo rivale sulla quale voleva far leva per svelare i segreti a cui mirava sul serio. All'improvviso l'espressione di Musa si alter, e strinse i denti sforzandosi di soffocare un nuovo angoscioso spasimo. Il segretario imperiale si mostr indulgente verso di lui, aspettando pazientemente che il dolore si calmasse prima di tornare a incalzarlo.
 Musa, Pallante ti sta usando. Ti considera niente pi che un arnese senza valore che pu essere gettato via nel caso in cui si assicuri il favore di Flavia. Pensaci. Ha per te ben poca considerazione. Tu sei un brav'uomo, lo vedo. Altrettanto abile quanto la migliore delle mie spie. Ci sarebbe un posto per te al mio fianco, quando ti sarai ripreso. Te lo giuro. Servimi e sarai trattato con rispetto e ricompensato adeguatamente. Mise la mano a coppa per prendere la guancia di Musa. Capito?.
 Musa alz lo sguardo su di lui, e gli scese una lacrima dall'angolo di un occhio. Deglut e assent debolmente.
 Ecco, disse Narciso in tono suadente. Sono contento che tu abbia compreso il senso. Mi addolora vedere ci che ti  stato fatto. Dopo che avremo parlato ti far spostare in una stanza confortevole a casa mia, e ti saranno curate le ferite. Quando ti sarai completamente ristabilito parleremo del posto da trovarti nella mia organizzazione.
 Musa chiuse gli occhi e assent debolmente.
 C' solo un'altra cosa, prima che andiamo via da questo luogo, continu Narciso. Ho bisogno di sapere cosa combina Pallante in Britannia. Ha parlato dei suoi piani per la nuova provincia?
 S....
 Penso che me lo dovresti raccontare, cerc di persuaderlo Narciso in modo suadente. Se dovrai lavorare per me non ci devono essere segreti tra noi, amico mio. Dimmi.
 Musa rimase in silenzio per un attimo, facendosi forza per controllare il dolore prima di parlare. Non apr gli occhi parlando, respirando debolmente per tenere il corpo immobile il pi possibile al fine di evitare che il dolore peggiorasse.
 Pallante vuole che la campagna fallisca... Desidera che Roma si ritiri dalla Britannia.
 Perch?, intervenne Settimio.
 Shhh!, lo zitt Narciso. Finiscila e tieni la bocca chiusa. Si rivolse a Musa. Continua, amico mio. Perch Pallante vorrebbe che lasciassimo l'isola?
 Cerca di danneggiare Claudio... Se le legioni si ritireranno allora l'imperatore sar messo in imbarazzo, e cos pure il figlio legittimo, Britannico.
 E ci dannegger me, naturalmente.
 S.
 Narciso sorrise. Ecco il vero motivo del piano di Pallante. Non c'entrava tanto l'imperatore, che era anziano e che sarebbe morto comunque nel giro di qualche anno, se non di qualche mese. Riguardava soprattutto l'eliminazione di qualsiasi antagonista al ruolo di consigliere pi stretto dell'imperatore quando Nerone fosse salito al potere. Poich Narciso aveva appoggiato l'invasione e si era adoperato notte e giorno per portare dalla sua parte i senatori che avevano messo in dubbio la sensatezza della conquista della Britannia, il ritirarsi dall'isola avrebbe distrutto la sua reputazione e la sua influenza presso la corte imperiale. Avrebbe anche danneggiato il legittimo erede Britannico a cui era stato dato il soprannome in seguito alla conquista dell'isola. Chi avrebbe sostenuto la causa di un imperatore chiamato come l'isola che aveva di fatto sfidato il volere di Roma?
 Narciso fece un respiro profondo prima di incalzarlo con l'interrogatorio. Pallante come intende raggiungere il suo obiettivo?
 Ha inviato una spia... per cospirare con Carataco... e un nobile potente delle trib del Nord... Se Carataco riesce a riunirle... allora le nostre legioni non possono vincere... La provincia dovr cadere.
 Il nome della spia? Come si chiama? Parla.
 Musa scosse la testa e trasal. Non lo so. Pallante non lo ha detto.
 Narciso sbuff e si alz con un'espressione esasperata.
 C' altro... Ancora qualcosa che dovresti sapere, mormor Musa.
 Cosa?
 La spia ha un altro scopo... Eliminare due dei tuoi uomini.
 I miei uomini?. Narciso alz un sopracciglio. Non ho spie in Britannia.
 Pallante non la pensa cos... Ha intenzione di uccidere due ufficiali che sa essere collegati a te.
 Chi?.
 Musa si sforz di concentrarsi prima di parlare di nuovo. Quinto Licinio Catone... e Lucio Cornelio Macrone.
 Quei due?. Narciso non pot soffocare una risatina. Non lavorano per me. Non pi. Pallante sta perdendo tempo se pensa che la loro morte possa danneggiarmi. Inoltre, provo pena per ogni sua spia che decidesse di incrociare le spade contro quei due.  tutto? C' altro che devi dirmi?.
 Musa si inumid le labbra e scosse lentamente la testa. No,  tutto.
 Hai fatto un buon lavoro, amico mio. Narciso gli batt leggermente sulla mano. Adesso  tempo di riposare. Tempo di riprendersi.
 Gli angoli della bocca di Musa si contrassero accennando un sorriso di sollievo e il corpo si rilass. Narciso gli lasci la mano e si allontan, spostandosi verso la porta, e fece un gesto a Settimio perch lo raggiungesse.
 Cos adesso sappiamo tutto.
 Quindi cosa hai intenzione di fare?, chiese suo figlio sommessamente. Dobbiamo avvertire il generale Ostorio.
 Penso di no. Meglio che non ne sia informato.  necessario occuparsi della faccenda con calma. Abbiamo bisogno di inviare un nostro uomo per seguire la spia di Pallante. Per scovarla e far fallire il suo piano. Allo stesso tempo potr avvertire Catone e Macrone. Sorrise con disappunto. Penso anzi che non saranno felici di ricevere mie notizie, ma l'unica cosa giusta da fare  avvertirli. Inoltre, potrei avere nuovamente bisogno dei loro servizi a un certo momento. Vedremo.
 Settimio scroll le spalle, poi chiese: Chi manderai?.
 Narciso si volt verso di lui e guard la sua spia da capo a piedi. Ti consiglio di comperare abiti caldi, ragazzo mio. Da ci che sento, il clima in Britannia  inclemente nel migliore dei casi.
 Me? Stai scherzando.
 Di chi altro posso fidarmi?. Narciso parl a voce bassa ma concitata. Mi tengo stretto il mio posto al fianco dell'imperatore con le unghie e con i denti. Non sono sciocco, figlio mio. So che alcune delle mie spie sono gi passate dalla parte di Pallante, e altre stanno pensando di farlo. Tu sei il migliore dei miei uomini, e l'unico di cui posso fidarmi totalmente, fosse solo perch sei mio figlio. Devi essere tu. Se potessi mandare qualcun altro, lo farei, credimi. Lo capisci?.
 Guard intensamente Settimio negli occhi, quasi supplicante, e il ragazzo annu con riluttanza.
 S, padre.
 Narciso lo strinse in un abbraccio affettuoso. Bene. Adesso devo tornare a palazzo. L'imperatore si aspetta di vedermi per cena. Sistema le cose qui. Metti tutto in ordine e liquida Anco.
 Settimio indic con il pollice il tavolo. E lui?.
 Narciso lanci un'occhiata alla spia maciullata del suo avversario. Non ci  pi di nessuna utilit. N a nessun altro. Tagliagli la gola, rendigli il volto irriconoscibile e getta il corpo nel Tevere.  probabile che Pallante sia gi stato informato che non si trova. Preferirei invece che Musa scomparisse. Questo dovrebbe creare una seccatura a quel bastardo vanitoso di Pallante. Occupatene tu.
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CAPITOLO TRE.
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 Britannia, luglio
 Povero me, vedo che questa mostra abbondanti segni di deterioramento e ha tanti squarci, disapprov il siriano mentre esaminava la corazza di Catone, facendo passare le dita sulle ammaccature e la ruggine accumulatesi tra le pieghe del disegno che riproduceva l'anatomia muscolare. Rigir la corazza per vedere il dorsale.  in condizioni migliori. Come ci si aspetterebbe da uno dei pi coraggiosi ufficiali dell'imperatore. Le gesta del prefetto Quinto Licinio Catone sono leggendarie.
 Catone scambi uno sguardo beffardo con il suo compagno, il centurione Macrone, prima di rispondere. Almeno tra le fila dei mercanti di armature.
 Il siriano chin il capo umilmente, poggi la corazza e si volt a guardare Catone con un'espressione dispiaciuta. Purtroppo, signore, ritengo che riparare questa corazza costerebbe pi di quanto vale. Naturalmente, sarei lieto di farti un prezzo ragionevole se la volessi dare a parziale pagamento di un nuovo pezzo dell'armatura.
 Un prezzo ragionevole, ci scommetto, si intromise Macrone dalla sedia su cui era comodamente seduto con le gambe distese davanti a s, e incroci le grosse braccia. Non ascoltarlo, Catone. Sono sicuro che posso procurarmene una dagli uomini della fucina dell'armaiolo perch te la battano e la modellino per molto meno del prezzo che questo farabutto ti far pagare per una sostituzione.
 Naturalmente potresti farlo, nobile centurione, rispose il siriano senza problemi. Ma ogni colpo, come dici tu, che viene dato a questa corazza rende meno resistente tutto il resto. Fa s che l'armatura possa rompersi in certi punti. Si rivolse a Catone con uno sguardo pieno di sollecitudine. Mio caro signore, non riuscirei a prender sonno facilmente sapendo che sei andato in guerra contro i guerrieri selvaggi di queste terre indossando un'armatura che potrebbe mettere in pericolo la tua vita e privare Roma dei servizi di uno dei suoi ufficiali pi esperti.
 Macrone fece una fragorosa risata beffarda dall'altra parte della tenda di Catone. Non lasciare che quel furfante ti lusinghi con le sue moine, non c' niente che non vada nell'armatura che non si possa sistemare con un po' di lavoro. Potr non avere un aspetto superlativo nelle parate ma andr bene per quello che serve.
 Catone annu, ma, guardando la corazza poggiata sul tavolo, era evidente che avesse conosciuto tempi migliori. L'aveva comperata, con il resto della sua armatura e delle armi, presso i depositi della guarnigione di Londra quando erano tornati in Britannia tempo prima quello stesso anno. Era stato un acquisto conveniente, frettoloso e il quartiermastro aveva spiegato che c'era stato un unico attento proprietario in precedenza, un tribuno della Nona Legione, che aveva indossato l'armatura solo per le cerimonie, preferendo una cotta di maglia quando era in servizio. Era stato solo quando la vernice e la lucidatura avevano iniziato a consumarsi che si era rivelata la frode. Come aveva commentato Macrone, era pi che probabile che la corazza fosse stata usata ai tempi di Giulio Cesare.
 Catone inspir profondamente mentre si decideva. Qual  il suo valore?.
 Un leggero sorriso balen sulle labbra del mercante che congiunse le mani come stesse considerando la possibilit di un nuovo cliente. Nobile signore, penso sia meglio valutare con cosa vuoi sostituire l'armatura prima di accordarci sul prezzo del pagamento parziale.
 Si volt verso la cassa che i suoi servi avevano portato nella tenda del prefetto. Con un abile movimento dei polsi apr le serrature e sollev il coperchio. All'interno si trovava un certo numero di involti di lana spessa. Il mercante spieg alcuni lembi prima di selezionarne due e metterli sul tavolo, accanto alla corazza di Catone. Poi apr il panno e apparve una cotta di maglia e una lucente cotta a scaglie. Facendosi di lato in modo da permettere al suo cliente di vedere gli articoli, agit la mano sulle novit proposte.
 Signore, ti offro l'armatura della qualit migliore che tu possa comperare in qualsiasi posto dell'impero, e al prezzo pi ragionevole che tu possa trovare. Su questo hai la parola di Ciro di Palmira. Si mise la mano sul cuore.
 Macrone annu. Adesso posso stare tranquillo. Catone, senza dubbio riuscirai a concludere un ottimo affare.
 Il mercante ignor il sarcasmo dell'amico del suo cliente e fece un cenno al prefetto di avvicinarsi al tavolo. Catone abbass per un attimo lo sguardo sui pezzi dell'armatura e poi prese e sollev un angolo della cotta di maglia, valutandone il peso.
 Pi leggera di quanto pensassi, eh?. Il mercante fece scorrere le dita sugli anelli metallici. La maggior parte delle armature di maglia sono costruite con ferro scadente, ma non questa. Chi l'ha fatta  un mio cugino, Patolomo di Damasco. Avrai sentito parlare dei suoi lavori, ne sono sicuro.
 E chi non ne ha sentito parlare?, chiese Macrone beffardo.
 Mio cugino ha perfezionato un nuovo metallo, con un pi alto contenuto di rame per renderlo pi leggero senza sacrificarne l'integrit. Perch non la indossi e vedi con i tuoi occhi, nobile prefetto? Senza alcun obbligo di acquisto.
 Catone percorse con la punta delle dita l'armatura e poi annu. Perch no?
 Permettimi, signore. Il siriano raccolse la cotta di maglia e da esperto qual era raggrupp la parte che pendeva e afferr saldamente con le dita la massa pesante per sollevarla. Catone si pieg per far entrare la testa nell'apertura del collo e poi ritir i pollici mentre faceva passare con cautela le mani dentro le maniche corte della cotta. Il mercante fece scivolare la maglia e le diede un ultimo colpetto come per togliere una piega immaginaria e poi indietreggi e congiunse le mani sotto la barbetta appuntita. Sebbene sia solo un'umile cotta di maglia ti sta come un raffinato guanto di capretto, signore! Elegante! Cos elegante!.
 Catone si volt verso un piccolo tavolo da campo dove teneva il suo specchio, le spazzole, gli strigli e il vaso in ceramica di Samo contenente gli oli profumati che usava per le abluzioni. Tenendo il fine specchio di ottone con il braccio disteso, si esamin in modo critico. La cotta di maglia era orlata con un disegno a punte dentellate e si adattava bene alla sua corporatura snella. Il metallo era di una tonalit pi chiara rispetto a quello delle cotte consuete e luccicava poco alla luce del sole che irrompeva dai lembi della tenda.
 Comoda, vero?, si compiacque di s il siriano, come fosse un gatto che faceva le fusa. Potresti marciare tutto il giorno avendola addosso e combattere alla fine, stancandoti solo la met di quanto accadrebbe se avessi indossato la tua vecchia corazza. E non ti intralcia tanto nei movimenti. Un guerriero ha bisogno di essere sciolto quando si muove, no? Nobile signore, questa corazza ti dar la libert di Achille.
 Catone si pieg sui fianchi e mosse un po' le braccia. Era vero che la cotta di maglia era un po' meno ingombrante di quelle che aveva indossato in passato. Si rivolse all'amico. Cosa ne pensi?.
 Macrone inclin leggermente il capo di lato e guard Catone dalla testa ai piedi. Sembra che ti vada bene, amico mio, ma quello che conta  quanto vada bene per tenere alla larga le armi dei tuoi nemici. La maglia va bene per il fendente di una spada, sebbene un colpo ben assestato pu spezzare le ossa sottostanti. Il vero pericolo viene dai colpi di punta. Un giavellotto o la punta di una freccia usati correttamente la trapasseranno piuttosto facilmente.
 Non questa cotta, intervenne il mercante, e pizzic una piega della maglia. Mi permetti di spiegarti, signore? Guarda qui, gli anelli sono rivettati. Questo la rende pi resistente e terr a bada le armi bianche del nemico. Il tuo sapiente amico, lo straordinario centurione Macrone, sapr sicuramente che una cotta rivettata  di gran lunga migliore rispetto a quelle i cui anelli sono soltanto incastrati, o sovrapposti. Inoltre, come puoi vedere, gli anelli sono pi piccoli di modo che  anche pi difficile trapassare questo superlativo esempio dell'eccellente arte di mio cugino.
 Catone inclin il capo per guardare la maglia sulla spalla. Era come diceva il mercante: ogni anello sigillato con un minuscolo rivetto, un processo lungo e laborioso che richiedeva molto pi tempo per produrre questa cotta rispetto a quelle indossate dalla maggior parte dei soldati delle legioni e delle unit ausiliarie. Ci si sarebbe notato nel prezzo, riflett Catone mordicchiandosi un labbro. Recentemente aveva ricevuto la sua prima paga da quando era sbarcato in Britannia, circa quattro mesi prima. Erano trascorsi sei mesi da quando era stato nominato ufficialmente al grado di prefetto, con uno stipendio annuo di ventimila denarii. Ne aveva presi cinquemila in anticipo per coprire le spese del semplice banchetto di nozze seguito al suo matrimonio con Giulia, e per pagare il suo equipaggiamento e il viaggio per assumere il comando. La dote versata dal padre di Giulia, il senatore Sempronio, era stata lasciata a lei in modo che potesse acquistare per loro una piccola casa a Roma, ammobiliarla e dotarla di personale, e avere sufficienti soldi da parte per vivere grazie agli interessi finch Catone non fosse tornato, o lei non l'avesse raggiunto. Nel frattempo aveva ricevuto il suo secondo pagamento trimestrale del salario e si poteva permettere di comprare qualche nuovo pezzo dell'equipaggiamento.
 Non avendo il vantaggio di provenire da una famiglia benestante, come avveniva per molti uomini del suo grado nell'esercito, Catone stava diventando sempre pi consapevole di quanto il suo esiguo guardaroba e la sua armatura fossero semplici. Si rendeva conto delle occhiate altezzose che gli lanciava qualche altro ufficiale ogni volta che il generale Ostorio radunava i suoi subordinati per dare le disposizioni giornaliere presso la sua tenda di comando. Nonostante i suoi eccellenti precedenti militari, non si poteva fraintendere il disprezzo nelle voci di coloro che davano pi valore al lignaggio aristocratico che alle capacit naturali e ai successi comprovati. Perfino lo stesso generale non faceva tanto mistero di disapprovare il pi giovane comandante della coorte ausiliaria del suo esercito.
 Per questo, Catone ne era certo, il generale aveva deciso di metterlo come responsabile del convoglio delle salmerie dell'esercito. La scorta al convoglio delle salmerie comprendeva i sopravvissuti della guarnigione del forte di Bruccium, un'ala della coorte tracia di cavalleria costituita in brigata con la coorte di legionari di Macrone provenienti dalla Quattordicesima Legione. Entrambe le unit avevano subito ingenti perdite durante l'assedio del forte e non c'erano molte possibilit di essere assegnati ad un altro compito prima della fine della stagione della campagna militare quando l'esercito si sarebbe ritirato nei quartieri invernali. Fino a quel momento, Catone, Macrone e i loro uomini avrebbero avanzato faticosamente con i carretti, i carri e i civili che accompagnavano il campo in fondo alla colonna del generale Ostorio, che stava muovendosi verso il cuore delle terre montuose della trib dei Siluri.
 Stavano dando la caccia al comandante nemico, Carataco, e al suo esercito che includeva guerrieri dei Siluri e degli Ordovici, insieme a piccoli gruppi di combattenti delle altre trib che avevano scelto di continuare a lottare contro i Romani. L'intenzione del generale era di scovare Carataco e costringerlo a combattere. Quando ci fosse avvenuto, i nativi non sarebbero stati all'altezza dei soldati di professione dell'esercito romano. Il nemico sarebbe stato schiacciato, il loro capo ucciso o catturato, e alla fine la nuova provincia della Britannia sarebbe stata ritenuta pacificata, quasi nove anni dopo che le legioni di Claudio erano sbarcate sull'isola per la prima volta.
 Bene, nobile signore?. Il mercante siriano si insinu nei suoi pensieri. La cotta di maglia  di tuo gradimento?
 Va abbastanza bene, ammise Catone. Quanto costa?
 Normalmente non chiederei meno di tremila sesterzi per un pezzo del genere di equipaggiamento, signore. Ma, considerata la tua fama, e l'onore che mi fai permettendomi di servirti, ne accetter duemilaottocento.
 Era molto pi di quanto Catone si sarebbe aspettato. Pi di tre anni di paga di un legionario. Ciononostante, la sua attuale armatura non poteva pi essere usata in combattimento e tra i civili al seguito del campo non c'era che un pugno di venditori di armature, e con una concorrenza cos esigua, di sicuro si facevano pagare un prezzo maggiorato.
 Macrone rimase senza fiato. Duemilaottocento? Fottiti!.
 Il mercante alz le mani mostrandosi conciliante.  l'armatura di maglia di miglior qualit in tutta la provincia, signore. Vale il doppio del modico prezzo che ti sto chiedendo.
 Macrone si rivolse all'amico. Non dar retta a quest'avido bastardo. La cotta di maglia non vale la met di quanto chiede.
 Catone si schiar la gola. Centurione, concluder l'affare, se non ti dispiace.
 Macrone apr la bocca per protestare ma poi prevalse in lui il radicato senso della disciplina e annu in modo brusco. Come desideri, signore.
 Catone si sfil con cautela la corazza di maglia facendola passare sopra la testa, con l'aiuto del mercante, e la pos accanto all'armatura a scaglie. E quella?
 Ah, il tuo occhio attento ha senza dubbio notato che, anche questa,  opera di mio cugino. Ciro sollev l'armatura a scaglie e la tenne in alto affinch il suo cliente potesse vederla mentre continuava. Per lo stesso modico prezzo della cotta, questa ti protegger anche meglio, signore, e in pi sul campo di battaglia grazie alla sua lucentezza non ti far passare inosservato agli occhi dei nemici, che resteranno abbagliati dallo splendore della tua maest argentata. La luce brill sulle scaglie lucide che ricordarono a Catone la pelle di un pesce appena catturato. Non aveva difficolt a immaginarsi in battaglia, che spiccava tra la calca, dove i suoi uomini potevano distinguerlo chiaramente. In questo stava il problema, poich con altrettanta facilit lo avrebbe notato un qualsiasi nemico deciso a colpire un ufficiale romano. Malgrado ci, riflett Catone, gli avrebbe fatto fare la sua figura quando si fosse presentato tra le fila degli ufficiali pi anziani.
 Ehm. Macrone si schiar la gola. Signore, ti pu essere utile qualche consiglio?.
 Catone distolse lo sguardo dalla lorica squamata. Ebbene?.
 Macrone si mosse verso il mercante che stava ancora tenendola sollevata alla luce del sole per mostrarla al meglio. Alzandone l'orlo, Macrone batt un dito sul farsetto di cuoio spesso a cui erano state cucite le lamelle. Ecco il tuo problema. Una corazza a scaglie  un pezzo importante dell'equipaggiamento in un clima secco. Come dice il nostro amico siriano, offre una protezione migliore, ma cosa succede quando piove, eh? Questo cuoio assorbir l'acqua e ne aggiunger il peso a quello della corazza. Sarai esausto prima di rendertene conto.
 Ma siamo in estate, disse Catone.
 Il che vuol dire, immagino, che non piover. Macrone scosse la testa. Sai com' il tempo su questa dannata isola.  pi umido del sesso orale fatto su una puttana della Suburra quando si dedica ai suoi giochetti.
 Catone sorrise. Sembra che tu abbia ripreso a leggere Ovidio.
 Macrone scosse la testa. Non c' bisogno della teoria quando conosci la pratica. Come per qualsiasi cosa nella vita.
 Parola di soldato.
 Macrone chin la testa. Ti ringrazio.
 Catone si concentr di nuovo sull'armatura a scaglie. Era fortemente tentato di comprarla, principalmente perch gli avrebbe dato un aspetto distinto agli occhi di quegli ufficiali che lo disdegnavano. E tuttavia, temeva che ci avrebbe potuto causare ancor pi disprezzo. La qualit superiore della sua nuova armatura avrebbe solo dato loro un motivo in pi per deridere il soldato semplice che si era cos tanto elevato rispetto alla sua condizione sociale. Controvoglia, fece un gesto verso la cotta di maglia.
 Prendo quella.
 Il mercante sorrise e ripose la lorica squamata nella sua coperta e in fretta la rimise nella cassa. Allora sono duemilaottocento, mio caro prefetto.
 Duemilacinquecento.
 Ciro sembr addolorato e le sue sopracciglia scure per un momento si aggrottarono. Andiamo, signore, stai scherzando. Sono un uomo d'affari onesto. Ho una famiglia da sfamare e una reputazione da mantenere. Non c' nessuna armatura che si possa comperare a quel prezzo e che possa uguagliare la qualit dell'opera di mio cugino. Signore, riflettici. Se accettassi un prezzo del genere, sarebbe solo perch sapevo che tutte le lodi che ho fatto riguardo alla sua qualit non erano vere. E lo sai anche tu, mio diletto signore. Il fatto che non la venderei a un prezzo inferiore a, diciamo, duemilasettecento,  prova evidente che io credo che le mie merci siano di livello superiore.
 Nel rispondere, un'espressione impietosa si fiss sul volto di Catone. Duemilaseicento.
 Il siriano sospir. Il mio cuore si rattrista che tu mi tratti in questo modo.... Si ferm come se fosse talmente indeciso da provarne angoscia, poi continu in tono rassegnato. Tuttavia, non ti posso veder combattere con una misera protezione, onorato prefetto. Solo per questa ragione, accetter duemilaseicentosettantacinque.
 Duemilaseicentocinquanta, e non un sesterzio in pi.
 Il mercante sorrise. Affare fatto. A quel prezzo, con l'aggiunta del tuo vecchio pettorale, che non ha valore, come abbiamo gi stabilito.
 Catone scosse la testa. Solo la moneta. E voglio anche un mantello di maglia per le spalle e i ganci.
 Ciro si ferm e allung la mano. Hai voluto negoziare sul prezzo, prefetto. Hai avuto la meglio su di me. Ma accetto la tua offerta.
 Catone gli prese la mano e la pressione di questa sulla sua dur pochissimo, prima che il mercante la ritraesse e si piegasse sulla cassa per tirar fuori un piccolo mantello di maglia i cui anelli erano di ferro pi a buon mercato, ma sempre rivettati, not Catone con sollievo. Consider se valesse la pena insistere per avere il mantello della stessa maglia della cotta , ma poi decise di non farlo. Non era mai a suo agio quando doveva contrattare su un acquisto e adesso desiderava concludere l'affare con il mercante.
 Attravers la tenda per andare alla cassa rivestita di ferro sotto il suo letto da campo, prese la chiave attorno al collo e apr la serratura. Era stato pagato con un misto di monete d'oro, d'argento e di bronzo e tolse quanto dovuto per il pagamento mettendolo in un sacchetto di cuoio. Nel frattempo il mercante chiam i suoi schiavi perch venissero a portar via dalla tenda la cassa con le merci. Avendo controllato le monete e sommato il loro valore, il mercante si chin profondamente e indietreggi verso i lembi della tenda.
  stato un immenso onore aver fatto affari con te, mio signore. Se qualcuno degli ufficiali tuoi commilitoni dovesse aver bisogno di un'armatura, assicurati di far loro il nome di Ciro di Palmira, orgoglioso fornitore della pi straordinaria protezione per gli eroi dell'impero. Che gli di ti proteggano.
 Con un ultimo inchino spar e Macrone gonfi le guance abbassando lo sguardo sulla cotta di maglia.
 Spero ne valga la pena.
 Lo vedremo col tempo. Catone prese fiato e chiam: Trace! Vieni qui!.
 Un attimo dopo un soldato ausiliario di cavalleria, basso, dalle spalle larghe, si precipit nella tenda e fece il saluto. Sebbene fosse entrato a far parte di un'unit della coorte tracia, il nuovo servitore di Catone veniva dalla Macedonia e aveva i tratti scuri e gli occhi stretti della sua razza. Catone lo aveva scelto con attenzione per sostituire il suo servo precedente che era morto nel forte di Bruccium. Nonostante la mancanza di esperienza come servitore, l'uomo aveva un curriculum ineccepibile e il suo decurione si era fatto garante della sua onest e padronanza del latino. Per il momento sarebbe andato bene, decise Catone, ma una volta terminata la stagione della campagna militare aveva intenzione di comprarsi uno schiavo di buona qualit nel mercato di Londinium per svolgere le mansioni abituali e permettere a Trace di tornare al suo squadrone.
 Catone indic il suo pettorale. Lo conserver per usarlo solo nelle cerimonie. Scendi al mercato dei civili al seguito del campo e trova della vernice. Voglio che sia ripulito, verniciato e lucidato cos che splenda come nuovo.
 S, prefetto.
 E una volta che sarai l, c' nulla di cui abbiamo bisogno per le mie scorte personali?.
 Trace abbass lo sguardo e pens brevemente. Vino e formaggio, prefetto. Le provviste si stanno esaurendo. Scocc un'occhiata in direzione di Macrone. Se ne sono consumate di recente.
 C' sufficiente denaro nel mio fondo comune per la mensa?, chiese Catone.
 S, prefetto. Anche se ci sar bisogno di altra disponibilit entro la fine del mese.
 Molto bene, vedi se riesci a comprare del vino decente questa volta. Le ultime due giare sapevano di piscio.
 Davvero?. Macrone alz lo sguardo. Non me ne sono accorto.
 Catone sospir e continu rivolto al suo servo. Vino buono, intesi?
 S, prefetto. Ieri un mercante di vino si  unito al campo. Ha provviste fresche. Lo prover.
 Fallo. Puoi andare.
 Il servo si inchin elegantemente e lasci la tenda. Macrone attese che non fosse pi a portata d'orecchio e poi si gratt la guancia. Non sono sicuro di cosa pensare di quello l.
 Trace? Sta andando bene. E inoltre  un buon soldato.
  proprio questo. Non mi ricorda affatto un soldato ausiliario. Sembra pi uno di quei Greci sapientoni e irritanti, dalle chiappe delicate.
 Credo che tu ti riferisca ai filosofi.
 Macrone si strinse nelle spalle. Penso che la mia descrizione renda loro maggior giustizia. Comunque, hai capito cosa intendo.
 Catone sospir. Macrone, bisogna accettare ogni tipo di individui.
 Non nell'esercito, amico. Il nostro mestiere  uccidere persone. Non  parlare dei propri affari. E a proposito di questo.... Macrone rovist nella sua sacca e tir fuori una grande tavoletta. La apr e diede una scorsa agli appunti che aveva inciso sulla cera prima di ricomporsi istintivamente e assumere un atteggiamento pi professionale. Gli cambi leggermente la voce, not Catone. Era scomparso il tono rilassato del commilitone e Macrone divenne il centurione anziano della Quarta Coorte della Quattordicesima Legione.
 Rapporto giornaliero di ieri, mio signore. Resoconto degli effettivi. Prima Centuria: sessantadue in buone condizioni, otto malati, uno distaccato per un servizio al quartier generale.
 E quale sarebbe?
 Interrogatorio, mio signore. Si richiedono le capacit del legionario Pollonio per interrogare l'ultimo gruppo di prigionieri.
 Molto bene. Vai avanti.
 Macrone diede un'altra occhiata ai suoi appunti. Seconda Centuria: cinquantotto in buone condizioni, dieci malati. L'ufficiale medico dice che secondo lui nessuno sopravvivr oggi.
 Catone annu facendo alcuni conti veloci in testa. La coorte di Macrone aveva subito ingenti perdite al forte e anzich schierare sei centurie dotate di pochi uomini, Catone aveva ordinato che i sopravvissuti formassero due unit con un numero di elementi pi soddisfacente cos da poter operare come unit tattiche effettive. Lo stesso valeva per la sua coorte, la Seconda Coorte Tracia di cavalleria. Erano rimasti cavalieri sufficienti per occupare le selle di tre squadroni, appena novanta uomini in tutto. Quindi il suo reparto, la scorta al convoglio delle salmerie e i civili al seguito del campo, ammontavano a duecentodieci uomini. Se Carataco fosse riuscito a intrufolare una forza d'incursione tra la colonna principale del generale Ostorio e la retroguardia, i nemici avrebbe potuto fare seri danni prima che si potesse schierare una forza sufficiente per respingerli di nuovo. E se si fosse verificata una sventura del genere, sicuramente il generale avrebbe ritenuto Catone responsabile, nonostante avesse a disposizione pochi uomini. Queste erano le ingiustizie della vita di un ufficiale, riflett Catone stanco e amareggiato.
 Altro?
 Le provviste di grano scarseggiano. Restano quattro giorni di razione completa. Inoltre l'armaiolo si  lamentato del cuoio che deve usare per le riparazioni alle loriche segmentate degli uomini.
 Cosa c' che non va?
 Si  impregnato di umidit. La maggior parte delle nostre scorte non si possono utilizzare. Le strisce di ricambio continuano a spezzarsi.
 Allora fagliene prendere altre dai magazzini.
 Macrone schiocc la lingua.  proprio questo. Non pu prenderle dai magazzini della Quattordicesima perch il quartiermastro si rifiuta di dargli il permesso.
 Catone chiuse gli occhi. Perch?
 Perch pensa che la mia coorte sia in servizio distaccato, quindi dobbiamo rifornirci dai magazzini della colonna della scorta.
 Ma noi non abbiamo cuoio.
 Dice che non  un suo problema.
 Catone sbuff e apr gli occhi. Quindi gli hai parlato?
 Oh, s. Niente di fatto. Ha suggerito di vedermela con il mio comandante, ed eccomi qui.
 Grazie.
 Macrone sogghign.  una conseguenza del grado, signore.
 Vedr cosa si pu fare a tal proposito al quartier generale, una volta finito l'incontro con il generale per ricevere le sue disposizioni. Catone incroci le braccia.  tutto?
 Per ora, signore.
 Allora abbiamo terminato. Grazie, centurione.
 Macrone fece il saluto e usc dalla tenda, lasciando Catone a scaricare la sua frustrazione. Alz gli occhi e preg brevemente Giove, il migliore e il pi grande, affinch non avesse ancora per molto l'onere della scorta al convoglio delle salmerie. Era gi abbastanza spiacevole che le sue due unit fossero tristemente sotto organico, con scarsi rifornimenti, e che le loro necessit fossero ampiamente ignorate. Anche peggiore era la natura del servizio in s, poich si doveva di continuo lusingare e angariare quanti erano sotto contratto per condurre i muli, affinch spostassero i carri delle provviste, si dovevano far procedere in gruppo i mercanti, i venditori di vino, le prostitute e i mercanti di schiavi subito dietro al corpo principale dell'esercito. Spesso si dovevano risolvere controversie tra di loro e spaccare anche qualche testa quando scoppiava una discussione che minacciava di bloccare l'avanzata lungo il percorso fangoso smosso dagli stivali dei legionari che marciavano in testa alla colonna.
 Catone usc un momento dalla tenda e contempl la scena davanti a s. Si avvicinava il crepuscolo sui monti dei Siluri, e colorava il cielo di una pallida tonalit di lilla. Nel pomeriggio l'esercito era stato fermato perch si accampasse e adesso che le ultime fortificazioni erano state preparate, si stava acquietando per la notte. Dal momento che il fondo della valle era stretto, i soldati erano stati costretti a costruire un sottile e lungo terrapieno anzich il consueto rettangolo regolare. Di conseguenza il convoglio delle salmerie e la distesa disordinata delle tende e degli alloggi dei civili al seguito del campo si allungavano su entrambi i lati, dietro alle file regolari delle tende appartenenti agli uomini del distaccamento della scorta. I cavalli dei soldati della coorte tracia stavano consumando soddisfatti il loro pasto della sera in una recinzione delimitata con una fune. Alla sua destra, duecento passi pi in l, si trovavano le file pi ordinate di tende dove erano accampate le due coorti della retroguardia. Alla stessa distanza sulla sinistra c'erano le lunghe file di tende appartenenti al corpo principale dell'esercito, allineate in modo preciso secondo quanto consentito dal terreno, e disposte vicino alla tenda del comandante. La tenda pi grande che riusciva a vedere Catone era su una piccola altura, lontana pi di mezzo miglio: il quartier generale del generale Ostorio. Era stata accesa una gran quantit di fuochi e il bagliore delle fiamme penetrava il velo di fitta oscurit. Alzando lo sguardo, dietro il parapetto fatto di pali che correva lungo il terrapieno, Catone pot vedere sui pendii attorno al campo gruppetti di cavalieri appartenenti a un'altra unit di cavalleria, alcuni che si stagliavano in modo netto contro l'avvampare del tramonto che stava attenuandosi. E dietro di loro, laggi nella regione selvaggia di quelle montagne, si trovava l'esercito di Carataco che i Romani stavano inseguendo - almeno per il momento, pens Catone. Aveva combattuto contro il re dei Catuvellauni in passato e aveva imparato a rispettarlo. Carataco poteva ancora sorprenderli. Catone sorrise cupo. In realt, la sorpresa sarebbe stata se non lo avesse fatto.
 Le note acute e penetranti di un corno squarciarono la confusione degli ordini urlati, delle conversazioni smorzate e dei ragli. Catone ascolt con attenzione e riconobbe il segnale di convocazione al quartier generale per i comandanti delle unit. Torn dentro la tenda, indoss e allacci un farsetto di cuoio con le strisce protettive che coprivano le spalle e scendevano dal busto alle cosce. Si mise a tracolla la correggia della spada e sopra il mantello di lana. Sarebbe stato buio una volta di ritorno e conosceva quelle valli abbastanza bene da sapere quanto diventassero fredde di notte, anche in quella che veniva considerata l'estate in Britannia. Uscendo dalla tenda, Catone chiuse il gancio sulla spalla e si sistem il mantello mentre aspettava che Macrone arrivasse a grandi passi dalla fila dov'era il suo alloggio. Poi i due si avviarono verso il quartier generale attraversando l'accampamento.
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CAPITOLO QUATTRO.
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 Ora che tutti siamo qui, posso iniziare. Il generale Ostorio lanci un'occhiata rivolgendosi proprio a Catone e Macrone prima di scrutare i volti degli ufficiali seduti sugli sgabelli da campo e le panche davanti a lui. Arrivati per ultimi, Catone e Macrone sedevano in fondo, all'estremit di una panca, tra gli altri comandanti delle unit ausiliarie. Catone era di alcuni anni il pi giovane e la maggior parte degli altri prefetti aveva capelli striati di grigio, o ne aveva gi persi molti. Alcuni avevano cicatrici, come Catone, il cui viso era attraversato da uno sfregio bianco irregolare derivato da un colpo di spada che aveva ricevuto in Egitto. Di fronte a loro sedevano gli ufficiali pi anziani delle due legioni della colonna di Ostorio, la Quattordicesima e la Ventesima: i centurioni che comandavano le coorti, i tribuni giovani e i tribuni laticlavi, graduati che erano destinati a comandare le loro legioni di appartenenza purch mostrassero le capacit necessarie, e infine i due legati, veterani a ognuno dei quali era stato affidato il comando di una delle formazioni da combattimento migliori dell'impero.
 Il generale Ostorio stava in piedi davanti ai suoi ufficiali, un aristocratico magro, asciutto, di et avanzata, il volto aveva rughe profonde e lo cingevano bianchi capelli tagliati corti. Aveva reputazione di ufficiale duro e di vasta esperienza, assennato e profondo conoscitore della strategia militare, ma a Catone appariva fragile e stremato. Anche il suo giudizio era discutibile. Prima che Catone e Macrone ritornassero nella provincia, il generale aveva provocato una ribellione da parte degli uomini della trib degli Iceni. Si era preparato per una campagna contro i Siluri e gli Ordovici e per garantire la sicurezza del resto della provincia aveva ordinato agli Iceni di deporre le armi.
 Era stata una mossa priva di tatto, che aveva causato un grave insulto alla casta dei guerrieri della trib, i quali si erano preparati a combattere piuttosto che consegnare le armi al nemico. La conseguente rivolta era stata facilmente soffocata, ma aveva ritardato la campagna e fatto acquistare a Carataco molto tempo utile per organizzare i suoi nuovi alleati. Aveva anche umiliato gli Iceni e i loro alleati, e quelle trib che adesso consideravano i Romani con una velata ostilit. Catone riflett che era il genere di ferita all'orgoglio che avrebbe infettato il cuore degli uomini delle trib dei nativi. Dubitava che sarebbe stata l'ultima volta che gli Iceni si sarebbero opposti a Roma. La battaglia finale di quella breve rivolta era stata vinta dalle reclute delle trib comandate dagli ufficiali romani. A indebolire la causa delle trib che si opponevano a Roma, fecero molto di pi le divisioni tra i nativi che le spade delle legioni. Fino a quando le trib pi grandi avessero continuato ad alimentare le loro rivalit secolari, Roma sarebbe stata vittoriosa. Ma se mai si fossero unite, allora Catone temeva che i soldati dell'imperatore sarebbero stati spazzati via dall'isola, ributtati in mare, umiliati, con i cadaveri massacrati.
 Ostorio alz la mano e si rivolse ai suoi ufficiali.
 Signori, come sapete, stiamo inseguendo Carataco su queste montagne desolate da pi di un mese ormai. I nostri cavalieri hanno fatto del loro meglio per tenersi a contatto col nemico, ma il territorio favorisce lui anzich noi. Troppe gole dove la retroguardia dei Siluri pu cambiare direzione e trattenerci mentre il corpo principale del loro esercito fugge. Finora siamo rimasti a contatto con il nemico. Ma le foschie degli ultimi giorni hanno permesso a Carataco di sfuggirci.
 Ostorio non cerc di nascondere la delusione nella voce e si pass le dita nodose tra i capelli mentre continuava. Gli esploratori riferiscono che ci sono due percorsi che il nemico potrebbe aver seguito. Tribuno Petillio, la mappa, prego.
 Uno dei tribuni giovani si avvicin velocemente con un rotolo di cuoio e lo sistem sopra un cavalletto di legno presso lo scrittoio del generale. Fuori era scesa la notte e la mappa venne illuminata dalle lampade a olio sui supporti che erano nella tenda, cos che Catone dovette guardare socchiudendo gli occhi per distinguere i particolari. Le caratteristiche della mappa tradivano una delle principali difficolt della campagna. Mentre la zona del litorale era tracciata dettagliatamente, grazie al lavoro dello squadrone navale che operava a Portus Abonae, le parti della mappa che riguardavano l'entroterra erano segnate in modo approssimativo, e solo dopo che l'esercito, avanzando, scopriva il paesaggio che attraversava. La lealt della gente del posto per la loro causa era tale che nessuno era disposto a far da guida alle forze romane, neppure per una piccola fortuna in argento.
 Ostorio si avvicin alla mappa e picchiett con il dito sulla delicata pergamena.
 Questa  la valle dove siamo accampati. Una decina di miglia pi avanti si divide... Qui. Si vede che una parte va dritta nel territorio dei Siluri. L'altra si dirige a nord, verso gli Ordovici. Se deviamo a sud, supponendo che sia diretto da quella parte, allora Carataco continuer a trascinarci in un inutile inseguimento sulle montagne. Detto ci, pi si va avanti, pi lui dovr sfruttare le provviste di cibo che ha. I Siluri hanno gi patito stenti a sufficienza per dar da mangiare alle sue truppe e per resistere alle incursioni che abbiamo sferrato contro i loro insediamenti. Possiamo continuare l'inseguimento fino alla fine della stagione della campagna militare ma molto probabilmente Carataco ci sfuggir e allora dovremo iniziare a dargli la caccia nuovamente l'anno prossimo.
 Ci fu qualche mormorio proveniente da alcuni ufficiali e Ostorio storse le labbra con irritazione. Calmatevi, signori! So come vi sentite all'idea di trascorrere anche solo un attimo in pi tra queste montagne desolate. Ma lamentarsi non ci far ottenere il risultato che desideriamo. Dobbiamo costringere il nemico a combattere. Solo allora potremo essere sicuri di distruggerlo una volta per tutte. Ecco perch spero che Carataco si sia diretto a nord. Se, come suppongo, egli intende mantenere integro il suo esercito anzich rischiare di stremarlo e di sprecare la maggior parte della sua forza vagando da una parte all'altra, allora si ritirer nelle sue fortezze nel territorio degli Ordovici e attinger alle considerevoli provviste che ha laggi. Sa che rischia di trovarsi costretto a difendere quelle terre se lo inseguiamo, ma allo stesso tempo pu tenere aperte le vie di comunicazione con i Briganti. Ostorio si gir verso la mappa, che non arrivava fino alla trib cui stava facendo riferimento, quindi agit la mano in aria, sopra la mappa e sulla destra. Laggi, da quella parte.
 Catone e qualche altro ufficiale sorrisero con indulgenza prima che il generale abbassasse il braccio e continuasse. Come probabilmente saprete, ci sono elementi tra i Briganti che sono pi che favorevoli a Carataco. Siamo gi dovuti intervenire una volta per mantenere al potere la regina Cartimandua. La sua decisione di allearsi con Roma non ha fatto piacere a molti dei suoi nobili ma, dalle ultime informazioni delle nostre spie, ha la situazione in pugno.  comunque gratificante vedere che si sta dimostrando fedele all'imperatore. Intendiamoci,  quello che deve fare, tenuto conto della quantit di oro che l'imperatore ha pagato per la sua lealt. Ringraziamo gli di che altre donne possono essere comperate a un prezzo pi ragionevole, sebbene da quanto sento, pi ci avventuriamo sulle montagne, pi le nostre signore di facili costumi nell'accampamento dei civili stanno alzando i prezzi. Faremmo meglio a prendere Carataco velocemente o manderanno in rovina il mio esercito.
 Questa volta ci fu una risata al commento del generale, e perfino Catone ridacchi.
 Proprio cos, borbott Macrone a bassa voce. Avide puttanelle!.
 L'atmosfera nella tenda era diventata meno formale e, guardando l'espressione del generale, Catone colse il lampo di genio nell'occhio dell'anziano e comprese che l'attimo di leggerezza era stato un trucco per avvicinare di pi a s i suoi ufficiali. Uno stratagemma utile, decise Catone, prendendo mentalmente appunti per usarlo quando si fosse rivolto ai suoi stessi subordinati.
 Quindi, signori, per far evitare ai nostri soldati il fallimento finanziario, dobbiamo scovare Carataco e distruggerlo del tutto. Quell'uomo  stato una spina nel fianco fin dal primo momento in cui abbiamo messo piede su queste terre. L'espressione di Ostorio si fece seria.  un nemico illustre. Il miglior nemico contro cui abbia mai avuto l'onore di combattere, e c' molto da imparare da un condottiero della sua levatura. Perci vi chiederei che fosse catturato vivo quando arriver il momento. La sua morte sarebbe un vero peccato. Se si riuscisse a sottomettere quell'uomo, allora sono sicuro che sarebbe un forte alleato. Ma sto divagando. Ritorn alla mappa. Ho inviato esploratori lungo entrambe le valli con l'ordine di localizzare il nemico. Avanzeremo una volta conosciuta la direzione presa da Carataco. Fino ad allora l'esercito pu riposare nell'accampamento. Usate questo tempo in modo saggio. Fate pulire agli uomini il loro equipaggiamento, fate in modo che si occupino delle loro vesciche e che dormano un po'. Per gli ufficiali ho preparato un diverso tipo di intrattenimento. Indic nuovamente la mappa, un punto a breve distanza dal luogo in cui era accampato l'esercito. Abbiamo passato questa valle stamani. Una valle senza sbocchi, secondo la pattuglia che l'ha esplorata. Comunque, l c' molta cacciagione. Cervi e alcuni maiali selvatici. Sarebbe un peccato lasciar perdere quest'occasione mentre aspettiamo notizie di Carataco. Quindi vi invito tutti l a caccia. Trovate un buon cavallo, una lancia robusta e raggiungetemi alla porta posteriore domani all'alba... Chi  con me?.
 Macrone si alz subito. Io, signore!.
 Immediatamente gli altri seguirono il suo esempio, Catone con loro, tutti desiderosi di sfuggire ai doveri dell'accampamento e perdersi nell'eccitazione della caccia. Le acclamazioni si spensero velocemente quando Ostorio sorrise e agit le mani per calmare gli animi.
 Bene! Bene. Prima che vi congedi, alcuni avranno notato un volto nuovo nella nostra felice compagnia. Marco, alzati se non ti dispiace.
 Un tribuno seduto sul davanti della tenda si alz in piedi e si volt a guardare i suoi commilitoni. Catone vide che era un ufficiale alto, dalle spalle larghe, sulla ventina. Indossava un pettorale lucido con un disegno semplice e aveva il mantello e il corpo macchiati di fango, a indicare che era arrivato all'accampamento solo da poco. I capelli chiari stavano diradandosi e sul capo erano acconciati in ricci accuratamente trattati con l'olio. Salut con un cenno del capo e sorrise affabile dando un'occhiata ai volti davanti a lui. Il generale gli batt affettuosamente sulla spalla.
 Questo  il tribuno anziano Marco Silvano Otone della Nona Legione. Ha il comando di un distaccamento che ho richiamato da Lindum. Ha preceduto i suoi uomini a cavallo per annunciarne l'arrivo domani. Altre quattro coorti da aggiungere alle nostre forze, pi che sufficienti per garantire l'annientamento dei nostri nemici quando finalmente troveranno il coraggio di voltarsi e affrontarci. Suppongo che ti unirai alla caccia, domani, tribuno Otone.
 Il sorriso del giovane per un attimo svan. Nulla mi sarebbe pi gradito, signore. Tuttavia, sento che  mio dovere essere qui quando i miei uomini arriveranno all'accampamento.
 Sciocchezze!, tuon Ostorio. Il prefetto del campo li accompagner alle file dove mettere le loro tende, dal momento che sar al comando in mia assenza. Giusto, Marcello?. Il generale gesticol verso un attempato veterano seduto in prima fila.
 L'ufficiale si strinse nelle spalle.  cos, signore.
 Ecco, ci prenderemo cura dei tuoi uomini.
 Stanco, il tribuno chin il capo. Ti ringrazio, signore.
 Ostorio gli sorrise raggiante e gli batt affettuosamente sulla spalla prima di farlo ritornare al suo posto. Si rivolse agli altri.
  tradizione, prima della caccia, fare una festa. Ahim, le scarse provviste che abbiamo a disposizione durante la marcia vanno appena bene a tale scopo, ma il mio cuoco ha cercato di fare del suo meglio.... Il generale batt le mani e i lembi sul retro della tenda si aprirono poich, da dietro, due soldati li scostarono rivelando che alla postazione di comando del generale era stata aggiunta un'altra tenda. Numerosi tavoli poggiati su cavalletti erano stati sistemati uno di fianco all'altro per creare una lunga tavola da pranzo, con le panche lungo di essa. Le giare per il vino si inframmezzavano ai supporti per le lampade a olio e in cima alla tavola c'era una gran quantit di coppe d'argento, piatti da portata e vassoi colmi di piccoli pani. Una zaffata di aria calda port agli ufficiali della tenda adiacente un vago odore di carne arrostita e Macrone fece schioccare le labbra.
 Maiale, se non mi sbaglio. O di, fate che sia maiale!.
 Nonostante sentisse di dover mostrare un certo distacco dovuto al suo grado, Catone non pot impedire al suo stomaco di brontolare un po' davanti all'imminente prospettiva del buon cibo e del buon vino. Intanto, il generale stava sorridendo per le espressioni dei suoi ufficiali e si godette per un attimo quel momento prima di voltarsi verso il tavolo e chiamarli con un cenno perch lo seguissero. Ai vostri posti, signori.
 Gli ufficiali si alzarono e seguirono entusiasti il loro comandante. Ogni uomo conosceva il severo ordine di precedenza nell'assegnazione dei posti e una volta che Ostorio si sedette a capotavola, i legati delle due legioni si sedettero uno da una parte e uno dall'altra, poi i tribuni anziani, i prefetti del campo, prima dei prefetti delle unit ausiliarie, in ordine di anzianit. Ci lasci Catone quasi a met della tavola, vicino ai centurioni che comandavano le coorti legionarie. Macrone si sedette di fronte e subito allung la mano verso la brocca pi vicina, guardando attentamente dentro per essere sicuro che fosse vino, e si riemp la coppa fino all'orlo. Poi lanci un'occhiata colpevole verso Catone e alz la brocca, sollevando un sopracciglio con aria interrogativa.
 Grazie. Catone prese la sua coppa e la allung verso Macrone perch la riempisse.
 Vi dispiace scalare di un posto?.
 Catone si guard attorno e vide Orazio, prefetto di una coorte della Spagna, un'unit mista di fanteria e cavalleria.
 Come Catone, aveva ricevuto il suo incarico solo di recente e si era unito all'esercito di Ostorio qualche mese prima. Era un veterano sfregiato che si era guadagnato il comando nel modo pi difficile dopo aver raggiunto l'eminente carica di primipilo della Ventesima Legione. Normalmente il fatto che Catone comandasse un'unit a cavallo avrebbe significato che egli ricopriva il grado superiore, ma al momento il comando del convoglio delle salmerie gli conferiva il rango inferiore tra i prefetti. Si alz in piedi e i centurioni alla sua destra scalarono per fargli spazio. Orazio chin il capo in segno di ringraziamento mentre prendeva il posto che Catone aveva lasciato libero. Si sistem e si rivolse a Catone con una strana espressione.
 I tuoi ragazzi della coorte tracia non sono proprio l'ideale, vero?
 Signore?
 Sembrano una comitiva di furfanti con quelle barbe, le tuniche e i mantelli neri e cos via. Non esattamente ci che ci si aspetterebbe da un'unit regolare dell'esercito. Dovresti esigere livelli di qualit superiore, Catone.
 Combattono sufficientemente bene.
 Pu anche essere, ma fanno una brutta impressione, se cos si pu dire.
 Catone sorrise.  l'effetto a cui puntava il mio predecessore.  anche la ragione per cui hanno il proprio stendardo. Il nemico li teme e sa come si chiamano.
 S, l'ho sentito. I Corvi Sanguinari.
 Catone annu.
 Penso che spaventapasseri sarebbe pi adatto.... Orazio fece un cenno con la testa a Macrone e indic la sua coppa. Se non ti dispiace.
 Macrone si accigli leggermente ma fece come gli era stato ordinato, poi pos pesantemente la brocca prima di sollevare la propria coppa. Tracann un sorso abbondante e sorrise.
  roba buona. Fa piacere vedere che il generale si prende cura dei suoi ufficiali.
 Orazio accenn un sorriso. Non salterei a nessuna conclusione. Questa  la prima volta che d un banchetto da mesi. L'amico sta fiutando la preda. Forse  per questo che ci tiene tanto a organizzare la caccia. Domani la carne di cervo, il giorno dopo Carataco, eh?
 Far un brindisi per questo!. Macrone alz la coppa e tracann un altro sorso abbondante.
 Catone si port il vino alle labbra e ne bevve un sorso, consapevole del fatto che il suo amico avrebbe brindato quasi per qualsiasi cosa. La raffinatezza del vino lo sorprese. Un gusto robusto, amabile, di vino d'annata, molto diverso dal sapore aspro della maggior parte del vino a buon mercato importato sull'isola dove poteva essere venduto guadagnandoci bene, indipendentemente dalla qualit. I suoi pensieri ritornarono sul commento dell'altro prefetto.
 Non cuciniamo il cervo prima di averlo preso. Dubito che il nemico abbia intenzione di permetterci di catturarlo cos facilmente come la preda di domani.
 Orazio si freg la mascella. Spero che tu abbia torto. Non soltanto perch ne ho abbastanza di inseguire i dannati barbari su queste montagne.  Ostorio che mi preoccupa. Abbass la voce mentre lanciava una rapida occhiata verso il capotavola. Catone segu il suo sguardo e vide il generale che fissava l'interno di un calice d'argento mentre ascoltava la conversazione dei due legati. La vivacit dell'uomo che aveva dato le sue disposizioni poco prima era svanita. Adesso il generale appariva stanco e il suo volto rugoso era chinato come se la testa fosse un peso sulle esili spalle. Orazio sospir. Il poveretto  quasi completamente sfinito. Questa sar la sua ultima campagna, penso. E lui lo sa. Ecco perch  cos determinato a prendere Carataco prima che sia troppo tardi. La sua carriera militare finir tra queste montagne. Vittoria o sconfitta, o l'umiliazione di stare seduto a Roma mentre il suo sostituto finir il lavoro e ne raccoglier i frutti.... Sorseggi il vino. Sarebbe proprio un peccato, dopo tutto il lavoro di preparazione che ha fatto Ostorio. Il prefetto sorrise a Macrone e Catone. Tuttavia, con ogni probabilit metteremo presto con le spalle al muro il nemico, eh?
 Lo spero. Catone si costrinse a sorridere in modo incoraggiante. Anche se riusciremo a vedere quello che accadr solo dalle retrovie.
 Orazio parl mostrandosi comprensivo. Devi fare il tuo dovere, ragazzo mio.  probabile che comandare la scorta al convoglio delle salmerie non ti far guadagnare nessuna medaglia ma  un lavoro necessario. Fallo bene e avrai la possibilit di farti conoscere a tempo debito.
 Catone soffoc l'impulso di dire all'altro ufficiale che durante gli anni di servizio nell'esercito aveva combattuto attivamente, facendo la sua parte. Insieme a Macrone aveva affrontato, e superato, molti pi pericoli di quanti ne avessero mai affrontati la maggior parte dei soldati di Roma durante la loro carriera. Sicuramente aveva fatto il suo dovere. Ma l'esperienza gli aveva insegnato che la vita raramente premia gli uomini in proporzione agli sforzi che hanno fatto per meritarselo. Gli aveva anche insegnato a non sottovalutare mai il nemico. Anche adesso, con il potente esercito romano che gli soffiava sul collo, Carataco poteva ancora privare Ostorio del trionfo finale della sua lunga carriera gloriosa.
 Le sue riflessioni furono interrotte da due servi del generale, che entrarono nella tenda con uno sfrigolante maiale arrosto glassato. Era infilzato su una robusta asta di legno, le cui estremit erano sostenute dalle spalle dei servi. Si mossero a fatica verso un tavolino e appoggiarono l il loro fardello. La tenda si riemp del gustoso aroma della carne cucinata e gli ufficiali osservarono ammirati il piatto principale del banchetto. Uno dei servi guard il generale per avere il permesso di continuare e Ostorio scosse la mano assentendo in modo brusco. Tirando fuori dalla cintura un coltello affilato, il servo inizi a tagliare pezzi di maiale su un piatto da portata perch il suo compagno li distribuisse agli ufficiali, iniziando dal capotavola. Catone not che mentre gli altri ufficiali pi anziani mangiavano voracemente, Ostorio spizzicava il pasto. Appena fu servito, Catone estrasse il pugnale e tagli il suo pezzo di maiale in parti di misura pi ragionevole. Di fronte a lui, Macrone si avvent sulla carne, masticando con accanimento. Colse lo sguardo di Catone e sogghign, mentre il sugo gli sgocciolava dall'angolo della bocca. Catone ricambi il sorriso prima di rivolgersi nuovamente al suo vicino.
 Cosa sai del nuovo arrivato?.
 Orazio indic con la punta del coltello il capotavola. Il tribuno Otone?. Si ferm per un attimo a pensare. Non molto. Solo quello che ho sentito da un compagno che riportava quanto udito a Lindum qualche giorno fa. Il nostro ragazzo  arrivato da Roma meno di due mesi fa, l'inchiostro sulla lettera d'incarico  ancora bagnato.  piuttosto benvoluto, anche se ha ancora molte cose da imparare sull'esercito. Come la maggior parte degli altri tribuni laticlavi. Diamo loro un paio d'anni e non ci nuoceranno. Davvero meglio di quanto potremmo sperare.
 Si ferm per riempirsi di nuovo la bocca e poi, dal momento che non prosegu, Catone si schiar la gola. Nient'altro?  tutto quello che il tuo amico aveva da dire su Otone?
 Quasi tutto. C'era dell'altro. Orazio abbass la voce e si fece pi vicino. C'era un pettegolezzo riguardante il motivo dietro il suo arrivo qui, su questa triste isola.
 Oh?
 Sai come succede, Catone. Un servo mormora qualcosa al vicino e, prima che lo si venga a sapere, stanno dicendo che due pi due fa cinque. In questo caso, sembra che il nostro amico Otone  stato inviato qui su ordine dell'imperatore, per punizione. Se hai intenzione di punire qualcuno, ecco il modo per farlo, di sicuro: spedirlo in Britannia.
 Era stata stimolata la sua curiosit, e Catone ingoi rapidamente per incoraggiare il commilitone a dire di pi. Perch  stato punito?.
 Orazio ammicc. Qualcosa che ha a che fare con sua moglie. Ha insistito per venire con lui da Roma. Interpretalo come vuoi. Secondo il mio compagno,  piuttosto belloccia.
 Catone inspir aria dalla bocca, leggermente irritato da quanto appena detto. Si era chiesto se portare sua moglie, Giulia, con lui, ma aveva deciso di non farlo a causa del pericolo rappresentato da una provincia instabile, dove pullulavano i nemici dell'imperatore Claudio. Se Otone aveva permesso a sua moglie di accompagnarlo, allora era possibile che sentisse che sarebbe stata ancor pi in pericolo rimanendo a Roma. Questo, oppure il tribuno aveva forse una gelosia ossessiva e non osava lasciare sua moglie libera di agire come voleva nella capitale.
 Il pensiero suscit un attacco di gelosia nell'intimo di Catone e nella sua mente si rincorsero immagini e preoccupazioni involontarie circa la fedelt di Giulia. Lei era un'aristocratica; c'erano molti uomini ricchi, potenti, ben curati che potevano attirare la sua attenzione, e con la sua bellezza poteva avere il migliore tra loro, se lo avesse desiderato. Si sforz di scacciare tali timori dalla sua mente, fuori di s e vergognandosi per aver dubitato di lei. Dopo tutto, non poteva anche lui approfittare delle stesse opportunit per togliersi le sue soddisfazioni, in citt o nelle tende dei civili al seguito del campo, sebbene la compagnia fosse molto meno selezionata e alquanto egocentrica? E Catone non aveva rotto il patto di fedelt. Doveva avere fiducia che Giulia lo avesse rispettato allo stesso modo. Cos'altro poteva fare?, si chiese Catone. Tormentarsi con simili timori sarebbe stata una distrazione pericolosa - per lui e, cosa ancor pi importante, per i suoi uomini.
 Cerc di sgombrare la mente mentre continuava a mangiare un po' di carne e la mandava gi con un altro sorso di vino.  tutto ci che sai del tribuno?.
 Orazio lo guard in modo aggressivo.  tutto. Non sono il pettegolo della citt, Catone. E francamente il mio cazzo di interesse per il nuovo ragazzo e sua moglie non va oltre questo.
 Va bene.
 Ma l'altro prefetto non aveva ancora finito con Catone e si gir per guardare dall'altra parte della tavola. Ehi, centurione Macrone!.
 Macrone alz lo sguardo.
 Hai combattuto insieme a Catone per un certo periodo, giusto?  sempre cos ficcanaso?
 Signore?
 Sai, fa domande di continuo.
 Macrone sogghign, il vino stava facendo effetto su di lui quando rispose con parole non del tutto lucide. E questo  niente. Se succede qualcosa, il prefetto vuole sapere il perch. Continuo a dirgli che  il volere degli di. Un uomo deve sapere solo questo. Ma non lui. Ha la mente di un greco.
 Davvero?. Orazio si spost sulla panca. Purch il suo interesse per i modi dei Greci non si spinga oltre.
 Macrone si sbellic dalle risate. Oh, rispetto a quello, lui non si piega,  dritto come un giavellotto. E a ragione. Dovresti vedere sua moglie. Una delle pi belle ragazze di Roma.
 Catone aggrott le sopracciglia e serr le mascelle puntando un dito verso Macrone. Basta, centurione. Intesi?.
 Il tono brusco del suo amico penetr la nebbia della mente di Macrone che abbass lo sguardo sentendosi in colpa. Chiedo scusa, signore. Ho parlato in modo inopportuno.
 Catone annu. Proprio cos. E ti pregherei di ricordartelo.
 Un silenzio molesto cadde sugli altri ufficiali che stavano ascoltando il duro scambio di battute, ma il chiasso nel resto della tenda continu e un attimo dopo gli uomini da una parte e dall'altra di Catone e di Macrone erano ritornati alle loro allegre chiacchiere. Ma i due amici rimasero imbronciati per il resto del banchetto.
 Quando furono portati via gli ultimi piatti e gli ufficiali cominciarono ad alzarsi per andarsene, Catone si diresse verso il giovane tribuno responsabile delle provviste per lo stato maggiore del generale.
 Gaio Porzio, una parola.
 Un giovane ufficiale basso, dalla faccia rotonda, con una zazzera di capelli scuri ricci lasci i compagni e sorrise a Catone tra le nebbie dell'alcol. S? P-prefetto Catone, vero?.
 Catone gli rivolse uno sguardo freddo. Lui aveva bevuto una sola coppa di vino, perch non amava la sensazione di essere ubriaco, o pi precisamente le conseguenze di quella sensazione, ed era piuttosto sobrio.
 Vorrei parlarti della situazione delle provviste.
 Naturalmente, signore. Il p-prima possibile.
 Voglio parlare adesso, Porzio.
 L'ufficiale pi giovane esit un attimo, come se potesse protestare, ma l'espressione severa di Catone non tollerava nessuna spavalderia e il tribuno si rivolse agli amici. Voi, ragazzi, andate avanti. Ci v-vediamo in mensa.
 I suoi compagni scambiarono occhiate d'intesa con Porzio e lui batt sulla spalla di un paio di loro, mentre uscivano incespicando dalla tenda. Porzio si volt di nuovo verso Catone e cerc di concentrarsi. Sono tutto tuo, signore.
 Bene. Dal momento che sembri avere qualche problema a ricordarti come mi chiamo, te lo ricorder. Quinto Licinio Catone, prefetto della Seconda Coorte Tracia di cavalleria e, al momento, comandante della scorta al convoglio delle salmerie. Intendiamoci, dovresti gi esserne informato, considerate tutte le richieste che ho inviato al quartier generale dal mese scorso, sollecitando con urgenza le nostre provvigioni e l'equipaggiamento di cui necessitano le mie due unit. Ma non ho ricevuto risposta. Non  una situazione accettabile, vero, tribuno Porzio?.
 Il tribuno alz la mano in segno di protesta. Signore, capisco la situazione. Tuttavia, il tuo non  un comando di prima linea. Le provviste sono limitate e ci sono altre unit che hanno una priorit p-pi alta.
 Balle, scatt Catone. I legionari e gli ausiliari che sono al mio comando sono truppe di prima linea. Non abbiamo bisogno di provare quanto valiamo. In ogni modo, il generale ci ha affidato il compito di proteggere il convoglio delle salmerie. Non ci sarebbe nessuna dannata provvista se non svolgessimo bene il nostro lavoro. Se i miei cavalli e i miei uomini vanno avanti senza avere il cibo e le provviste adeguati, allora non saranno in forma perfetta nel caso in cui il nemico dovesse colpire i carri e la gente che sto proteggendo. I miei uomini saranno anche meno operativi se il loro equipaggiamento non pu essere riparato perch mancano i materiali necessari per sistemarlo. Siamo gi a corto di personale. Se siamo attaccati e il nemico riesce a sfondare, sar per gran parte una tua responsabilit, tribuno Porzio. Mi accerter che tutti lo sappiano, dal semplice soldato fino al generale, e all'imperatore a Roma. Si pieg in avanti di modo che i loro volti non fossero distanti pi di un piede e picchiett con decisione sul petto del tribuno. Pensa che cosa comporterebbe tutto ci per le tue prospettive. Sarai fortunato se il tuo prossimo incarico sar controllare le fogne in qualche isolato posto di merda ai confini del mondo conosciuto.
 Porzio si ritrasse e scosse il capo. Non capisci, signore. Se potessi darti tutto quello che vuoi, lo farei. Ma devo d-decidere quale sia il comandante le cui richieste sono legittime.
 E io ti ho appena detto perch le mie lo sono. Da questo momento in poi tu farai in modo che i miei uomini della coorte tracia e i legionari di Macrone ricevano quanto  loro dovuto e ci di cui hanno bisogno. Se non lo farai, ho intenzione di darti la caccia al quartier generale, o dovunque tu vada a bere con i tuoi amici, e ho intenzione di farti un cazziatone davanti a loro che n tu n i tuoi compagni dimenticherete tanto presto.  chiaro?.
 Porzio annu con nervosismo. Assolutamente c-chiaro, signore.
 Bene. Allora fai in modo che le nostre provviste siano distribuite puntualmente, e nella giusta quantit, come prima cosa domani. Lo stesso vale per il cuoio e il resto dell'equipaggiamento che ho richiesto.
 Catone guard il giovane tribuno ancora per un po', per metterlo a disagio il pi possibile. Poi continu in tono minaccioso: Non mi dare alcun motivo per ripetere mai pi tutto questo....
 No, signore. Mai pi. Te lo giuro, per gli di.
 Gli di saranno il pi piccolo dei tuoi problemi. Se mi deludi, e io deludo l'esercito, allora qualche guerriero nemico ti far a pezzi. E se non lo facesse lui allora, sar io a farlo.
 Mi stai minacciando, signore?
 No, ti sto facendo una promessa. Catone socchiuse gli occhi e sussurr: Adesso, sparisci dalla mia vista prima che dimentichi come ci si deve comportare e ti torca io stesso quel maledetto collo.
 Porzio indietreggi di qualche passo prima di osare voltarsi e affrettarsi fuori dalla tenda, mentre Catone lo guardava truce. Non appena il tribuno se ne fu andato, Catone si rilass e si concesse un sorrisetto. Aver spaventato il giovane ufficiale lo aveva fatto sentire bene. Ed era stato un bene anche per l'altro. La speranza era che da ora in poi svolgesse il suo lavoro in modo adeguato. Allo stesso tempo, il fatto che avesse fatto il prepotente con un'altra persona e ne avesse provato piacere infastid Catone. Aveva assistito a sufficienti prepotenze nell'esercito ai suoi tempi da sapere che mentre sul momento funzionavano per obbligare a far eseguire un lavoro, a lungo andare danneggiavano coloro che le avevano ricevute. A parte ci, aveva intravisto chi era stato, uno che aveva messo a disagio un'altra persona e ne aveva tratto piacere. Non era un'esperienza edificante e sent il peso della vergogna gravargli sulle spalle mentre si apprestava a lasciare la tenda.
 Bravo, prefetto Catone.
 Si volt di scatto e vide che non era, come pensava, l'ultimo ufficiale a essere rimasto nella tenda. Una figura emerse dall'oscurit e avanz nel bagliore delle lampade a olio. Era il legato della Quattordicesima, Quintato, l'uomo che Catone supponeva fosse stato attivamente coinvolto per mandarlo a prendere il comando del forte a Bruccium, incarico che era quasi costato la vita a lui e a Macrone.
 Quintato sorrise. Che bell'esempio di come si insegna la disciplina. Il tenero mocciosetto se lo meritava. Si allevano troppi giovani tribuni nell'esercito con la convinzione che sia una specie di gioco. Un'opportunit per scappare dalle loro famiglie e continuare ancora a comportarsi come gli altri libertini ubriaconi di Roma. La disciplina  ci di cui hanno bisogno e la disciplina  quello che ricevono dall'esercito.
 Catone fece un respiro profondo. Gli stavo semplicemente ricordando i suoi compiti, signore.
 Naturalmente, e hai fatto un buon lavoro.
 Il legato lo osserv per un attimo, gli occhi freddi che brillavano mentre squadrava Catone. Pensi che averti dato il comando della scorta al convoglio delle salmerie sia una specie di punizione, vero?
 Qualcuno lo deve pur fare, replic Catone in modo neutro.
  vero. Ma perch tu? Ecco cosa ti stai chiedendo.
 Ci che penso  affar mio, signore.
 Potrebbe. Ma forse hai ragione nel credere che c' un motivo nascosto, Catone. Sei bollato come uno degli uomini di Narciso, qualunque cosa tu faccia. Narciso non  il solo ad avere un'organizzazione segreta di spie che lavorano per lui. Pallante fa lo stesso. Un altro dannato liberto con grandi ambizioni. E astuto e pericoloso tanto quanto il suo rivale, Narciso. Se c' una cosa di cui puoi star certo,  che Pallante avr le sue spie nello stato maggiore del generale Ostorio. E non si sottrarranno al compito di metterti nel sacco.
 Ora ho capito, replic Catone, osservando Quintato da vicino. Sei uno degli uomini di Pallante?
 Io?. Quintato rise. Fortunatamente no. Sono troppo di nobili natali per una cosa simile. Quei liberti greci preferiscono non lavorare con personaggi pubblici quando possono evitarlo. Meglio usare quel genere di persone che non possono raggiungere le pi alte cariche nell'impero e perci non costituiscono una minaccia per quelli che sono simili a Pallante e Narciso. Quindi, riguardo a questo, dormi sereno.
 Eppure, sei informato dei piani di Pallante su di me.
 Mi era stato detto di renderti la vita complicata.
 Credo sia stato qualcosa in pi. Penso che ti sia stato detto di rendermi complicato sopravvivere al mio ultimo incarico.
 Quintato si strinse nelle spalle. Avrebbe potuto accadere. Fortunatamente non  stato cos. Ce l'hai fatta a superare i fatti di Bruccium e hai capito di essere un ufficiale troppo in gamba per venire sprecato a causa del capriccio di un qualche liberto a Roma. Non hai niente da temere da me, Catone.
 Catone fece un sorriso ironico. Adesso parli cos....
 L'altro si accigli. Pensala come vuoi. Desideravo soltanto tranquillizzarti sul mio conto. Il pericolo viene da un'altra parte.
 Catone sent il gelo della paura scendergli gi dalla base del collo in una minuscola goccia. Chi? Il generale?
 Ostorio? Difficilmente.  il pi onesto di tutti. Pensi sia lui il motivo per cui hai ricevuto l'incarico della scorta delle salmerie?
 Mi  passato per la mente, ammise Catone.
 Sei stato scelto per altre ragioni, disse Quintato stanco. In effetti,  stato un mio suggerimento. Tutt'e due le unit della guarnigione di Bruccium avevano subito perdite considerevoli. Tra i tuoi uomini non ne sono rimasti a sufficienza per schierarli sulla linea di battaglia. Non ho dubbi sulle loro capacit in combattimento, e ho cercato di metterli dove potevano fare del loro meglio. Ecco il perch. Non sto cercando di danneggiarti.
 Catone ci riflett sopra e vide che aveva senso. Fu perfino vagamente lusingato pensando che lui e i suoi uomini avessero la stima del legato. Ma ancora non riusciva a fidarsi di Quintato.
 Grazie, signore, disse in tono stanco.
 Non c' di che. Volevo solo che tu sapessi che le vostre capacit sono note ai vostri superiori. Io, per esempio, preferirei averti a combattere al mio fianco piuttosto che conficcarti un coltello nella schiena.
  gratificante sentirlo.
 Il legato alz un sopracciglio. Non forzare la sorte... Faremmo meglio a riposare bene stanotte prima della caccia.
 Senza aspettare una replica, Quintato si gir dall'altra parte e usc a grandi passi dalla tenda. Catone chiuse gli occhi e si strofin il sopracciglio. Il cuore era gravato da un presentimento. Il vero motivo per cui Narciso aveva usato la propria influenza per dare un incarico a lui e a Macrone in Britannia era stato per tenerli lontani quanto pi possibile dalle trame dei liberti imperiali. Specialmente poich Macrone era stato testimone di un incontro privato tra Pallante e la nuova moglie dell'imperatore, Agrippina. Adesso sembrava che il lungo braccio di Pallante non avesse difficolt ad arrivare fino ai confini pi selvaggi dell'impero.
 Un pensiero cattivo si insinu in Catone. Era possibile che Narciso li avessi inviati l per altre ragioni invece che per la loro sicurezza. Sarebbe stato tipico di quell'uomo. In tal caso, dovevano affrontare pericoli su due fronti: i guerrieri nemici davanti, e le spie di Pallante alle spalle.
 Il suo cuore era gonfio e una terribile stanchezza sembrava essersi posata sulle sue spalle. Non c'era modo di scappare dagli intrighi di quelli che facevano il loro gioco mortale per promuovere se stessi all'ombra dell'imperatore? Una cosa era sicura, doveva stare attento e controllare i segnali di pericolo. Se le spie di Pallante erano gi in Britannia, e se credevano che lui e Macrone stessero ancora agendo agli ordini di Narciso, allora avrebbero approfittato di qualsiasi occasione per toglierli di mezzo, ecco come avrebbero detto.
 Cazzo.... Catone mormor tra s e s amaramente, trascinandosi fuori dalla tenda e iniziando a incamminarsi verso quelle delle unit della scorta. Perch io? Perch Macrone?.
 Sorrise tra s e s. Sapeva esattamente ci che Macrone avrebbe detto a tal proposito. La stessa cosa che abitualmente diceva quando era di fronte a questo genere di domande: Perch siamo qui, Catone, amico mio. Perch ci siamo.
...
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...
CAPITOLO CINQUE.
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...
 Bel mattino per la caccia!. Catone stiracchi la schiena e guard il cielo limpido. Non si vedeva una nube e non c'era vento. L'aria era ancora umida e fresca e lui respir a pieni polmoni. Quando era tornato alla tenda, aveva fatto del suo meglio per allontanare le preoccupazioni della sera precedente. Si era invece sforzato di pensare a Giulia e alla casa che progettava di costruire un giorno in Campania, dopo aver messo insieme una fortuna grazie al bottino guadagnato durante il suo servizio. Fino a quel momento era stato davvero pochino, ma se la campagna in Britannia avesse avuto successo sarebbero arrivate molte ricchezze dalla vendita dei prigionieri ai mercanti di schiavi. Quello, oltre a una parte dell'oro e dell'argento portati via. Pi che sufficienti per acquistare una fetta di pace e tranquillit in Campania, dove lui e Giulia avrebbero potuto crearsi una famiglia, e lui avrebbe potuto prender posto tra i magistrati della citt pi vicina. Forse Macrone avrebbe potuto scegliere di vivere nei paraggi e avrebbero potuto bere insieme ricordando i vecchi tempi. Con questa nostalgia in testa si era addormentato facilmente.
 Cos'?, ringhi Macrone, con la testa tra le mani. Era seduto sull'altro sgabello e si riscaldava accanto al fuoco acceso da poco davanti alla tenda di Catone. Bel mattino? Cos'ha di bello?.
 Catone non pot fare a meno di sorridere per il malessere del suo amico. Macrone beveva sempre senza pensare alle conseguenze.
 Cielo terso, aria pulita e la prospettiva di una giornata di caccia. Motivi sufficienti per sentirsi di ottimo umore.
 Se lo dici tu.
 Ah, ecco Trace. Catone si sedette mentre il suo servo si avvicinava con una pesante pentola di ferro, e uno straccio spesso avvolto attorno al manico per proteggersi la mano. La sistem vicino al fuoco prima di togliere il coperchio. Nell'altra mano portava due gavette della mensa e un mestolo di legno.
 Cos'hai per noi?, chiese Catone strizzandogli velocemente l'occhio mentre allungava il collo per guardare dentro alla pentola.
 Ho pensato che potevate usare qualcosa di sostanzioso per riempirvi lo stomaco in vista della giornata, prefetto. Il servo immerse il mestolo e mescol il denso contenuto grigio della pentola.
  zuppa d'avena con pancetta, grasso e un po' di miele che ho comperato ieri sera dai venditori del mercato. Si pieg in avanti e sent l'odore. Ah!  buono.
 Trace ne sollev dalla pentola una mestolata che vers rapidamente in una delle gavette con un tonfo sordo. La pass a Catone con un cucchiaio. Eccoti servito, prefetto.
 Catone ringrazi con il capo e alz la gavetta. Ne prese una piccola cucchiaiata e vi soffi sopra prima di assaggiarne con esitazione un boccone. Era calda e saporita, e se ne serv un'altra di buon grado, mentre il suo servo riempiva la successiva gavetta per Macrone e la porgeva al centurione.
 Signore?.
 Macrone alz lo sguardo, con gli occhi annebbiati e la ricrescita ispida della barba sulle guance. Prese la gavetta con riluttanza.
 Trace, intervenne Catone. Prepara le nostre calighe, i mantelli e le borracce per quando avremo mangiato.
 S, prefetto.
 Catone si concentr nuovamente sull'amico. Erano passati diversi giorni da quando Macrone era andato dal barbiere per la sua ultima rasatura e stava iniziando ad apparire pi selvaggio del pi barbaro dei Celti, riflett Catone. I capelli del suo amico stavano ingrigendosi sulle tempie e, se Catone non se lo stava immaginando, si stavano impercettibilmente ritirando dalla fronte. Non c'era da sorprendersi dato che Macrone aveva quarant'anni e ne aveva passati ventiquattro nell'esercito, avendo mentito riguardo all'et per arruolarsi a sedici. Catone si ferm prima di mettere in bocca il successivo cucchiaio di zuppa d'avena e si schiar la gola.
 Nessuna idea su ci che farai quando arriveremo alla fine dell'anno?.
 Macrone stava fissando la gavetta che aveva in grembo, chiedendosi se osava provare a mangiare un po' dell'intruglio che Trace aveva fatto, con il sospetto che il servo di Catone avesse deliberatamente tentato di preparare un pasto che di sicuro era in grado di rivoltare lo stomaco perfino all'ubriacone pi resistente delle legioni. Alz lo sguardo su Catone. Uhmm?
  l'anno del tuo congedo. Sei in ferma breve. Quindi?.
 Macrone gir il cucchiaio nella zuppa d'avena. Le legioni congedavano gli uomini che avevano completato il loro servizio un anno s e un anno no, e ci significava che i soldati avevano una ferma di ventiquattro o ventisei anni. Si fece coraggio e ne prese un cucchiaio masticando lentamente, sforzandosi di mandar gi prima di replicare.
 Ho ricevuto una lettera da mia madre a Londinium. La locanda che ha comperato sta guadagnando un sacco di soldi e vuole che la raggiunga per ampliare gli affari.
 Oh?.
 Era la prima volta che Catone sentiva parlare della lettera, e prov una fitta di ansia mentre osservava il suo amico, l'uomo con il quale aveva sempre prestato servizio da quando si era unito alla Seconda Legione come una recluta dall'aspetto malaticcio dieci anni prima. La vita nell'esercito senza Macrone era impensabile, ma doveva accettare che il suo amico stesse raggiungendo il limite della ferma e potesse giustamente scegliere di prendere il premio del congedo e ritirarsi.
 Macrone consider l'idea di una seconda cucchiaiata ma per il momento decise di rinunciarvi. Alz lo sguardo su Catone. Non so, amico. A volte penso che sto facendomi un po' vecchio per fare il soldato. Non posso negare che la prospettiva di occuparmi per il resto dei miei giorni di un buco dove si d da bere non sia allettante.
 E tu riesci a reggere l'alcol cos bene, fece con un sorriso Catone.
 Non mi esercito tanto quanto vorrei.
 Penso che un esercizio regolare ti ucciderebbe, come dimostra questa mattina.
 Se c' qualcosa che mi uccider,  questo dannato veleno che ha preparato il tuo servo. Potrebbe anche evitare passaggi intermedi non necessari. Macrone si volt e rovesci il contenuto della gavetta nel fuoco dove la zuppa d'avena fece del fumo, poi delle bolle, sfrigol e sibil per un attimo. Si strofin il mento, pensieroso. Non so, Catone. Gli arti mi si stanno facendo un po' legnosi. Non sono pi forte e svelto come un tempo, e in questo mestiere non  una buona cosa. Ho partecipato a numerose battaglie. Bei tempi, eh? Fino a quest'anno ho combattuto abbastanza bene. Ma negli ultimi tempi? Ho la sensazione che ho fatto del mio meglio come soldato e non potrei fare di pi. Da qui, inizia la discesa. A un certo punto,  probabile che mi imbatta in un nemico che non riuscir a sconfiggere. Quando arriver quel giorno molto probabilmente sar fatto a pezzi. Sarebbe meglio se lasciassi prima che ci accada.
 Catone aveva ascoltato con il cuore in subbuglio. Quando ebbe finito, Macrone lo guard per vedere come avrebbe replicato.
 Catone scosse il capo lentamente. Bene, devo dire che sono sorpreso. Non avrei mai pensato che tu fossi quello che mollava la carriera del soldato per occuparsi di una locanda. In te c' ancora tanta voglia di combattere per quel che ne so io, e naturalmente sarebbe una triste perdita per l'esercito.... Catone esaur la sfilza delle banalit e rimase in un silenzio imbarazzante, non del tutto sicuro su come esprimere a parole le vere ragioni per le quali non voleva che Macrone si congedasse.
 Il suo amico osservava con attenzione la sua espressione abbattuta e improvvisamente non pot pi trattenere la sua ilarit e scoppi in una fragorosa risata.
 Se potessi vedere la tua faccia! Veramente un bello spettacolo!.
 Catone fu colto di sorpresa per la repentina trasformazione. Di cosa stai parlando?.
 Macrone scosse la testa. Sto solo cazzeggiando con te, amico mio! Ripagandoti cos per quella merda che hai fatto in modo che Trace preparasse. Pensi che non abbia visto la strizzatina d'occhio?
 Vuoi dire... Non stai pensando di lasciare l'esercito?
 Cosa? Sei matto? Cos'altro posso fare? Sarei dannatamente inutile da civile.
 Fu difficile non mostrare il proprio sollievo, anche se era seccato per il futile inganno. Catone agit un dito verso di lui.
 La prossima volta, dar io stesso l'ordine per il tuo congedo. Solo per assicurarmi che sar cos.
 Oh certo. Comunque, non lo potrai fare. Ho gi consegnato la richiesta per prolungare la ferma. Aspetto solo di ricevere notizie dal legato, e allora sar arruolato per altri dieci anni. Si pieg in avanti e batt sulla spalla di Catone. Non ti libererai di me tanto facilmente!.
 Felice di saperlo, disse Catone con entusiasmo, e si concentr di nuovo velocemente sulla sua colazione, determinato a non mostrare il suo sollievo.
 Il veterano brizzolato sorrise tra s e s, commosso dall'affetto del suo amico pi giovane. Il suo sguardo ritorn alla pentola vicino al fuoco. Una sottile scia di fumo saliva dalla zuppa d'avena formando volute, e lui sent lo stomaco contorcersi per il disgusto alla sola idea di cercare di mangiare.
 Dovresti provarne un po', sugger Catone. O avrai fame pi tardi.
 Mangiare quella? Non c' nemmeno una possibilit del cazzo. Preferirei piuttosto leccar via uno stronzo da un'ortica irritante.
 Idea interessante. Catone si accarezz il mento, pensieroso. Vedr se Trace ha la ricetta.
 Si era fatta met mattina prima che la comitiva di caccia si radunasse all'entrata della valle che il generale Ostorio aveva scelto come luogo del divertimento del giorno. C'era pi di un centinaio di ufficiali, con i loro cavalli, e il doppio di soldati e servi, insieme a parecchi carri che portavano l'equipaggiamento e le provvigioni necessari. Era stato allestito un tavolo accanto a un braciere e, mentre gli ufficiali arrivavano, veniva loro servita una coppa di vino riscaldato. Macrone mand gi il suo facendone un apprezzamento con uno schiocco di labbra, come se la notte precedente non ci fosse mai stata. I soldati scelti come battitori iniziarono ad allinearsi con calma nella valle e si disposero ai lati fino al fondo di essa. Altri uomini si misero al lavoro costruendo i pannelli di vimini che avrebbero incanalato i cervi e i cinghiali nella zona dove sarebbero stati uccisi. Una volta fatto questo, cominciarono a tirar fuori gli archi da caccia e le faretre piene di frecce da uno dei carri e li sistemarono su un telo impermeabile di pelle per tenerli lontano dall'erba resa umida dalla rugiada. Il generale fu l'ultimo ad arrivare a cavallo accompagnato dai due legati e dalla sua guardia personale di otto legionari accuratamente selezionati. Era avvolto da uno spesso mantello, sebbene il sole splendesse e inondasse il paesaggio montuoso con il suo caldo splendore. Nonostante la condotta vivace, Catone si rese conto che stava fingendo di avere una salute di ferro e anche di essere di buonumore per i suoi subordinati.
 Ostorio smont e prese del vino, stringendo con forza il calice tra le dita nodose. Catone lo osserv mentre si muoveva tra gli uomini assembrati, dando il saluto agli ufficiali. Poi lo sguardo del prefetto colse un movimento gi nella valle in direzione dell'accampamento. Un uomo stava arrivando al galoppo montando un cavallo nero dal manto lucido. Quando fu pi vicino, Catone vide che era il tribuno arrivato il giorno prima. Tir le redini una volta raggiunti gli altri ufficiali e i carri, facendo schizzare zolle di terra su uno dei servi del generale. Scendendo bruscamente di sella, gett con forza le redini in mano a quell'uomo e raggiunse velocemente gli altri, respirando a fatica a causa della cavalcata. L'improvviso arrivo aveva interrotto momentaneamente la conversazione e Ostorio accigliato si volt verso il tribuno.
 Giovanotto, non so quali siano considerate le buone maniere a Roma di questi ultimi tempi, ma gradirei che ti assicurassi di non arrivare mai tardi a nessun incontro o riunione in cui il tuo comandante sia gi presente.
 Il tribuno Otone chin il capo. Le mie scuse, signore.
 E quale ragione motiva il tuo ritardo?.
 Otone alz lo sguardo ed esit un attimo prima di replicare. Non c' nessuna giustificazione, signore. Mi sono svegliato tardi.
 Capisco. Allora hai chiaramente bisogno di essere istruito nell'arte della veglia. Dovrebbe bastare l'ordine di cinque giorni di guardia notturna.
 S, signore.
 Catone e Macrone si scambiarono una rapida occhiata. Il generale aveva appena condannato il giovane tribuno a cinque giorni di quasi totale mancanza di sonno. L'ufficiale incaricato della sorveglianza notturna era obbligato a ripartire la parola d'ordine a ogni sentinella e poi a fare la ronda dell'accampamento tra i cambi di guardia per assicurarsi che ogni uomo fosse sveglio e desse il corretto ordine d'arresto. Era un compito noioso, ancora di pi dopo una giornata di marcia. Ecco perch il servizio era diviso tra i tribuni di un esercito.
  un po' severo, mormor Catone.
 Macrone scroll le spalle. Insegner al pivellino una lezione che non dimenticher tanto in fretta. Gli far bene.
 Bene? Lo metter in ginocchio prima che siano passati i cinque giorni.
 Lo former.
 O lo distrugger.
 Macrone lo guard. Catone, sai com' l'addestramento. Si deve spingere un uomo oltre quelli che crede i suoi limiti. Funziona cos. Ecco perch tu sei venuto fuori tanto bene.
 Era vero, Catone ammise tra s e s. I giovani come Otone avevano bisogno di essere domati e dovevano abituarsi al rigore dell'esercito il prima possibile, per il loro stesso bene, e per il bene degli uomini che comandavano.
 Ostorio conged il tribuno con un brusco movimento della mano e si volt verso il centurione della Ventesima che era stato nominato maestro di caccia per quel giorno.
 Siamo pronti?.
 Il centurione fece il saluto e indic la valle. Quasi, signore. I battitori stanno prendendo posizione.
 Catone alz lo sguardo e vide le minuscole sagome che si sistemavano in una lunga fila tra il verde e il marrone chiazzato del felceto. Riusc gi a intravedere un altro movimento quando grossi animali scapparono in fretta lontano dai battitori. C'era una piccola foresta su entrambi i lati di un ruscello che scorreva nella valle principale. Si vedeva un piccolo gruppo di cervi nell'ombra al limitare della vegetazione. Parecchia selvaggina, quindi, come aveva detto il generale.
 Il centurione si volt verso gli uomini che lavoravano ai pannelli di vimini. La costruzione di un grosso imbuto per incanalare gli animali stava gi formando un angolo verso l'imboccatura della valle e terminava con delle gabbie. Le aperture tra un pannello e l'altro fornivano le postazioni di tiro ai cacciatori. I pannelli erano allineati con la giusta angolazione in modo che il fuoco incrociato delle frecce non mettesse in pericolo alcun ufficiale della comitiva. Stiamo completando il tutto, signore, e siamo pronti perch tu dia il segnale di inizio.
 Ostorio approv soddisfatto e poi si rivolse ai suoi ufficiali. Uomini, prendete le armi. Iniziamo la caccia.
 Catone, Macrone e gli altri andarono verso gli archi e le faretre riempite di frecce da caccia dalla punta larga che erano sistemati sulle coperte di pelle di capra. Scelsero le armi e i parabraccia, e alcuni degli ufficiali pi esperti verificarono la tensione necessaria per scoccare le frecce e avere cos un'idea della potenza degli archi scelti. Catone e Macrone non si erano mai allenati come arcieri e presero quello che capit loro in mano prima di dirigersi verso i pannelli di vimini e prender posto negli spazi lasciati aperti tra quelle coperture. Mentre Catone sfilava i gancetti di ferro della faretra sulla cintura della spada, il tribuno Otone si avvicin e prese il posto di tiro accanto a lui. Si scambiarono un cenno del capo prima che Catone allungasse la mano.
 Non ho ancora avuto l'occasione di fare la tua conoscenza. Prefetto Quinto Licinio Catone della Seconda Legione Tracia di cavalleria.
 Il ragazzo pi giovane strinse l'avambraccio di Catone e sorrise allegramente. Tribuno Marco Silvio Otone. Lanci un'occhiata oltre Catone con un'espressione interrogativa. E lui?.
 Macrone appoggi il suo arco contro un pannello e fece un passo avanti. Centurione Lucio Cornelio Macrone, comandante della Quarta Coorte della Quattordicesima Legione, signore. Anche se al momento la mia coorte  assegnata al comando del prefetto, come scorta al convoglio delle salmerie.
 Oh, sembra proprio una grande responsabilit.
 Non tanta quanta ne vorremmo, signore. Macrone sorrise appena.
 Otone corrug le labbra carnose per un attimo, non essendo del tutto sicuro di come proseguire a parlare. Perdonami, prefetto, ma ancora non ho fatto molta esperienza in questo senso e non c'erano unit ausiliarie a Lindum. Ti chiamo signore? O tu chiami signore me?.
 Catone rimase sbalordito. Qualunque tribuno, laticlavio o di altro tipo, avrebbe dovuto fare lo sforzo di imparare questi elementi fondamentali della vita militare. Si schiar la gola e si apprest a spiegare. Sei il secondo in comando del tuo legato, Osidio Geta. Tecnicamente. In pratica il prefetto del campo prende il posto di Geta se questi cade o  assente. In una situazione normale saresti un mio superiore. Ma dal momento che comandi un distaccamento delle Nona Legione, sei il comandante di una formazione minore e perci un pari grado. Nel qual caso ti chiamo tribuno e tu mi chiami prefetto. In situazioni formali. Oggi, sono semplicemente Catone.
 Otone sgran gli occhi mettendocela tutta per incamerare ogni cosa. Poi annu. Vada per Catone. E il centurione Macrone mi chiama signore, giusto?.
 Macrone annu. E la cosa non cambier a meno che il mondo non si rivolti sottosopra e qualche malato di mente mi faccia senatore. O tu faccia un casino cos sensazionale e venga degradato a legionario, signore.
 Il tribuno lanci un'occhiata al di sopra della spalla in direzione del generale Ostorio. Confido che non arriver a tanto. Non prima che completi il mio servizio e ritorni a Roma.
 Catone si ricord del commento di Orazio la sera precedente. Suppongo che tu non veda l'ora di farla finita con il servizio militare.
 Altro che!, rispose Otone con trasporto. Per quanto mi piacciano l'aria fresca e le amicizie un po' alla buona, non c' un posto come Roma, no?
 Per fortuna, aggiunse Macrone, oppresso dai brutti ricordi della capitale.
 Potrei tenermi pronto per ritornarci presto, disse Catone. Mi sono sposato di recente e ho dovuto lasciare l mia moglie. Mentre, da quello che ho capito, tua moglie ti ha accompagnato nella campagna militare.
 Esatto. Io e Poppea non possiamo stare separati l'uno dall'altra.
 Anche se ora lo siete.
 Niente affatto. La sua carrozza  insieme alle coorti in marcia per unirsi a Ostorio. A essere sincero, questo  il motivo per cui sono arrivato tardi alla caccia. Stavo aspettando casomai la colonna avesse raggiunto l'accampamento questa mattina. Non ho avuto fortuna. E il risultato  che adesso sono malvisto dal generale.
 Catone gonfi le guance mentre valutava l'ufficiale pi giovane. Sembrava essere il tribuno meno interessato alla carriera militare che avesse mai incontrato. E la presenza di sua moglie l alla frontiera o la diceva lunga sul loro reciproco amore, o nascondeva qualcos'altro, come Orazio aveva lasciato intendere. Catone decise di andare un po' pi a fondo.  piuttosto insolito per un ufficiale portare sua moglie. Sicuramente non vorrei che la mia patisse le privazioni della vita del campo, nonostante senta molto la sua mancanza.
 Otone abbass lo sguardo e si concentr sul posizionare in modo confortevole la faretra. Veramente, non  cos semplice come la metti.
 Oh? Allora com'?.
 Il tribuno schiocc la lingua. Siamo partiti avendo qualche problema, avvolti da sospetti. Il fatto  che Poppea era sposata a un altro tizio. Un tipo orribile, burbero, con grossi orecchi e con pochissima roba interessante nel mezzo, o in effetti anche in qualunque altra parte del corpo. Rufrio Crispino. Improvvisamente guard Catone. Ne hai sentito parlare?
 No.
 Non mi sorprende.  un'arte per lui essere invisibile nelle occasioni sociali. Il genere di persona che pu fare da modello per quelle sculture noiose e insignificanti di magistrati di provincia, non so se hai capito ci che intendo.
 Macrone guard Catone con un'espressione perplessa e scosse la testa.
 Comunque, continu Otone. Per abbreviare un po' la storia, sedussi Poppea. Sorrise. Veramente, lei sedusse me.  una ragazza che ci sa fare, sotto quel punto di vista.
 Gi mi piace, signore, intervenne Macrone con un largo sorriso.
 Il tribuno gli lanci un'occhiata di traverso, prima di continuare. Molto presto ci siamo innamorati. La nostra felicit era illimitata.
 E sono pronto a scommettere che Rufrio Crispino non approvasse, disse Catone.
 Per niente! Il tizio era furioso. Per la prima volta nella vita ha mostrato una qualche emozione. Cos si precipita al palazzo imperiale e chiede che l'imperatore ci punisca entrambi. Dal momento che era ancora sposato con Poppea aveva il pieno diritto di bastonarla ben bene. Comunque, Crispino - il solito cretino - fece un po' troppe richieste e infastid l'imperatore. Claudio, tuttavia, doveva far qualcosa per salvare le apparenze. Cos pretese che Crispino divorziasse da Poppea e a noi fu offerta una scelta. L'esilio a Tomi, o che io entrassi nell'esercito e prendessi Poppea in moglie e che entrambi sparissimo da Roma per un anno o due finch lo scandalo non sar dimenticato. Bene, ho letto sufficientemente Ovidio da sapere che Tomi  l'ultimo posto al mondo in cui passare anche poco tempo. O almeno era quello che pensavo finch non siamo arrivati qui. Si strinse nelle spalle. Eccolo. Il mio racconto di amore e sofferenza, per coniare una nuova espressione.
 Furono interrotti dal suono di un corno e Catone si guard attorno e vide che gli altri ufficiali erano tutti in posizione, con Ostorio e i legati all'entrata dell'imbuto di vimini.
 Andiamo, disse Macrone, estraendo la sua prima freccia e accoccandola sulla corda dell'arco. Lungo l'intera linea dei pannelli gli altri ufficiali si stavano preparando allo stesso modo e Catone osserv Otone mentre tirava fuori una freccia e sistemava la cocca con un movimento veloce ed esperto.
 Lo hai gi fatto in passato.
 Il tribuno annu. Sono cresciuto in una tenuta in Umbria. Ho iniziato a cacciare appena sono stato capace di camminare.
 Il suono dei corni rispose dall'estremit pi lontana della valle quando i battitori iniziarono ad avanzare, alcuni picchiando sull'erica con ramoscelli mentre altri sbattevano le gavette della mensa l'una contro l'altra e si fermavano ogni tanto per soffiare nei corni. Davanti a loro Catone pot notare l'erica ravvivarsi con sussulti improvvisi e poi vide il primo dei cervi spuntare fuori e sembrar balzare dal pendio verso la sicurezza apparente fornita dagli alberi. La selvaggina era ancora a una certa distanza e Catone abbass l'arco, con la punta della freccia rivolta verso l'erba tra i suoi piedi, per non correre rischi.
 Per tutti gli di, disse Macrone. Ci sar parecchia carne a tavola stasera. Il vecchio aveva ragione riguardo al posto.  pieno di selvaggina.
 Il suono dei corni dei battitori divenne via via pi forte e adesso Catone poteva udire lo sferragliare delle loro gavette e il fruscio indistinto dei ramoscelli. Sent il cuore accelerare e alz parzialmente l'arco, le punte delle dita della mano destra chiuse sulla corda. Il margine della foresta era a non pi di duecento passi da l e all'improvviso una cerva comparve da sotto i rami e balz allo scoperto. Ne seguirono altre due e infine un maschio che scuoteva le corna mentre faceva la sua comparsa. Catone sollev l'arco.
 Non ancora, prefetto!.
 Abbass un poco le braccia e si volt verso Otone. Cosa?.
 L'arco del tribuno era poggiato a terra e gesticol in direzione del generale vicino all'estremit aperta dell'imbuto. Non so dove hai imparato a cacciare, ma il protocollo in patria  di lasciare che l'ospite tiri per primo.
 Catone arross, arrabbiato con se stesso per non aver compreso che avrebbe dovuto comportarsi cos.
 L'unica cosa che avesse mai cacciato prima nell'esercito erano i cinghiali, stando a cavallo, e anche se era un tipo differente di caccia, le formalit essenziali erano le stesse. I sottoposti cavalcavano pazienti dietro al loro capo fino a quando era abbattuta la prima bestia e allora la caccia era aperta a tutti.
 Naturalmente, disse con calma. Grazie per avermelo ricordato.
 Otone sembr sorpreso. La tua gente non ti portava a cacciare la selvaggina quando eri giovane?.
 Macrone scosse la testa divertito e borbott: La tua gente? Per gli di, a Roma  proprio un altro mondo.
 L'imbarazzo di Catone si fece pi profondo. Le sue origini erano ben lungi dall'essere aristocratiche. Era facile comprendere quanto aveva supposto il tribuno riguardo a esse. I prefetti ausiliari pi giovani di solito venivano nominati dalle fila delle famiglie senatorie. Il dolore per avergli rammentato le sue umili origini cambi rapidamente la vergogna provata in acredine. Si rivolt contro Otone.
 No. Non l'ha fatto.
 Molto male. Cos avresti saputo cosa fare.
 Deduco di s.
 Comunque, eccoli che arrivano!. La voce del tribuno si alz mentre indicava il primo cervo che si avvicinava all'imbuto.
 Catone si volt e vide il cervo maschio e le sue tre femmine che scappavano da una parte all'altra mentre venivano spinti verso i cacciatori in attesa. Alla fine della fila pi lontana di pannelli il generale Ostorio alz l'arco e ritrasse il braccio, tremando leggermente per lo sforzo. Prese la mira lungo l'asta della freccia e scelse il bersaglio. Catone, nuovamente catturato dall'eccitazione che lo circondava, trattenne il fiato mentre guardava. La prima cerva entr nell'imbuto, ma Ostorio ancora si trattenne, aspettando il maschio. Poi, proprio mentre questo si avvicinava all'apertura nei pannelli, Catone vide i bracci dell'arco del generale scattare con un rumore secco e la freccia si libr tracciando una curva imprecisa verso il cervo maschio. Saett oltre la groppa dell'animale e scomparve nell'erba.
 Oh, che sfortuna!, mormor Otone. Avrebbe dovuto puntare meglio al bersaglio. Ostorio aggiust in fretta la cocca di un'altra freccia sulla corda dell'arco mentre il cervo si avvicinava velocemente. Prese la mira e rilasci la corda, e questa volta non ci furono errori. La freccia colp l'animale alla spalla e tutti udirono la botta secca dell'impatto. Gli ufficiali e gli uomini acclamarono il loro comandante mentre, per il dolore, il cervo emetteva un lamento struggente e vacillava di lato. Il sangue, rosso e brillante, gli sgorg sulla pelle dal grosso squarcio aperto nella carne dalla freccia da caccia. Il generale aveva posizionato sulla corda un'altra freccia e prese di nuovo la mira. Il cervo adesso era un bersaglio difficile perch scalciava e sgroppava, cercando di far uscire la freccia. La seconda lo colp nella groppa e l'animale incespic nell'erba prima di dibattersi di nuovo sulle zampe proprio quando una terza freccia gli penetr nel collo. Ora il sangue scorreva in abbondanza e a ogni movimento goccioline cremisi si spargevano nell'aria. Le cerve si mantennero distanti, impaurite dai movimenti violenti del maschio. Catone osservava lo spettacolo letteralmente incantato. Sebbene sapesse che sarebbe stato preso in giro se lo avesse ammesso, provava piet per la nobile creatura. Fu facile il parallelo con Carataco per la sua mente irrequieta. Sia il cervo maschio che il nemico spinti alla distruzione. Sentiva come un presagio. Un altro trionfo di Roma che si permeava di rammarico per la perdita di un animo nobile. Ma il cervo non si era ancora arreso. Sanguinando abbondantemente, abbass le corna e un po' di corsa, un po' incespicando, and verso i pannelli di vimini che si estendevano ai lati di Catone. Allora, scioccato, Catone si rese conto che si trovava direttamente sulla traiettoria della carica della bestia. Rimase impietrito.
 Catone!, url Macrone da vicino. Colpiscilo!.
...
.
...
CAPITOLO SEI.
...
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...
 L'incanto si era rotto e lui alz il braccio sinistro. La freccia era ancora accoccata, ma venne scagliata appena il braccio arriv all'altezza giusta.
 Merda!, sibil Catone, armeggiando freneticamente per posizionare di nuovo l'asta. Era consapevole che qualcosa si agitava in modo confuso a breve distanza da lui e che il cervo respirava con forti lamenti. Quando alz lo sguardo non era a pi di dieci passi. Ci fu un tremolio alla sua sinistra e un rumore sordo e penetrante quando una freccia colp il cervo nel petto e la punta ricurva di ferro gli trafisse il cuore. Il cervo cadde in avanti e rotol sul terreno prima di schiantarsi contro il pannello che proteggeva Catone, appiattendolo e sbattendo in terra l'uomo. Un attimo dopo Macrone gli afferr il braccio e lo sollev, facendo di tutto per soffocare un gran sorriso.
 Tutto a posto, ragazzo?
 Tutto bene, grazie.
 Non ringraziare me. Ringrazia il tribuno l. Se non fosse intervenuto, proprio adesso ti ritroveresti tra le corna di quel cervo.
 Catone si guard intorno e vide Otone che lo osservava, l'arco in mano, e un'altra freccia gi tirata fuori dalla faretra. Ti sono grato.
 Otone scosse il capo. Un tiro facile. Non c' di che.
 scoccate le frecce!, url il maestro di caccia dal collo dell'imbuto. Il tribuno si rigir verso di esso e prepar il tiro seguente. Nel tempo in cui Catone sollev l'arco e riguadagn il suo posto, il cielo sul terreno aperto davanti all'imbuto si era riempito di frecce. Le cerve scesero in rapida successione, i dardi che sporgevano dalla loro pelle, e poi ci fu un attimo di pausa prima che altra selvaggina arrivasse di corsa, spinta dai battitori. Catone vide molti altri cervi, e il primo cinghiale, con la testa abbassata per caricare. C'erano anche lepri, che saltavano in mezzo all'erica e nella distesa d'erba davanti ai cacciatori. Calm il respiro, posizion in modo sicuro la freccia e alz l'arco. Scegliendo il cinghiale come bersaglio, Catone alline la punta della freccia, ritraendo la mano fino a che sent la parte posteriore del pollice arrivargli alla guancia. Mir al cinghiale, puntando in prossimit del grugno, quindi lo segu mentre girava verso l'apertura dell'imbuto trenta passi pi in l. Trattenendo il respiro, Catone chiuse l'occhio sinistro e strinse il destro... poi rilasci la corda facendo scattare rapidamente le dita. L'arco ondeggi nella sua mano e la freccia raggiunse velocemente il bersaglio, colpendolo nella parte alta della spalla dietro la testa.
 Centro!, grid Catone, con il cuore che gli batteva forte per lo stupore e l'orgoglio. Guard Macrone. Ho fatto centro. Hai visto?.
 Macrone stava mirando attentamente al proprio bersaglio e rispose a denti stretti. La fortuna del principiante!. Il centurione scocc la sua prima freccia, e imprec poich non era andata a segno. Catone si volt verso Otone ma il tribuno era concentrato sulla selvaggina che correva verso di lui. Per un attimo Catone osserv con ammirazione mentre il giovane scoccava freccia dopo freccia in rapida successione, senza fermarsi mai a gioire per un colpo andato a segno o a imprecare per un altro mancato per poco. Era come se fosse nato per essere un arciere, pens Catone.
 Catone, tieniti pronto, lo incit Macrone. Ti perderai tutto il divertimento!.
 Si concentr nuovamente sull'arco, sollevandolo mentre le dita armeggiavano, cercando una nuova freccia. C'era tempo solo per altri tre tiri prima che il maestro di caccia gridasse l'ordine di fermarsi. L'improvvisa immobilit dopo l'azione convulsa fu sconvolgente e per un attimo gli ufficiali fissarono il campo aperto cosparso di frecce piumate e dei corpi degli animali abbattuti, alcuni che ancora si contorcevano sanguinando.
 Poi un ufficiale lanci un grido acuto e alz in aria il braccio col pugno chiuso. L'urlo ruppe il silenzio carico di tensione e altri fecero altrettanto o si girarono verso i loro compagni per vantarsi della buona caccia.
 Cos'hai fatto?, chiese Macrone.
 Un solo tiro al cinghiale. Gli altri sono stati colpi andati a vuoto. Catone schiocc la lingua.
 Quel bestione deve averti scombussolato la mira.
 Macrone indic il cervo, che adesso giaceva immobile, la testa piegata di lato e la lingua penzoloni dalla bocca aperta.
 Macrone, un pensiero gentile. Ma i colpi a vuoto sono venuti dopo il cinghiale, e quello  venuto dopo il cervo. Non c' bisogno di trovarmi delle scuse. Avr pi fortuna usando una lancia contro i cinghiali, da adesso in poi.
 Macrone si sporse oltre Catone. E tu, signore?.
 Il tribuno Otone batt sulla faretra vuota. Finite. Un peccato, dal momento che stavo iniziando a riscaldarmi per benino.
 Buon per te. Allora, quanti centri?
 Quanti?. Otone alz un sopracciglio. Che domanda, tutti, ovviamente.
 Il maestro di caccia richiam i suoi uomini che entrarono nella zona dove erano stati uccisi gli animali. I battitori tornarono alle loro postazioni iniziali per preparare la caccia successiva. Gli animali che erano sopravvissuti all'imbuto furono spinti nelle gabbie, con i cervi e i cinghiali tenuti in disparte. L'essere scampati era solo una questione momentanea. Mentre alcuni uomini raccoglievano le frecce che avevano mancato il bersaglio ed estraevano quelle restanti, altri cominciarono a trasportare le carcasse in un luogo vicino ai carri per iniziare il lavoro ingrato di togliere le interiora. I servi riempirono nuovamente le faretre degli ufficiali perch fossero pronte per la battuta successiva.
 Durante il resto della mattinata Catone continu a mancare la maggior parte dei suoi bersagli nonostante si impegnasse a fondo per mettere in pratica il consiglio datogli dal tribuno Otone. Si sentiva profondamente frustrato nel fare pochi progressi, se non addirittura nessuno, e prima della fine inizi a sviluppare un odio assolutamente irrazionale nei confronti dell'arco che sembrava voler resistere ai suoi tentativi di padroneggiarlo. Macrone ebbe molta pi fortuna e le sue allegre chiacchiere diedero sui nervi a Catone mentre a mezzogiorno si avviavano al carro delle vivande.
 I cervi erano appesi a strutture di legno, con gli arti aperti e uno squarcio scuro sulla pancia. Le loro interiora erano ammucchiate a poca distanza, un ammasso lucente di colore grigio e viola che aveva gi attratto i corvi che beccavano selvaggiamente l'inatteso premio. Tre cinghiali giacevano di lato accanto ai cervi. Era stata ucciso un certo numero di lepri che venivano gettate ai cani da caccia portati dall'accampamento per il divertimento del pomeriggio. Ringhiavano mentre si litigavano gli scarti sanguinanti della pelliccia e della carne degli animali.
 Ceste di pane e formaggio vennero sistemate sul terreno per gli ufficiali e mentre quelli parlavano della caccia della mattina, vennero fatti passare otri di vino. Catone fece del suo meglio per unirsi alla conversazione di Macrone con alcuni degli altri ufficiali, ma la sua deplorevole prestazione lo faceva sentire vagamente come un impostore e si dovette accontentare di fare qua e l un cenno col capo e un sorriso di circostanza, rimanendo ai margini della discussione. Allo stesso tempo, osserv i suoi compagni con occhio critico e not quelli che si vantavano apertamente, o sembravano ansiosi di piacere, e quelli che partecipavano alla conversazione con la diffidenza dei soldati di professione. Sarebbe stato utile per conoscere di pi le qualit degli uomini a fianco dei quali combatteva.
 Un improvviso trambusto presso il collo dell'imbuto attir l'attenzione di Catone che vide due soldati mentre trascinavano quella che, a prima vista, sembrava un'altra carcassa proveniente dalla zona dove erano stati uccisi gli animali. Poi si mosse e Catone vide un volto circondato da capelli coperti di fango che guardava in alto dalle pieghe di un mantello di pelliccia.
 Cos'?, osserv Macrone. Sembra che proprio i ragazzi abbiano trovato un prigioniero.
 Gli ufficiali rimasero in silenzio mentre il nativo veniva strattonato e trascinato ai piedi del generale e gettato a terra. L'uomo si gir su un fianco e gemette mentre Ostorio chiedeva un resoconto ai soldati.
 Lo abbiamo trovato che si nascondeva vicino al crinale, signore. Laggi in fondo alla valle. Disteso tra l'erica.
 Non ha cercato di scappare?
 Assolutamente, signore. Lo circondavamo tutti. Non ne aveva la possibilit.
 E non ha cercato di resistere?
 Non poteva, signore.  stato ferito. Guarda qua. Il legionario si chin sul prigioniero e afferrandogli il braccio, glielo sollev perch il generale lo vedesse. C'era un buco scuro, ricoperto da una crosta, a seguito di una grossa ferita da pugnale sul bicipite. Ostorio lo esamin brevemente prima di parlare.
 Sembra che sia stato provocato da una delle nostre armi. Molto probabilmente come risultato di un scontro con alcuni dei nostri esploratori.  uno degli uomini di Carataco.
 Otone si avvicin a Catone e mormor: Come pu dire se  stata un'arma romana?
 I Siluri combattono come le altre trib in Britannia: amano la spada lunga. Ci fa s che si abbiano ferite da taglio. Non sono piacevoli a vedersi. Tanto sangue e un grosso sfregio. Invece i nostri uomini sono addestrati a usare la punta, cos si finisce per avere ferite simili a quella. Non fanno tanta impressione, ma la lama del coltello va pi in profondit rispetto a un fendente, e tende a provocare un danno maggiore.
 Capisco, disse il tribuno.
 Cosa devo fare con lui, signore?, chiese il legionario. Portarlo all'accampamento? Se riusciamo a sistemargli la ferita, potrebbe valere un prezzo ragionevole.
 Ostorio si sfreg il mento mentre considerava il destino dell'uomo disteso davanti a lui. Il siluro stava borbottando qualcosa nella sua lingua frammisto ai lamenti provocati dalla ferita e dal rude trattamento ricevuto dai legionari che lo avevano scoperto.
 Qualcuno capisce questo dannato zoticone?. Si guard attorno rivolto ai suoi ufficiali e uomini. Allora?.
 Nessuno replic e il generale abbass lo sguardo in modo sprezzante verso il nativo. Allora, un altro prigioniero non mi serve a nulla. Ne abbiamo gi abbastanza, e presto ne avremo molti di pi da vendere ai mercanti di schiavi. Una volta che ci saremo occupati di Carataco. Ma questo qui pu aggiungersi al divertimento del giorno.  ora che ai miei segugi sia fatto fare un po' di esercizio.
 Catone si sent rizzare i peli del collo per un brutto presentimento mentre il generale si rivolgeva al maestro di caccia.
 Useremo questo qua. Alzatelo e portatelo nell'imbuto. Lo faremo partire per primo poi gli aizzeremo i cani.
 Catone fece un passo avanti. Signore, aspetta.
 Ostorio si volt verso di lui con un cipiglio. Cosa c', prefetto Catone?
 Abbiamo esploratori indigeni al campo. Possono essere d'aiuto per l'interrogatorio del prigioniero.
 Non ci sar alcun interrogatorio.
 Ma potrebbe fornirci informazioni su Carataco, signore. Potrebbe avere almeno qualche idea di dove si diriga il nemico.
 Ostorio si strinse nelle spalle. Gli esploratori lo scopriranno abbastanza presto. Non abbiamo bisogno di questa feccia. Pungol il siluro con la caliga. L'uomo aveva capito che la sua sorte era in bilico e che era Catone che stava cercando di salvarlo. Si trascin pi vicino al prefetto e alz le mani imploranti mentre continuava a borbottare.
 Perch aspettare che gli esploratori facciano rapporto, signore, se quest'uomo potrebbe darci la risposta oggi?
 Perch questo essere diabolico potrebbe facilmente dirci una bugia come la verit. Incroci le braccia e continu, sogghignando leggermente. Adesso, se abbiamo finito, Catone, vorrei continuare con le cose da fare.
 Catone non desiderava affatto vedere il prigioniero sbranato dai cani ma si rese conto che aveva gi messo alla prova il carattere irascibile del generale fino a dove era saggio spingersi. Abbass lo sguardo un'ultima volta verso il poveretto rannicchiato vicino alle sue calighe e guard altrove vedendo che tremava dalla testa ai piedi. Prima che potesse protestare ulteriormente, Ostorio schiocc le dita ai legionari e i soldati afferrarono l'uomo, mettendolo in piedi e spintonandolo verso i pannelli di vimini. Gli ufficiali li seguirono e si misero in fila ai lati per avere una buona visuale di ci che sarebbe accaduto.
 Macrone raggiunse il suo amico e mormor: Cosa stai cercando di fare?
 Salvare la vita a quel prigioniero.
 Bene, non hai ottenuto altro che far girare i coglioni al vecchio. Per gli di! Pensavo fossi io l'unico a dover tenere a bada la lingua.
 I legionari trattennero l'uomo per le braccia, causandogli una smorfia di dolore quando gli schiacciarono la ferita. Sangue fresco inizi a colare da sotto le croste.
 Portate i segugi!, ordin Ostorio.
 Il maestro di caccia gesticol in direzione di due dei suoi uomini che tolsero la catena ai cani. C'erano sei grossi cani da caccia pelosi allevati dai nativi. Li condussero al guinzaglio, il cuoio arrotolato stretto nei pugni poich i cani tiravano.
 Fate loro sentire l'odore della preda!.
 Il maestro di caccia avvicin il prigioniero, prese il pugnale e tagli una grossa striscia del suo mantello. Rinfoder il coltello e ritorn dai cani, tenendo il pezzo di stoffa sotto il loro muso mentre annusavano impazienti. In quel momento il siluro comprese del tutto ci che stava per accadere e guard al di sopra della spalla verso il generale supplicando di risparmiargli la vita.
 Liberatelo, disse Ostorio con indifferenza.
 I legionari fecero come era stato ordinato loro e si allontanarono. Il siluro osserv i volti dall'una e dall'altra parte, cercando invano un segno d'aiuto. Il generale alz una mano e indic il fondo lontano della valle. Corri... corri!.
 Il prigioniero non si mosse, finch uno dei legionari non prese la spada e gliela brand davanti alla faccia.
 Catone fece un respiro profondo e borbott: Hai sentito il generale, stupido bastardo. Corri!.
 Il nativo fece qualche passo vacillante nell'imbuto e poi aument l'andatura e all'improvviso scatt, correndo veloce nel prato macchiato di sangue. Il maestro di caccia fece avanzare i segugi e guard il generale con aria interrogativa. Adesso, signore?
 Non ancora. Diamo a quell'uomo una possibilit. O almeno, lasciamo che pensi che ne abbia una, aggiunse con crudelt. Il siluro aveva quasi raggiunto l'imboccatura dell'imbuto quando Ostorio diede l'autorizzazione. Immediatamente vennero tolti i guinzagli dai collari dei segugi e questi si lanciarono nell'imbuto dietro al siluro. Catone comprese che lo avrebbero acchiappato molto prima che fosse stato in grado di raggiungere il margine della foresta. Il siluro si guard indietro, vide i cani, e ruzzol, facendo ridere la maggior parte degli spettatori. La risata si spense loro in gola quando il primo segugio all'improvviso si ferm e abbass la testa nell'erba e ne venne fuori con le fauci insanguinate. Gli altri cani interruppero la caccia per unirsi a lui e Catone si rese conto che si erano probabilmente imbattuti nei resti di uno degli animali precedentemente uccisi.
 Nel frattempo il siluro era di nuovo in piedi e stava scappando.
 Il bastardo sta fuggendo!, grid qualcuno.
 Ma Catone sapeva che quell'uomo aveva torto. Il primo dei segugi stava gi riprendendo la caccia. Poi l'attenzione di Catone fu catturata da uno degli ufficiali vicino a lui. Era Otone e Catone lo vide sollevare un arco. Accadde poco prima che il prefetto ne fosse consapevole. Una freccia si libr nell'aria attraverso il prato e colp il siluro dritto alla schiena, dietro al cuore. Cadde in ginocchio, una mano che stringeva debolmente l'asta prima che questa si rovesciasse di fianco, mentre lui prima cadde di faccia sul prato e poi rimase immobile.
 Per gli di!. Macrone scosse la testa in segno di ammirazione. Cinquanta, sessanta passi, e lo ha colpito al cuore.
 Catone non pot condividere l'ammirazione dell'amico. Si volt verso il tribuno e lo guard da vicino prima di parlare in un tono neutro. Un assassinio per compassione?.
 Otone ricambi lo sguardo. Ci sono delle morti da cui un uomo dovrebbe essere risparmiato, perfino un nemico.
 Per non farsi scoraggiare dalla delusione riguardo alla sorte del prigioniero, il generale diede ordine di far cominciare la caccia al cinghiale. I cavalli furono fatti avanzare e gli ufficiali presero le lance da caccia e montarono. C'erano solo quattro cinghiali che erano precedentemente sopravvissuti all'imbuto quel giorno e furono liberati uno alla volta per centellinare il divertimento. Nervose e stremate, le bestie diedero un misero spettacolo e furono velocemente travolte e infilzate dalle lance, senza che nessun cavallo o cavaliere si ferisse.
 A met pomeriggio i pannelli erano stati ripiegati e la cacciagione della giornata ammucchiata sul pianale di un carro, quando la colonna lasci la valle e fece ritorno per riunirsi all'esercito. Giunti in prossimit della porta pi vicina Catone vide la retrovia di una colonna di legionari che entravano nell'accampamento, l'equipaggiamento che pendeva dal giogo da marcia poggiato sulle loro spalle.
 Sembrano essere i ragazzi della Nona, disse Macrone e, accanto a Catone, il giovane tribuno si raddrizz sulla sella, gli occhi illuminati dall'eccitazione.
 Ed  cos!.
 Senza ulteriore indugio, Otone afferr saldamente le redini e fece scartare il cavallo di lato alla colonna, spronandolo al galoppo.
 Alquanto impaziente, vero?, disse Macrone.
 S, e oserei dire che non  perch non veda l'ora di ricongiungersi al primo comando dove non dipende da nessuno quanto alla prima persona che dipende da lui.
 Macrone lo guard in modo tollerante. Il ragazzo non pensa, comment. Al generale non piacer.
 Com'era prevedibile, al rumore degli zoccoli che battevano sul terreno Ostorio si era voltato sulla sella, proprio in tempo per vedere il tribuno che passava al galoppo.
 tribuno otone!, grid Ostorio.
 Per un attimo Catone fu certo che il tribuno avrebbe proseguito, ma prevalse il buon senso, tir le redini e fece girare il cavallo.
 Dove pensi di andare?, chiese il generale.
 Col tuo permesso, signore. Quelli sono i miei uomini, e mia moglie  con loro.
 Non c' alcuna ragione perch tu ti comporti come uno scolaretto eccitato! Non ho intenzione di avere i miei ufficiali che scappano da una parte all'altra come cani in calore. Che effetto far agli uomini? Rientra nei ranghi, tribuno Otone. Ti avverto. Non darmi nessun altro motivo per riprenderti o ci saranno pesanti conseguenze. Sono stato chiaro?.
 Otone chin il capo e mormor delle scuse. Con un ultimo sguardo agli ultimi legionari che entravano nell'accampamento, ricondusse al trotto il cavallo lungo la colonna e si riun a Catone e Macrone. Nessuno parl finch non raggiunsero il campo e passarono la porta. I rinforzi della Nona Legione si stavano riposando su entrambi i lati della via principale occupando l'accampamento fino al quartier generale. Si erano tolti i gioghi e stavano in piedi stiracchiando la schiena, o seduti dove il terreno era stato smosso non troppo malamente. I quattro centurioni a capo delle coorti stavano attendendo a met della colonna accanto a un carro coperto e salutarono Ostorio mentre si avvicinava a cavallo. Il generale conged con un gesto della mano il resto della comitiva di caccia, e fece segno a Otone di raggiungerlo, prima di rivolgere nuovamente l'attenzione al centurione pi vicino.
 Mi aspettavo che raggiungeste l'accampamento prima.
 Chiedo scusa, signore, ma abbiamo dovuto tenere l'andatura del carro. Punt il pollice oltre la spalla. Catone vide che c'erano due mezzi di trasporto oltre i consueti convogli dei rifornimenti. Uno aveva una grossa giara per il vino dipinta sul telone di copertura, con la scritta Ipparco, fornitore di vino agli di!. L'altro era una carrozza coperta da pelle di capra la cui apertura posteriore aveva un lembo chiuso da lacci. Osservando, not una mano dall'aspetto delicato che li stava sciogliendo.
 Ostorio inspir profondamente e si rivolse ai centurioni. Il prefetto del campo vi ha gi assegnato lo spazio dove allineare le tende?
 Lo sta facendo ora, signore. Sta spostando alcuni dei civili al seguito del campo.
 Catone scambi uno sguardo stanco con Macrone e sospir. Ci sarebbero state lamentele da parte dei civili di cui si sarebbero dovuti occupare.
 Molto bene. Tribuno Otone!.
 Signore?
 Prendi il comando dei tuoi uomini. Montate le tende e poi fate rapporto al quartier generale per ritirare le razioni dal quartiermastro.
 S, signore.
 Ostorio diede un colpetto con le redini e trott alla testa della comitiva di caccia, mentre Otone scivol dalla sella e con i piedi sguazz nel fango arrivando a terra. Catone e Macrone stavano oltrepassando la carrozza quando il lembo si apr e una testa e delle spalle emersero dal buio dell'interno.
 Poppea, amore mio. Otone fece un ampio sorriso, deliziato.
 Un servo accorse svoltando da dietro la carrozza e abbass degli scalini di legno per far scendere la sua padrona. Quando comparve completamente alla vista, Macrone trattenne il fiato.
 Adesso capisco perch il nostro ragazzo era cos impaziente.
 Catone annu mentre faceva scorrere lo sguardo sulla donna. Era alta e snella, con capelli di colore biondo fulvo intrecciati dietro gli orecchi delicati. Gli zigomi erano alti e i suoi lineamenti finemente proporzionati come in una scultura perfetta. Ma fu sorpreso. Poppea era bella, certo, ma era chiaramente pi grande di parecchi anni del suo nuovo marito. Quando poggi gli occhi su di lui sorrise e questo le trasform cos completamente il viso che si illumin in contrasto con lo sfondo di fango e tende. Prima che Catone potesse fare qualunque commento a Macrone, sent delle grida provenire da davanti a lui e vide uno degli addetti al quartier generale correre verso il generale. Si ferm al suo fianco e parl in fretta. Il generale fece bruscamente alcune domande all'uomo prima di congedarlo e rivolgersi alla comitiva di caccia che si era fermata alle sue spalle.
 Ufficiali! Da me!.
 Catone e Macrone raggiunsero gli altri, spronando i loro cavalli per radunarsi intorno al generale. Ogni traccia di stanchezza era scomparsa dal viso di Ostorio mentre scrutava attentamente la loro espressione.
 Gli esploratori hanno trovato Carataco!  andato a rintanarsi su una collina a due giorni di marcia da qui.  nostro, signori! Finalmente  nostro.
...
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CAPITOLO SETTE.
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 Il generale smont sul lieve pendio a un centinaio di passi dall'argine del fiume che li separava dall'esercito di Carataco. Le acque scorrevano veloci per un certo tratto, violenti mulinelli rivelavano la presenza di grosse rocce nascoste sotto la superficie. Nella sua parte pi stretta il fiume misurava circa sedici piedi con gli argini scoscesi su entrambi i lati tanto da rappresentare un difficile ostacolo per qualsiasi soldato con un'armatura pesante che avesse tentato di attraversarlo. Ulteriori difficolt erano date dai pali che i Siluri avevano conficcato nel letto del fiume in ogni punto dove era possibile guadarlo.
 Il prefetto Orazio si mordicchi le labbra. Sar una cazzo di impresa passare dall'altra parte.
 Proprio cos, ne convenne Macrone. Ma  l'ultima delle nostre preoccupazioni.  quello che ci aspetta dall'altra parte che mi spaventa.
 Gli ufficiali che gli erano pi vicini e avevano sentito il commento spostarono lo sguardo verso la collina massiccia che risaliva ripida dall'argine opposto. In alcuni punti si gettavano nell'acqua veri e propri dirupi. Dove era possibile scalare le pendici della collina il nemico aveva impilato macigni per creare una rozza fortificazione. Una seconda fila di ostacoli correva lungo la sommit dell'altura dove questa iniziava ad addolcirsi sulla cima, a circa quattrocento o cinquecento piedi sopra il fiume, stim Catone. I guerrieri nemici erano allineati lungo le fortificazioni, a migliaia, lanciando occhiatacce contro l'esercito romano che costruiva il campo sul terreno leggermente ondulato a un quarto di miglio oltre il fiume. Uno stendardo verde con quella che sembrava essere una specie di bestia rossa alata sventolava nella brezza che soffiava sulla cima della collina. Al di sotto stava un gruppo di uomini, con mantelli di un colore marrone rossiccio e le brache disegnate preferite dai guerrieri nativi, a osservare gli ufficiali romani sottostanti.
 C' Carataco. Catone indic il gruppo.
 Macrone guard di sottecchi gli uomini sotto lo stendardo. Senza dubbio sta gongolando per la sfida che ci ha lanciato. Cancelleremo presto il sorriso dalla faccia di quel bastardo.
 Orazio si schiar la gola e si pieg di lato per sputare per terra. Non esserne cos sicuro, Macrone. Ha scelto un buon terreno dove sistemarsi. Sta trasformando la collina in una dannata fortezza.
  pur sempre una collina, signore, afferm Macrone. Il che significa che ci deve essere un modo per aggirare le fortificazioni che ha fatto.
 Lo pensi davvero? Guarda di nuovo.
 Macrone scrut il paesaggio davanti a lui. La collina si estendeva per almeno un miglio e mezzo prima di cadere a strapiombo su ogni lato, e il fiume ne seguiva i contorni, fungendo da fossato naturale per la fortezza improvvisata. Cosa c' all'estremit della collina?.
 Catone si strinse nelle spalle.  quello che tutti si chiedono. Indic lo squadrone di cavalieri ausiliari che procedeva con cautela lungo l'argine del fiume. Venivano seguiti come un'ombra sull'argine opposto da un gruppo di nativi con armature leggere che agilmente camminavano di pari passo con i Romani. Non lo sapremo finch gli esploratori non faranno rapporto al generale.
 Il tribuno Otone era restato in piedi a breve distanza da loro, scrutando la posizione nemica, e venne a unirsi a Catone e agli altri. Indossava un pettorale in argento con un elaborato disegno di cavalli rampanti inciso su di esso. Le strisce lucide del suo corsetto di cuoio brillavano al sole e il suo mantello era pulito e privo di quelle sfilacciature o piccoli strappi che guastavano i mantelli degli altri ufficiali. Anche il resto della sua armatura ed equipaggiamento era altrettanto nuovo e per finire indossava calighe di pelle tinte di rosso che si allacciavano sopra lo stinco.
 Lucente come un denario nuovo di zecca, mormor Macrone scuotendo la testa con disapprovazione. Si far notare come un cazzo eretto nella sala per i massaggi di un eunuco. Ogni guerriero siluro che valga il pane che mangia andr a caccia della sua testa.
 Catone dovette concordare. Subito dopo aver messo piede per la prima volta sul suolo britannico, aveva scoperto la passione dei nativi di collezionare la testa di coloro che sconfiggevano in battaglia. La testa di un ufficiale romano era un trofeo molto ambito da mostrare nelle loro rozze capanne fatte di canniccio ricoperto di argilla e fango e con il tetto di paglia. Con il suo bell'aspetto e l'elmo lucente con la cresta di un rosso acceso, Otone avrebbe attirato l'attenzione di ogni guerriero siluro che lo avesse visto.
 Salve, ragazzi!, esclam salutando con la mano Otone, camminando a grandi passi verso di loro. Bisogna ammetterlo, questi nativi hanno buon occhio per il terreno. Ma scommetto che non saranno all'altezza degli uomini della Nona, o anche delle altre legioni. Appena il generale dar l'ordine faremo filar via Carataco e i suoi da quella collina.
 Veramente?. Orazio inspir aria tra i denti. Catone vide l'irritazione che gli alter l'espressione per un attimo prima che sorridesse al tribuno come se niente fosse. Bene, sarei pi che felice per te e i tuoi uomini se mostraste a noi tutti come si dovrebbe fare il lavoro. Perch non chiedi al generale l'onore di guidare l'attacco? Sono sicuro che resterebbe colpito.
 Otone consider brevemente l'idea. Perch no? Sarebbe ora che avessi l'occasione per fare il mio dovere.
 Perch no?. Macrone si accigli. Perch non ci si apre faticosamente un varco tra i nemici come capita, signore. C' un modo corretto per farlo. E uno sbagliato. Si rivolse a Catone. Non  cos, signore?.
 Catone cap velocemente il significato implicito del commento del suo compagno. Annu e si rivolse al tribuno in tono gentile. Questa  la tua prima battaglia, suppongo.
 Ebbene s,  cos.
 Allora cogli l'occasione per guardare e imparare. Puoi metterti alla prova un'altra volta. I buoni soldati imparano dall'esperienza. O ne pagheranno le conseguenze.
 Otone lo guard gravemente e si volt indietro per scrutare la posizione nemica. Capisco.
 Un attimo dopo il generale Ostorio decise che ne aveva avuto abbastanza. Ripart ordini secchi ai picchetti affinch si posizionassero lungo l'argine del fiume prima di montare a cavallo e ritornare al campo. Gli ufficiali del suo stato maggiore scattarono al suo seguito e gli altri furono lasciati a valutare ancora un po' le enormi difficolt che avevano davanti, prima di girarsi e tornare alle loro unit. Gli uomini lavorarono duramente per costruire il fossato e il terrapieno che circondavano la vasta zona necessaria alle due legioni, al distaccamento della Nona, alle otto coorti di truppe ausiliarie, al convoglio delle salmerie e ai civili al seguito. Era pi una modesta citt che un accampamento, riflett Catone avvicinandosi alla porta principale. I sostegni della torre erano gi stati conficcati nel terreno e gli uomini erano impegnati a spostare e a sistemare con cautela le traverse. Quando raggiunsero il luogo dove erano allineate le tende delle coorti della Nona, Otone salut con la mano e spron il cavallo al trotto dirigendosi verso la tenda del suo comando, la prima a essere stata montata dagli uomini che poi si erano dedicati alle loro molto pi modeste dove otto uomini dormivano guancia contro guancia.
 Il ragazzo non vede l'ora di tornare da sua moglie, sogghign Macrone. Non che io possa dirlo come persona sposata, ma riesco a comprendere i vantaggi di avere la propria moglie con s in una campagna militare. Ti fa risparmiare una fortuna, aggiunse strizzando maliziosamente l'occhio.
 Non ne so nulla, disse Catone. Sembra il genere di donna che  costoso mantenere.
 Esclusa la tua gentil signora, citami un'aristocratica che non lo .
 Catone sorrise. E questo, amico mio,  solo uno dei motivi per cui l'ho sposata. Riguardo agli altri... non chiederli.
 Ti piacerebbe. Macrone cavalc per un po' in silenzio prima di aggiungere: Hai ricevuto notizie di recente?
 Non da quando siamo sbarcati.
 Che  stato circa cinque mesi fa.
 Catone si strinse nelle spalle. Siamo in guerra nell'angolo pi remoto del mondo conosciuto. Potrebbero volerci mesi prima che una lettera mi arrivi da Roma.
  vero. Ma sono sicuro che sta bene. Giulia  una ragazza sana. E leale come un veterano. Non che io stia insinuando che ci sia qualche dubbio....
 Ecco, s. Appunto, rispose Catone in modo brusco. Ma non posso mettermi a pensare a questo. Non adesso. Almeno finch non avremo sconfitto Carataco.
 Macrone annu ma guard il suo amico di sottecchi, per nulla infinocchiato dalla risposta sprezzante di Catone. Il ragazzo aveva trovato il suo amore, ed era fatto consueto nella vita militare che fosse stato costretto a lasciarla a casa dopo solo pi o meno un mese dal loro matrimonio. Era possibile che passassero anni prima che Catone potesse rivederla. Poteva accadere di tutto in quel lasso di tempo, pens tristemente Macrone mentre raggiungevano il luogo dove erano allineate le tende del distaccamento della scorta alle salmerie.
 Mentre la luce si affievoliva e diventava buio e non c'erano segni di alcun attacco imminente, la maggior parte dei guerrieri nemici inizi a sgattaiolare via dalle barricate, scalando il pendio verso l'accampamento sulla sommit della collina. Quando il sole tramont vennero accesi i fuochi e il bagliore delle fiamme ricopr il crinale. I soldati romani lungo l'argine del fiume poterono solo scorgerne il gran numero di fronte in lontananza. Mentre la maggior parte non proferiva parola, ogni tanto venivano lanciati insulti da una parte all'altra dell'acqua finch un optio, senza nessuna ironia, url ai suoi uomini di continuare a fare la guardia in silenzio. Indistinti frammenti di canzoni e risate arrivarono gi dal pendio mentre Carataco e i suoi guerrieri si eccitavano con l'alcol prima della battaglia che aspettavano per il giorno seguente.
 Nell'accampamento romano gli animi erano pi pacati, pi risoluti, mentre i soldati compivano le abituali operazioni quotidiane della vita militare. Una volta montate le tende, prepararono il semplice pasto serale prima che quelli assegnati per primi alla guardia indossassero l'armatura, prendessero le armi e marciassero verso le loro postazioni. I loro compagni sedevano accanto ai fuochi per cucinare, pulendo gli equipaggiamenti e affilando le armi per l'imminente combattimento. In generale parlavano a voce bassa e quei soldati che ancora non avevano sperimentato in una battaglia cruenta il loro duro addestramento sedevano in silenzio, facendosi coraggio e cercando di accantonare le loro paure: la paura della morte, la paura di una ferita invalidante, la paura del terribile e freddo affondo di una lancia, una spada, una freccia nemiche, o del colpo violento di una fionda; e peggiore di tutte, la paura di non essere in grado di nascondere il proprio terrore davanti ai compagni. Altri sedevano con i veterani, sinceramente desiderosi di avere consigli e indicazioni su come affrontare al meglio ci che stava per accadere. Il consiglio era sempre lo stesso. Fidarsi del loro addestramento, confidare negli di e uccidere ogni singola cosa vivente che capitasse sul loro cammino.
 Nella tenda del comando gli animi erano altrettanto cupi mentre lo stesso generale con gli ufficiali anziani rifletteva sugli avvenimenti dell'indomani. I suoi subordinati erano seduti su sgabelli e panche lungo il perimetro della tenda. La luce pallida delle lampade a olio aument il senso di scoramento allorch il generale si rivolse loro.
 Le ronde della cavalleria hanno seguito il fiume per circa quindici miglia da una parte e dall'altra. Sembra che non ci siano punti in cui l'esercito possa farcela ad attraversarlo. Se togliamo il campo e seguiamo il fiume finch riusciamo ad aggirare la posizione di Carataco, allora sar costretto di sicuro ad abbandonare la collina e continuer a ritirarsi. Tuttavia, mentre si ritira sulle sue linee di rifornimento in territorio ordoviciano noi allunghiamo le nostre, cos che adesso il vantaggio logistico appartiene al nemico. Abbiamo gi visto come sia riuscito facilmente a sfuggirci durante le precedenti campagne. Ostorio fece una pausa, prima di continuare con trasporto. Non voglio passare un altro anno su queste desolate montagne a dar la caccia ai fantasmi. Non voglio vedere le nostre legioni e le coorti ausiliarie che versano lentamente il loro sangue fino alla morte impegnate in infinite schermaglie e incursioni. Gli di ci hanno messo davanti Carataco e noi gli daremo battaglia qui. Non gli dar nessuna scusa per farci perdere le sue tracce e fuggire. Ci ha offerto di combattere alle sue condizioni, e che ci piaccia o no, questo  ci che dobbiamo accettare, signori. Gir lo sguardo lungo tutta la tenda per essere sicuro che le sue intenzioni fossero state comprese. Poich questa  la situazione, siamo obbligati ad attaccare frontalmente attraversando il fiume. Ho deciso che la prima ondata proceder domani a mezzogiorno. Ci ci dar il tempo di posizionare l'artiglieria per colpire le loro barricate. Una volta aperte alcune brecce saremo in grado di sfondare e prendere la collina... Domande?
 Tante, sussurr Macrone a Catone. Ma so che  pi saggio non farne.
 Allora dovr pensarci io, disse Catone piano. Si pieg in avanti sul suo sgabello e alz una mano per attirare l'attenzione del generale.
 Ostorio lo guard e chiuse le mani dietro la schiena. Prefetto Catone, cosa devi dire?
 Signore, la prima linea di barricate  esattamente nel raggio di gittata della nostra artiglieria. Ma non la seconda. Non saremo in grado di buttarla gi.
 Me ne rendo conto. I nostri uomini dovranno aprirsi un varco nelle loro fortificazioni.
 Ma per farlo, dovranno guadare il fiume, cercare un passaggio attraverso i pali che si trovano nel suo letto, risalire all'estremit dell'argine, e scalare la collina con l'armatura completa. Poi dovranno aprirsi una breccia nella prima linea e risalire la parte restante del pendio fino alla seconda. Senza dubbio saranno sottoposti ai lanci simultanei di proiettili del nemico mentre procederanno. Signore, ci scommetterei che quando avranno raggiunto la seconda linea saranno troppo stremati per combattere.
 Nonostante ci, combatteranno. E sfonderanno, risultando vittoriosi.
 Ma di sicuro le perdite saranno pesanti, signore. Molto pesanti.
 Potrebbe essere. Se questo  il prezzo da pagare per sconfiggere definitivamente Carataco allora  un prezzo che vale la pena pagare. Ma non c' bisogno che tu te ne preoccupi eccessivamente, prefetto Catone. Dopo tutto, tu e i tuoi uomini sarete di guardia al convoglio delle salmerie e non prenderete parte affatto alla battaglia. Non riporterete alcun danno.
 Alcuni ufficiali non poterono fare a meno di sorridere al commento e Catone sent montargli un'ondata di rabbia nel sangue. Potevano sentirsi offesi perch era stato promosso velocemente di grado, ma non avevano il diritto di prendere in giro il suo coraggio. Dovette sforzarsi per parlare con calma. In vista della sfida che l'esercito dovr fronteggiare domani, propongo rispettosamente che i miei uomini partecipino all'attacco, signore. Hanno gi dato prova di s contro il nemico.
 Non sar necessario. Penso che sopravvaluti le difficolt che dovremo affrontare. Inoltre, i tuoi uomini sono necessari qui. Mi renderebbe tranquillo sapere che il campo sar protetto da uomini che sono abituati a far fronte al nemico avendo un muro e una fortificazione tra di voi, come ne avete dato prova abilmente a Bruccium.
 Questa volta il generale era andato troppo oltre e, malgrado tutto il suo buon senso, l'orgoglio di Catone non avrebbe permesso che l'insulto fosse lasciato senza replica. Stava per rispondere ma Macrone gli diede all'improvviso una gomitata e sibil sottovoce: Lascia perdere, Catone.
 Per un istante Catone fu sul punto di fronteggiare apertamente il suo comandante. Poi ingoi l'orgoglio ferito e la rabbia e si calm, sistemandosi meglio sullo sgabello. Ostorio lo guard con disprezzo, poi spost lo sguardo tutt'intorno. Nessun'altro?.
 Era pi una sfida che una domanda, tutti nella tenda lo capirono e non desiderarono condividere lo sprezzante sdegno diretto a Catone. Ci fu silenzio. Ostorio annu.
 Molto bene. Allora l'attacco sar sferrato dai nostri legionari.  un compito troppo arduo per le coorti ausiliarie. Invece gli ausiliari lasceranno il campo protetti dall'oscurit e marceranno attorno alla collina per tagliare la via alla ritirata del nemico.
 Questo provoc mormorii sparsi tra gli ufficiali seduti all'interno della tenda. Le manovre notturne erano difficili da eseguire anche nelle condizioni migliori. I Romani conoscevano poco il territorio che dovevano coprire e sarebbero stati vulnerabili a qualunque imboscata che il nemico potesse organizzare. Ugualmente, le unit potevano perdersi e non raggiungere le postazioni in tempo. Era un'impresa rischiosa.
 Capisco le vostre preoccupazioni, disse Ostorio. Ma non dar a Carataco e ai suoi uomini nessuna scusa per abbandonare la loro postazione e fuggire. Se ci accadr per colpa della negligenza di uno qualsiasi di voi ufficiali, allora state certi che costui dovr risponderne a me, e all'imperatore. Ogni uomo far il suo dovere. Vi saranno consegnati i vostri ordini non appena i miei impiegati li avranno pronti per essere distribuiti. Potete andare, signori.
 Ritorn al suo scrittoio in fondo alla tenda e si sedette pesantemente sulla sedia ricoperta di cuscini. I suoi ufficiali si alzarono e si mossero verso i lembi aperti della tenda. Catone si trattenne, pronto anche allora a cercare di dissuadere il suo superiore, finch Macrone mormor: Non lo fare, signore.
 Catone lo aggred e parl a bassa voce. Perch mi hai fermato?
 Giove abbia piet... Ti stava provocando. Te ne rendi conto, no? Se avessi ribattuto, avresti soltanto fatto il suo gioco e ti saresti reso ridicolo davanti agli altri.
 Catone pens brevemente e annu. Hai ragione... Grazie Macrone.
 Mentre lasciavano la tenda, uno degli impiegati del generale li vide e con rispetto si fece largo tra gli ufficiali. Prefetto Catone, signore.
 Cosa c'?
 Un pacco di lettere arrivato con i rinforzi della Nona, signore. Questa  per te.
 Allung una busta ripiegata di pelle, sottile, chiusa con il sigillo di ceralacca della famiglia Sempronio. Il nome di Catone, il grado e il quartier generale di Camulodonum era scritti con un tratto nitido sopra il sigillo. Riconobbe all'istante che la calligrafia era quella di sua moglie Giulia, e sent il cuore balzargli in petto.
 Grazie. Sorrise all'impiegato, che fece un inchino e si volt per trovare il destinatario successivo di una delle lettere del pacco.
 Da Giulia?, chiese Macrone.
 Catone annu.
 Allora ti lascio perch tu possa leggerla. Sar alla mensa ufficiali.
 Fuori dalla tenda del generale si trovava uno spazio aperto circondato da altre tende che formava il quartier generale dell'esercito. La zona era illuminata dalle fiamme che salivano da bracieri di ferro. Era una notte calda e le uniche nubi erano lontane verso ovest, lasciando cos che le stelle brillassero in un cielo sgombro. C'era pace, e a Catone fece venire in mente l'ultima notte che aveva trascorso con Giulia a Roma, nella terrazza sul tetto della casa di suo padre. Essendo inverno, anche loro si erano riscaldati accanto a un fuoco, e l'un con l'altra, distesi a guardare il cielo. Sorrise teneramente a quel ricordo, prima che ritornasse l'ormai familiare struggimento al pensiero di lei.
 Avvicinandosi al chiarore del braciere pi prossimo, Catone sollev la lettera e tocc la ceralacca liscia attorno al sigillo di Sempronio, un delfino. Quindi stratton l'involucro di pelle e ruppe il sigillo, aprendo con cura l'involucro per estrarre i fogli di papiro dall'interno. Li inclin verso le fiamme e inizi a leggere. La lettera portava la data di appena due mesi dopo la sua partenza da Roma e aveva impiegato altri due mesi per arrivare a lui.
 Catone, marito mio carissimo,
 colgo l'occasione per scriverti dal momento che un conoscente di mio padre, che sta partendo per la Britannia e sa di te, ha chiesto se poteva farti avere un messaggio da parte mia. Il tempo  poco quindi temo di non riuscire a esprimere il vuoto che la tua assenza provoca nel mio cuore. Catone, tu per me sei tutto. Quindi prego tutti i giorni perch tu sia al sicuro e perch tu possa ritornare velocemente da me una volta completato il tuo servizio nell'esercito di Ostorio Scapula. So che potrebbero passare anni prima di poter essere nuovamente uno nelle braccia dell'altra, e so che devo essere forte e leale nel mio amore, e lo sar. E voglio, con tutto il cuore, che tu lo sappia.
 Le notizie a Roma sono che Ostorio sta cercando di concludere la campagna in Britannia in concomitanza con la fine del suo incarico da generale. Mio padre dice che l'imperatore ha lasciato intendere che una tale vittoria  degna di un'ovazione. Inevitabilmente i senatori voteranno a favore. Se sar cos, allora tu sei di sicuro tra quegli ufficiali che riceveranno quest'onore accanto a Ostorio a Roma. Prego che sia cos. Non c' nulla che tu meriti di pi per il servizio che svolgi per l'imperatore.
 Nel frattempo, l'imperatore diventa anziano e la citt  piena di voci su chi sar il suo successore. Anche se Britannico  il figlio naturale, sembra che la nuova moglie dell'imperatore stia facendo tutto quanto  in suo potere per dare una spinta a Nerone, suo figlio. Non posso dire che mi piaccia. Dispensa lodi e affetto per il padre adottivo in modo cos esagerato che si fatica a crederlo sincero. E dietro le quinte, dice mio padre, la vera lotta  tra i consiglieri pi intimi di Claudio, Pallante e Narciso, la tua vecchia conoscenza. Quando ci sar il nuovo imperatore probabilmente uno dei due non sopravvivr.
 Ma sono stanca di parlare di politica. Soprattutto perch ne ho scritto per farmi coraggio e darti una notizia molto pi importante per noi due.
 Io e mio padre abbiamo trovato una casa sul Quirinale che sar perfetta per noi. Di certo non un palazzo, ma una dimora ampia e ariosa, con un piccolo giardino interno. Una bella casa dove ritorner il mio amato marito, che, nel momento in cui ci avverr, sar pi che un marito. Catone, tesoro mio, aspetto un bambino. Ne sono certa. Il nostro bambino. Il tuo seme cresce dentro di me e mi fa sentire pi vicina a te, anche se tu sei ai confini dell'impero. Adesso devo finire questo messaggio, il mercante  pronto per partire. Te lo invio, con tutto il mio cuore, la tua amorevole moglie, Giulia.
 Catone sent un'ondata di entusiasmo e amore invadergli il cuore. Un bambino. Il loro bambino. Sarebbe nato in autunno. Catone avvert un senso di perdita. Non sarebbe stato con Giulia nel momento in cui sarebbe arrivato il bambino. In effetti era probabile che non avrebbe potuto vederlo per alcuni anni. L'attimo pass e la prospettiva di essere padre lo entusiasm oltre ogni dire e spazz via qualsiasi pensiero sulla stanchezza e sull'imminente battaglia. Rilesse la lettera, assaporando questa volta ogni frase, ogni parola, sentendo nella sua mente Giulia mentre le pronunciava. Alla fine la ripieg e la rimise nell'involucro prima di infilarla con cura nella sua cintura. Doveva dirlo a Macrone. Doveva condividere la sua gioia e dovevano festeggiare.
 La tenda montata per gli ufficiali dell'esercito era a breve distanza dal quartier generale e mentre Catone a grandi passi si avviava verso di essa, pot sentire il suono delle risate e la confusione delle chiacchiere vivaci. Ne fu sorpreso, considerato l'umore cupo di poco prima nella tenda del generale. Forse gli ufficiali stavano affogando la loro ansia nel vino e nella birra dolce preparata dai nativi che era diventata popolare tra i soldati in servizio in Britannia.
 Chinandosi per entrare dai lembi della tenda, Catone fu avvolto dall'aria viziata dell'interno. L'odore delle bevande mescolato al sudore degli uomini e all'odore acre del fumo della legna bruciata. Le voci degli uomini erano assordanti, ma l'attenzione di Catone fu attratta all'istante dalla persona che dominava la scena. Nel centro della tenda si trovava la moglie del tribuno Otone. Era circondata dagli ufficiali pi giovani e da una manciata di veterani pi anziani, piuttosto impacciati nel godersi il raro piacere di una compagnia femminile. Aveva appena finito di commentare qualcosa e gli uomini che aveva attorno ridevano di gusto. Accanto a lei, con il braccio a cingere delicatamente la sua vita, stava Otone, che sorrideva estasiato.
 E chi  questo tipo affascinante?.
 Catone scocc uno sguardo a Poppea e vide che lei gli sorrideva. Esit, ansioso di trovare Macrone e condividere la notizia, ma allo stesso tempo consapevole delle buone maniere in societ. Si avvicin alla donna, e gli ufficiali si fecero da parte lasciando uno spazio davanti a lui che le prese una mano e chin la testa. La sua pelle era morbida e bianca e, un attimo prima di sfilare la mano dal saluto rituale, lei strinse brevemente quella del prefetto.
 Prefetto Catone, mia signora. Comandante della Seconda Coorte Tracia di cavalleria.
 E guardiano della colonna delle puttane dell'esercito!, esclam una voce dalla folla.
 Ci fu un breve coro di risate da parte di alcuni ufficiali prima che Otone parlasse. E questa  mia moglie, Poppea Sabina.
  un piacere fare la tua conoscenza, prefetto. Come lo  conoscere ogni compagno del mio attuale marito.
 Catone stent a trovare una risposta appropriata e disse in modo un po' troppo espansivo: Il piacere  mio, mia signora.
 Parola di uomo felicemente sposato, replic lei con un sorriso malizioso. Bene, non voglio trattenerti.
 Catone chin il capo e indietreggi e lei riport l'attenzione sugli altri ufficiali. Lui si guard intorno e vide Macrone presso il bancone per la vendita del vino che comprava un piccolo fiasco dal mercante che aveva vinto il contratto per la fornitura della mensa. Macrone stava allungando il braccio per prendere il suo portamonete quando Catone lo raggiunse.
 Mettilo via. Questo lo offro io. Catone si rivolse al mercante. Qual  il tuo vino migliore?
 Signore?. Il mercante era un orientale dalla pelle scura, avvolto in una pesante tunica con copricapo, nonostante il calore che c'era dentro la tenda.
 Il tuo vino migliore. Cos'hai?
 C' l'Aretino, ma costa cinque denarii al fiasco.
 Catone frug nel portamonete e sbatt sul bancone le monete d'argento. Bene. Lo prendiamo.
 Un attimo prego. Il mercante si abbass sotto il bancone e si alz di nuovo, stringendo un'anfora in ceramica. Estrasse con cautela il tappo di sughero e riemp una brocca prima di riporre l'anfora nel suo posto sicuro.
 Cosa festeggiamo?, chiese Macrone con un'espressione disorientata.
 Catone non rispose ma riemp una coppa per ciascuno prima di porgerne una a Macrone. Ecco.
 Macrone scosse la testa. Per quale ragione, ragazzo?
 Sembra che stia per diventare padre... Salute!.
 Macrone alz le sopracciglia con sorpresa, prima che un'espressione di grande gioia gli alterasse i tratti del viso.
 Catone alz la coppa e bevve tutto d'un fiato, mandando gi l'eccellente vino come fosse acqua. Quando ebbe scolato l'ultimo goccio, mise la coppa sul bancone con un colpo deciso. Ahhhh!.
 Macrone fece un gran sorriso, mettendo in mostra i denti storti macchiati. Mand gi il vino in met tempo rispetto a quello impiegato dall'amico e poi strinse velocemente Catone in un forte abbraccio.
 Guarda guarda,  dannatamente meraviglioso, ragazzo! Una notizia dannatamente meravigliosa!. Liber Catone dall'abbraccio e indietreggi, sorridendo ancora. Quando?
 I-io non lo so. Giulia dice solo che aspetta un bambino.
  stupendo... Suppongo che questo faccia di me una specie di zio.
 Niente da fare!, scherz Catone. Giulia non vorr che il nostro bambino imprechi come un veterano ancor prima di imparare a camminare.
 Macrone ringhi e diede un pugno delicato al torace dell'amico.
 Signori!, chiam una voce dall'entrata della tenda della mensa. Tutti gli occhi puntarono verso l'impiegato che teneva un cestino con le tavolette di cera. Comandanti di unit! I vostri ordini!.
 L'atmosfera gioiosa si spense immediatamente mentre gli ufficiali pi anziani si raggruppavano attorno all'impiegato e aspettavano il loro turno per ricevere la tavoletta.
 Il sorriso di Catone svan.
 Non importa, ragazzo. Festeggeremo come si deve domani notte.
 S, annu Catone. Domani.
 Fece un respiro profondo e lasci Macrone a servirsi un'altra coppa di vino mentre lui attraversava la tenda e si univa agli altri che aspettavano di scoprire il proprio ruolo nell'imminente battaglia. Una battaglia che avrebbe vissuto da mero spettatore.
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CAPITOLO OTTO.
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 Mentre Catone e Macrone raggiungevano la tenda del comando della scorta al convoglio delle salmerie, Trace usc scostando i lembi della tenda, e il fuoco acceso all'esterno che era pi vicino illumin l'espressione preoccupata del suo volto.
 Prefetto, grazie agli di sei qui.
 Cosa succede?
 C' un uomo dentro. Si rifiuta di andar via.
 Macrone si accigli. Che uomo?
 Un mercante di vini, signore.
 Un mercante di vini?. Catone scambi un'occhiata perplessa con l'amico. Cosa ci fa un mercante di vini nella mia tenda a quest'ora?.
 Trace si mordicchi un labbro. Dice che l'ho imbrogliato, prefetto. Ti giuro che non  vero.
 Imbrogliato? Come?
 Dice che l'ho pagato con moneta falsa, e che  venuto per chiederti di condannarmi.
 Catone si ferm. Usare monete false era un reato capitale. L'imperatore non aveva in simpatia quei criminali che falsificavano monete su cui era stato coniato il suo volto. Quelle che lui aveva dato a Trace erano vere. Denarii nuovi di zecca. Non era possibile che fossero state contraffatte. Adesso doveva occuparsi dell'accusa mossa contro il suo servo prima di poter dormire un po'. Giocherell per un attimo con l'idea di cacciar via il mercante ma sapeva che questo significava soltanto che il mercante avrebbe presentato allora la sua rimostranza al quartier generale del suo comandante.
 Oh, molto bene, borbott. Macrone, avr bisogno che mi aiuti in questa faccenda.
 Io? Perch?.
 Catone lo guard con cognizione di causa. Perch hai ancora qualche moneta di quel gruzzolo che ho anch'io. Puoi confermare che sono vere.
 Trace sorrise con gratitudine e si spost da un lato per aprire i lembi ai due ufficiali. All'interno della tenda di comando di Catone c'era solo una persona seduta su uno sgabello. I due impiegati addetti ai documenti della coorte erano fuori servizio e le lavagnette incerate insieme ai fogli di papiro erano stati lasciati in mucchi ordinati perch se ne occupassero di nuovo il giorno seguente. Solo una lampada era accesa e il viso del mercante di vini si vedeva appena nell'oscurit.
 Catone osserv il loro visitatore con irritazione. Il mio servo mi dice che vuoi protestare per l'argento che gli ho dato per pagarti.
 L'uomo si alz in piedi e chin il capo. Nobile prefetto, ti chiedo profondamente scusa per aver disturbato la tua serata, ma vengo per una questione di estrema importanza.
 Soldi. Macrone tir su col naso.  la sola cosa a cui la gente della tua razza d valore.
 Il mercante alz le mani e si strinse nelle spalle. Signore, sono il mezzo grazie al quale viviamo. Chi non darebbe loro valore? Ma come ho detto, devo parlare con il prefetto. Sarebbe meglio prima mandare via quel tizio della Tracia.
 Perch?, chiese Catone. Se hai intenzione di accusarlo, allora fallo davanti a lui e permettigli di rispondere alle tue accuse.
 Trace stava in piedi in silenzio sulla soglia della tenda, il volto teso. Catone non era certo che l'uomo sarebbe stato riconoscente per la possibilit che aveva di difendersi, o se avrebbe piuttosto voluto che il suo comandante lo facesse per lui. La prospettiva di veder degenerare la situazione in un violento scambio di insulti tra il mercante e il suo servo era pi di quanto Catone potesse sopportare a quell'ora. Sospir e indic con il pollice i lembi della tenda.
 Va' a cercare della legna da ardere. Voglio che tu accenda il braciere nel mio alloggio per la notte.
 S, prefetto. Trace chin il capo e, lanciando un'occhiata carica di odio al mercante di vini, usc dalla tenda scostando i lembi e scomparve.
 Catone si lasci cadere su uno degli sgabelli degli impiegati e si gratt la testa. Macrone rimase in piedi, le braccia incrociate, osservando il visitatore.
 Allora, cominci Catone. Qual  la storia?.
 Il mercante di vini lentamente fece qualche passo in avanti, pi vicino alla lampada a olio, e grazie alla luce Catone e Macrone poterono scorgerne i lineamenti. Sotto il mantello verde indossava una semplice tunica marrone e le brache e portava stivaletti dalla suola spessa. Aveva i capelli scuri e il viso magro e ossuto. Catone lo riconobbe e lo guard con stupore.
 Settimio....
 Cosa?. Macrone sollev le sopracciglia. Settimio? Per gli di, hai ragione. In nome di Giove, che ci fai qui?.
 La spia imperiale sorrise appena e lasci perdere il tono cantilenante che aveva usato fingendosi un mercante di vini.  un vero piacere rivederti nuovamente, centurione Macrone. Non hai intenzione di chiedermi com' andato il viaggio?.
 Macrone non riusc a controbattere prontamente a causa della sorpresa ma continu a fissare quell'uomo. Fu Catone a riprendersi per primo e punt gli occhi su Settimio con durezza. Come dice Macrone, che ci fai qui? Perch il travestimento?
 Posso evitare di attirare su di me tutte le attenzioni non gradite se sono Ipparco, il mercante di vini, spieg Settimio. Ho comprato l'attivit dal vero Ipparco a Londinium, cos come alcuni inutili imbranati che il greco usava per dargli una mano. Comunque, avanti, amici miei. Settimio finse un'espressione ferita.  questo il modo di salutare un vecchio compagno d'armi? Avete dimenticato cos velocemente che abbiamo combattuto fianco a fianco contro i nemici dell'imperatore per le strade di Roma?
 Balle, ringhi Macrone. Nessun figlio di Narciso  un mio commilitone.
 Mi spezzi il cuore, centurione.
 Basta cos!, sbott Catone. Spiega solo che ci fai qui. Non ho pensato nemmeno per un attimo che tu sia venuto per fare indagini su casi di poca importanza di denaro falso agli estremi confini dell'impero.
 La maschera di Settimio per il suo orgoglio ferito scomparve. Molto bene. Tralasciamo i convenevoli.
 Avanti!, disse Macrone in malo modo.
 Sono stato mandato qui da mio padre.
 Macrone si prese la testa tra le mani. Dimmi che non  vero. Dimmi che quel viscido bastardo non vuole coinvolgerci in qualcuno dei suoi spregevoli piani.
 Perch ti ha inviato?, domand Catone. Cosa vuole stavolta?.
 Settimio sembr offeso. Narciso mi ha mandato per avvertirvi che la vostra vita  minacciata. Siete in serio pericolo.
 Davvero?. Macrone alz le mani. Hai sentito Catone? Siamo in pericolo. Qui, nel cuore del territorio nemico, alla vigilia di una battaglia. In pericolo. Chi lo avrebbe immaginato?. Si volt nuovamente verso Settimio. Siete entrambi spie imperiali, giusto? Mi sembra che abbiate un gran bisogno di trovarvi un altro incarico.
 Aha... Aha..., rispose Settimio in modo neutro. Per quanto apprezzi la conversazione brillante ed eccessivamente raffinata di voi soldati, si  fatto tardi e il tempo stringe. Sarebbe meglio discutere l'argomento in questione.
 Catone annu, e attravers la tenda per chiudere i lembi di pelle, e poi fece lo stesso con l'entrata alla sua tenda personale. C'era un altro ingresso che Trace poteva usare quando fosse tornato con la legna per accendere il fuoco nel braciere.
 Parla, dunque.
 Settimio si sistem su uno sgabello libero e riordin le idee. Quattro mesi fa abbiamo catturato per strada una delle spie di Pallante. Lo stavamo seguendo da parecchi giorni e avevamo notato che si era incontrato con un certo numero di personaggi interessanti in citt. Narciso pens che fosse ora di portarlo da noi cos da poter fare una chiacchierata in pace.
 Catone non doveva sforzarsi troppo per immaginare quale fosse il vero significato dietro quell'eufemismo e sent un brivido lungo la schiena mentre Settimio continuava a parlare.
 Nel corso della nostra conversazione con quell'uomo, si chiamava Musa....
 Come?. Macrone inarc un sopracciglio.
 Settimio gli scocc un'occhiata. Lui non  pi di alcuna importanza. Comunque, Musa rivel che Pallante aveva spedito una spia in Britannia per trovarvi e uccidere entrambi. Appena Narciso ne  venuto a conoscenza mi ha mandato qui per mettervi in guardia.
 Siamo commossi, disse Macrone. Com' stato premuroso.
 Catone si lisci il mento e poi scosse la testa. Hai detto quattro mesi fa. Quindi ti ci  voluto un bel po' di tempo per raggiungerci e trasmetterci l'avvertimento.
  stato un lungo viaggio. Ci sono state tempeste che hanno bloccato le navi a Gesoriacum. Mi ci  voluto un po' per rintracciarvi una volta che sono sbarcato in Britannia. Settimio si strinse nelle spalle. Che posso dire?.
 Catone sorrise velatamente. La verit andrebbe bene.
 Raramente dire la verit  un bene. Fidati di me, lo so.
 Fiducia?. Catone scosse il capo. Vale pi dell'oro in questo mondo, Settimio. Bisogna guadagnarsela. E io e Macrone abbiamo fatto pi che abbastanza per guadagnarcela. Quindi parla chiaramente. Perch ti ci  voluto cos tanto per dirci di questa minaccia?.
 Settimio li fiss di nuovo, poi fece un respiro profondo prima di parlare. Narciso crede che le spie di Pallante siano qui, e che stiano complottando per opporsi alla creazione di una provincia in Britannia. Dovevo cercare di scoprire tutto quello che Pallante sta progettando. E allo stesso tempo, darvi l'avvertimento da parte di mio padre.
 Questo  pi plausibile. Macrone diede dei colpetti sulla schiena di Settimio. Vedi? Dire la verit non fa male.
 Vallo a dire a Musa, disse Catone. Non che ce ne sia pi l'opportunit adesso. Giusto?.
 Settimio fece una smorfia e scroll le spalle.
 Allora cos'hai scoperto?, chiese Catone.
 Pochissimo, in realt. Non so chi siano le spie degli altri, n quante di loro siano qui. So per certo che una  arrivata in Britannia ultimamente. Quella che  stata mandata per occuparsi di te e Macrone. Non ho ancora scoperto la sua identit. Nel frattempo, state in guardia. Nel momento in cui scoprir chi  ve lo far sapere, e potrete occuparvi di lui.
 Occuparci di lui..., ripet Catone lentamente. Capisco. Questo  il vero scopo per cui ci hai contattato. Non per avvertirci, ma per ingaggiarci e darti una mano. Narciso vuole che questa spia sia tolta di mezzo e non disturbi il vostro giochetto e noi dobbiamo aiutarvi.  cos?.
 Settimio sorrise. Non vi nuocer dare una mano a mio padre, fosse anche solo per salvarvi l'osso del collo.
 Macrone sospir profondamente per la frustrazione e la rabbia. Buttiamo fuori di qua questo piccolo serpente, Catone. Abbiamo chiuso con Narciso. Siamo di nuovo nell'esercito adesso. Tutte queste cazzate su spie e minacce non hanno niente a che fare con noi.  finita.
 Catone condivideva il suo stato d'animo ma scrutando il loro visitatore ebbe chiara quale fosse effettivamente la loro situazione e rispose al suo amico a denti stretti. Vorrei che fosse cos, Macrone. Con tutto il cuore. Ma non c' modo di sfuggire alle conseguenze delle trame che si tessono a Roma. Non sar mai finita per noi. Finch Pallante o Narciso non cadranno in disgrazia. E quando accadr puoi star sicuro che chiunque, anche solo lontanamente ricollegabile al perdente, pagher un alto prezzo.  cos, Settimio?
 Temo di s, prefetto. Ecco perch  importante essere dalla parte vincente nella lotta tra Pallante e mio padre.
 Catone strizz gli occhi con scaltrezza. E la tua parte sta vincendo al momento?
 La mia parte?. Settimio sembr sorpreso. Intendevi dire la nostra parte?
 Intendevo quello che ho detto.
 Prefetto, che a voi due piaccia o no, il vostro destino  legato a quello di mio padre, come il mio. Se Pallante risulter vittorioso, allora siamo tutti uomini morti. Potreste non durare nemmeno tanto a lungo. Qualunque ragione possa avere, Pallante  particolarmente desideroso di togliervi di mezzo adesso. Mio padre pensa che sappiate qualcosa che possa danneggiarlo. Nessuna idea di ci che potrebbe essere?.
 Macrone lo sapeva anche troppo bene. Aveva visto Pallante stretto in un abbraccio molto intimo con Agrippina, la moglie dell'imperatore. Se la cosa si fosse mai risaputa Claudio avrebbe sicuramente fatto giustiziare il liberto imperiale. E subito dopo sarebbe seguita l'esecuzione di Agrippina, o il suo esilio, se fosse stata fortunata. Suo figlio, Nerone, l'erede adottato dall'imperatore, ne sarebbe stato danneggiato, lasciando la via sgombra per Britannico. Ma era pericoloso rivelare un simile segreto. Se Pallante e Agrippina fossero riusciti con l'inganno a venir fuori da quella situazione, un'impresa resa alquanto pi facile dalla mente indebolita dell'anziano imperatore, allora sarebbero stati gli accusatori a dover affrontare tutta l'ira di Claudio e non loro.
 No, rispose Catone per tutt'e due. Non lo sappiamo. Non possiamo aiutarti.
 Peccato. Ma non cambia nulla. Pallante continua a volervi morti.
 Sappiamo badare a noi stessi.
 Sono sicuro di s. Fino a un certo punto. Per siete abituati a pericoli che vengono dal di fuori. Questo qui, non lo vedrete arrivare. Almeno finch sar troppo tardi. Non fidatevi di nessuno.
 Macrone tir su col naso. Escludendo te, e tuo padre, naturalmente.
 Il nemico del tuo nemico  tuo amico, Macrone. Pu non piacerti, ma  cos. I nostri interessi coincidono. Narciso ha bisogno di qualsiasi aiuto possiate dargli. In cambio far quello che pu per proteggervi.
 Di questa protezione ho bisogno come di una spada nelle budella.
 Come volete. Settimio apr le mani in un veloce gesto di impotenza. Ma se non lo aiuterete per il vostro bene, almeno fatelo per un senso di dovere verso Roma.
 Dovere verso Roma? Pensi che Narciso serva gli interessi di Roma per altruismo?. Macrone scosse la testa e fece una risata amara. Bada a s, senza preoccuparsi di quanti di noi lascia sul terreno lungo la strada.
 Per la prima volta sembr che la compostezza di Settimio venisse meno. Si volt con rabbia verso il centurione e punt il dito contro di lui. Mio padre ha dedicato la sua vita a servire Roma! Gli imperatori vanno e vengono ma lui  rimasto sempre. Serve l'impero e fa tutto quello che pu per proteggerlo dai nemici interni ed esterni.
 Scommetto che  proprio quello che afferma Pallante.
 A Pallante non interessa Roma, replic Settimio. Vuole potere e ricchezza per s.
 Intervenne Catone. Non mi  sfuggito che Narciso, a parte servire Roma, si  dato da fare altrimenti. Ci sono voci secondo cui sia uno degli uomini pi ricchi della citt. Infatti, mi  giunta notizia che abbia prestato moltissimi soldi ad alcuni regni clienti qui in Britannia.  vero?.
 Settimio abbass brevemente lo sguardo e annu.  vero. Ma in fondo, hanno fatto cos tanti altri uomini ricchi.
 Incluso Pallante?
 Lui no. Non pi, almeno. Ha venduto i suoi prestiti ad altre persone alla fine dell'anno scorso. E c' una buona ragione dietro quella decisione.
 Settimio alz lo sguardo su Catone. Sta complottando contro i nostri interessi qui in Britannia. Sta commettendo tradimento.
  un'accusa grave. Faresti meglio a spiegarti.
 Settimio intrecci le mani prima di continuare con un tono tranquillo, serio.  possibile che abbiate sentito la storia di come Claudio sia diventato imperatore. Quando il suo predecessore fu assassinato da Cassio Cherea e dai suoi compagni cospiratori, si ipotizz che sarebbe stata la fine della dinastia imperiale. Roma doveva diventare nuovamente una repubblica. Solo le guardie del pretorio si resero conto che ci avrebbe significato non avere pi un lavoro. Senza un imperatore da proteggere sarebbero state unite alle legioni. Niente pi paga e gratifiche generose. Cos tirarono fuori Claudio dai sopravvissuti della famiglia imperiale e lo fecero imperatore. E chi era il Senato per discutere con diecimila pretoriani armati fino ai denti? Cos Claudio  diventato imperatore.
 Ma non fu certo una scelta che piaceva al popolo. Aveva bisogno di dimostrarsi degno del titolo. Aveva bisogno di una grande vittoria per imporsi sul Senato e per mostrare al popolo di Roma che poteva regalargli una vittoria. Ecco perch invase la Britannia. Diede legittimit al suo regno. Claudio aveva conquistato l'isola che perfino Giulio Cesare non riusc a umiliare. Nessuno avrebbe potuto avere qualcosa da ridire. Ed  per questo che da allora ha investito uomini e risorse in Britannia. La conquista deve essere completata. La Britannia deve diventare una provincia dell'impero in cui ci sia stabilit. Se falliamo qui, allora il regime di Claudio  completamente screditato. I suoi nemici si faranno coraggio e si prepareranno ad attaccarlo di nuovo. Se ci riusciranno, Roma sprofonder in un nuovo conflitto.  ci che volete?
 Se mi ricordo, disse Catone, Narciso fu uno di quelli che incoraggiarono Claudio a invadere la Britannia.
 Quindi?
 Quindi tutto questo ha a che vedere tanto con la sicurezza della posizione di tuo padre, e delle sue finanze, quanto con Claudio e il futuro di Roma.
 Che importa? Alla fine  la stessa cosa.
 Sono contento che lo abbiamo messo in chiaro. Ti evita di insultarci ulteriormente facendo appello al nostro senso del dovere, disse Catone con durezza. Cosa sospetti che stia facendo Pallante?.
 Settimio fece un respiro profondo e parl lentamente. Mio padre  convinto che Pallante voglia proprio la caduta di questa provincia. Ed  pronto a fare qualunque cosa sia necessaria per garantirne la riuscita. Ha spie sull'isola che cercano di cospirare insieme a Carataco per unire le trib pi potenti contro Roma. Se ci sar un'alleanza tra le trib delle montagne e i Briganti o gli Iceni, la loro forza sar sufficiente per travolgere i nostri soldati. Le nostre legioni saranno ricacciate in mare. Le nostre citt e gli insediamenti saranno bruciati e rasi al suolo e i loro abitanti massacrati. Roma sar totalmente umiliata. Claudio verr disonorato, e sar rovinato. Verr deposto, in un modo o nell'altro, e anche se Roma avr la fortuna di scampare al disastro di una nuova guerra civile, comunque Pallante metter Nerone sul trono, con Agrippina al suo fianco, e sar lui stesso a tirare le fila nell'ombra.
 Invece di Narciso, disse Macrone senza mezzi termini. Un nuovo imperatore e un nuovo liberto imperiale a condurre il gioco. Ecco la sola differenza.
 Sbagli, centurione. Anche all'apice del suo potere mio padre faceva parte di un gruppo di consiglieri che avevano influenza sull'imperatore. Sotto Pallante ci sar un solo uomo. E la sua strada per il potere sar lastricata dei cadaveri dell'esercito qui in Britannia. Voi, e tutti i vostri commilitoni, e tutti quegli altri che moriranno difendendo l'impero una volta che i nostri nemici avranno il coraggio di prendere le armi in seguito alla nostra sconfitta in Britannia. La posta in gioco  molto alta. Qualunque cosa pensiate di mio padre, non potete negare che Roma dovr fronteggiare una catastrofe se Pallante risulter vittorioso.
 Macrone rimase pensieroso per un attimo, soppesando la spiegazione della spia imperiale. Poi si rivolse al suo amico. Che ne pensi, ragazzo?
 Penso che non abbiamo scelta. Catone sorrise debolmente. Tanto per cambiare. Sembra che Narciso ha brigato tanto che  riuscito a metterci nuovamente all'angolo. Dimmi, Settimio, e di' la verit, sapeva in quale meccanismo ci stava facendo entrare quando siamo stati assegnati in Britannia?  stato tutto parte del suo piano sin dall'inizio?
 No. Hai la mia parola. Mio padre sapeva che il suo ascendente sull'imperatore stava iniziando a diminuire. Ha voluto che foste mandati qui per la vostra sicurezza.
 Era quello che avevo capito, ma adesso dovrai perdonarmi se non ne sono pi tanto convinto come lo ero prima. Ci sono davvero troppe coincidenze.
 Cazzo, hai ragione!, esclam annuendo Macrone.
 Pensate ci che volete, rispose Settimio.  la verit.
 Cal il silenzio nella tenda mentre i tre uomini consideravano la situazione. Dopo un po' Catone si mosse e congiunse le mani. La domanda : cosa facciamo adesso? Devi aver avuto un piano quando sei venuto qui.
 Per cos dire. Settimio si sistem meglio sullo sgabello e si pass le dita tra i capelli. Ho corrotto un nobile dei Briganti per tenere d'occhio il principe Venuzio, consorte della regina Cartimandua. Di lui si dice che sia quello che sta facendo pressione sulla regina perch si allei con Carataco. Al momento, lei sta prendendo le dovute precauzioni. Ha un'alleanza con Roma che le garantisce immediati rifornimenti d'argento, e la promessa di un aiuto militare se mai ne avesse bisogno. Allo stesso tempo sta tenendo la porta aperta a Carataco. Una donna intelligente, ma si trova in una posizione debole. Se si mette contro Carataco allora met del suo popolo passer al nemico, insieme a Venuzio. Se si mette contro di noi allora Venuzio guider il suo popolo in guerra, e quando sar finita, vorr il potere per s. In ogni caso, lei perder. Tutto dipende dal mantenere le cose cos come stanno. Se perdiamo i Briganti, perdiamo la provincia, e tutto il resto. Avendo fortuna, la mia spia presso la sua corte mi avvertir in tempo perch possa mettere in guardia il generale Ostorio dal pericolo.
 Come sai che puoi fidarti del generale?, chiese Catone.
 Ostorio  un tipo vecchio stampo. Vuole la gloria per il nome della famiglia. La sua ambizione  di riportare una grande vittoria e tornare a Roma per appendere la spada. Sto tenendo d'occhio qualche altro ufficiale.
 Oh? Chi? Il legato Quintato, per esempio?
 Adesso mi chiedi troppo, prefetto. S, Quintato  uno di loro. I suoi familiari sono simpatizzanti della fazione di Agrippina. Poi c' un piccolo gruppo di ufficiali pi anziani che di recente sono arrivati in Britannia. So che hai gi incontrato il tribuno Otone e il prefetto Orazio. Che idea ti sei fatto di loro?.
 Catone consider le impressioni che aveva dei due ufficiali prima di rispondere. Orazio sembra un ufficiale affidabile. Che ha fatto carriera avendo fatto la gavetta, lontano da Roma.
 Non cos lontano. Era un centurione nella guardia del pretorio al tempo in cui Claudio  salito al potere. Era uno dei pochi che sostenevano la richiesta del Senato per il ritorno alla repubblica. Te lo ha detto questo?
 No. Perch avrebbe dovuto?
 Allora immagino che tu non sappia che subito dopo fu assegnato di nuovo all'Undicesima Legione.
 Quei leccaculo?. Macrone sogghign. Tutti pronti a sollevarsi contro il nuovo imperatore, finch salta fuori tuo padre con un mucchio di oro e li compra tutti. Qual  il nuovo titolo che ha dato loro?. Si concentr per un attimo e poi schiocc le dita. L'Undicesima Legione di Claudio, Pia e Fedele... Fino a quando non saranno corrotti da quello che verr dopo. Comunque, perch mandare qui Orazio se la sua lealt  dubbia?
 Meglio tenere nello stesso posto tutti quelli che possono creare problemi.
 Macrone corrug le labbra. Ho afferrato l'idea.
 Non sono convinto che sia il nostro uomo, continu Settimio. Ma vale la pena tenerlo d'occhio. Il tipo pi interessante  il tribuno Otone. Suo padre  stato promosso senatore da Claudio, e si  mostrato affidabile. Il figlio, per,  diventato un buon amico del principe Nerone.
 Sembra il nostro uomo, disse Macrone.
 Catone si schiar la gola. Ti stai dimenticando che ho salvato la vita di Nerone? Disse che avrebbe contraccambiato un giorno. Forse non sono cos tanto in pericolo come vorresti far intendere, Settimio.
  stato quando servivi sotto copertura nella guardia pretoriana. Nerone non poteva immaginare che tu stessi facendo la spia per Narciso. Dubito che ora possa anche solo ricordarsi di te, prefetto. Inoltre, Nerone  solamente un capo di facciata. Pallante  il vero pericolo. Dubito che permetter a un insignificante debito di questo tipo di essere d'intralcio alla vostra uccisione.
 Sentirono movimento nella tenda di Catone quando Trace ritorn con la legna da ardere e inizi a sistemarla nel braciere. Settimio si alz.
 Devo andare. Devo scrivere un rapporto a mio padre. Gli far sapere che vi ho informati della situazione. E che siete pronti a lavorare con me per mandare a monte il piano di Pallante.
 Adesso aspetta un secondo!, inizi Macrone.
 Ha ragione, lo interruppe Catone. Dobbiamo farlo, Macrone. Per il nostro bene.
 Macrone apr la bocca per protestare, poi la richiuse di scatto e scosse la testa.
 Se avrete bisogno di contattarmi, Settimio parlava a bassa voce, chiedete di Ipparco il mercante di vini.  la mia copertura. Rester con l'esercito per pochi giorni, e invier a Roma la notizia della sconfitta di Carataco. Se  catturato, o ucciso, allora il piano di Pallante subir un colpo, un brutto colpo.
 Spero che avrai la possibilit di riportare la notizia di una sua sconfitta, disse Catone. Carataco potrebbe ancora sfuggirci.
 Pregher per la vostra vittoria, disse Settimio semplicemente. Poi schiocc le dita come se si fosse ricordato qualcosa. Avevo intenzione di chiedervi un'ultima cosa. Il senatore Vespasiano. Lo conoscete bene?.
 I due ufficiali si scambiarono un'occhiata.
 Abbiamo prestato servizio sotto di lui.
 Un ufficiale dannatamente abile, aggiunse Macrone. Uno dei migliori legati che ci sia.
 Settimio sorrise.  quello che so anch'io. Non ci sono dubbi sulle sue qualit di soldato. Ero pi curioso riguardo alla portata delle sue ambizioni. Ha mai fatto parola dei suoi piani per il futuro davanti a voi?
 No, replic Catone con decisione. E sarebbe stato pazzo a farlo. Perch lo chiedi?.
 La spia imperiale fece una smorfia.  bene tenere d'occhio anche i comandanti militari pi promettenti. E in certi casi le loro famiglie. Prendete sua moglie, Flavia, per esempio.
 Lei cosa c'entra?, chiese Macrone.
 Le vostre strade possono essersi incrociate a un certo punto. Si rivolse a Catone. E tu l'hai sicuramente conosciuta da giovane, tutt'e due a palazzo, e poi l'hai incontrata di nuovo quando hai raggiunto la legione di Vespasiano in Germania.
 Catone annu disinvolto.  vero.
 Che idea ti sei fatto di lei?
 Non ci ho mai pensato. Era la moglie del legato. Tutto qui.
 Settimio lo guard e poi si strinse nelle spalle. Va bene cos. Era solo una curiosit. Vi lascio in pace adesso. Chinando il capo e parlando a voce alta indietreggi verso i lembi della tenda. Infinite scuse, prefetto!  stato un mio errore. Non avrei mai dovuto accusare il tuo servo. Ti mander una giara del mio vino migliore per fare ammenda. Vi auguro una buona notte e possa la buona sorte abbondare per voi in battaglia domani!.
 Usc passando attraverso i lembi della tenda e spar. Macrone guard disperato Catone. Non parlare seriamente riguardo a lavorare con....
 Shh!, lo avvert Catone. Un attimo dopo il lembo dei suoi alloggi privati fu scostato con un fruscio e Trace fece capolino con la testa.
 Prefetto, il fuoco  acceso.
 Grazie.
 Trace rimase dov'era e si schiar la gola.
 C' altro?, chiese Catone.
 Io, ehm, ho origliato e so che il mercante di vini  andato via, prefetto. Suppongo che tu abbia risolto la questione.
 S. Un semplice fraintendimento. Aveva mischiato le tue monete con quelle di un altro cliente. Trace, non c' nulla di cui tu debba preoccuparti.
 Il servo fece un sospiro di sollievo prima di chiedere: Prefetto, desideri che ti porti qualcosa da mangiare o da bere?
 No. Stiamo andando a coricarci. User la mia nuova cotta di maglia in mattinata. Assicurati che sia pronta con il resto del mio equipaggiamento.
 S, prefetto.
 Allora puoi andare.
 Trace fece il saluto e usc chinando la testa. Aspettarono un attimo prima che Macrone parlasse a bassa voce. Come stavo dicendo, saremmo pazzi se ci facessimo di nuovo trascinare a lavorare per Narciso.
 Macrone, abbiamo poca scelta. Solo perch non vogliamo essere coinvolti nella lotta tra Narciso e Pallante non significa che loro non ci coinvolgeranno. Sembra proprio che ora lo stiano facendo. Se Pallante  una minaccia per noi non possiamo semplicemente far finta di niente. E se Settimio sta dicendo la verit riguardo a tutta questa situazione allora siamo ancora di pi in pericolo, e insieme a noi tutto il resto dell'esercito.
 Se sta dicendo la verit.
 Possiamo correre il rischio che non lo stia facendo?.
 Macrone serr le mascelle. Cazzo... Vaffanculo Narciso. Quel bastardo ti si appiccica addosso come lo scolo. Non ci libereremo mai di lui, vero?, aggiunse sconsolato. N, cos pare, di quel poveretto di Vespasiano. N di sua moglie. Cos'erano tutte quelle storie su Flavia?
 Non ne ho idea. Catone si strinse nelle spalle. Coraggio. Alla fine potremmo sbarazzarci di Narciso, in base a come andr a finire domani.
 Oh, magnifico. Grazie per essere un ottimista del cazzo, borbott Macrone voltandosi verso l'entrata della tenda. Proprio quello che mi ci voleva prima di stendermi.
 Catone lo guard fin quando scomparve alla sua vista. Quindi si alz in piedi, chiuse gli occhi e allung le braccia facendo schioccare le spalle. Macrone aveva ragione, c'erano tante cose a cui pensare. Tante di cui preoccuparsi. Ma prima di tutto, c'era da combattere una battaglia.
...
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CAPITOLO NOVE.
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 Ci siamo, disse Macrone quando suonarono le trombe del quartier generale, note monotone che risuonarono dalle scogliere sulla parte opposta del fiume. Prima che il suono si smorzasse videro gli uomini delle batterie d'artiglieria gettarsi sulle leve di bloccaggio. Un istante dopo le aste delle baliste scattarono in avanti, rilasciando i loro dardi tremendamente pesanti con una corta gittata attraverso le difese nemiche. Dietro alle baliste erano allineate le catapulte, che lanciavano pietre rotonde con una traiettoria pi lunga. L'artiglieria era stata sistemata su una piattaforma costruita dagli ingegneri durante la notte, abbastanza elevata da evitare i lanci simultanei di proiettili che occasionalmente attraversavano le fila dei legionari schierati a breve distanza dal fiume.
 Il generale Ostorio aveva posizionato la Ventesima Legione, la pi forte, in prima linea. La seconda linea comprendeva la Quattordicesima e il distaccamento della Nona. Per la prima volta da quando la guarnigione di Bruccium si era unita all'esercito, Catone era in grado di vedere le legioni schierate per la battaglia. Molte coorti erano chiaramente sotto organico, alcune avevano operativa meno della met degli elementi che avrebbero dovuto. Calcol che non c'erano pi di settemila uomini in tutto. Per quello che aveva visto delle forze nemiche, era chiaro che fossero pi numerose dei legionari. Peggio ancora, il nemico aveva il considerevole vantaggio di difendere la parte alta del territorio. Ai legionari era stato ordinato di lasciare all'accampamento i loro giavellotti dal momento che erano armi poco efficaci da usare contro il nemico su un terreno scosceso. Il generale aveva deciso che la collina sarebbe stata presa con la spada. Delle truppe ausiliarie era presente solo una coorte di cavalleria, oltre ai Corvi Sanguinari, mentre le restanti erano sparpagliate sull'altro lato della collina per fermare qualsiasi ritirata dell'esercito di Carataco.
 O quanto meno Catone sperava che fosse cos. Non aveva ricevuto alcun rapporto del loro avanzamento durante la mattinata, mentre il resto dell'esercito marciava fuori dal campo e occupava la propria postazione. Rimase solo la scorta al convoglio delle salmerie, allineata lungo la palizzata a osservare i compagni che si preparavano per la battaglia. Sopra di loro il cielo terso che li aveva salutati all'alba stava iniziando a rannuvolarsi in modo minaccioso e l'aria era agitata da sporadici aliti di vento. Un gran numero di civili al seguito era salito su un poggio vicino che sovrastava la parte del fiume che le legioni avrebbero guadato. Alcuni avevano portato cibo e vino da consumare mentre avrebbero assistito al combattimento.
 Si inzupperanno, osserv Catone.
 I bambini si rincorrevano su e gi per il lieve pendio o stavano seduti a far ghirlande di margherite. Non si distinguevano cos tanto dalle folle che andavano a vedere i giochi dei gladiatori, riflett Catone. Solo in numero straordinariamente diverso. C'era anche un'altra differenza cruciale. Se la battaglia fosse girata contro i Romani, gli spettatori sarebbe stati passati a fil di spada insieme ai legionari. Guard nuovamente i bambini. Molti erano figli di soldati e si domand quanti di loro avrebbero concluso quella giornata diventando orfani.
 Lo schianto delle catapulte riport verso il fiume l'attenzione di Catone che si mise a guardare i proiettili che attraversavano il cielo con una traiettoria angolata prima di restare sospesi per un attimo nell'aria immobile, per poi ricadere sulle difese del nemico. Era difficile valutare l'impatto sui guerrieri nativi poich si erano tutti rintanati appena l'artiglieria romana aveva iniziato a colpire. In precedenza si erano allineati lungo le loro difese urlando insulti alle legioni, agitando i pugni, brandendo le armi, e un pugno di essi era arrivato perfino a scoprirsi il sedere in esplicito segno di sfida. Appena i primi dardi raggiunsero la parte opposta del fiume, i nativi si acquattarono e la pendice scoscesa che era stata animata da guerrieri che saltavano e urlavano all'improvviso sembr senza vita e senza movimento. Quelli dietro la seconda linea di difesa presto si resero conto di essere fuori dal raggio di gittata e per il momento al sicuro cos, lentamente, riapparvero e guardarono la scena sottostante. Le punte di ferro dei dardi sbattevano contro le rocce delle barricate e si conficcavano sul fianco della collina. Sembrava che la maggior parte delle pietre lanciate dalle catapulte avesse fatto pochi danni cadendo sul terreno con un tonfo. Alcune erano atterrate subito dietro alle barricate dove si erano riparati i nemici e Catone poteva ben immaginare la carneficina che ne era venuta: a causa dell'impatto, teste e corpi ridotti a una poltiglia insanguinata.
 Comunque, lo scopo principale dello sbarramento non era quello di abbattere le difese nemiche; per questo sarebbe stato necessario un parco d'assedio. Piuttosto, era stato pensato per obbligare i guerrieri a restare con le teste abbassate mentre le legioni attraversavano il fiume e salivano verso la barricata. Solo quando si fossero avvicinate alla prima linea delle difese lo sbarramento sarebbe cessato, e allora sarebbe seguito un micidiale corpo a corpo. Catone alz lo sguardo e vide lo stendardo di Carataco sventolare sopra la seconda linea di difesa e l, ritto su una roccia, con le mani sui fianchi, stava un imponente guerriero dai capelli e dalla barba biondi che ricadevano al di sotto del suo elmo lucente. Catone lo indic.
 Peccato che non siamo riusciti ad arrivare fino a lui. Un solo proiettile fortunato e tutto sarebbe finito.
 Lo credi?, disse Macrone dubbioso. La maggior parte dei barbari su quest'isola sembra odiarci a morte. Uno in pi o in meno non far la differenza.
 Quel britannico in particolare  l'uomo che ci ha fatto la guerra per buoni dieci anni. Ha spinto decine di migliaia di nativi a seguirlo, sebbene lo abbiamo ripetutamente sconfitto e lo abbiamo ricacciato su queste montagne. Anche qui, a furia di parlare, ha convinto i Siluri e gli Ordovici ad allearsi sotto la sua guida. Se non ci fosse stato alcun Carataco allora i nostri problemi qui sarebbero finiti molto tempo fa.
 Macrone guard Catone. C' stato un tempo in cui lo ammiravi.
  cos.  stato prima che si mettesse tra me e mia moglie, e il bambino che ha in grembo. Adesso, ci che voglio  che tutto questo finisca e che io possa tornare a Roma. Nella prima casa davvero mia.
 Ti mancherebbe l'esercito. Saresti una schiappa come civile.
 Tu una volta mi hai detto che non sarei mai stato un soldato decente.
 Sul serio?.
 Catone annu.
 Uhm. Macrone sollev un sopracciglio. Capita che possa sbagliarmi su alcune cose.
 Risuon uno squillo penetrante e il segnale fu ripetuto dai corni della Ventesima Legione. Catone e Macrone si piegarono leggermente in avanti senza rendersene conto mentre gli elmi e le armature luccicanti delle prime file si muovevano, marciando verso le acque tumultuose del guado. Lo stendardo con l'aquila e gli altri vessilli che recavano l'immagine dell'imperatore avanzarono fianco a fianco al di sopra delle punte dei giavellotti. Era uno spettacolo emozionante, come lo aveva sempre considerato Catone, ma non pot ignorare il crescente senso di ansia riguardo alla sensatezza di un attacco frontale.
 Un leggero tintinnio metallico lo distrasse, e la brezza improvvisamente si intensific. Alz lo sguardo e strizz gli occhi quando le prime gocce di pioggia lo colpirono sul viso e rimbalzarono sull'elmo e l'armatura. Le nuvole che erano arrivate da oriente adesso erano sopra la collina e si avvicinavano al campo dei Romani, offuscando il sole. L'ombra lentamente avanz sopra il terreno davanti all'accampamento e poi inghiott Catone e Macrone all'ingresso della torre, mentre la pioggia iniziava a cadere battente.
 Chiss come fa questa dannata isola a rimanere a galla, disse Macrone tirandosi il mantello sulle spalle.
 Catone non comment mentre osservava la prima ondata di legionari che guadava il fiume. Il passo con cui avanzavano rallent quando i soldati con la loro armatura pesante iniziarono a muoversi a fatica tenendo alzati gli scudi lontano dall'acqua e lottando per mantenersi in equilibrio. Sull'argine opposto Catone pot vedere le facce del nemico spuntare dalla barricata mentre osservavano l'avanzata dei Romani. Nel frattempo l'artiglieria continuava a lanciare proiettili oltre il fiume, inchiodando a terra i guerrieri. Quando i legionari si mossero lentamente verso l'altra riva, la superficie del fiume si agit formando una schiuma bianca. Alla fine, raggiunsero la fila dei pali appuntiti e rallentarono ancora di pi iniziando a farsi strada tra gli ostacoli.
 Fu allora che Carataco fece scattare la sua prima trappola. L'improvviso suono profondo di un corno da guerra celtico risuon dalle pendici della collina e spuntarono figure dall'erba lungo l'argine del fiume. All'inizio sembrarono armate alla bell'e meglio, mezze nude senza elmi, scudi o lance. Poi Catone vide uno di loro sollevare la mano e ruotarla velocemente sopra la testa.
 Frombolieri.
 La gittata non superava i trenta passi e sarebbe stato impossibile mancare i bersagli che incespicavano tra i pali. I primi proiettili andarono a segno con un rumore secco che pot essere udito perfino dall'ingresso della torre del campo, e Catone e Macrone videro i primi uomini cadere, crollando nelle acque basse. Quelli che erano stati colpiti e lasciati privi di sensi scomparvero sotto la superficie del fiume, trascinati gi dal peso dell'armatura, diventando un ulteriore ostacolo per i loro compagni. Gli uomini della Ventesima alzarono gli scudi per proteggersi e si sforzarono di resistere alla gragnola di pietre e proiettili di piombo scagliati loro in faccia.
 Una brutta sorpresa, questa, comment Macrone. Ma non fermer i ragazzi per molto.
 No, ma li far sbandare. Primo scontro vinto da Carataco, penso.
 Mentre i primi legionari a fatica uscivano dall'acqua e arrivavano sull'altra sponda, i frombolieri iniziarono a ritirarsi, tenendo una distanza di sicurezza continuando a bersagliare i nemici. Uno dei Romani, infuriato, fece uno scatto in avanti, arrampicandosi su per la collina per un breve tratto prima che il suo centurione gli urlasse dietro e gli facesse cenno di ritornare. Ma era troppo tardi. Lo scudo poteva solo proteggerlo sul davanti e immediatamente fu colpito ai lati, il primo proiettile gli spacc il ginocchio cos che inciamp e cadde. Incapace di rialzarsi, fu colpito di nuovo e si accasci, privo di sensi, sul prato.
 Macrone sibil: Stupido, dannato scemo.
 Una volta usciti dalle acque disseminate di pali i centurioni e gli optiones ricompattarono gli uomini nelle loro unit e appena le tre coorti dell'avanguardia furono allineate, iniziarono ad avanzare su per la collina. I frombolieri si ritirarono davanti a loro, mantenendosi a distanza. All'improvviso Catone ne vide uno volare all'indietro per un breve tratto, immobilizzato a terra da un'asta di legno.
 Sono stati sospinti nuovamente nel raggio d'azione dell'artiglieria.
 Bene!. Macrone colp con la mano destra chiusa a pugno il palmo dell'altra mano. Vediamo quanto gradiranno quei bastardi un assaggio della loro stessa medicina!. Molti frombolieri furono gettati a terra, alcuni dai proiettili delle catapulte caduti vicino alla prima linea delle barricate. Era come se fossero stati schiacciati a terra dal pugno di un gigante invisibile, pens Catone; come fosse stata l'ira di Giove Ottimo Massimo.
 Non si poteva continuare, per, per il rischio che i proiettili cadessero tra le file dell'avanguardia della Ventesima, e risuon un corno per far cessare i lanci. Le catapulte e le baliste fecero l'ultimo scatto e i soldati rimasero in piedi accanto alle loro armi aspettando nuovi ordini. Sull'argine lontano i frombolieri si precipitarono oltre le barricate, passando tra le fila dei guerrieri che erano usciti dai ripari adesso che era cessato il pericolo dell'artiglieria romana. All'inizio i guerrieri di Carataco urlarono insulti e sfidarono a gran voce il muro di scudi che si avvicinava, poi ricominciarono con le pietre, una nuova gragnola di colpi di fionda e frecce lanciate dagli arcieri che tiravano al di sopra delle teste dei loro compagni cos da bersagliare le coorti successive che stavano ancora attraversando il fiume.
 Catone sent un brivido gelido stringergli il cuore vedendo i corpi disseminati nelle acque basse e sulla riva opposta. Alcuni dei feriti che potevano camminare stavano tornando zoppicanti attraverso il fiume per cercare di farsi curare le ferite. Catone calcol che fino a quel momento si erano persi molti pi di un centinaio di elementi, e la battaglia per la prima linea di difesa era appena all'inizio in mezzo all'opaco scintillio della pioggia.
 Un lampo improvviso illumin il paesaggio montuoso, un'immagine di un bianco abbagliante con ombre scure, tanto che per un attimo la scena sembr un immenso bassorilievo, inciso dalla pioggia. Poi l'illusione svan e Catone vide migliaia di sagome che combattevano mentre gli uomini della Ventesima venivano alle prese con il nemico, e spade e lance che brillavano nell'oscurit. Immediatamente dopo il lampo venne uno schianto assordante e il rumore del tuono mentre continuava il sibilo della pioggia, picchiettando sull'elmo di Catone cos forte che gli era difficile sentire al di sopra di quel frastuono. Sul poggio i civili al seguito si erano avvolti nei loro mantelli. Gi alcuni avevano rinunciato e stavano affrettandosi gi dalla collina per tornare al campo e trovare riparo dall'acquazzone.
 Macrone stava dicendo qualcosa, e Catone scosse la testa e si pieg facendosi pi vicino. Macrone mise le mani a coppa attorno alla bocca e grid: Il generale avrebbe potuto scegliere un giorno migliore. Cosa pensi che far? Sospender la battaglia finch non sar passata la pioggia?
 No. Non lui. Ha intenzione di arrivare fino alla fine qualunque cosa accada.
 Allora sar dura per i nostri ragazzi.
 Molto dura.
 Si concentrarono nuovamente sul combattimento lungo le barricate in pietra pi vicine, appena visibili attraverso la fitta cortina della pioggia. Sembrava che il nemico si difendesse bene e i legionari non riuscivano a sfondare. Un flusso regolare di feriti fradici, a piedi, stava uscendo dal fiume. Passarono in mezzo alle coorti della seconda linea e si buttarono sul terreno ad aspettare che gli attendenti medici prestassero loro le prime cure. Alcune giovani reclute osservavano nervosamente i feriti finch gli optiones non urlarono loro di mettersi di fronte.
 Continu a piovere per un po', poi smise cos velocemente come era iniziato e il sole sbuc tra le nuvole che si erano aperte qua e l, inondando il campo di battaglia di una tale luce intensa che rivel in modo impressionante com'era tremenda la battaglia. I legionari erano riusciti ad aprirsi un varco in parecchi punti e stavano approfittando del loro esiguo vantaggio per creare gli spazi necessari affinch i loro compagni potessero entrare in battaglia. Poi, in uno dei punti in cui sembrava che la barricata costruita dal nemico fosse particolarmente alta, qualcosa inizi a muoversi. Catone strizz gli occhi e riusc a vedere alcuni uomini in lontananza che sollevavano travi di legno, e immediatamente si rese conto del pericolo. Ma pot solo osservare impotente quando le pietre cominciarono a rotolare sui legionari che erano di sotto. La piccola valanga travolse le loro fila, facendo cadere gli uomini a terra e trascinandoli in un groviglio di corpi attorcigliati, braccia e gambe che si agitavano, scudi, terra e fango. Il nemico fece rotolare ancora pi rocce, e lasci grossi spazi vuoti nelle formazioni particolarmente compatte dei Romani. Quindi i corni di guerra risuonarono ancora una volta, e i difensori lasciarono all'improvviso la loro postazione iniziale per iniziare a salire verso la seconda linea delle difese.
 Abbiamo sfondato, disse Macrone, tristemente soddisfatto. Un ultimo sforzo.
 Se solo fosse cos facile, replic Catone. Guarda la pendenza. I nostri ragazzi saranno sfiancati dalla salita. Con l'equipaggiamento completo, reso adesso ancora pi pesante a causa della pioggia e per l'attraversamento del fiume. E il terreno smosso e calpestato diventer una fanghiglia spessa. Sar difficile procedere.
 Poterono vedere i loro compagni che si sforzavano di passare attraverso gli spazi aperti nelle barricate, scivolando e strisciando mentre affrontavano il terreno fradicio, una fatica a ogni passo, e le condizioni di quelli che seguivano erano addirittura peggiori. Il nemico, che aveva armature leggere, li lasci indietro facilmente e quelli pi coraggiosi tra loro si fermarono per prendere pietre e scagliarle gi dalla collina, alcuni andando a segno e frantumando mandibole, ginocchia o stinchi dei Romani che seguivano. Ben presto fu chiaro a Catone che gli uomini della Ventesima avrebbero di l a poco esaurito le forze, e sarebbero stati troppo sfiniti per venire alle prese con il nemico e combattere. Non erano arrivati neppure a met strada che la loro avanzata sulla collina si blocc, con gli uomini e gli equipaggiamenti coperti di scuro fango spesso, e alcuni tra loro avevano rinfoderato le armi quando si erano messi carponi per avere una presa pi salda sul pendio. I centurioni, riconoscibili per le loro creste trasversali, erano ancora alla testa dei loro uomini, mentre li incitavano a proseguire. Dietro venivano gli optiones che brandivano i loro lunghi bastoni di legno e, per cercare di farli avanzare, se la prendevano urlando contro quelli che inciampavano nelle retrovie. La lenta scalata era resa ancor pi pericolosa dai difensori adesso che gli uomini della prima linea si erano uniti ai loro compagni per proteggere la barricata pi alta. Una pioggia ininterrotta di pietre e altri proiettili fu scagliata con un rumore assordante sui legionari, aumentando il numero dei feriti, e fermando quegli uomini che alzavano gli scudi per cercare di proteggersi.
 Rischiamo di perdere anche questo scontro, disse Catone a bassa voce.
 Macrone grugn indifferente mentre guardava l'attacco che era in un momento di stallo. Le prime sei coorti si erano mescolate diventando un unico blocco di fango, come fossero larve, e le restanti quattro coorti stavano lottando per rimanere in formazione mentre iniziavano a salire dalla riva del fiume. Raggiunsero ci che restava della prima barricata e procedettero oltre con cautela prima di schierarsi nuovamente sul lato opposto. Almeno i loro ufficiali li stavano mantenendo in formazione compatta, not Catone. I feriti li superavano incespicando, e si dirigevano verso il fiume sottostante, indeboliti dalle ferite e sfiniti dalla strenua lotta per conquistare la collina. Non appena le quattro coorti furono pronte, l'ufficiale che le comandava diede l'ordine di avanzare. Non si progrediva in modo regolare come su un normale campo di battaglia. Sembrava invece che le file davanti avanzassero lentamente quando iniziarono la salita per andare a rinforzare le unit in testa. Il fango appiccicoso rendeva ancora pi difficile il loro procedere. La massa disordinata delle prime sei coorti stava finalmente avvicinandosi alla barricata superiore. Il pendio dietro di loro era disseminato di uomini, parecchi dei quali erano stati feriti. Alcuni erano semplicemente seduti, o distesi, sprofondati nel fango, per ricaricare le forze e cercare di proseguire. Davanti a loro, sulla barricata comparve una figura, che brandiva una spada, e lo squillo improvviso dei corni di guerra del nemico risuon penetrante lungo tutta la collina. Centinaia di guerrieri si riversarono in massa sulla barricata e si gettarono gi dal pendio, piombando tra i Romani solo poco sotto di loro. Le lame delle spade e delle asce scintillarono da una parte e dall'altra quando le prime file disorganizzate della Ventesima Legione furono travolte dall'attacco frenetico. Un numero ancora maggiore di nemici stava scendendo dalla barricata, e contribu all'assalto. Incredibilmente, i legionari sembrarono mantenere la formazione ma poi, senza pi possibilit di errore, cominciarono a essere respinti gi dalla collina.
 Merda.... Macrone strinse con forza lo steccato di legno della torre d'ingresso al campo. Ora sono nei guai.
 Catone annu. Carataco aveva calcolato i tempi dell'attacco alla perfezione, lasciando che i nemici si sfinissero cercando di ingaggiare un corpo a corpo con i suoi uomini. Adesso i suoi guerrieri avevano il vantaggio di trovarsi nella parte alta del terreno di scontro, e anche di essere freschi per aver riposato dietro la barricata pi in alto. Si lanciarono sui legionari ricoperti di fango dalla testa ai piedi, li attaccarono violentemente e li colpirono con forza con i loro fendenti, mentre strattonavano i pesanti scudi e si gettavano come lupi sui Romani e le loro pesanti armature. I legionari in testa furono sgominati o sospinti sui loro compagni, mentre strisciavano nel pantano insanguinato. Niente poteva pi resistere alla pressione che veniva dall'alto e i loro compagni sulla riva opposta del fiume poterono solo rimanere a guardare, con un crescente senso di terrore, il disastro che si stava consumando davanti ai loro occhi.
 Il peggio doveva ancora venire, Catone lo sapeva, dal momento che le ultime quattro coorti erano state ostacolate dagli uomini della prima ondata che si stavano ritirando. Molti legionari inciamparono e scivolarono di nuovo, finch tutta la legione divenne rapidamente un ammasso compatto di uomini armati che si dimenavano nel fango. Il nemico sfrutt il proprio vantaggio fino in fondo, spingendo gi dalla collina i Romani, gettandosi su qualsiasi legionario che fosse caduto a terra colpendolo a morte senza piet.
 Macrone indic col braccio il generale Ostorio e il suo gruppo di comando che stavano osservando la battaglia dal tranquillo riparo della riva vicina. Per carit, perch non d il segnale di ritirata?
 Non lo so, mormor Catone. Non lo so.
 Ogni parvenza di unit era scomparsa. Non c'era speranza di rimettersi in formazione attorno agli stendardi o ai centurioni dal momento che la legione veniva inesorabilmente spinta indietro. Poi, alla fine, il segnale penetrante che ordinava la ritirata risuon dal corno a un lato del generale e dei suoi ufficiali. Gli uomini della Ventesima risposero immediatamente al segnale, scendendo dalla collina verso il fiume. Mentre indietreggiavano, un ruggito di trionfo proruppe dalle gole dei guerrieri nativi che li inseguivano. Esigui gruppi di legionari fronteggiarono il nemico e tentarono di mantenere una qualche parvenza di formazione mentre coprivano i compagni.
 Quando i primi uomini raggiunsero l'argine del fiume procedettero con cautela attraverso i pali che restavano nelle acque, e iniziarono ad attraversarle per mettersi in salvo, senza essere neppure pi in grado di tenere gli scudi al di sopra della testa per proteggerli dall'acqua. Alcuni andarono persi quando la corrente li strapp dalla presa ormai stremata dei loro proprietari e scomparvero alla vista andando a fondo, rotolando senza sosta nel fiume, riemergendo in parte dalla superficie dell'acqua prima di essere trascinati via velocemente. I primi uomini cominciarono a barcollare una volta arrivati sulla riva romana e crollarono sull'erba bagnata, respirando a fatica. Altri aiutarono i compagni feriti a fare la traversata prima di buttarsi accanto a loro appena raggiunta la sponda. Gradualmente la riva si riemp, come un immenso campo di raccolta dei feriti, mentre c'erano ancora altri uomini che si trascinavano fuori dal fiume.
 Sull'altra riva il nemico aveva fatto indietreggiare i Romani oltre la barricata pi in basso e li stava inseguendo lungo tutto il tragitto fino al fiume. Parecchi Romani riuscirono ancora a combattere, scudo contro scudo mentre si ritiravano dal pendio ed entravano nell'acqua.
 L'improvviso scattare delle baliste fece trasalire Catone. Era stato cos assorbito dalla scena che non aveva notato i soldati che preparavano le armi per riprendere i lanci di sbarramento. Furono lanciati dardi di ferro oltre il fiume, sopra le teste dei legionari sparpagliati in piccoli gruppi che si dimenavano nell'acqua. I proiettili caddero in mezzo al nemico, gettando gli uomini a terra, trafiggendoli. Si unirono le catapulte, che scagliavano a grande distanza pietre che risultavano letali e aumentavano il numero dei feriti tra i nemici. Un attimo dopo risuonarono i corni di guerra e il nemico cominci a fermarsi, risalendo rapidamente il pendio verso il riparo della prima linea di difese. In breve tempo, anche l'ultimo dei guerrieri si era nascosto e quel versante della collina era quasi silenzioso. Solo i feriti si agitavano ancora, contorcendosi in modo pietoso tra il fango lucente, le zolle d'erba e le pietre grigie. Catone not che l c'erano ancora alcuni Romani vivi che in qualche modo erano sfuggiti alle attenzioni del nemico durante la sua brutale carica.
 Il combattimento era cessato e gli ultimi uomini della Ventesima stavano ritornando alla riva romana. Le baliste e le catapulte continuarono a lavorare ancora un po' finch fu dato l'ordine di interrompere i lanci. Allora sembr che una tremenda immobilit e calma calassero sulla scena, come se entrambi gli eserciti fossero due giganteschi combattenti, feriti e prostrati, separatisi momentaneamente l'uno dall'altro per riprendere fiato. Una manciata di guerrieri usc dal riparo sulla riva nemica del fiume e si precipit a recuperare i propri feriti, e a tagliare la gola a ogni romano che avessero incontrato vivo. Erano troppo pochi e troppo lontani per i lanci precisi delle baliste e cos poterono svolgere il loro compito indisturbati.
 Catone sent la tensione nervosa che gli aveva attanagliato il corpo durante l'attacco cominciare ad allentarsi, si ritrov sudato zuppo e avvert un'improvvisa stanchezza. Abbass il capo e chiuse gli occhi per un attimo, rincuorato dal fatto che il disastroso tentativo di prendere la collina con un attacco frontale fosse finito. Alla fine fece un respiro profondo, apr gli occhi e alz lo sguardo. Gli ultimi uomini della Ventesima avevano riattraversato il fiume. Ma non fu loro permesso di riposare. Un ufficiale dello stato maggiore stava cavalcando lungo la riva gridando ordini e agitando il braccio in modo frenetico. Gli ufficiali della legione cominciarono a scuotere gli uomini perch si mettessero in piedi e a passo di marcia si allontanassero dal guado.
 Cosa sta succedendo l?, chiese Macrone. Spero che non sia ci che penso.
 Catone non rispose. Aveva indovinato le intenzioni del generale, ma pregava di essersi sbagliato. Mentre osservavano, gli uomini si fecero da parte lasciando una striscia di terreno aperta davanti alle coorti riunite della Ventesima e della Nona Legione. Quando finalmente il passaggio davanti a loro fu sgombrato del tutto, il generale Ostorio sollev il braccio e lo tenne in alto per un attimo prima di abbassarlo in direzione della collina. I soldati dell'artiglieria si affrettarono intorno alle loro armi e la calma che aveva regnato sul campo di battaglia fu rotta dallo scattare delle baliste e dal rumore secco delle aste delle catapulte che lanciavano.
 Il corno suon l'avanzata e l'ordine fu ripetuto lungo le file dei legionari appena giunti davanti al guado del fiume. Quindi, con il sole che brillava sui loro elmi, si incamminarono con passo cadenzato in modo cos ordinato che sembrava stessero facendo un'esercitazione nella piazza d'armi.
 Cosa pensa di fare quell'idiota?, sibil Macrone. Che cazzo sta per fare?.
 Catone scosse la testa. Follia....
 Coorte dopo coorte discesero il lieve pendio verso il fiume e dalla riva opposta vennero espressioni di derisione e di sfida da parte dei nemici, che suonarono pi sprezzanti che mai alle orecchie di Catone. Inaspettatamente si allontan dallo steccato e and a grandi passi verso la scala che conduceva a terra.
 Signore!. Macrone gli and velocemente dietro e raggiunse Catone nel momento in cui il prefetto stava precipitandosi sui primi pioli della scala. Macrone abbass lo sguardo su di lui. Dove stai andando?
 Qualcuno deve cercare di fermare tutto questo, rispose Catone con fermezza. Prima che Ostorio trasformi la sconfitta in un disastro vero e proprio.
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CAPITOLO DIECI.
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 Prima che Macrone potesse protestare ulteriormente, Catone scese la scala con rapidit e and a passo svelto nel luogo in cui Trace stava tenendogli il cavallo. Catone gli strapp le redini di mano e balz in sella. Con un colpo di talloni fece voltare Annibale verso la porta e spron il cavallo al galoppo. Il rumore degli zoccoli riecheggiava lungo lo steccato di legno della torre e subito dopo Catone cavalcava con impeto sul ponte sopra il fossato e gi lungo il pendio verso il generale e i suoi ufficiali. Decise che doveva fare tutto quanto era in suo potere per impedire a Ostorio di ripetere il primo, inutile attacco e mandare altri uomini a farsi uccidere invano.
 Le centurie di testa della Quattordicesima stavano gi attraversando il fiume, guidate da Quintato. Il legato ferm il cavallo nelle acque basse e smont dalla sella schizzando tutt'intorno quando entr nel fiume. Porse le redini a un servo, prese uno scudo da uno dei suoi uomini ed estrasse la spada mettendosi a camminare accanto alla scorta d'onore che portava in alto gli stendardi della legione, cosicch tutti potessero vederli. Nelle retrovie Catone scorse in sella a un cavallo bianco il tribuno Otone, con la spada sguainata che faceva ruotare sulla testa, incitando i suoi uomini. Avanzavano in un silenzio grave, totalmente consapevoli di ci che era in serbo per loro. Grazie al pendio che scendeva verso il fiume e alla collina che si trovava dalla parte opposta, tutti avevano visto ci che era successo durante il primo attacco. Adesso stavano marciando seguendo i passi dei loro compagni sconfitti. Catone non pot fare a meno di meravigliarsi per la disciplina dei soldati che obbedivano agli ordini senza metterli in discussione, senza il minimo segno di esitazione o dissenso. Proprio le qualit che rendevano gli uomini delle legioni cos validi in battaglia li riducevano a poco pi che agnelli condotti al macello quando erano comandati da generali avventati.
 Forse Ostorio avrebbe rinunciato, Catone lo sperava con tutte le sue forze. Prima che fosse troppo tardi, forse avrebbe dato il segnale della ritirata, senza che Catone dovesse intervenire. Ma non c'era alcun segno di movimento da parte degli ufficiali riuniti sul poggio l vicino e Catone serr le mascelle, fren il cavallo e rallent andando al trotto mentre si avvicinava al generale e al suo stato maggiore. Qualcuno di loro si volt al suo arrivo ma l'attenzione di Ostorio era fissa sugli uomini che attraversavano il fiume. Le truppe di testa, non pi allineate, raggiunsero i pali restanti e iniziarono a uscire dall'acqua verso la riva.
 Ancora una volta l'artiglieria romana smise di lanciare e quando gli ultimi dardi e pietre caddero a terra, i difensori si alzarono da dietro la barricata e fecero a loro volta tiri di sbarramento contro i legionari appena arrivati. Questa volta i Romani sapevano cosa aspettarsi e gli ufficiali diedero l'ordine alla fila davanti di fare muro con gli scudi, mentre le file successive dovevano alzarli sopra le loro teste di modo che l'intera formazione sarebbe stata protetta dalla grandinata di pietre, frecce e colpi di fionda lanciati in rapida successione che colpivano rumorosamente quelle superfici curve. Gli uomini erano pi protetti, per la formazione si muoveva con difficolt ed era faticoso mantenerla per troppo tempo, cosicch gli inevitabili spazi tra gli scudi avrebbero comportato altri feriti.
 Catone condusse lentamente il cavallo accanto al generale e si costrinse a respirare con calma.
 Signore?.
 Ostorio si gir, sul volto un'espressione vagamente sorpresa. Prefetto Catone, cosa fai qui? Dovresti essere con i tuoi uomini al campo.
 Catone ignor la domanda e si drizz sulla sella rivolgendosi al suo superiore. Signore, devi richiamare gli uomini.
 Cosa? Cos'hai detto?
 Generale Ostorio, con tutto il rispetto ti suggerisco di richiamare la Quattordicesima e la Nona.
 Catone era consapevole degli sguardi scioccati che si stavano scambiando gli ufficiali attorno a lui, cos come dell'espressione rabbuiata del generale. Ostorio allarg le narici inspirando a fondo. Ti comporti in modo indecoroso, prefetto. Osi discutere i miei ordini?
 Signore, insisto perch tu ci ripensi. Prima che perdiamo anche un solo altro uomo senza ottenere nulla.
 Tu, povero stupido, non vedi che stiamo sul punto di sfondare? Un altro attacco e scapperanno. Si ritireranno, si daranno alla fuga e sar tutto finito. Avevamo la vittoria in pugno prima che quegli idioti la gettassero via. Fece un gesto rabbioso verso gli uomini della Ventesima che stavano lentamente riordinando le loro unit mentre i feriti, a centinaia, erano curati dagli attendenti medici della legione. Sembra che mi sia sbagliato a riporre tanta fiducia in quegli uomini. Ma Quintato e la seconda ondata sono fatti di un'altra stoffa, pi forti e determinati. Non si fermeranno finch non avranno sfondato le linee nemiche e avranno preso la collina.
 Sono sempre uomini, signore. Il terreno davanti a loro  impantanato. Si stancheranno prima di riuscire a sconfiggere il nemico.
 Basta, prefetto! Ritorna al tuo posto. Mi occuper di te pi tardi.
 Signore....
 Sparisci! Adesso!. Ostorio allung la mano verso il campo.
 Catone si rese conto che non c'era altra ragione per continuare a protestare. Ci aveva provato e aveva fallito. Gli uomini della seconda ondata erano destinati a ripetere l'insuccesso dei loro compagni. E se, per qualche miracolo, l'esercito fosse sopravvissuto a quella giornata, Catone sarebbe stato oggetto dell'ira del suo comandante. Aveva sfidato la sua autorit davanti a testimoni. Doveva essere punito.
 Fece un saluto formale, gir il cavallo e ritorn al campo al piccolo galoppo. Tempo di tornare al fianco di Macrone, e la Quattordicesima si era scontrata con la prima barricata e le due ali erano state impegnate in un combattimento serrato. Macrone guard il suo amico con un'espressione preoccupata.
 Suppongo che il generale non abbia inteso ragioni.
 Catone scosse il capo. Dovevo tentare.
 Certamente. Macrone fece un sorriso triste. E scommetto che lo hai fatto incazzare.
 Oh s.
 Non c'era altro da dire e si concentrarono nuovamente sulla collina. La battaglia era feroce, con i guerrieri nativi pi esagitati che saltavano sugli scudi nel tentativo di spezzare la linea dei Romani e crearvi degli spazi vuoti. Ma i legionari mantennero la loro formazione e con regolarit si fecero strada tra i varchi nella linea creata dopo il primo attacco. Passo dopo passo allontanarono gli uomini di Carataco. Poi, quando risuonarono i corni, il nemico si ritir e sal verso le difese pi alte.
  andata meglio dell'ultima volta, comment Macrone.
 C' ancora la salita da affrontare, e molto pi fango questa volta. E ancora di pi lungo il cammino. Catone indic la sommit della collina. L'intervallo di sole stava per concludersi. Molte nuvole si stavano addensando da occidente, portatrici scure e minacciose di altra pioggia. Quando i guerrieri nativi avevano raggiunto la seconda barricata, le prime gocce stavano gi cadendo. Catone vide che i loro ranghi si erano assottigliati a causa del combattimento e che i loro capi spingevano gli uomini lateralmente per fronteggiare i Romani che risalivano a fatica il pendio verso i nemici. Perfino nel momento in cui stava osservando, vide gruppetti di uomini lasciare gli affioramenti rocciosi e le rupi svettanti su entrambi i lati del terreno conteso, che sembrava offrire la sola via praticabile per un attacco sulla collina.
 Un nuovo sbarramento di proiettili colp i ranghi di testa della Quattordicesima mentre le nuvole oscurarono il sole di modo che il bagliore delle loro armature si spense. Sulla collina cal una sottile coltre di pioggerella fine che copr il nemico, e un attimo dopo anche i legionari, che avevano raggiunto un punto in cui il terreno su cui fino ad allora erano avanzati sicuri si trasformava in fango appiccicoso. Eppure essi proseguivano, arrampicandosi e procedendo a fatica verso i Britanni che li aspettavano. Non ci fu pi alcun dubbio nella mente di Catone. Come era successo con il primo, anche questo attacco sarebbe sicuramente fallito. Per esserne certo Carataco aveva radunato tutti i suoi uomini dietro la barricata. Ostorio sarebbe stato sconfitto, i suoi uomini annientati, e quando si fosse diffusa la notizia nella provincia, ogni nativo che ancora nutriva odio verso Roma avrebbe gioito. Molti sarebbero stati incoraggiati a prendere le armi, e quelle trib la cui neutralit faceva da ago della bilancia alla fine avrebbero potuto allearsi con Carataco. Il solo pensiero delle conseguenze sconvolse Catone.
 La sua mente lavorava febbrilmente scrutando il campo di battaglia. Poi la vide, la vaga traccia di un sentiero sulla sinistra in lontananza, dietro le rupi che fiancheggiavano il terreno di scontro. Sent aumentare i battiti del cuore mentre dava forma al suo piano. Era del tutto contrario al buon senso e al suo dovere di obbedire agli ordini. Se avesse fallito, sarebbe stato ucciso. Se fosse sopravvissuto, presumibilmente sarebbe stato disonorato e congedato dall'esercito. Ma nessuna di quelle eventualit teneva conto della probabile sconfitta dell'esercito di Ostorio. Se ci fosse accaduto, allora Catone e i suoi uomini sarebbero morti comunque.
 Prese la sua decisione e si volt verso Macrone.
 Fai schierare immediatamente gli uomini fuori dalla porta a sud. Voglio i Corvi Sanguinari con i loro cavalli.
 Macrone lo guard stupito. Catone, cosa stai facendo?
 Nulla, al momento. Nulla che eviti il disastro che sta per accadere laggi. Indic con il pollice verso la collina. Ma c' qualcosa che possiamo fare che farebbe la differenza. Fai schierare gli uomini.  un ordine.
 I tuoi ordini sono di difendere il campo, signore.
 Macrone, lo sto facendo di mia autorit. Non c' tempo da perdere. Fidati di me e fa' ci che ti dico.
 Macrone si sfreg l'ispida mascella e annu. D'accordo, matto che non sei altro. Gli di ci proteggano!.
 Si gir e si affrett alla scala, e un attimo dopo Catone lo sent urlare ordini agli ufficiali di radunare i loro uomini. Catone guard un'ultima volta la collina. La Quattordicesima era distante non pi di centocinquanta passi dalla barricata pi in alto e la pioggia cadeva copiosa. C'era ancora tempo per cambiare l'esito finale, ma solo per pochissimo. Con una spinta si allontan dallo steccato di legno e scese dalla torre correndo verso il suo cavallo.
 Le due coorti del distaccamento di scorta stavano schierate fuori dal campo sotto il sibilo della pioggia. Catone not le espressioni di curiosit e di nervosismo su molti volti. Poco pi di duecento soldati in tutto. Appena sufficienti per l'impresa che aveva in mente, ma questi erano uomini abituati a combattere, tutti veterani, e se c'era qualcuno in grado di trasformare la sconfitta in vittoria, quel qualcuno erano loro.
 Catone prese fiato e grid per farsi sentire sopra la pioggia. Non c' tempo per dare spiegazioni. Dobbiamo muoverci e muoverci in fretta. Saprete esattamente cosa ci si aspetta da voi nel momento in cui sarete in posizione. Tutto quello che vi chiedo  di combattere come indemoniati quando arriver il momento. Seconda Coorte Tracia! Quarta Coorte della Quattordicesima, avanti!.
 Catone gir il cavallo e lo spron al passo veloce mentre guidava gli uomini fuori dal campo. Davanti e a destra si trovava il poggio su cui una manciata di civili stava ancora osservando, disperatamente in silenzio, la battaglia dall'altra parte del fiume. Catone condusse gli uomini, prima la cavalleria e poi le due centurie di legionari di Macrone sotto organico, a passo svelto dall'altra parte del poggio e dietro un sottile filare di alberi che correva lungo il bordo del fiume. Attraverso i tronchi poteva scorgere il lento corso d'acqua, fittamente increspato dalla pioggia. Il fiume era molto pi profondo l. Troppo profondo da attraversare. Eppure si ricord della riunione di Ostorio prima della battaglia e che doveva esserci pi a valle qualche guado non adatto a un attraversamento in massa. Il suo piano dipendeva dal fatto che questi passaggi non fossero difesi. Se il nemico non fosse stato richiamato ad aiutare il grosso dell'esercito per respingere il secondo attacco, allora il piano di Catone sarebbe sicuramente fallito. Anche se fosse stato in grado di attraversare il fiume con una certa difficolt, avrebbe perso troppi uomini per realizzare il suo piano. Sull'altra riva, poco pi avanti, si stagliavano le rupi, grigie e minacciose.
 La piccola colonna si affrett, passando vicino ad esse fino al punto in cui, poco pi in l, gli alberi si aprivano sull'argine e uno stretto sentiero conduceva al fiume dove l'acqua scorreva nelle secche, schiumando attorno alle rocce sparse nel suo letto. Catone sollev il braccio per fermare i suoi uomini, fece passare la gamba sui corni della sella e balz a terra. Macrone arriv al trotto, ansimando pesantemente.
 Cosa c'?
 Ho bisogno di verificare se la via  sgombra. Resta qui. Non appena ti dar l'ordine, fai passare gli uomini quanto pi velocemente possibile.
 Macrone fece il saluto e Catone si gir verso il corso d'acqua. Segu il sentiero fino al bordo del fiume e si ferm, guardando oltre lo stretto guado la riva opposta. Non c'erano segnali di movimento. Lanciando un'occhiata a monte si rese conto che non riusciva pi a vedere alcuno scorcio del campo di battaglia, o dell'accampamento, e annu soddisfatto. Allora, facendosi coraggio, cominci ad attraversare, gli occhi costantemente puntati sulle rupi e il poggio a sinistra, dove un ripido sentiero serpeggiava verso la scura cima rocciosa. Non c'era segno del nemico. Sebbene l'acqua gli scorresse velocemente attorno ai polpacci scopr che, camminando, riusciva a stare bene in equilibrio e fu in grado di guadare il fiume senza difficolt. A met strada l'acqua gli arriv alle cosce e Catone fece un profondo sospiro di sollievo mentre procedeva schizzando tutt'attorno, raggiungeva le acque basse e usciva gocciolando sull'altra riva. Si volt immediatamente e mise una mano a coppa.
 Macrone! Portali!. Fece un cenno con il braccio nel caso in cui la voce si fosse persa per il rumore del fiume che scorreva precipitoso. Un attimo dopo apparvero i primi Corvi Sanguinari, smontarono di sella e condussero i loro cavalli in acqua, senza pericolo di ferirsi o di ferire i cavalli scivolando sulle pietre che tappezzavano il letto del fiume. Dietro la cavalleria vennero i legionari, tenendo istintivamente in alto gli scudi, sebbene stesse piovendo. Catone fece un cenno al suo decurione anziano, Mirone, e indic il sentiero.
 Lass. Fermati prima di arrivare in cima alle rupi.
 S, signore. Mirone fece il saluto e ordin ai suoi uomini di seguirlo mentre strattonava le redini e faceva uscire il cavallo dal fiume. Macrone aveva il cavallo di Catone e gli consegn le redini quando i primi legionari raggiunsero la riva.
 Mi fa venire in mente la prima vera battaglia contro Carataco. I primi giorni dell'invasione. Ricordi?.
 Catone annu. Speriamo di essere altrettanto fortunati anche questa volta.
 Si gir verso il sentiero e segu la retroguardia della coorte tracia. Gli altri stavano riprendendo il cammino verso la cima e Catone si avvi, impegnandosi per riportare lentamente il suo cavallo in testa alla colonna. Quando raggiunse Mirone, il decurione era a breve distanza dalla cima della rupe sferzata dalla pioggia e dal vento sempre pi forte. Catone fu sollevato di sentire pi distintamente i rumori della battaglia, i colpi delle spade e le sommesse grida di incitazione. Era la prova che la Quattordicesima era in azione e si stava difendendo bene, per il momento.
 Schiera qui gli uomini, ordin Catone. Tienimi il cavallo. Torno subito.
 Lasciando le redini al decurione, avanz correndo piano piano verso l'ultima parte della salita, e poi lungo la sommit delle rupi. Rallent quando vide che il terreno iniziava a essere in pendenza e prosegu accovacciato mentre armeggiava con i lacci sotto l'elmo per toglierselo nel caso in cui la cresta rossa e il metallo lucente attirassero l'attenzione del nemico. Davanti c'era un cespuglio rachitico, che cresceva storto a causa del vento dominante che soffiava sulle montagne. Lo us come riparo per guardare in basso la battaglia che infuriava lungo il fianco della collina. Le sommit delle rupi erano a un centinaio di piedi dalla seconda linea di difesa di Carataco e Catone pot osservare chiaramente quanto si estendeva la linea di battaglia.
 I legionari avevano raggiunto la barricata fatta di rocce e pietre tagliate grossolanamente e con rami appuntiti incastrati, con le punte rivolte in basso verso il pendio. Guardando Catone vide gruppi di uomini che si riparavano sotto i loro ampi scudi mentre i compagni usavano le mani e le spade per buttar gi pezzi della barricata. I legionari pi coraggiosi avevano faticato per arrampicarsi e avevano tenuto occupato il nemico. Era una lotta impari dal momento che i Romani avevano carichi particolarmente ingombranti e non avrebbero mai potuto mettere in campo forze sufficienti prima che il nemico, come risposta, ne impiegasse un numero esorbitante e colpisse a morte gli aggressori, respingendo i sopravvissuti nei ranghi ammassati pi in basso. Un centinaio di passi ancora pi gi, gli uomini della Nona erano accovacciati dietro i loro scudi. Il tribuno Otone, con la sua vistosa cresta rossa, era sceso da cavallo e camminava a grandi passi avanti e indietro davanti alla scorta d'onore agli stendardi, dove la stoffa quadrata di quello della vessillazione pendeva floscia sotto la pioggia. Altri corpi erano sparsi sul pendio dietro alla Nona. Ritornando con lo sguardo alla battaglia, Catone vide che i guerrieri nativi erano ammassati dietro il riparo della barricata. Sopra di loro il terreno si spianava e c'era un altopiano accidentato che si estendeva sulla sommit della collina, dove centinaia di ripari rudimentali erano stati costruiti a casaccio. Un gruppo di semplici tende occupava il centro del campo. Il quartier generale di Carataco, immagin Catone. Centinaia di guerrieri feriti erano seduti o distesi al riparo dall'acqua e dal vento. Le loro ferite erano curate da donne native coperte da mantelli, che fasciavano ferite e arti rotti.
 Catone aveva visto quanto bastava per capire la disposizione del territorio e lentamente strisci tornando indietro senza farsi vedere, prima di mettersi a correre per ricongiungersi alla sua colonna. I Corvi Sanguinari erano in piedi accanto ai cavalli, in ognuno dei tre squadroni. Di fianco a loro stavano le due centurie di legionari di Macrone, una sotto il suo comando personale, e l'altra sotto il comando dell'imponente figura del centurione Crispo, un uomo che da optio era stato promosso dopo l'assedio di Bruccium.
 Ufficiali! Con me!, chiam Catone tanto forte quanto riusc a fare. Si affrettarono a raggiungerlo e la pioggia fredda e il vento pungente fecero tremare Catone mentre li aspettava. Imprec contro il suo fisico poco robusto e si impose di restare immobile, di modo che gli altri ufficiali non scambiassero per paura il suo sentir freddo. Avevano bisogno di nutrire una totale fiducia in lui per restare in vita durante la battaglia.
 Catone fece un gesto in direzione della sommit delle rupi. La linea di battaglia  proprio dall'altra parte dell'altopiano. Il secondo attacco del generale ha raggiunto la barricata, e l si bloccher. A meno che non interveniamo noi. Pass lo sguardo sui pochi ufficiali pi giovani per essere sicuro che avessero capito. Questo  il piano. Macrone e la fanteria aggireranno le rupi, restando nascosti quanto pi possibile, prima di sferrare un attacco laterale contro il nemico. Date il tutto per tutto e andateci gi pesante. Respingeteli. Non potrete contare sul fattore sorpresa per molto tempo, n sarete in grado di mantenere la foga della carica. Ma dovrete respingerli quanto basta perch i ragazzi della Quattordicesima possano sfondare il fianco dello schieramento e venire a sostenervi. Se ci muoviamo abbastanza velocemente possiamo aggirare la loro linea da questa parte. Vi  tutto chiaro? Centurione Macrone? I tuoi uomini ci stanno?.
 Macrone sorrise e batt le mani. Che quei bastardi ci provino solo a fermarci, signore!.
 Ecco lo spirito giusto!. Catone annu poi si volt verso i tre decurioni. Mirone, prendi il tuo squadrone e copri il fianco di Macrone. Devi fermarli se cercano di aggirare la nostra fanteria. Attacca qualsiasi gruppo che sembra schierarsi. Tienili sempre impegnati. Non dar loro l'opportunit di recuperare.
 Mirone annu risoluto.
 Io guider gli altri due squadroni. Ci dirigeremo sulla cima della collina e attraverseremo il loro accampamento a cavallo. Lass disperderemo qualsiasi combattente e poi ci gireremo e attaccheremo oltre la vetta, lungo il pendio, dritto nelle retrovie della linea nemica. Se tutto andr bene, l'attacco da due direzioni sar sufficiente per distrarli quanto basta perch i nostri ragazzi della Quattordicesima riescano ad aggirare e oltrepassare la barricata.  tutto... Avete tutti chiara la parte che dovrete svolgere?.
 Il centurione Crispo scosse il capo meravigliato. Cazzo, ti accontenti di poco, signore.
 Macrone colp con un pugno la spalla del suo subordinato. Ti abituerai ai suoi modi bizzarri, se vivrai abbastanza a lungo.
  tutto allora, signori. Mettiamoci all'opera.
 Macrone e i suoi uomini si mossero per primi, procedendo a grandi passi lungo il sentiero per poi separarsi e dirigersi verso il campo di battaglia. Seguivano Catone e i cavalieri. Dove il sentiero si biforcava, Catone si rivolse a Mirone e annu. La dea Fortuna sia con te.
 E con te, signore.
 A dopo.
 Si scambiarono il saluto e Catone fece un cenno con la mano ai due squadroni restanti perch si muovessero, mentre lui si dirigeva verso la cima della collina e il campo nemico che si estendeva dietro di essa.
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CAPITOLO UNDICI.
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 Il dolore agli arti inizi a calmarsi quando Macrone sent il sangue pulsargli nelle vene e i muscoli tesi e duri e con la consueta leggerezza nel cuore pregustando la battaglia che ci sarebbe stata. A differenza di Catone, non aveva dubbi che questa fosse la ragione per cui gli di lo avevano messo sulla terra. Era nato per fare questo. Era un soldato, addestrato a questo fine, e grazie a Mitra, avrebbe sicuramente fatto onore alla sua professione. Lanciando un'occhiata sopra la spalla vide la fila di uomini che lo seguivano, con il respiro affaticato e un'espressione risoluta sul viso. Sebbene li avessi avuti al suo comando per meno di sei mesi li conosceva bene. Combattevano accanitamente e non lo avrebbero deluso.
 Andarono a passo di corsa aggirando la sommit delle rupi mentre la pioggia batteva violentemente cadendo dalle nuvole scure che solcavano il cielo sopra di loro. Poi il sentiero si spian per un breve tratto prima di scendere verso il fianco destro della linea nemica. Il bagliore di un lampeggiamento fitto e prolungato illumin le pendici della collina, raggelando gli uomini impegnati nel combattimento. Poi la luce cess e un attimo dopo, nell'aria, riecheggi il rombo di un tuono. L'attenzione del nemico era fissa sugli uomini della Quattordicesima, che ancora stavano lottando invano per trovare un passaggio al di l delle difese o attraverso di esse. La difesa pi vicina si trovava nel punto in cui la barricata finiva su un precipizio scosceso, cinquanta passi pi in l. Macrone ferm i suoi uomini e aspett che le due centurie si ordinassero in una colonna compatta dietro di lui. Quindi si pul la mano strofinandola sul lato della tunica ed estrasse la spada. Sollev lo scudo, alz la spada nella pioggia e l'abbass di colpo in avanti.
 Il rumore sordo e attutito delle calighe chiodate e il tintinnio dell'equipaggiamento si mescolarono al picchiettare della pioggia sugli elmi e gli spallacci e al crescente frastuono della battaglia. Macrone aument il passo mentre scendevano il lieve pendio. Vide movimento alla sua sinistra e colse con lo sguardo i cavalieri che si stavano aprendo a ventaglio per proteggerlo di fianco. Si trovarono a non pi di venti passi dal nemico quando un uomo con una veste lunga, a breve distanza dietro ai suoi compagni, smise di incitarli sentendo il rumore degli uomini che si avvicinavano. Si volt e Macrone vide che sgranava gli occhi prima di spalancare la bocca ed emettere un grido disperato.
 Quarta Coorte!, url Macrone. Carica!.
 Aument il passo che divenne quasi una corsa, l'andatura pi veloce che un uomo potesse mantenere con un'armatura e un equipaggiamento cos pesanti, e grid il nome della legione: Gemina!.
 gemina!. Il grido riecheggi dalle bocche dei suoi soldati e Macrone si diresse verso l'uomo che per primo li aveva visti. Ora anche altri si erano voltati verso di loro, le trionfanti grida di guerra ormai spente sulle labbra. L'uomo dalla tunica inizi a voltarsi troppo tardi, e scivol, cos Macrone lo colp con forza con lo scudo mentre era a terra, e continu a correre. Centinaia di guerrieri nemici si distesero dietro la barricata davanti a lui, ma vederli non fece che incoraggiare Macrone quando attacc tra gli sfortunati difensori in fondo alla linea. Un nativo armato di lancia, nudo fino alla vita, si fece coraggio e tent di colpire Macrone che, con un movimento rapido, brand la spada e devi la punta verso il terreno e poi conficc la lama nel braccio armato dell'uomo, facendo uno squarcio nella carne e nel muscolo prima di estrarla. Us lo scudo per abbattere con forza il guerriero armato di lancia e quando lo raggiunse, la potenza dell'impatto fu tremenda. Macrone corse via veloce, sentendo un arto contorcersi sotto il calzare, prima di lanciarsi su un gruppo di uomini scarsamente armati, raggruppati alla fine della barricata.
 Una spada colp il suo scudo e strisci per terra, con un acuto suono metallico. Macrone spinse lo scudo di lato, poi si riprese prima di colpire con la spada alla sua destra. Avvert una leggera pressione quando fu inferta una ferita superficiale, e allora i suoi uomini gli si fecero attorno su entrambi i lati, sistemando gli scudi e sguainando le spade, proprio come erano stati addestrati a fare. Macrone vide la barricata, fatta di terra e rocce, davanti a lui, con il corpo di un giovane guerriero sdraiato sulla cima. Attorno a lui i legionari avevano sgombrato la zona alla base del precipizio e parecchi nemici giacevano nel fango, sanguinando.
 Andate a sinistra!, grid Macrone. Aggirate il fianco di quei bastardi!.
 La carica forsennata continu senza piet. I membri della trib erano ancora sbigottiti per l'inaspettato attacco laterale e Macrone era determinato a combattere strenuamente quanto pi poteva prima che il nemico si rendesse conto di quanti pochi uomini avesse a disposizione. Nel momento in cui fosse stato svelato l'inganno, Carataco sicuramente avrebbe mandato le riserve per fronteggiare la minaccia. Il nemico stava retrocedendo davanti ai legionari, correndo in diagonale sul pendio per sfuggire agli aggressori, direttamente incontro a Mirone e al suo squadrone di Corvi Sanguinari. I legionari davano colpi a destra e a sinistra, sbaragliando i fuggitivi e aumentando il panico che si stava diffondendo nel fianco destro dell'esercito di Carataco.
 Macrone si ferm e cerc con lo sguardo Crispo. Il centurione era dietro di lui, poco distante, un gigante che sovrastava i suoi uomini, mentre ordinava loro di seguire la centuria di Macrone.
 Crispo! Con me! Crispo!.
 Il centurione si guard attorno, vide Macrone e annu. Un attimo dopo i due centurioni si ritrovarono fianco a fianco, respirando a fatica. Macrone punt la spada verso la barricata.
 I tuoi uomini comincino a buttarla gi. Dobbiamo far s che i ragazzi che sono dall'altra parte possano attraversarla il pi velocemente possibile.
 S, signore. Crispo chin brevemente il capo e chiam a s le due sezioni pi vicine dei suoi uomini che abbassarono gli scudi, rinfoderarono le spade e iniziarono disperatamente a spostare le pietre.
 Gli altri mi seguano!, url Macrone alle sezioni che rimanevano della centuria di Crispo e riprese l'attacco. Oltrepass molti guerrieri caduti, e anche il primo dei suoi uomini, disteso sulla schiena, con la faccia spaccata e ridotta a una poltiglia sanguinante da un colpo d'ascia. Spostandosi di traverso risalendo il pendio per avere una visuale migliore, Macrone pot notare che i nemici erano stati fatti arretrare di pi di cento piedi e stavano cominciando a serrare le file. Non c'era via di uscita per loro, sebbene il raggrupparsi di tutti quegli uomini significava che l'attacco si sarebbe bloccato qualora i legionari non fossero riusciti a fare in fretta. Ma per il momento c'era da guadagnare ancora terreno e Macrone url ai suoi uomini: Su! Su! Fateli a pezzi!.
 Dietro, a una certa distanza, pot vedere un guerriero possente su un cavallo che procedeva lungo la linea per verificare la situazione al fianco dello schieramento. La pioggia aveva inzuppato i lunghi capelli dell'uomo eppure c'era qualcosa in lui che risultava familiare a Macrone e allora cap che stava guardando il comandante. Carataco in persona. Improvvisamente l'uomo a cavallo fece un gesto verso i suoi uomini che iniziarono ad allontanarsi dalla linea di battaglia e formarono una nuova linea, trenta passi pi in alto sul pendio. Non appena ebbe riunito due o trecento dei suoi guerrieri, Carataco li condusse lungo il pendio a passo veloce. Macrone comprese che non c'era molto tempo prima che ricominciassero a combattere e volgessero a loro favore le sorti della battaglia.
 Guard indietro e vide che Crispo e i suoi uomini stavano lavorando alacremente. Avevano tolto le pietre pi grandi e continuavano a lavorare, usando le spade per spalare il terreno fangoso e metterlo di lato. Alcuni legionari dall'altra parte, insudiciati, erano saliti sulla barricata per aiutarli. Ma ci sarebbe voluto comunque un po' di tempo per aprire un varco sufficientemente largo per far passare un flusso regolare di uomini e rafforzare la debole coorte di Macrone.
 Non c'era nient'altro che Macrone potesse fare, a parte combattere, quindi and a grandi passi a raggiungere i suoi uomini in battaglia. Facendosi largo davanti a s, vide un guerriero robusto con la barba bianca inzaccherata e il petto coperto di tatuaggi blu a spirale. La pioggia gli luccicava sulla pelle mentre faceva roteare un'ascia sulla testa e poi la abbatteva sul bordo dello scudo di un legionario. La pesante lama spacc il rivestimento di metallo, scheggi il legno penetrando nello scudo, e colp la spalla del romano che stava dietro. Il legionario ansim mancandogli l'aria nei polmoni, poi inciamp all'indietro, e lo scudo scheggiato cadde rovinosamente nel fango. Il suo nemico fece un sibilo di trionfo e si mosse in avanti, arrestando l'avanzata dei Romani dalla sua parte e permettendo ai suoi compagni di fermarsi e riordinare le idee. Sa!.
 Macrone incroci lo sguardo folle del guerriero mentre iniziava a far roteare nuovamente l'ascia. Prima che l'uomo potesse colpire, il centurione finse di attaccare con la spada e l'avversario istintivamente salt indietro, abbassando l'ascia. Macrone fece un altro passo e prosegu attaccando con lo scudo, un colpo leggero che sospinse l'uomo contro i suoi compagni. Adesso Macrone l'aveva in trappola e avanz per sferrare l'affondo, colpendolo in basso, nella coscia, girando la lama ed estraendola prima di colpire di nuovo, un po' pi su, con tutta la forza in modo da trapassare l'addome del guerriero, che fece un urlo spaventoso e lasci cadere l'ascia barcollando all'indietro.
 Avanti!. Macrone si ferm per gridare. Forza, ragazzi!.
 Il centurione sapeva che il ritmo dell'attacco stava rallentando. Gli uomini si stavano stancando, mentre il nemico si stava riprendendo dalla sorpresa per l'improvvisa comparsa delle esigue forze sul fianco del proprio schieramento. Molti pi uomini stavano disponendosi di traverso sulla collina per fronteggiare i Romani, e dietro di loro Carataco e la sua riserva frettolosamente ricostituita stavano dilagando e muovendo verso Macrone. Una rapida occhiata indietro rivel che Crispo e i suoi uomini ancora lavoravano sodo e non c'era traccia dei loro compagni che dovevano arrivare per aiutare la Quarta Coorte.
 La foga dell'attacco scem e Macrone si ritrov semplicemente a mantenere la propria posizione mentre combatteva a fianco dei suoi uomini e teneva a bada i nemici. Un gruppo di nativi armati di lancia si era messo tra Macrone e il suo squadrone e stava furiosamente infilzando cavalli e cavalieri e respingendo i soldati della Tracia, cos che questi rischiavano di lasciare scoperto il fianco dei loro compagni legionari. Macrone guard ancora sul pendio, verso la cima, in attesa di un segno qualsiasi da parte di Catone e dei suoi due squadroni, ma non vide alcun movimento.
 Forza, ragazzo, mormor. Finch c' ancora tempo.
 Carataco e i suoi uomini si avvicinavano, erano a meno di un centinaio di passi, e il loro comandante diminu l'andatura per permettere ai pi lenti di raggiungerli per far s che i rinforzi ce la mettessero tutta al momento di attaccare lungo il pendio e intrappolare Macrone e la sua coorte contro la barricata. Non ci sarebbe stata alcuna via di fuga se ci fosse accaduto.
 Un moto soffocato di esultanza fu udito da Macrone che vide che Crispo e i suoi erano riusciti ad aprire una piccola breccia, larga abbastanza da consentire il passaggio di un uomo per volta. Il primo legionario si arrampic e corse a unirsi alle esigue forze di Macrone che tenevano a bada il nemico; poi ne segu un altro, mentre Crispo incitava gli uomini ad allargare il varco. Ma fu troppo tardi. Non erano passati pi di venti uomini attraverso la barricata che Carataco e il suo gruppo cominciarono l'attacco, scattando di traverso sul pendio verso Macrone con un urlo selvaggio. Gli ultimi rimasti dello squadrone di Mirone furono sbaragliati e i sopravvissuti si girarono e spronarono i loro cavalli indietro verso la cima della rupe.
 Macrone sent il cuore scoppiargli per la frustrazione. Se solo ci fosse stato un po' pi di tempo. Un centinaio di altri uomini avrebbero fatto davvero la differenza, tenendo la posizione mentre veniva allargata la breccia, perch le coorti intrappolate dall'altra parte potessero attraversarla e volgere le sorti della battaglia in favore dei Romani. Ma a quel punto avrebbe anche potuto chiedere la luna, si rese conto Macrone, mentre si voltava per fronteggiare il nemico che arrivava, le calighe affondate nel fango per stare in equilibrio, lo scudo sollevato e la spada abbassata, pronto a colpire. Da sopra il bordo del suo scudo pot vedere Carataco apparire maestoso sulla sella, una mano che stringeva forte le redini, l'altra che brandiva la spada. Spalanc la bocca e i tendini del collo si tesero quando esplose nel suo grido di guerra.
 Che cazzo, Catone, si infuri Macrone. Dove sei?.
 Quando i due squadroni raggiunsero la cima della collina, Catone diede ordine di disporsi in formazione e i sessanta cavalieri si aprirono a ventaglio sul terreno sconnesso. Lanciando un'occhiata a destra e a sinistra per essere sicuro che la linea tenesse, Catone li condusse sul ciglio dell'altopiano. Sollev lo scudo ovale e lo tenne vicino al fianco mentre allungava la mano verso la spada lunga appesa al fodero della sella.
 Corvi Sanguinari! Al trotto! Avanti!.
 La formazione si mise lentamente in movimento, verso i ripari pi vicini dove erano i guerrieri feriti e le donne che li curavano. Scorsero subito i cavalieri e grida di allarme si sparsero nell'accampamento nemico quando il temuto stendardo dei Corvi Sanguinari venne riconosciuto. Coloro che potevano camminare balzarono in piedi e iniziarono a scappare. I restanti si stiparono in qualunque nascondiglio riuscirono a trovare, afferrando le armi per cercare di difendersi. Sbattendo le palpebre per mandar via le gocce di pioggia che gli pungevano il viso, Catone prese fiato e grid: Al piccolo galoppo!.
 Gli uomini mantennero la formazione mentre irrompevano rapidi nel campo nemico, attaccando con ferocia a destra e a sinistra con le spade lunghe, e i cavalieri si sporgevano dalle loro selle per colpire quelli che stavano sul terreno. Uccisero un mucchio di nemici indifesi e quanti potevano scappavano per salvarsi la vita, contribuendo a spargere il terrore nel campo. Catone permise ai suoi uomini di prendersi ancora qualche altra soddisfazione, mentre considerava con attenzione la distanza che avevano percorso, ansioso di non andare troppo oltre prima di cambiare direzione. Percorso un terzo della strada attraverso l'altopiano tir le redini e sollev la spada per attirare l'attenzione degli uomini.
 Corvi Sanguinari! Fermi! Fermi! Schieratevi con me!.
 Voltando il cavallo per avere di fronte il fianco della collina dove infuriava la battaglia, Catone aspett con ansia che i suoi uomini interrompessero il massacro dei nemici feriti e prendessero posizione su entrambi i lati del loro comandante. Una rapida occhiata all'intorno rivel che c'era solo un cavallo senza cavaliere sull'altopiano. Catone annu. Era andata bene fino a quel momento. Se Macrone e i suoi uomini avevano fatto la loro parte, allora il nemico sarebbe stato distratto dalla carica laterale, e non sarebbe stato preparato a un secondo attacco improvviso da una direzione diversa. Ma se Macrone aveva fallito, Catone comprese chiaramente che allora stava per condurre al totale sterminio ci che restava dei Corvi Sanguinari. Sent una strana calma davanti a questa prospettiva. L'unico ovvio dispiacere era l'idea di Giulia che piangeva la sua morte. Mise da parte tutti questi pensieri e si schiar la gola per poter dare l'ordine in modo chiaro e fermo.
 Al trotto!.
 I soldati a cavallo affondarono i talloni sui fianchi dei loro destrieri e parecchi cavalli nitrirono, muovendo nervosamente gli orecchi, prima di partire. Mentre i Corvi Sanguinari aggiustavano l'andatura per mantenere una fila regolare, Catone calcol che avevano cinquanta passi da compiere prima di raggiungere il ciglio dell'altopiano. Perch una carica di cavalleria fosse efficace, era tutta questione di calcolare bene i tempi, lo sapeva. Dovevano mantenere la fila per scattare poi in avanti, lasciandosi ancora il tempo di acquistare velocit e completare la carica, procurando al nemico l'effetto pi dirompente possibile. Qualunque fosse la condizione ideale, la situazione di Catone era resa complicata dal terreno bagnato e da come sarebbero scesi lungo la collina. Era probabile che qualche cavallo scivolasse o cadesse, ma era il prezzo che bisognava pagare.
 Al piccolo galoppo!.
 Catone affond i talloni sui fianchi del cavallo e aument la pressione delle ginocchia su di essi, piegandosi in avanti per afferrare pi saldamente gli alti corni della sella vicino ai suoi fianchi. L'aria si riemp dello scalpitio e degli spruzzi degli zoccoli sul terreno fradicio e alcuni schizzi arrivarono dalla criniera dell'animale sul viso di Catone, mentre questi e i suoi pochi uomini raggiungevano rapidamente il ciglio dell'altopiano e il terreno iniziava a degradare. I rumori della battaglia divennero all'improvviso pi vicini, pi duri, e gli orecchi del suo cavallo si mossero nervosamente. Catone non voleva che i suoi uomini potessero minimamente esitare quando fossero giunti in prossimit della battaglia quindi fece un respiro profondo per dare un ultimo ordine.
 Corvi Sanguinari! Carica!.
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CAPITOLO DODICI.
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 Gli uomini proruppero in un grido di esultanza e spronarono i cavalli in avanti, scattando sull'erba calpestata, verso la cima, da dove la sanguinosa battaglia sottostante si rivel in tutti i suoi particolari. In un attimo, Catone afferr l'enormit della scena che gli si presentava alla vista. Il nemico manteneva la propria posizione su tre quarti buoni delle loro difese, ma la parte critica del campo di battaglia era proprio davanti e a destra, dove il reparto di Macrone stava combattendo per sopravvivere mentre il fianco della Quattordicesima Legione era appena entrato nello scontro. Il versante della collina tra gli uomini di Catone e i loro compagni era pieno di guerrieri nemici che attaccavano i legionari, emettendo le loro grida di guerra.
 Catone si concentr sulla via che aveva davanti. Era finito il tempo di comandare. Adesso era un uomo che doveva combattere, esattamente come gli altri Corvi Sanguinari, che divennero niente pi che sagome rapide su entrambi i lati. Catone radun la sua cavalleria, la spada sguainata in aria, pronto ad attaccare, e colp violentemente il primo guerriero nel quale si imbatt, e che aveva lasciato esposte la spalla e la schiena. L'uomo mor, mentre il cavallo ne gettava un altro a terra con il rumore sordo di un osso che si spezzava e cedeva sotto il peso degli zoccoli che ne calpestavano il corpo. Il cavallo manc di poco un terzo uomo che si volt e url contro il cavaliere che lo sovrastava, cos che Catone stratton le redini per evitare che l'animale scartasse troppo bruscamente e lo disarcionasse.
 Lo scudo di Catone si abbatt sul guerriero. Girato a met sulla sella, il prefetto rote la spada in aria formando un arco e la sua lama spacc il cranio dell'avversario fino alla mascella. La schiena del guerriero si incurv mentre le braccia si muovevano convulse, e tale movimento rischi di strappare la spada dalla mano di Catone che mantenne la stretta e tir con tutte le forze. Sent che la lama cedeva, tir ancora ed essa usc, facendolo barcollare sulla sella. Il cavallo si era fermato, e il prefetto si guard attorno.
 I Corvi Sanguinari avevano sopraffatto gli uomini che si erano lanciati sulla coorte di Macrone e il pendio attorno a Catone era pieno di guerrieri nativi e di cavalieri. Le urla di trionfo del nemico si erano mutate in panico e a dozzine scappavano verso la parte sinistra della linea mentre i loro capi cercavano di fermarli e li incitavano perch si buttassero di nuovo nella mischia insanguinata sul fianco dello schieramento. Catone vide che c'erano anche i druidi. Figure dalle lunghe vesti coi capelli arruffati, che urlavano maledizioni contro i Romani e contro quelli della loro gente che si rifiutavano di voltarsi e combattere.
 Un movimento laterale attir l'attenzione di Catone che gir la testa e vide due uomini armati di lance che gli correvano incontro. Tir le redini e volt il cavallo verso di loro, affondando i talloni nei fianchi dell'animale. Gli uomini furono costretti a dividersi da una parte e dall'altra, e una lancia venne puntata sul lato destro del torace di Catone che brutalmente schiv il colpo con la spada producendo un suono metallico quando la lama colp la punta di ferro della lancia, deviandola di lato. A causa del terreno bagnato fu difficile per quell'uomo cambiare direzione, e la sua spalla sbatt contro la gamba di Catone. Il guerriero guard in alto con un ringhio, gli occhi che lampeggiavano attraverso i capelli scuri appiccicati alla testa. Catone istintivamente gli assest un forte colpo sul capo con l'elsa della spada e l'uomo cadde a terra.
 La mano che teneva lo scudo all'improvviso stratton le redini con un colpo secco facendo voltare il cavallo. Il secondo uomo barcoll indietro, con una mano che ancora cercava di allontanare lo scudo del romano per colpirlo con la lancia. Catone tir indietro lo scudo, spostandosi con il peso dall'altra parte e la punta della lancia rimbalz sulla superficie piatta e fer superficialmente il fianco del cavallo. L'animale si pieg sotto Catone e questi gli strinse le gambe ai fianchi mentre scalciava e colpiva con uno zoccolo il guerriero gettandolo a terra sulla schiena.
 Ci volle un attimo per riprendere il controllo e Catone vide che Macrone aveva nuovamente schierato i suoi uomini, mettendoli in fila per due, per un breve tratto, dalla barricata fin sulla collina. I primi soldati delle altre coorti stavano prendendo posizione alla sua sinistra. Ininterrottamente, molti uomini attraversarono il varco nella barricata mentre Crispo e i suoi legionari lavoravano per ampliarlo. Catone si rese conto che la battaglia stava iniziando a volgere a loro favore. Ma lui e i suoi dovevano continuare a distrarre il nemico quanto pi a lungo possibile. I Corvi Sanguinari erano sparpagliati in mezzo alla moltitudine dei guerrieri, e combattevano in piccoli gruppi, o da soli, e Catone pot cos verificare che aveva gi perso un quarto dei suoi uomini. Doveva tenerli uniti se volevano avere una possibilit di sopravvivere. Il vessillifero era a breve distanza da l, insieme ad altri quattro uomini radunati attorno a lui che lottavano per evitare che il nemico catturasse lo stendardo. Catone spron il cavallo verso di loro, tenendo lo scudo vicino a s e la spada sguainata, pronto a colpire o a parare. Uno dei cavalieri lo vide avvicinarsi e si spost di lato per farlo passare. Catone si ferm accanto al vessillifero, rinfoder la spada e mise a coppa una mano accanto alla bocca per richiamare dal campo di battaglia: Corvi Sanguinari! Corvi Sanguinari da me! Da me!.
 Poi si rivolse agli uomini vicino a lui. Restate vicini, ragazzi. Andiamo dalla Quarta Coorte.
 Uno alla volta, i suoi si fecero strada a fatica verso lo stendardo e raggiunsero il gruppo di cavalieri che mano a mano aumentava mentre si aprivano una via tra i guerrieri nativi verso la linea di legionari schierata sulla collina come rinforzo permanente. Catone not che lo stato d'animo dei nemici era incerto. Sempre meno uomini desideravano attaccare il piccolo gruppo di Romani a cavallo. Altri si allontanavano dalla battaglia, cercando scampo verso il centro del loro schieramento. Solo un pugno di loro comprese l'importanza di combattere disperatamente sul fianco, Carataco tra questi. Pass infuriato tra le loro file, gridando e spingendo gli uomini verso il nemico, lottando per farli avanzare nella pioggia e nel fango lucente.
 Quando raggiunsero lo stendardo gli ultimi sopravvissuti dei due squadroni, gli uomini di Catone erano arrivati ai legionari in attesa, che presentavano i loro scudi in schieramento compatto.
 Lasciate un varco!, ordin Catone mentre faceva avanzare il cavallo. Aprite i ranghi!.
 Gli uomini esattamente davanti a lui si misero di lato e Catone fece passare i cavalieri tra di loro conducendoli un poco oltre, prima che gli scudi si serrassero nuovamente alle sue spalle. Macrone si affrett ad andargli accanto e guard in alto con un'espressione di sollievo.
 Bel lavoro, signore! Dannatamente stupendo. Sei arrivato proprio in tempo. Altrimenti Carataco e i suoi bastardi ci sarebbero stati tutti addosso e avremmo perso la breccia.
 Anche Catone gli fece un ampio sorriso, lottando per controllare il tremore degli arti. Alz lo sguardo e vide che almeno duecento uomini si erano gi schierati sul fianco della coorte di Macrone e oramai molti di pi stavano prendendo posizione. Davanti a loro si era aperto un varco tra le due estremit e per quanto gridassero o li incitassero, i capi non sarebbero riusciti a persuadere i guerrieri nativi a ritornare nella violenta battaglia che era scoppiata sul fianco del loro schieramento. Nel fango smosso e calpestato tra le due estremit erano sparsi corpi, scudi scheggiati, armi abbandonate e pozze di acqua piovana sporca di sangue.
 Dietro la breccia comparvero le sommit degli stendardi romani e un attimo dopo il legato Quintato guid i suoi ufficiali e la scorta d'onore agli stendardi attraverso il varco in direzione di Catone.
 Ho sentito cosa  successo quaggi. Eccellente lavoro, prefetto!. Fece un ampio sorriso. Come cavolo hai fatto ad arrivare qui? Dovresti essere di guardia al campo.
 Eravamo l'ultima riserva disponibile per il generale, signore. Quando il tuo attacco  giunto a un punto morto, spieg Catone brevemente, non volendo rivelare che aveva agito di sua iniziativa. Pi tardi sarebbe arrivato il momento di affrontare le conseguenze, e Catone aveva pochi dubbi che ce ne sarebbero state. Anche se forse aveva avuto successo, aveva sempre abbandonato il suo posto durante una battaglia. Aveva lasciato l'accampamento dell'esercito sprovvisto di protezione.
 Misure disperate, eh?, disse Quintato. Tuttavia, non c' tempo da perdere. Dobbiamo sfruttare il nostro vantaggio.
 Il legato si volt verso il pi vicino dei suoi tribuni giovani. Voglio le coorti laterali qui, a passo di corsa. Comunica al tribuno Otone che venga per farci da rinforzo. Le altre devono mantenere le loro posizioni e attraversare la barricata quando sar praticabile. Va'!.
 Il giovane ufficiale fece il saluto e si volt per ritornare di corsa alla breccia.
 Prefetto Catone, porta la tua cavalleria sulla cima. Ci coprirete il fianco. Vi siete divertiti, adesso lascia alle legioni quello che resta da fare.
 S, signore. Catone fece il saluto ma il legato si era gi mosso, andando a grandi passi sul pendio per prendere il suo posto dietro al centro dello schieramento. Macrone lo guard di sfuggita e scosse la testa.
 Divertiti, dice. Mi chiedo com' quando le cose si fanno serie.
 Catone si strinse nelle spalle con stanchezza. Forse un giorno lo scopriremo davvero. Per il momento, ben fatto, Macrone.
 Si scambiarono un sorriso e poi Catone riun ci che restava della sua coorte e lo condusse di nuovo sul pendio, dietro ai legionari, per prendere la propria posizione sulla cima. Mirone, e una manciata di uomini che aveva radunato dal suo stesso squadrone, li raggiunsero. L'altopiano si era trasformato in un ammasso di fuggitivi. La paura e il panico si stavano diffondendo nell'esercito di Carataco e centinaia dei suoi uomini si erano uniti alla fuga dei feriti, delle donne e dei bambini che urlavano verso l'estremit opposta della collina cercando di scappare dalle legioni. Catone li osserv provando compassione. Tutto ci che avrebbero trovato era il muro delle truppe ausiliarie inviate per sbarrare loro la ritirata. Sebbene la tempesta che stava intensificandosi aveva fornito ad alcuni di essi una copertura per dileguarsi, la maggior parte sarebbe stata fatta prigioniera e sarebbe stata condannata alla schiavit in quanto bottino di guerra.
 Non appena le prime due coorti furono passate attraverso la breccia e si furono schierate, il legato diede l'ordine di avanzare e i legionari procedettero con passo pesante mentre i loro optiones davano il tempo. I grossi scudi rettangolari, infangati, fronteggiarono il nemico, mentre tra i loro spazi vuoti luccicavano le punte dei gladi. Dietro gli scudi, gli uomini scrutavano al di sopra del bordo, esponendo solo una parte del viso mentre procedevano sul pendio incontro ai loro nemici. Catone e i suoi uomini coprivano il fianco aperto intanto che la formazione si muoveva lungo la linea della barricata.
 Solo un pugno di guerrieri forsennati che volevano continuare a combattere osarono mantenere la propria posizione, brandendo le spade, le lance e le asce pi con rabbia che con abilit, prima di venire gettati a terra e calpestati nel fango nel momento in cui i legionari li oltrepassarono. Carataco rimase in prima fila, implorando i suoi uomini di restare in posizione, prima che anche lui fosse costretto a ritirarsi per evitare di essere ucciso o catturato. Con un ultimo sguardo di angoscia, gir il cavallo e pass al trotto in mezzo ai suoi uomini verso il centro della linea.
 Le nuvole scure erano diventate pi gonfie di pioggia, avevano coperto il cielo, e un'oscurit irreale si era addensata sul paesaggio montano mentre la pioggia cadeva ancora pi fitta e il vento si faceva sempre pi forte con raffiche simili a lamenti, che spazzavano la collina e facevano rabbrividire Catone sin nelle ossa. Non temeva pi per le sorti dell'esercito. Carataco aveva scommesso su una battaglia preparata a tavolino e aveva perso. Davanti a s, Catone vide il nemico disperdersi, poi qualcosa si mosse in lontananza, come un'onda, e il luccicare degli elmi rivel che i Romani si erano aperti un varco nell'altro fianco nemico, o lo avevano aggirato, e cos gli avversari erano stati presi come in una morsa di ferro.
 Dal suo punto di osservazione privilegiato sulla cima, Catone pot vedere ci che rimaneva della linea nemica. Il grosso dei guerrieri con elmi e mantelli disegnati manteneva ancora la posizione a breve distanza dalla barricata. Sopra di loro lo stendardo di Carataco sventolava, increspandosi furiosamente a causa del vento. C'erano forse trecento guerrieri della sua scorta personale. Neanche lontanamente sufficienti per salvare la situazione, calcol Catone. Come previsto, la formazione non si mosse per ingaggiare battaglia contro i Romani; cominci invece a scalare il pendio verso il campo, scacciando quegli uomini della trib che ostacolavano la loro avanzata. Nel mezzo cavalcava Carataco e un piccolo gruppo di cavalieri, uno dei quali portava lo stendardo, tenendolo saldo e in alto.
 Quando videro il loro comandante ritirarsi, gli ultimi uomini che ancora mantenevano la loro posizione lungo la barricata si voltarono e si unirono a lui. Ben presto non rimase pi nulla a separare i due reparti romani, che avanzarono l'uno verso l'altro mentre Quintato ordinava ai suoi uomini di dirigersi verso la scorta del generale nemico per sferrare l'affondo che avrebbe messo la parola fine alla conquista della nuova provincia.
 Poi, mentre gli uomini della scorta raggiungevano la cima, Catone vide tre cavalieri lasciare la formazione e galoppare verso le tende al centro del campo. Lo stendardo sventolava ancora sopra quei guerrieri che si erano fermati e si erano voltati per fronteggiare i Romani che si approssimavano da entrambi i lati. Ma l'inganno fu immediatamente chiaro a Catone. I tre uomini a cavallo dovevano essere Carataco e i suoi pi stretti luogotenenti, determinati a sfuggire alla sconfitta e a tenere viva la lotta. Ancora una volta si trov davanti a un dilemma. Se li avesse inseguiti, avrebbe ignorato gli ordini ricevuti e avrebbe lasciato scoperto il fianco di Quintato. Ma ancora una volta sapeva cosa doveva fare.
 Corvi Sanguinari! Seguitemi!.
 Spron il cavallo verso il cuore del campo nemico. I suoi uomini lo seguirono immediatamente, riversandosi da entrambi i lati e affrettandosi dietro al loro prefetto. Catone vide che Carataco e i suoi compagni avevano approfittato del vantaggio di essersi mossi per primi, cosa che permetteva loro di arrivare anche per primi alle tende. Non lo si poteva evitare, ma c'era ancora la possibilit che qualunque cosa essi cercassero l, li avrebbe trattenuti abbastanza da permettere a Catone e ai suoi uomini di raggiungerli. Attorno a loro l'altopiano era pieno di persone fradice che correvano per salvarsi la vita. Sentendo avvicinarsi i cavalieri sotto il temuto vessillo dei Corvi Sanguinari, esse si voltarono e fuggirono dal loro cammino. Alcune, ferite troppo seriamente, o troppo stanche per muoversi, furono travolte e calpestate nel terreno zuppo.
 Davanti a s, attraverso la pioggia torrenziale Catone riusciva appena a intravedere che i tre cavalieri avevano raggiunto le tende. Uno scivol gi dalla sella ed entr in una di esse, a non pi di duecento passi da l. Catone si pieg in avanti sulla sella e batt la parte piatta della lama contro il fianco del suo destriero, determinato a spremere fino in fondo l'ormai esausto cavallo. Schizzi di saliva gli arrivarono sul viso dal muso dell'animale mentre scalpitava verso le tende. Poi vide ricomparire l'uomo, che guidava un piccolo gruppo di donne e bambini. Gli altri cavalieri si chinarono per aiutarli a salire.
 Mirone!, chiam Catone. Va' a sinistra. Bloccali!.
 S, signore!, replic quello immediatamente e parecchi cavalieri si allontanarono per impedire a Carataco di scappare. Catone caric verso le tende. Gli uomini a cavallo alzarono lo sguardo in ansia quando i cavalieri romani frenarono e li circondarono, spade sguainate, pronti ad avventarsi sul nemico nel momento in cui il loro prefetto avesse dato l'ordine. Catone gonfi il petto faticando a respirare. Davanti a lui, a meno di venti piedi di distanza, riconobbe Carataco. Gli stava accanto, stringendosi forte al suo braccio, una donna robusta dai capelli scuri. Con l'altra mano stringeva quella di un ragazzo, di non pi di dieci anni, ipotizz Catone. Dietro di lei stavano due ragazze adolescenti, con un'espressione terrorizzata sul viso mentre guardavano i cavalieri romani che li circondavano. Carataco sfoder la spada mentre avanzava per proteggerli. Gli altri uomini scesero di sella, con le armi in pugno, per mettersi accanto al loro capo. Dai loro lineamenti era chiaro che fossero imparentati. Fratelli, pens Catone, avanzando con il suo cavallo al passo e puntando verso di loro la spada.
 Abbassa le armi e arrenditi, Carataco!.
 Va' a farti fottere, romano!, ringhi in latino uno dei fratelli. Vieni tu a prenderle!.
 Catone li fiss in silenzio prima di abbassare la spada e parlare di nuovo. Non potete scappare. Se non vi arrendete, morirete.
 Possiamo ancora combattere, romano!. Carataco sollev il mento con arroganza. Ci ucciderai dopo che avremo portato parecchi dei tuoi uomini con noi nell'oltretomba.
 E loro?. Catone indic le donne e il ragazzo.
 Carataco alz la mano libera, prese un pugnale dalla cintura e lo pass alla donna con un breve scambio di parole prima di fronteggiare nuovamente Catone. Ho detto a mia moglie di uccidere i miei figli e poi di uccidersi, una volta che sar catturato. I tuoi uomini non violenteranno le mie figlie. Non alleverete mio figlio come un vostro schiavo!.
 Catone velocemente rinfoder la spada e sollev la mano. Giuro, per tutti gli di che venero, che alla tua famiglia non sar fatto alcun male. E neppure a te, se ti arrenderai.
 E chi sei tu per garantire una cosa del genere?
 Sono colui che ti cattura. Il prefetto Catone, comandante della Seconda Coorte Tracia di cavalleria.
 Il prefetto Catone?. Carataco aggrott le sopracciglia. Ti conosco....
 S, signore. Ci siamo incontrati in precedenza. Sono un uomo di parola e tu sei mio prigioniero. Giuro che non ti sar fatto alcun male prima che tu sia messo sotto custodia nel palazzo dell'imperatore. Sul mio onore.
 Carataco lo guard tormentato dall'indecisione mentre Catone faceva scivolare la cinghia del suo scudo sul corno della sella e scendeva lentamente a terra. Avanz camminando adagio e si ferm a distanza di una spada dal comandante nemico. Parl in modo gentile.
 Signore, per oggi c' stato sufficiente spargimento di sangue. Il tuo esercito  sconfitto. La tua guerra contro Roma  finita. Tutto ci che ti rimane  di scegliere per te e la tua famiglia la vita, o la morte.
 Carataco abbass parzialmente la spada e lanci un'occhiata al di sopra della spalla verso la moglie e i figli, poi si volt di nuovo verso Catone e chiuse gli occhi mentre dava un ordine ai suoi fratelli. Lo fissarono con un aspro rimprovero nello sguardo, ma continuarono a stringere le spade, finch Carataco si raddrizz, e ripet l'ordine in modo risoluto, con gli occhi aperti e puntati su Catone. Gett la spada ai piedi del prefetto. I fratelli esitarono un attimo di pi prima di fare lo stesso, poi uno si butt a terra e si cinse le ginocchia mentre l'altro incroci le braccia muscolose e osserv Catone con arroganza. Carataco si volt e strinse a s sua moglie, abbassando il capo e posandoglielo sulla spalla.
 Catone fece un lungo, profondo sospiro di sollievo prima di girarsi verso quello, tra i suoi uomini, che gli si trovava pi vicino, e fece un cenno alle spade. Prendile. Voi altri, formate un cordone attorno alle tende. Tenete lontano i nemici!.
 Si concentr nuovamente sui suoi prigionieri e li guard con un misto di emozioni. La guerra era finita, come aveva detto. Non ci sarebbero state altre morti e per la prima volta la nuova provincia avrebbe potuto vivere pacificata. Ma c'era qualcosa che faceva restare profondamente turbati davanti all'assoluta disperazione e allo sfinimento che pesavano su Carataco, e alla paura con cui i suoi figli osservavano gli uomini che li stavano catturando. Catone abbass la testa, consapevole per la prima volta di quanto lo avesse stancato la battaglia. Leg le redini del cavallo al paletto di una tenda e poi rimase a breve distanza dai prigionieri mentre attorno a loro, quanti restavano dell'esercito nativo, ormai distrutto, scappavano nella pioggia.
 Signore!.
 La testa di Catone si sollev di scatto, immediatamente attento. Cosa c'?. Si mosse a grandi passi verso l'uomo che aveva chiamato.
 Ufficiali in avvicinamento, signore. Sembra essere il generale.
 Catone si prepar e respir con calma mentre ordinava ai suoi uomini di sgombrare il passaggio per il generale. Un attimo dopo ud il rumore degli zoccoli dei cavalli e poi vide un nutrito gruppo di cavalieri che si avvicinavano nella pioggia. Gli elmi dorati, le creste fradice e i mantelli militari scarlatti confermarono ci che l'uomo di Catone aveva detto. Sent il gelo della paura contorcergli le budella alla prospettiva di dover affrontare il generale e giustificare le sue azioni. Tutt'intorno alle tende gli ultimi nemici avevano lasciato l'altopiano e piccoli gruppi di legionari stavano passando al setaccio il terreno, in cerca dei sopravvissuti che si nascondevano tra i morti, mentre ne depredavano i corpi.
 Il generale Ostorio tir le redini e condusse il cavallo al passo verso Catone con un'espressione confusa.
 Prefetto Catone? Cosa mai stai facendo qui? Ero stato informato che avevi abbandonato il tuo posto. Come sai,  un reato punibile con la morte quando viene commesso di fronte al nemico. Che significato ha tutto questo?.
 Catone decise che ci sarebbe voluto troppo tempo per fare un resoconto completo. Quello poteva aspettare. Invece si scost e fece un gesto verso il gruppo eterogeneo di prigionieri seduti nella pioggia. Generale Ostorio.  per me un onore presentarti il re Carataco, la sua famiglia e i suoi fratelli.
 La mascella di Ostorio si rilass mentre posava lo sguardo sul nemico che gli aveva causato cos tanti problemi durante i suoi lunghi anni da generale. Deglut e guard nuovamente Catone.
 Carataco?. Distese le labbra accennando un sorriso di sollievo. Per gli di, allora  finita... Finalmente  finita.
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CAPITOLO TREDICI.
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 Se lo spettacolo di un esercito sconfitto era una delle immagini pi tristi nella vita di un soldato di professione, riflett Catone mentre tornavano al campo, a volte quella dei vincitori non era da meno. Durante tutto il pomeriggio e fino al crepuscolo, i soldati stremati dell'esercito romano arrancarono nella pioggia battente di ritorno all'accampamento. Molti avevano ricevuto l'ordine di condurre fuori dal campo di battaglia i compagni feriti, che gemevano e si lamentavano, agonizzanti. Altri avevano ricevuto l'ordine di controllare i prigionieri. Ne erano stati presi a centinaia e portati gi dalla collina sotto l'occhio vigile dei loro carcerieri romani. Vennero incatenati insieme fuori dal campo e, quando finirono le catene, ai restanti furono legate con le corde le mani dietro alla schiena e i piedi in modo che potessero fare solo piccoli passi. Quindi furono lasciati esposti alle intemperie, tremanti sotto la pioggia, e circondati dalle guardie. Ne sarebbero seguiti molti altri portati dalle unit ausiliarie che erano state inviate a bloccare la fuga del nemico. Alcuni sarebbero riusciti a passare attraverso le linee nemiche e a ritornare ai loro villaggi, umiliati dalla pesante sconfitta che avevano subito, e si sarebbero guardati bene dal riprendere in futuro le armi contro Roma.
 Gli uomini di scorta al convoglio delle salmerie erano stati tra le prime unit a essere richiamate per riattraversare il fiume. I Corvi Sanguinari e i sopravvissuti delle due centurie di Macrone formarono una colonna attorno ai prigionieri e li scortarono oltre la collina verso il campo. I legionari che superarono lungo il tragitto si fermarono a guardarli, e in seguito, mentre si diffondeva la voce della cattura del comandante nemico, acclamarono Catone e i suoi uomini, e le loro grida coprirono il rumore della pioggia. Catone sent il cuore invaso da un ardente orgoglio e, spaziando con lo sguardo sui suoi uomini, vide lo stesso sentimento riflesso nella loro espressione. Si volt e non pot evitare di sorridere a Macrone, che camminava a fatica accanto a lui. Macrone rise.
 Ti fa proprio bene sentire una cosa del genere, eh, ragazzo.
 Ce lo siamo meritato.
 Te lo sei meritato tu. Hai rischiato molto agendo di tua iniziativa. Se le cose fossero andate in un altro modo....
 Catone prosegu. Un rischio, s. Ma  stata la miglior linea di condotta, date le circostanze.
 Macrone inarc le sopracciglia. Non gli sarebbe mai venuto in mente di abbandonare il suo posto nel bel mezzo di una battaglia. Se lo dici tu.
 Pensaci. Se non avessimo agito,  probabile che le legioni si sarebbero smembrate andando contro la difesa nemica. Carataco doveva solo aspettare abbastanza perch ci accadesse prima di dare via libera ai suoi uomini e riportare i nostri ragazzi sotto la collina per sbaragliarli. In quel caso l'accampamento sarebbe caduto e noi saremmo stati massacrati insieme al resto dell'esercito. In simili circostanze c' solo una linea logica di condotta, indipendentemente dal rischio che si corre.
 Macrone sbuff e sospir. Non vorrei mai fare una scommessa contro di te, ragazzo.
 Vale la pena scommettere solo se hai valutato i rischi con attenzione.
 Esattamente. Il divertimento sarebbe tutto tuo.
 Catone si gir verso di lui accigliato e poi vide l'espressione leggermente beffarda sul volto dell'amico e non pot evitare una breve risata.
 Qualunque sia il ragionamento, come sempre avere fortuna ha avuto il suo peso. Il tratto pi vicino dove guadare il fiume sarebbe potuto essere molto pi distante, e ci ci avrebbe ritardati al punto che non avremmo pi potuto fare la differenza. Il nemico avrebbe potuto posizionare una copertura ai fianchi, avrebbero dovuto farlo. Perfino pochi uomini ci avrebbero potuto fermare seguendo le nostre tracce e avrebbero avuto tempo per avvisare Carataco. Si strinse nelle spalle. La verit  che la battaglia sarebbe potuta finire in tanti modi diversi e per tante ragioni diverse. Siamo fortunati che non sia stato cos, ma questa non sar mai la versione data dai documenti ufficiali. Ostorio ha avuto la sua vittoria e nel momento in cui la celebrer a Roma, tutti penseranno che il risultato finale non poteva essere che questo. Ecco ci che diranno gli storici. Un buon generale che ha condotto i suoi soldati di professione a trionfare sui valorosi ma inesperti barbari. Oserei dire che in futuro lo ricorderemo perfino come un risultato scontato.
 Invece del dannato caos e della carneficina che  stato, eh? Macrone rise amaramente. Forse. Ma al momento, me ne frego altamente degli storici. Voglio bere, mangiare qualcosa, curare questa ferita e poi dormire un po'. Voglio soprattutto bere.
 Per questo si dovr attendere. Il tono di Catone si fece serio. Prima c' del lavoro da fare.
 Lo so. Macrone per un attimo non parl e poi indic col pollice i prigionieri inzaccherati. Carataco, indomito, a testa alta, guidava il gruppo che appariva desolato, e procedeva a grandi passi. Cosa vuoi che sia fatto alla nostra allegra brigata?.
 Catone obblig la sua mente stanca a concentrarsi. Dovranno essere rinchiusi. Carataco a parte, ben lontano dagli altri. Voglio tenerlo isolato dai suoi nel caso in cui abbia in mente qualcosa.
 Macrone assent.
 E li voglio tutti in catene.
 Faranno di sicuro delle storie. Macrone fece schioccare la lingua. Per quanto siano prigionieri, sono di alto rango. Pensano di aver diritto a un trattamento migliore.
 Allora li dovremo disilludere, replic deciso Catone. Saranno trattati sufficientemente bene, ma i giorni in cui era re sono finiti per Carataco.
 Cosa pensi che decider di fare con lui l'imperatore? Sarebbe una dannata vergogna se gli facessero quello che hanno fatto a Vercingetorige.
 Sarebbe una vergogna, convenne Catone, ricordando il triste destino del capo dei Galli che era stato sconfitto da Giulio Cesare. Lasciato a marcire in una cella buia per parecchi anni, all'ultimo era stato trascinato fuori e strangolato quando Cesare alla fine aveva celebrato il suo trionfo sui Galli. Era stata una morte indegna per un nemico cos nobile e dotato, e Catone scacci l'idea che a Carataco fosse riservata una simile fine. Sebbene Carataco avesse portato avanti una lotta che era costata tante vite, lo aveva fatto mosso dal desiderio di resistere agli invasori romani, e non solo per assicurarsi la supremazia della sua trib. Pochi uomini, Celti o Romani, avrebbero potuto fare altrettanto con le forze disponibili. Se fosse dipeso da Catone, avrebbe risparmiato la vita al suo nemico, e avrebbe trovato un luogo adeguato per l'esilio di Carataco e della sua famiglia. Ma la decisione non spettava a lui. L'imperatore Claudio avrebbe deciso il destino di questo antico nemico di Roma, e si sarebbe fatto influenzare da ci che pensava avesse fatto pi contenta la folla. Catone scacci dalla mente la preoccupazione per la sorte dei prigionieri.
 Per non possiamo fare nulla al riguardo. Ci di cui dobbiamo preoccuparci  di essere sicuri che non fuggano, e che non si uccidano.
 Pensi che potrebbero farlo?
 Non lo so. Ma non voglio correre il rischio. Devono essere sorvegliati sempre, intesi?
 S, signore. Me ne occuper io.
 Quando la piccola colonna ritorn al campo, la tempesta aveva completamente avvolto il paesaggio montano. Si sentiva lo strepito della pioggia che cadeva da nuvole scure in scrosci continui, mentre trasformava il terreno dentro i terrapieni in un pantano fangoso e formava pozzanghere sempre pi grosse, che scintillavano con schizzi color argento. Il vento era aumentato diventando burrasca e ululava sulla palizzata come una gigantesca bestia furiosa, battendo sulle tende allineate e facendo vibrare le corde dei tiranti che le reggevano. Parecchie di esse erano gi cadute e giacevano in mucchi fradici.
 Catone conged la maggior parte degli uomini. I Corvi Sanguinari portarono via i loro cavalli zuppi d'acqua per dar loro da mangiare e controllarne le ferite. I legionari ruppero le righe e si affrettarono a mettere in sicurezza le loro tende. Catone trattenne Macrone e i suoi uomini per costruire i due recinti.
 Torner appena avr scritto il rapporto, disse Catone e si volt verso la sua tenda, lasciando Macrone a proseguire il lavoro.
 Il recinto pi ampio, per i fratelli di Carataco e il resto della sua famiglia, fu costruito tra le tende dei Corvi Sanguinari e quelle dei legionari. Il secondo, molto pi piccolo, era per il solo Carataco e fu posto a breve distanza dalla tenda di comando di Catone. Era ormai notte quando vennero completati e i prigionieri vi furono condotti. L, nonostante le loro proteste, furono messi in catene, attaccate a un palo robusto conficcato in profondit nel terreno al centro di ogni recinto. Macrone si assicur che le catene fossero fermate.
 Quanto tutto fu sistemato ne inform Catone e il prefetto comparve, uscendo dalla sua tenda, per fare una breve ispezione del lavoro e dirsi soddisfatto. Voltandosi per lasciare il recinto pi ampio, lo sguardo gli cadde sui bambini rannicchiati tra le braccia della madre. Perfino loro erano stati incatenati e adesso si erano accoccolati, con gli occhi spalancati per il terrore e le membra che tremavano per la paura e per il freddo. Era un'immagine toccante e nonostante la sua precedente decisione di non riservare a quei prigionieri speciali alcun trattamento di favore, fu commosso dalla loro penosa situazione.
 Monta un semplice riparo per loro, Macrone. Niente di elaborato, sufficiente appena per ripararli dalla pioggia.
 Macrone lo guard sorpreso ma non era cos ingenuo da mettersi a discutere con il suo amico. S, signore. Nei carri  avanzata della pelle usata per le tende. Non  molta ma baster.
 Bene. Catone distolse lo sguardo dai bambini e usc dal recinto attraverso la stretta porta laterale. Si volt verso i due legionari che avrebbero fatto la guardia per primi. Sorvegliateli attentamente. Non deve esser fatto loro alcun male. Anche se dovessero tentare di scappare. Chiaro?
 S, signore.
 Catone fece ritorno alla sua tenda e all'altro recinto. Si ferm presso la porta di legno tagliata grossolanamente. Due robusti legionari stavano di guardia. Catone fece un cenno del capo verso i soldati mentre si avvicinava con Macrone. Che mi dici di loro? Uomini validi?
 I migliori. Li ho scelti io stesso. Forti e fidati che di pi non si pu. Saranno sostituiti a mezzanotte da altri due miei veterani. Se Carataco tentasse di fare qualcosa, avranno la meglio su di lui.
 Catone annu soddisfatto e poi port la conversazione su un argomento necessario anche se sgradevole. Macrone, voglio i rapporti degli effettivi di entrambe le unit quanto prima.
 S, signore, rispose il centurione. E il conto di quanti morti ci  costata questa carneficina. Me ne occuper io. E di qualunque altra cosa che sia necessario fare. Dovresti riposarti un po', signore. Sembri esausto.
 Sto bene. Catone fece un sorriso stanco. Inoltre, con questa tempesta, dubito che si riesca a prender sonno facilmente.
 Si scambiarono il saluto prima che Macrone si voltasse e andasse a grandi passi alla sua tenda per iniziare ad assolvere il triste compito di scoprire il destino degli uomini che erano andati in battaglia quel giorno. Catone aveva fatto un conto approssimativo dopo la battaglia e aveva notato che due terzi dei suoi uomini erano sopravvissuti. Altri si sarebbero aggiunti nel corso della notte al suo esiguo comando - quelli che si stavano facendo fasciare le ferite. Quelli pi gravi, sarebbero stati portati via dal campo di battaglia e condotti nelle tende degli ufficiali medici della legione. Molti sarebbero guariti e avrebbero fatto ritorno alle loro unit, mostrando con orgoglio le recenti cicatrici. Per altri, i giorni da soldati si sarebbero conclusi l. Alla fine sarebbero stati congedati avendo solo, come sostegno, i loro risparmi, una parte del bottino e un piccolo premio dalle casse imperiali. C'erano pochi lavori che riuscivano a trovare gli uomini resi invalidi dalla guerra e, a meno che non avessero avuto una famiglia da cui tornare, li avrebbe aspettati una vita triste. Sarebbero stati appena pi fortunati di quelli che morivano a causa delle ferite, riflett Catone.
 C'erano stati momenti in cui si era torturato immaginandosi nella stessa penosa situazione. Un uomo distrutto, che trascinava avanti un'esistenza precaria per le vie di Roma o di qualche citt di provincia. Dopo il matrimonio con Giulia la posta in gioco era cresciuta ulteriormente. Lei avrebbe accettato un marito reso invalido dalla guerra? Anche se non lo avesse abbandonato, Catone temeva un destino ancora peggiore: vivere con la compagnia continua della piet di sua moglie. Una piet condivisa un giorno anche da loro figlio. Non poteva sopportare una cosa simile. Piuttosto si sarebbe suicidato. Ma le probabilit di un simile destino infausto si erano ridotte considerevolmente, ricord tra s e s. La vittoria di quel giorno avrebbe sicuramente messo fine al pericolo pi serio che la nuova provincia aveva dovuto fronteggiare. Senza Carataco che riuniva le trib, la resistenza contro Roma si sarebbe sbriciolata.
 Facendo un respiro profondo, annu a uno dei legionari che stavano di guardia alla porta del recinto. Aprila.
 L'uomo fece come gli era stato ordinato e si spost di lato per far passare il suo superiore. Catone abbass la testa per entrare. Il recinto non misurava pi di otto piedi di lunghezza su ogni lato, ed era delimitato da pali aguzzi che misuravano pi dell'altezza media di un uomo. Il prefetto annu per mostrare la sua approvazione. C'erano poche possibilit di fuga, specialmente perch il prigioniero era incatenato saldamente ai polsi e alle caviglie. Carataco era seduto al centro della sua prigione, appoggiato al palo a cui erano fissate le catene. Alz la testa quando si accorse del suo visitatore e guard Catone con arroganza attraverso la pioggia.
 Ho dato ordini perch siano costruiti dei ripari per te e per gli altri, gli disse Catone.
 Le sue parole non ottennero alcuna risposta. Nessun segno di gratitudine. Solo lo sguardo furioso e risoluto di un nemico.
 Presto ti sar dato da mangiare. A parte questo, c' qualcosa di cui hai bisogno?. Catone fece un gesto verso la sua tunica fradicia e macchiata di fango. Abiti puliti, per esempio? Ho alcune tuniche e mantelli di riserva.
 Carataco esit e poi scosse la testa. No. A meno che tu non ne abbia abbastanza per tutti i miei uomini che tieni prigionieri.
 Catone accenn un sorriso. Purtroppo no.
 Che cosa ne sar di loro? Devono esser fatti schiavi? O saranno giustiziati?
 Valgono troppo per venire giustiziati. Saranno venduti come schiavi.
 Carataco sospir. Meglio se venissero giustiziati. La schiavit non  vita, romano. E di sicuro non  vita per un soldato celtico.
 Catone si strinse nelle spalle, incerto su come rispondere. Era stato sul punto di morire cos tante volte che apprezzava la vita con lo stesso feroce attaccamento con cui un uomo che sta per affogare si aggrapperebbe a qualunque cosa che galleggia in un mare in tempesta. Eppure per tanti la schiavit era come morire. Alcuni erano trattati bene dai loro padroni, ma molti erano semplicemente considerati come oggetti animati, pure e semplici propriet. Riusciva bene a immaginare quanto un destino simile potesse far vergognare gli orgogliosi guerrieri che avevano seguito Carataco.
 Non posso risponderti riguardo alla schiavit. Tutto ci che so  che chi ti ha seguito vivr. A differenza delle decine di migliaia di persone che sono morte durante la guerra che tu hai intrapreso contro Roma.
 Carataco si mosse e gli occhi si accesero di ira. La guerra che io ho intrapreso? Stavo difendendo la mia patria. Siete stati voi a invadere le mie terre. Dello spargimento di sangue siete responsabili voi, romano.
 Le tue terre?, rispose Catone in modo aggressivo. Le stesse che tu hai preso quando hai conquistato i Trinovanti, e hai mosso guerra contro gli Atrebati e i Cantiaci? Bottino di guerra, re Carataco. Proprio come queste terre adesso sono il nostro bottino di guerra. La differenza  che Roma porter prosperit e pace alla provincia.
 Pace?. Carataco pronunci quella parola con disprezzo, come sputandola. Create devastazione fuori dai nostri villaggi e citt, e seminate cadaveri della nostra gente tra le rovine, e tu la chiami pace? Il vostro impero non  ancora sufficientemente esteso per voi, tanto ingordi del sangue e della terra della nostra isola? Non potevate entrare in affari con noi per il nostro argento? Le nostre pellicce? I nostri cani? Non potevate pregarci di essere vostri alleati? Perch Roma deve trattare il mondo come un padrone tratta il suo cane? Perch tutti noi dobbiamo essere i vostri schiavi? O morire, se rifiutiamo una simile umiliazione?.
 Catone trasal per le accuse mossegli contro. Conosceva troppo bene la vera ragione che c'era dietro l'invasione: Claudio aveva avuto bisogno di un trionfo militare per ragioni politiche, e la conquista della Britannia aveva fatto sperare che quella fosse una soluzione rapida. Catone inspir.
 Non faccio politica. Sono un soldato. Eseguo ordini. Ti suggerisco di porre le tue domande all'imperatore quando ne avrai l'occasione. Adesso, se cambi idea riguardo agli abiti asciutti, fallo sapere alle guardie.
 Catone si volt e si abbass per attraversare la porta. Stava per ordinare alla guardia di chiuderla quando vide due figure avvicinarsi a lui attraverso la foschia della pioggia. Una aveva l'armatura di un ufficiale romano. L'altra era una donna che cercava di procedere con cautela nel terreno fangoso per evitare quanto pi possibile che la sua veste si inzaccherasse.
 Prefetto Catone!.
 Riconobbe la voce di Otone e imprec sottovoce. C'erano questioni che doveva affrontare, cos come ce ne sarebbero dovute essere anche per il tribuno. Eppure sembrava che Otone avesse il tempo per portare sua moglie a fare una passeggiata per l'accampamento. Si schiar la gola e disse a sua volta: Tribuno. Cosa posso fare per te?.
 L'ufficiale pi giovane e sua moglie si affrettarono e Catone vide immediatamente l'espressione eccitata sulla faccia dell'uomo. Sua moglie, Poppea, era un po' meno allegra mentre faceva capolino dal cappuccio che le copriva la testa. La pioggia aveva cominciato a inzuppare la stoffa e alcuni ricci bagnati le si erano incollati alla fronte. Otone allung la mano e afferr quella di Catone.
 Per prima cosa, fammi congratulare con l'eroe del giorno. L'uomo che ha vinto la battaglia e catturato Carataco.
 Uhmmm, sbofonchi Catone a bocca chiusa, fortemente irritato dalla lode eccessiva. Eccessiva e pericolosa. L'ultima cosa che voleva era di essere visto come quello che si contendeva con il generale Ostorio il merito della vittoria. Ostorio aveva conoscenze molto influenti a Roma, mentre Catone aveva dalla sua il suocero, un senatore che amava la vita ritirata, e Narciso, un consigliere imperiale che stava lottando per conservare il proprio ascendente sull'imperatore. Sarebbe stato sconsigliabile farsi nemici inutili.
 Otone ignor il suo disagio e prosegu: Meriti l'onore di un trionfo personale, mio caro prefetto! Che lavoro eccezionale. Lo stesso Pompeo Magno non avrebbe potuto far meglio. Cosa ne pensi, amore mio?.
 Si volt, raggiante, verso sua moglie. Poppea si sforz di sorridere e guard in basso l'orlo inzaccherato della sua veste.
 Oh s... Eccezionale.
 Io, ehm, ho fatto solo il mio dovere, mormor Catone, provando imbarazzo per la banalit delle sue parole.
 Ti sei comportato da eroe, Catone, disse con enfasi Otone, battendo la mano sulla coscia. Poi scrut oltre Catone e abbass la voce. La bestia  dentro la gabbia?
 Se ti riferisci al re Carataco, allora s.
 Oh fantastico! Dobbiamo vederlo.
 Catone aggrott le sopracciglia. Vederlo? Perch?.
 Otone sembr sorpreso. Perch? Perch  il barbaro che ha sfidato un impero.  il barbaro che abbiamo impiegato quasi dieci anni a sottomettere. Quando mia moglie torner a Roma potr dire di averlo visto proprio nel giorno in cui  stato umiliato dalle nostre legioni. Sar davvero invidiata da tutta l'alta societ. Non  vero, Poppea?
 S, rispose in modo brusco e fiss Catone con uno sguardo duro. Quindi cerchiamo di procedere in fretta cos che possa far ritorno agli alloggi di mio marito e indossare abiti asciutti prima che muoia di freddo.
 Catone scosse la testa. Il mio prigioniero sta riposando. Vi suggerisco di tornare in mattinata, quando sar passata la tempesta e lo potrete esaminare a vostro piacere.
 Otone aggrott un sopracciglio. Dico che  un'ingiustizia bell'e buona, prefetto. Ci siamo completamente bagnati per attraversare il campo e arrivare qui e adesso tu ci dici che non possiamo vedere quel dannato tizio?.
 Troppo esausto per mettersi a discutere, e desideroso di vedere andar via quei due aristocratici, Catone serr le mascelle. Molto bene. Allora fate presto. Apri la porta.
 Il legionario fece scivolare il chiavistello nella sua sede e spinse indietro la porta per i due visitatori. Il tribuno avanz con cautela dentro al recinto accostandosi al muro per far spazio alla moglie. Catone osservava dalla soglia, rattristato nel vedere Carataco messo in mostra come fosse un animale esotico. Poppea fece scorrere lo sguardo nell'angusto spazio prima di fissare l'attenzione sull'uomo incatenato al palo.
 Non sembra veramente un re, disse con sdegno. Sembra pi un mendicante di strada.
 Il giovane marito fissava semplicemente il prigioniero con un'espressione sbalordita mentre sua moglie proseguiva a parlare.
 Non posso credere che questo... animale sia stato la causa di cos tanti problemi. Poppea si pieg, facendosi pi vicina, mentre arricciava il naso. Insomma, sul serio.
 Carataco stava fissando dritto davanti a s, apparentemente incurante dei suoi commenti. Poi balz in avanti strattonando le catene e fece un ruggito, contorcendo la faccia con un'espressione di spietata ferocia. Poppea emise uno strillo acuto e indietreggi, incespicando contro i pali del recinto. Suo marito trasal, poi allung la mano per prendere la spada mentre la moglie si lanciava fuori dalla porta. Otone usc velocemente dietro di lei. Carataco continu a mostrarsi inferocito, con le catene che sferragliavano mentre lui cercava di agitare i pugni.
 Quel dannato tizio  un violento!, esclam Otone mentre rinfoderava la spada e cingeva sua moglie con un braccio per confortarla. Proprio violento. Bene, ehm, grazie, prefetto. E ancora una volta, ben fatto. Adesso, tesoro,  ora che ti facciamo indossare abiti caldi, asciutti. Vieni.
 Si voltarono e andarono via velocemente verso il cuore dell'accampamento, seguiti da qualche altro grido e imprecazione profondi e gutturali urlati da Carataco con tutta la forza che aveva in corpo. Il re poi si ferm, guard Catone negli occhi e scoppi a ridere.
 Sembra che non sia l'unico ad avere bisogno di cambiarsi gli abiti fradici.
 Catone sorrise, cos come fecero i legionari ai due lati dell'ingresso, finch il superiore lanci loro un'occhiata severa ed essi guardarono dritto davanti a s adottando l'espressione seria delle sentinelle in servizio. La risata di Carataco si calm ma c'era sempre un vago sorriso quando alz lo sguardo su Catone.
 Penso che accetter la tua offerta di cambiare gli abiti, prefetto Catone.
 Il mio servo te li porter.
 I loro sguardi si incrociarono per un attimo, prima che Catone parlasse di nuovo.  un peccato essere nemici. Avrei considerato un onore combattere al tuo fianco.
 Un'espressione sorpresa guizz sul volto del guerriero celtico. Puoi pensarla cos, prefetto Catone. Ma noi non saremmo mai potuti essere altro che nemici. Adesso lo so. E se tu credi che se le nostre posizioni fossero invertite io ti starei offrendo il conforto di abiti asciutti, allora ti sbagli. Avrei preso la tua testa e l'avrei messa in cima al mio stendardo.
 La cordialit di un attimo prima era scomparsa e gli occhi di Carataco erano nuovamente colmi di amaro rancore. Catone si rivolse alle guardie e annu. La porta fu chiusa e assicurata con il chiavistello.
 Una volta che Trace gli avr dato una tunica pulita e un mantello, nessun altro dovr disturbarlo. Se viene qualcuno allora ditegli che prima deve chiedere il permesso al generale. Intesi?.
 I due uomini annuirono e Catone si incammin nel fango verso la sua tenda. Era esausto e non vedeva l'ora di togliersi l'armatura e che Trace gli scaldasse un po' di vino. Scost i lembi della tenda per aprirla e si abbass per entrarvi, e in quel momento si blocc vedendo la figura seduta al suo scrittoio, che si scaldava le mani presso il braciere.
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CAPITOLO QUATTORDICI.
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...
 Buona sera, prefetto Catone. Settimio sorrise senza alzarsi. Doveva parlare ad alta voce per coprire il tamburellare della pioggia che cadeva sul telo di pelle che sovrastava la tenda.
 Che cosa ci fai qui?, chiese Catone. Dov' Trace?
 Credo proprio che in questo momento sia gi ubriaco. Gli avevo mandato a dire che doveva scegliere una giara di vino come regalo che intendevo fare a te, in onore della tua storica impresa di oggi. L'ho affidato alle tenere cure di una delle puttane dell'accampamento che  stata incaricata di farlo divertire in un modo o nell'altro, e di tenerlo impegnato abbastanza a lungo da consentirmi di parlare un po' con te.
 Ho parlato anche troppo di gesti eroici del cazzo, disse Catone irritato mentre si alzava in tutta la sua imponenza e si slacciava la fibbia del mantello. Si liber delle pieghe fradice sul petto e sganci la cotta di maglia metallica che gli copriva le spalle.
 Devi prendertene il merito e goderti tutti gli onori. Settimio sorrise. Non c' nulla di male nell'accrescere la propria reputazione.
 L'ho fatto per salvare il mio esercito. La cattura di Carataco  stata solo fortuna.
 Mai criticare la sorte, prefetto. Nella mia esperienza la fortuna  la principale qualit di un soldato di successo. Gli di favoriscono alcuni di noi con una sorte favorevole. Abilit e cervello sono solo al secondo posto.
 Catone inarc un sopracciglio. Questo  il tuo punto di vista. Preferisco pensare di essere io stesso il fautore della mia fortuna, indipendentemente dalla volont e dai capricci degli di.
  sacrilego da parte tua.
 Catone fece un respiro profondo, afferr l'orlo della sua cotta di maglia metallica e inizi a liberarsene. Ci mise un po' a far passare la testa attraverso la pesante massa di anelli, poi la pos sulla cassapanca accanto al mantello, prima di tornare a rivolgersi alla spia imperiale. Allora, perch sei qui? E intanto ti sarei grato se ti alzassi dalla mia sedia.
 Settimio scroll le spalle e si alz lentamente in piedi, spostandosi per prendere uno degli sgabelli pieghevoli. Catone prese il suo posto e guard nella brocca sullo scrittoio. Fu ricompensato dal baluginio del vino rosso sul fondo e, prima di rivolgersi all'ospite non invitato, se ne vers una piccola coppa. Ebbene?
 Ti ringrazio, ma ne ho gi bevuto. Settimio sorrise. In merito alla mia presenza, voglio davvero congratularmi con te per l'ottimo lavoro di oggi.
 Catone sollev la coppa lentamente mimando un brindisi, e poi ne bevve un sorso.
 Almeno questo problema l'abbiamo risolto, continu Settimio. Ora  il momento di riesaminare la situazione, alla luce degli sviluppi odierni.
 Chi  ora che sta sottovalutando la vittoria? Non credi che questo cambi tutto? Abbiamo battuto Carataco e distrutto il suo esercito. La campagna  finita. Di sicuro nessuna trib oser prendere le armi contro di noi adesso, nemmeno i Briganti.
 Vorrei poter condividere la tua sicurezza. Anche se Carataco  fuori uso abbiamo ancora a che fare con Pallante e le sue congiure. La sua spia  ancora in libert, e fino a quando Pallante non verr informato della nostra vittoria, i suoi ordini rimangono immutati. E anche dopo, potrebbe decidere che gli interessi faziosi debbano prevalere sulla realizzazione della conquista della Britannia. Per quanto mi riguarda, anch'io ho i miei ordini. Devo stanare ed eliminare la spia di Pallante prima che possa combinare qualche danno. Settimio si interruppe e si pieg in avanti, appoggiando i gomiti sulle ginocchia. E non ci dimentichiamo che anche tu sei in pericolo. Sia tu che Macrone.
 Non l'ho dimenticato.
 Sono lieto di sentirlo. Sei il tipo di ufficiale che l'impero non pu permettersi di perdere. Come hai dimostrato oggi in modo cos straordinario.
 Catone appoggi la sua coppa. Hai finito di blaterare?
 Per il momento. Volevo solo essere certo che tu comprendessi che la mia missione non  terminata.
 Capisco, rispose Catone laconico. Ora, se  tutto, ti sarei grato se mi lasciassi solo. Ho del lavoro da sbrigare.
 Settimio rimase immobile per un istante, poi si alz. Molto bene, prefetto. Mi terr a distanza per un po'. Se sento qualcosa, te lo far sapere. Sai dove trovarmi. Fece un cenno col capo in segno di rispetto e scivol fuori della tenda.
 Catone si fece scorrere una mano sulla testa e chiuse gli occhi indolenziti. Le parole di Settimio echeggiavano nella sua testa e Catone non poteva accettare la prospettiva di dover perdere la Britannia solo perch a Roma nel palazzo imperiale era in atto un conflitto politico. Erano state perse tante vite, grandi risorse e ci erano voluti dieci anni per cercare di istituire la nuova provincia. Il pensiero di vedere vanificato un tale sforzo opprimeva il suo cuore come un macigno.
 Dopo un po' apr di nuovo gli occhi, raddrizz la schiena e ruotando il collo fece scrocchiare le spalle. Poi, mentre cercava di prendere alcune tavolette cerate rilegate impilate vicino allo scrittoio, in modo da poter scrivere il rapporto, qualcosa cattur il suo sguardo. Una piccola borsa di pelle era sul pavimento accanto alle tavolette. Catone si abbass per raccoglierla. Sembrava piena di monete e not che uno dei cappi di corda che servivano per allacciare la borsa a una cintura si era sfilacciato e rotto.
 Settimio, mormor fra s. Pens di seguire la spia ma in quel momento una raffica di vento ancora pi intensa soffi sulla sua testa, percuotendo il tetto della tenda. Bene, se la rivuole, verr a prendersela.
 Per metterla al sicuro, Catone ripose la borsa nella cassa dei documenti e poi prese uno stilo e inizi il suo rapporto. Anche se non gli era stato chiesto di farlo, Catone voleva essere certo di mettere per iscritto le decisioni che aveva preso e le loro conseguenze ora che erano ancora fresche nella sua mente. Se avesse dovuto spiegare il perch avesse lasciato il campo senza l'ordine di Ostorio, avrebbe dovuto giustificare il motivo della sua azione. Forse sarebbe stato meglio scrivere due rapporti, riflett. Uno ad uso immediato di Ostorio, nel quale avrebbe minimizzato il caos e l'imminente catastrofe del suo attacco frontale. Il secondo rapporto avrebbe raccontato la verit, o almeno la verit dal punto di vista di Catone, nella speranza che questo avrebbe tolto agli altri ufficiali ogni responsabilit, se mai ce ne fosse stato bisogno.
 Si sentiva irritato dal fatto di doversi tutelare da rivali ambiziosi. Ma non vi era modo di evitarlo. La promozione ad un rango superiore aveva il suo prezzo e ora Catone sentiva la nostalgia dei tempi passati, quando essere un soldato era solo una quotidiana routine. Ora si trovava a dover sempre valutare il futuro e a proteggersi dalle conseguenze del passato, quasi fosse un politico, invece che un soldato.
 Imprecando a bassa voce, si mise al lavoro e scrisse i due rapporti quando d'un tratto sent i lembi della tenda di pelle frusciare leggermente, alz gli occhi e vide entrare Macrone, grondante.
 Ho dedicato le ultime forze alla scorta del convoglio delle salmerie, signore.
 Siediti. Catone indic lo sgabello sul quale si era seduto Settimio e indic la brocca. Ne  rimasta una goccia, se ne vuoi.
 Macrone fece un ampio sorriso. Se non hai nulla in contrario, accetto.
 Prese la coppa che Catone gli aveva versato e si sedette sospirando. Pensavo che volessi prima la lista del massacro.
 Catone annu.
 Macrone estrasse una lavagnetta di ardesia dalla borsa che aveva sul fianco e tenendola per un angolo la illumin alla luce della fiamma del braciere. La Prima Centuria ha pagato lo scotto maggiore nel combattimento. Sedici morti, ventitr feriti. Sei dei quali moriranno, secondo il medico. Altri due hanno ferite molto gravi che potrebbero rivelarsi fatali. Cinque, appena si rimetteranno, dovranno essere congedati. Tre hanno ferite lievi e si prevede un pieno recupero. Gli altri, anche se feriti, possono marciare. La centuria di Crispo ha avuto sette morti e nove feriti, di cui soltanto uno seriamente. Gli altri hanno solo ferite superficiali. Questo significa che al momento possiamo disporre di una forza che conta ventuno e quarantadue uomini rispettivamente. Macrone scosse la testa. Non abbastanza per rafforzare neanche una singola centuria. E questo  quanto per la Quarta Coorte della Quattordicesima Legione.
 Catone fece un respiro profondo. Le perdite erano state davvero rilevanti. Cosa mi dici dei miei Corvi Sanguinari?.
 Macrone consult di nuovo la sua lista. Non tanto male. Dodici morti, quattordici feriti. Sessantaquattro ancora in sella.
 Abbiamo perso cos tanti....
 Macrone bevve un sorso di vino. Che cosa ti aspettavi? Attaccare il nemico ai fianchi  stato un tentativo disperato. Guardala in questo modo: se tu non avessi dato l'ordine,  probabile che ora nessuno di noi sarebbe ancora vivo.
 Forse, ma ora siamo troppo pochi per proteggere il convoglio delle salmerie.
 Da cosa? Il nemico  stato battuto sul campo di battaglia. Tutto ci di cui dobbiamo preoccuparci ora  di mantenere la pace fra i civili dell'accampamento. Quando ci sono problemi, bastano pochi uomini per mettere a posto quelle teste calde. Ce la faremo a resistere fino a quando arriveranno i rimpiazzi.
 Mi chiedo quanto tempo ci vorr.
 Non molto, credo, appena il generale riporter l'esercito alla sua base di Cornoviorum. Ovviamente  probabile che siano ancora piuttosto inesperti, ma ci penser io a renderli operativi al pi presto. Alcuni hanno gi fatto parte della Seconda Cavalleria Tracia, sebbene dei Traci abbiano solo il nome. Credo che andranno a riempire i ranghi insieme ai Batavi o ai loro simili. Sono degli ottimi cavalieri, ma non hanno un aspetto cos selvaggio. In fondo, bisogna prendere quello che c'. Dobbiamo accettare qualunque cosa ci offriranno, come tutte le altre unit. Il generale avr molto da fare per spiegare le perdite subite oggi. Macrone si interruppe e guard il suo amico con espressione preoccupata. Sembri stanco morto, ragazzo. Per il momento abbiamo fatto tutto il possibile. Riposiamoci un po' e aspettiamo che passi la tempesta, cos domani mattina potremo affrontare di nuovo la situazione.
 Catone scosse la testa. Bella idea... Come stanno i prigionieri?
 Stanno bene. Posso contare sui miei ragazzi.
 I lembi della tenda frusciarono ancora e un attendente del quartier generale entr e salut Catone.
 S?
 Il generale Ostorio ti porge i suoi omaggi, signore, e chiede che tu e il centurione Macrone vi uniate a lui nella tenda della mensa.
 Oh? Ha detto perch?
 No, signore.  tutto.
 Molto bene. Puoi andare.
 L'attendente salut e usc. Catone sogghign ironicamente. Possiamo dire addio al nostro riposo.
 Mentre si avvicinavano al centro dell'accampamento il rumore dei festeggiamenti raggiunse le orecchie dei due ufficiali. Tutto intorno a loro le file di tende dei legionari si estendevano nell'oscurit. Catone pens che sarebbe stata presto notte fonda ma non ci sarebbero stati fuochi di bivacco a causa della pioggia e del vento che si abbattevano sulle tende in pelle di capra, facendole brillare e tendere come le vele di una nave. C'erano pochi uomini in giro, e la maggior parte di loro stava cercando un riparo dalla tempesta. Soltanto quelli in servizio, o quelli che andavano o venivano dalle fosse che fungevano da latrine, sfidavano quel tempaccio.
 Sembra che si stiano sbronzando senza tante cerimonie, disse Macrone, accelerando il passo. Speriamo che ce ne abbiano lasciato un po'.
 Catone non rispose. Non si era mai sentito cos stanco e l'unica cosa che avrebbe veramente desiderato era una notte di sonno decente. Nonostante avesse indossato un mantello pulito per recarsi al quartier generale, la pioggia aveva gi iniziato a penetrare nello strato di grasso impermeabile con il quale era stato trattato l'indumento. Non riusciva a fare a meno di tremare mentre teneva l'andatura del suo amico. Catone non era certo dell'umore per brindare e festeggiare e maledisse in silenzio Ostorio per averli fatti chiamare.
 Le tende del quartier generale, poste nel cuore dell'accampamento, erano molto pi solide di quelle dei legionari ed erano fissate saldamente al suolo con doppie corde e pali pesanti conficcati a terra. Ma anche queste luccicavano ed erano scosse dal vento. Le tende risplendevano leggermente a causa dell'illuminazione proveniente dall'interno e, nonostante i suoi dubbi, Catone non vedeva l'ora di riscaldarsi al calore di un braciere.
 I soldati di guardia all'esterno pur se intabarrati nei loro mantelli erano sempre all'erta e fecero il saluto appena i due ufficiali passarono per entrare nell'ampia tenda della mensa. All'improvviso un'ondata di tepore umido avvolse Catone e Macrone e appena si guardarono intorno si accorsero che all'interno era pieno di ufficiali. L'aria era pesante per l'odore degli abiti umidi, di sudore, di fumo della legna e di vino. Si sfilarono i mantelli e li agganciarono su quell'ammasso fumante che gi copriva la maggior parte delle rastrelliere poste all'ingresso della tenda, poi raggiunsero il bancone dove il mercante di vino e il suo servo stavano faticando a tenere il passo con le richieste degli ufficiali, che si affollavano per riempire di nuovo le coppe. Appena furono riconosciuti, Catone e Macrone ricevettero a gran voce i complimenti per il ruolo avuto nella battaglia e Catone cerc di non mostrare tutto il suo imbarazzo nel ricevere quelle pacche sulla schiena e sulle spalle, limitandosi ad annuire con gratitudine, mentre Macrone, al contrario, si entusiasm per gli elogi dei suoi colleghi centurioni.
 Raggiunsero poi il bancone dove furono salutati calorosamente dai commilitoni che, in fila all'inizio della coda, avevano gi gli occhi annebbiati. Appena riuscirono ad allontanarsi con due coppe di ottone piene fino all'orlo, furono avvicinati dal generale Ostorio. Il volto rugoso dell'anziano si apr in un ampio sorriso che mise in mostra i denti macchiati.
 Ah! Prefetto Catone. Il motivo per cui tutti noi stiamo festeggiando. Mise una mano sulla spalla di Catone e le sue dita ossute lo strinsero saldamente, quanto bastava per fargli male. Poi lasci la presa e si rivolse a uno dei giovani tribuni che gli stava vicino. Tu, ragazzo! Vai a prendere qualcosa su cui possa mettermi in piedi. E fai presto!.
 Il giovane si fece strada fra la calca e ritorn un attimo dopo con un semplice sgabello di legno. Ostorio vi sal rigidamente e si raddrizz in modo da essere visibile al di sopra della folla.
 Signori! Ho bisogno della vostra attenzione!.
 Immediatamente tutti si radunarono intorno al loro comandante osservando un doveroso silenzio, anche se dagli angoli pi remoti della tenda si potevano ancora percepire canti soffocati e risate. Ostorio fece una smorfia mentre respirava profondamente e poi url: Silenzio!.
 Nella tenda finalmente ci fu silenzio appena l'ultimo ufficiale tacque e si volse a guardarlo, anche se le pareti di pelle di capra continuavano a sbattere e a oscillare mentre la pioggia tamburellava sulle loro teste, gocciolando attraverso ogni fessura disponibile. Prima di iniziare a parlare Ostorio fece cenno a Catone di alzarsi e di mettersi al suo fianco.
 Signori, commilitoni, questo  stato un gran giorno per noi, per i nostri uomini, per l'imperatore Claudio e per Roma! Una vittoria!. Sollev la coppa, versando un po' del suo contenuto sulla parte anteriore della tunica di Catone appena gli altri ufficiali applaudirono. Una vittoria che finalmente mette il sigillo sulla conquista della Britannia. Il nemico  sconfitto, umiliato e incatenato ed  nostro prigioniero. Il suo esercito  distrutto e migliaia di loro saranno venduti come bottino di guerra. Ogni uomo qui presente e tutti quelli in servizio nelle legioni ne ricaveranno una piccola fortuna!.
 Ci furono altri applausi alla prospettiva del flusso di monete d'argento in arrivo e Macrone diede una gomitata a Catone e si abbandon a un ampio sorriso. Questo far incazzare i ragazzi delle coorti ausiliarie, inviati per bloccare la ritirata del nemico. A loro non spettano i prigionieri catturati sul campo di battaglia, ma solo quelli in fuga che riusciranno a catturare. Tanto meglio per noi. Rideva allegramente al pensiero di ci a cui i suoi compagni sarebbero andati incontro, e alla lunga tradizionale rivalit fra le legioni e gli uomini delle coorti ausiliarie.
 Il generale alz una mano per calmare gli ufficiali e l'entusiasmo si smorz. La sua espressione divenne pi seria mentre continuava a parlare.
 Una vittoria, s ma una vittoria pagata a caro prezzo. Gli uomini hanno combattuto come leoni oggi, sfidando ogni freccia, roccia e proiettile che il vile nemico gli ha fatto piovere addosso rimanendo al sicuro dietro le sue fortificazioni. Li abbiamo costretti a salire, colpendo duro fino alla vetta della collina e disperdendoli come pula nel vento. La loro sconfitta era inevitabile. Ma ci  costata cara, e ci sarebbe costata ancora di pi se non ci fosse stato il tempestivo intervento del prefetto Catone, del centurione Macrone e della loro piccola banda di eroi sul fianco del nemico. Una vittoria di misura si  trasformata in un colpo devastante. Per questo dobbiamo alzare le nostre coppe e brindare a Catone e Macrone. Sorrise guardando Catone e sollev la coppa in alto prima di prendere un gran sorso di vino.
 A Catone e Macrone!, fecero eco gli altri e si scolarono il vino.
 Ostorio scese barcollando dallo sgabello. Mi accerter che vi rendano tutti gli onori che meritate per il ruolo che avete avuto nell'attaccare il fianco del nemico. Il generale sorrise. Chiss? Potreste perfino essere invitati a Roma quando sar celebrata la mia vittoria.
 Grazie, signore, rispose Catone, mentre Macrone si limit ad annuire. Poi il generale si gir e scomparve tra la folla e gli ufficiali tornarono alle loro conversazioni e alle risate sonore.
 Be',  stato insolitamente generoso da parte sua. Macrone arricci il naso. Per come l'ha messa, sembra che abbiamo avuto un piccolo ruolo in una scaramuccia qualsiasi. Invitati al suo trionfo... Cazzo, si  preso tutta la gloria per s.
 Che ti aspettavi? Una sfilata sulla Via Sacra su un carro tutto per te? Andiamo, Macrone. Le cose stanno cos. Lo saranno sempre. Non cambia nulla il fatto che noi sappiamo cosa sia realmente accaduto. Fece uno sforzo per sorridere e sollev la coppa. Al centurione Macrone, l'ufficiale combattente pi forte della Quattordicesima, o di qualsiasi altra legione.
 Il volto di Macrone esplose in un sorriso ubriaco e sollev a sua volta la coppa. E al prefetto Catone, il pensatore che spara le cazzate pi grosse dell'intero fottuto esercito.
 Catone esit e poi alz le spalle. Perch no? Brinder a questo.
 Sbatterono le coppe di ottone una contro l'altra e le scolarono prima di tornare al bancone per farle riempire di nuovo.
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CAPITOLO QUINDICI.
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 I festeggiamenti continuarono fino a tarda notte, con gli ufficiali che, a seconda dei loro incarico, andavano e venivano. Catone non cerc di tenere il ritmo del suo amico, tuttavia bevette a sufficienza, tanto per riuscire ad adeguarsi all'allegria dei suoi commilitoni. Macrone aveva bevuto a saziet e aveva raggiunto quello stato di ubriachezza che, come di consueto, lo portava a urlare a squarciagola insieme agli altri centurioni mentre ripassavano il loro repertorio di canzoni di marcia. Alcuni ufficiali erano talmente ubriachi da essersi accasciati con le braccia conserte dopo essere crollati sulle panche e sui tavoli posti ai lati della tenda. Un giovane tribuno piegato in avanti, con le mani sulle ginocchia, stava vomitando proprio all'ingresso della tenda.
 Quella stessa sera, sul tardi, Catone not un gruppetto di donne in un angolo lontano, sedute sulle panche intorno a un tavolo. Erano le mogli degli ufficiali. La maggior parte di loro indossava dei semplici mantelli drappeggiati, eccetto Poppea, che aveva cambiato l'abito che indossava quando era andata a vedere il prigioniero di Catone. I suoi capelli erano asciutti, pettinati e raccolti in un'elegante crocchia. Appena si accorse di lei, anche la donna si volt e cattur immediatamente il suo sguardo. Catone si sent in imbarazzo e quasi si arrese al bisogno di guardare altrove, ma quell'espressione era di sfida e non avrebbe dato a Poppea quella soddisfazione. Alla fine, lei sorrise debolmente e sollev la coppa mentre chinava la testa in cenno di saluto. Catone fece un cenno col capo e si allontan per raggiungere il bancone.
 Il mercante di vini stava sudando copiosamente e Catone attese paziente mentre l'uomo sgomberava le giare vuote e correva avanti e indietro attraverso un'uscita laterale della tenda per recuperare delle altre scorte dal suo carretto. Appena Catone si appoggi al bancone tamburellando con le dita, percep un profumo dolce e nel girarsi vide Poppea in piedi accanto a lui. Si raddrizz immediatamente e fece un cenno di saluto.
 Poppea Sabina.
 Prefetto Catone. Gli sorrise di nuovo. Un sorriso molto attraente, pens Catone. Gli ricordava quello di Giulia e subito desider che non fosse cos.
 A quanto pare, sembra che il buon generale non sia rimasto molto colpito dal supporto che gli hai fornito in quello che lui sostiene essere un suo successo.
 Catone fece uno sforzo per mettere a fuoco i pensieri. Il vino e la stanchezza erano un abbinamento che facilmente poteva indurre in confusione ma lui era assolutamente determinato a non raccontare nulla di indiscreto alla moglie del tribuno Otone. Ha dato a me e al centurione Macrone il riconoscimento che abbiamo meritato.
 Oh, andiamo. L'ha fatto appena. Poppea picchiett con le dita giocherellando sul suo torace. Mio marito mi ha raccontato esattamente cosa  successo su quella orribile collina. L'hai tolto dai guai.
 Abbiamo fatto il nostro dovere.
 Hai fatto molto pi di questo. Perch tutta questa modestia? Di certo sarai irritato nel vedere tutti i tuoi sforzi cos poco apprezzati. Devi sapere che quando Ostorio far rapporto all'imperatore, il tuo ruolo nell'esito dell'impresa sar relegato a poco pi che un dettaglio.
 Catone la fiss. Era piuttosto bella e nell'espressione della donna vi era una intelligenza vivace che andava ad aggiungersi al suo fascino. Tuttavia quel suo modo di fare cos diretto lo metteva a disagio, e non si fidava affatto di lei. N credeva di riuscire a parlare con quella dovuta accortezza che richiedeva la situazione. Qualsiasi commento che anche lontanamente potesse sembrare sleale nei confronti di Ostorio sarebbe stato riferito al marito di Poppea e Otone non sembrava il tipo da tenere la bocca chiusa. Ripetersi sarebbe sembrata un'esagerazione e se una sua ostentazione avesse raggiunto le orecchie di Ostorio, allora Catone sarebbe stato guardato con disprezzo. Tutto quello che si era conquistato sul campo di battaglia sarebbe stato vanificato e Ostorio avrebbe trovato qualsiasi scusa per punire Catone con un incarico ancor meno gratificante della scorta al convoglio delle salmerie.
 Sono un semplice soldato, mia signora, rispose seccamente. Faccio solo il mio dovere. Ci che il generale dice o fa non mi riguarda.
 Lei rise. Un suono piacevole e delicato. Oh mio caro. Mi sembra di averti turbato, prefetto. Permettimi di offrirti un'altra coppa di vino.
 Il mercante era tornato, trasportando con fatica una grande giara di vino sotto ogni braccio, ma appena Poppea gli fece un cenno, si sbrig ad appoggiarle subito.
 S, mia signora?
 Vorrei un bicchierino del vino osco che hai da parte per i clienti migliori.
 Osco?.
 Gli occhi di lei divennero due fessure. Non fare il furbo con me. So tutto. Mio marito  il tribuno Otone. Mettilo sul suo conto.
 Appena fu pronunciato quel nome il mercante pieg la testa rivolgendo la sua attenzione alla pila di giare accatastate dietro il bancone.
 Non  necessario, obiett Catone.
 Sciocchezze. Poppea sorrise dolcemente. Meriti di essere ricompensato, no? Il vino baster per il momento. Abbass il tono della voce. Ma ci sono altre ricompense che un uomo con la tua abilit merita.
 Catone si raggel. Io, be'... Non sono sicuro di aver capito.
 Non essere sciocco, prefetto. Hai capito esattamente cosa sto dicendo.
 Ma tuo marito....
 Ha bevuto tanto da essere fuori uso e sta dormendo nella nostra tenda. Non  propriamente l'uomo che pensavo lui fosse. Affascinante in pubblico, ma riservato e timido nel privato. Non sempre soddisfa ci che una moglie potrebbe volere da un marito....
 Catone rimase a bocca aperta per un attimo, ma non riusc a trovare una risposta sufficientemente sicura. Fu salvato dal ritorno del mercante che portava una giara finemente smaltata. Tolse il tappo e ne vers attentamente una dose nella coppa che aveva preso da dietro il bancone. Poppea si frappose tra Catone e il mercante per prenderla. Proprio in quel momento una forte folata di vento ulul sull'accampamento e i lembi della tenda si mossero e sbatterono selvaggiamente come le ali spezzate di un grande uccello. Per un momento Catone si guard intorno cercando di capire da dove provenisse quel rumore, poi si volt di nuovo e vide Poppea che, a distanza ravvicinata, gli stava porgendo la coppa.
 La tua ricompensa. E ce ne saranno ancora, se vorrai. Si pieg in avanti per rivelare l'indistinto solco fra i seni.
 Il vento rinforz, mugghiando sull'accampamento e all'improvviso la parte posteriore della tenda, dove erano sedute le donne, sbatt con violenza mentre i tiranti su quel lato strappavano i picchetti di legno dalla terra. Il vento e la pioggia irruppero all'interno, spazzando via quell'intima atmosfera che si era creata. Ci furono urla di paura da parte delle donne, che iniziarono a scappare, e di rabbia da parte degli uomini al loro dileguarsi per colpa della sgradita intrusione degli elementi. Altri tiranti cedettero e il fondo della tenda inizi a crollare.
 I pensieri di Catone si rivolsero immediatamente ai suoi uomini accalcati nei rifugi. Se la tempesta minacciava la sicurezza dell'accampamento il suo posto era con loro. Si gir verso Poppea.
 Perdonami, devo andare.
 Prima che lei potesse protestare le spinse la coppa fra le mani e si guard intorno alla ricerca di Macrone. Il suo amico si stava facendo strada tra la folla dirigendosi verso di lui.
 Questo  proprio un divertimento del cazzo, disse Macrone sorridendo mestamente. Faremmo meglio a tornare dagli uomini.
 Catone annu, notando che il suo amico sembrava abbastanza sobrio da riuscire a camminare fra le file di tende, nonostante la quantit di vino che aveva appena ingurgitato. Molti altri ufficiali avevano avuto lo stesso pensiero e si erano affrettati all'entrata per recuperare i loro mantelli. Fuori, Catone fece strada, tenendo stretto il cappuccio del mantello sulla testa. Avevano fatto solo pochi passi quando Macrone si ferm.
 Un momento, ragazzo.
 Si spost al lato della via fangosa e si sporse in avanti. Un torrente di vomito sgorg dalla sua bocca spalancata subito dopo aver fatto un ansante e profondo grugnito. La maggior parte fin a terra ma il vento ne schizz una piccola quantit sulla tunica e Macrone imprec prima di barcollare ancora, stavolta girandosi sottovento mentre gli fuoriusciva un altro fiotto di vomito. Si ferm un momento e poi si raddrizz.
 Hai finito?, gli chiese Catone, con le mani sui fianchi.
 Macrone annu con espressione sommessa. Meglio fuori che dentro. E se vuoi un consiglio, fallo sempre sottovento. Fece un cenno alla macchia sulla sua tunica.
 Catone si accigli con disgusto. Andiamo.
 La tempesta stava infuriando verso le montagne, il vento ululante sferzava la pioggia contro le tende e su ogni essere vivente all'interno dell'accampamento. Si ud un grido provenire da dietro e Catone si gir e vide che l'ultima parte della tenda della mensa volava in aria, strappando i tiranti e vorticando violentemente, prima di crollare al suolo. Le guardie del generale avevano abbandonato le armi per picchettare i pioli che tenevano le altre tende ancora fissate al terreno. Da tutte le parti la tempesta stava scatenando il caos e gli uomini si affrettavano a uscire dal riparo delle loro tende per assicurarle a terra. Nonostante intorno a s si stesse scatenando quella baraonda, Catone si sentiva soddisfatto alla vista delle indistinte sagome delle sentinelle che rimanevano ferme alle loro postazioni sulle fortificazioni.
 Per le fottute palle di Giove!. Macrone scosse la testa Hai mai visto qualcosa del genere? Credimi, qualcuno deve aver rotto le palle agli di.
  meglio che stia succedendo adesso piuttosto che la notte scorsa, rispose Catone, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno. Riesci a immaginare come sarebbe stata quella collina se fosse accaduto tutto questo disastro?.
 Con grande fatica, camminavano piegandosi in avanti nella burrasca, con i bordi dei mantelli che sferzavano le gambe. Finalmente riuscirono a raggiungere il rifugio di fortuna rappresentato dal bastione e si diressero verso l'angolo dell'accampamento dove erano state sistemate le salmerie.
 Cosa voleva da te la moglie del tribuno?, chiese Macrone.
 Ah, quindi l'hai vista.
 Infatti. Sembravate piuttosto intimi. Allora  quel tipo di moglie dell'esercito che la d in giro?
 Non saprei. Voleva darmi una pacca sulle spalle e offrirmi da bere. Questo  quanto.
 Macrone rise sotto i baffi. Certo. Una pacca sulle spalle. Giusto.
 Catone sospir con fatica. Macrone, sono un uomo sposato. E amo mia moglie.
 Quindi?
 Quindi, vorrei che ce ne andassimo da qui, centurione.  un ordine.
 S, signore.
 Quando raggiunsero la fila di tende della scorta, o ci che ne era rimasto, il cuore di Catone ebbe un sussulto. Almeno la met erano cadute e le tetre sagome degli uomini si stavano sforzando per salvare il resto. I Corvi Sanguinari avevano abbandonato le loro tende per andare a calmare i cavalli e i loro striduli nitriti che risuonavano nella notte selvaggia.
 Vado a controllare gli uomini, disse Catone. Tu vai a dare un'occhiata ai prigionieri.
 I prigionieri? Che si fottano. Un po' di pioggia non gli far certo male.
 Forse, ma voglio che siano in forma quando saranno portati davanti all'imperatore, in qualsiasi momento accadr. Assicurati che stiano bene e che le catene siano ben salde.
 D'accordo. Macrone fece un cenno di saluto con la testa e si avvi con passo deciso verso il recinto pi grande. Catone torn prima alla sua tenda e con un certo sollievo vide che era ancora in piedi. Trace stava conficcando altri pioli nel terreno mentre il suo comandante si avvicinava.
 Ci sono stati danni all'interno?, chiese Catone.
 L'uomo abbass il martello e alz lo sguardo. No, signore. Ho fatto in tempo a mettere quasi tutti i tuoi abiti nella cassapanca. Ho fatto lo stesso con i documenti e le tavolette.
 Bravo!. Catone fece un gesto indicando la tenda. Resterai qui per proteggerla. Ora vado a controllare gli altri.
 Trace fece un rapido cenno di saluto e torn al suo lavoro mentre Catone si dirigeva alla fila di tende pi vicine che appartenevano ai legionari della coorte di Macrone. Vide la gigantesca sagoma del centurione Crispo che urlava gli ordini ai suoi uomini e procedette verso di lui sfidando il vento.
 Centurione, a rapporto!.
 Crispo si liber dei rivoli di pioggia dal viso. Niente di buono, signore. Abbiamo perso la maggior parte delle tende e saremo fortunati se riusciremo a salvare quelle che sono rimaste. Ho detto ai ragazzi di smontarle e di sedersi su quelle bastarde fino a quando la tempesta non sar finita.
 Catone sbadigli, la stanchezza iniziava a prendere il sopravvento sulle sue stanche membra. Presumo che sia meglio cos. Appena si calmer il vento rimettete in piedi le tende e rimettici gli uomini dentro. Dovranno stare in due, arrangiandosi come possono, fino all'alba. Poi riorganizzeremo le cose.
 Staranno bene in quelle tende, signore.
 E poi staranno al caldo.
 Catone! Catone!.
 Si girarono entrambi verso quell'urlo disperato e Catone riusc appena a intravedere la tozza figura di Macrone che si agitava freneticamente davanti al recinto pi piccolo, e correva loro incontro.
 Cosa c'?, domand Catone.
 Se n' andato!, url Macrone allarmato con gli occhi spalancati. Carataco. Il bastardo  scappato.
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CAPITOLO SEDICI.
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 Scappato?. Catone ebbe un brivido. Il terrore gli fece attorcigliare le budella.
 Non aspett ulteriori chiarimenti e si precipit verso il recinto correndo nel fango e nelle pozzanghere. La porta era aperta ed era troppo buio per riuscire a vedere dentro, ma una volta pi vicino scorse due figure infagottate che giacevano in terra proprio all'interno. Cap subito che si trattava delle due sentinelle. Pass oltre e corse dentro il recinto. Il tetro interno era vuoto, ad eccezione del palo e delle catene che giacevano nel fango.
 No!. Catone strinse la mano in un pugno e la sbatt contro la pertica di legno che aveva a fianco. Raccolse le catene per un esame pi approfondito. Erano coperte di fango ma le sue abili dita non trovarono alcuna interruzione negli anelli e i perni sui ferri erano stati nettamente recisi. Si alz rapidamente e si avvi per raggiungere Macrone e Crispo che si erano fermati a esaminare i corpi.
 Morti?
 Tutti e due, rispose Macrone. Hanno le gole tagliate. Chiunque sia stato era molto vicino a loro... Quel bastardo pagher per questo.
 Catone cerc di placare il vortice dei suoi pensieri. Ce ne occuperemo pi tardi. Adesso dobbiamo cercare Carataco. Raduna gli uomini. Voglio che le ricerche inizino immediatamente. Manda un messaggero ad ogni porta. Nessuno deve lasciare l'accampamento. Vai!.
 Il centurione allarmato corse alle file di tende e Catone si rivolse a Macrone. Cosa mi dici degli altri prigionieri?
 Ho controllato. Ci sono tutti. Macrone si guard intorno nell'oscurit. Carataco pu essere ancora vicino se ha intenzione di liberare anche loro.
 Catone scosse la testa. Per lui  troppo tardi ormai. L'allarme  gi stato dato. Se questo era il suo piano, adesso non ci prover pi. Vorr uscire dall'accampamento e scappare il pi lontano possibile prima che faccia giorno. Spero che non sia troppo tardi per noi. Prendi il comando qui. Raddoppia la guardia sugli altri. Trova il cornicen e fagli impartire gli ordini.
 Che cosa intendi fare, signore?
 Far rapporto al quartier generale. Dobbiamo svegliare l'accampamento immediatamente.
 Non sarebbe meglio cercare di trovare Carataco prima? Prima di dirlo al generale?
  troppo tardi ormai. Muoviamoci!.
 Si separarono e Catone si volt e inizi a correre tornando indietro verso il cuore dell'accampamento. Era gi in vista delle tende del quartier generale quando sent il suono delle note sottili del corno alle sue spalle. Nel buio, si accorse che i soldati impegnati a salvare le loro tende, si erano fermati per guardarsi intorno.
 Cosa succede?, disse una voce. Crede forse che dovremmo avvistare il nemico. A che gioco sta giocando quello stupido?.
 Catone si ferm e dopo aver messo le mani a coppa vicino la bocca, url: Ognuno al proprio posto! Avete sentito il segnale! Muovete quel maledetto culo!.
 L'incantesimo era rotto e gli uomini iniziarono a preparare l'equipaggiamento.
 Gli optiones e i centurioni trasmisero l'ordine sforzandosi per farsi sentire nella tempesta. Catone si precipit, per met correndo, per met strisciando nel fango, verso il quartiere generale. Per fortuna, soltanto la tenda della mensa era stata distrutta, le altre ancora resistevano al vento e scivol ansimando al segnale di arresto che gli fu intimato davanti all'ingresso degli alloggi privati del generale.
 Fatemi... passare, disse alle guardie poste ai due lati dell'entrata.
 Solo un momento, signore, disse uno bloccandogli il passaggio.
 Non c'... tempo per queste formalit. Catone spinse l'uomo da una parte e apr i lembi della tenda. Il bagliore delle lampade a olio e dei bracieri sembrava abbagliante dopo l'oscurit esterna e Catone si guard intorno febbrilmente mentre l'unico attendente ancora sveglio si mise in allarme mentre lucidava le calighe del suo signore.
 C' il generale?, domand Catone.
 Una delle guardie entr nella tenda avvicinandosi rapidamente a Catone e mettendo mano alla spada. Signore! Avresti dovuto aspettare fuori!.
 Dov' il generale?, ripet Catone.
 Il tendaggio posto all'estremit si apr e comparve Ostorio con indosso la tunica, a piedi nudi. Per Giove, cosa sta succedendo? Prefetto Catone. Che cosa ci fai qui?. Si interruppe e inclin la testa. Chi ha dato l'ordine di allerta?.
 Catone si fece strada dando uno spintone alla guardia e rimase in piedi irrigidito di fronte al suo comandante, con il cuore che gli martellava nel petto.
 Carataco  scappato, signore.
 Ostorio lo guard, sbigottito e per un attimo si ammutol. Scappato? Com' possibile? L'avevi messo ai ferri.
 S, signore.
 E allora come  potuto succedere?.
 Catone cerc di mettere rapidamente ordine ai suoi pensieri. Deve essere stato aiutato, signore. I due uomini messi di guardia sono stati uccisi e i perni delle sue catene distrutti.
 Aiutato? E da chi?
 Non lo so, signore. Non ancora. Ma appena mi sono accorto che era scappato ho fatto scattare l'allarme. I miei uomini lo stanno cercando e ho ordinato che nessuno lasci l'accampamento. Se  ancora qui, troveremo il comandante nemico, signore.
 Ostorio acquis l'informazione e la sua espressione divent severa. Sar meglio che lo troviate, prefetto Catone. Per tutti gli di, sar meglio che lo troviate e che lo rimettiate in catene. Se la sua fuga avr successo, allora giuro che il responsabile la pagher cara.
 S, signore, rispose Catone impotente.
 Il generale si rivolse alla guardia. Convoca immediatamente i miei ufficiali di stato maggiore!.
 La guardia fece il saluto e si precipit fuori della tenda. L'attendente di Ostorio era ancora seduto sullo sgabello, con uno stivale in mano. Il generale gli lanci uno sguardo truce. Che cosa stai aspettando? Continua a fare il tuo lavoro!.
 L'attendente riprese a strofinare furiosamente, a testa bassa piegato su se stesso. In quel momento Catone avrebbe volentieri fatto a cambio di posto con quell'uomo. Ma tant'era, e quando Ostorio, torvo, si volt era ancora in piedi immobile di fronte a lui.
 Faresti meglio a continuare la ricerca di Carataco, prefetto. E ora sparisci!.
 Catone fece il saluto e si gir affrettandosi ad uscire dalla tenda, lieto di allontanarsi dalla presenza del generale.
 Appena il generale termin di dare istruzioni ai suoi ufficiali, le due coorti ricevettero i dettagli per assistere il distaccamento di scorta nella caccia al prigioniero in fuga. Al resto degli uomini fu ordinato di ritirarsi e di trovare un qualsiasi riparo dove poter trascorrere il resto della notte. Catone ritorn alla sua tenda per aspettare con impazienza l'arrivo dei rapporti.
 Finalmente il vento inizi a calmarsi man mano che la tempesta, placandosi, si spostava verso est, trasportando le nubi nella sua scia. Finalmente aveva smesso di piovere e le stelle luminose sembravano guardare gi attraverso un cielo di velluto. Mentre se ne stava all'ingresso della sua tenda a osservare il cielo notturno, quella quiete assoluta sembrava prendersi gioco di Catone. Il suo momento di trionfo era durato meno di un giorno. L'evasione lo avrebbe senza dubbio trasformato dall'eroe della legione al capro espiatorio di quella sventura. Lungi dal diventare famoso per la cattura di un generale nemico, sarebbe stato ricordato per non averne invece impedito la fuga. Il vero colpevole era l'uomo che aveva ucciso le guardie e che aveva liberato il comandante nemico. Catone giur che se avesse scoperto l'identit di quell'individuo, gliela avrebbe fatta pagare assai cara. La sua unica speranza a questo punto era che il colpevole, colui che aveva aiutato Carataco, si stesse nascondendo da qualche parte nell'accampamento. Per Catone, l'eventualit che il comandante nemico avesse trovato una via di fuga dal campo era troppo dolorosa da prendere in considerazione.
 Quando arrivarono i primi rapporti dai gruppi di ricerca, Catone sent il cuore appesantirsi alla notizia che non vi era la minima traccia di Carataco.
 Appena le prime luci dell'alba tinsero l'orizzonte, Macrone gli port delle novit inquietanti.
 Ho domandato a tutte le guardie di stanza alle porte. Hanno fatto come hai ordinato e non hanno lasciato uscire nessuno. Ma poi ho avuto un'idea. Ho chiesto loro chi era passato nelle ore che hanno preceduto l'allarme.
 E?
 Non ti piacer, non hanno notato nulla di strano: le solite pattuglie che vanno e vengono. Tranne il carretto del mercante di vini.
 Catone si tocc la fronte con la mano. Un carro. Le sentinelle l'hanno controllato?
 Gli hanno dato un'occhiata veloce ed era vuoto. Il viso di chi guidava era nascosto da un mantello. Siccome stava piovendo l'optio di guardia non ha pensato ci fosse qualcosa di strano. Il carrettiere ha detto che stava tornando a Viroconium per il rifornimento di altre scorte, visto che non c'erano pi pericoli da parte del nemico. E cos l'optio l'ha fatto passare.
 Che ora era?
 Appena prima che chiudessero la porta per la notte. Quando eravamo nella tenda della mensa. Ho portato l'optio con me,  qui fuori se vuoi parlarci.
 Portamelo qui.
 Macrone si affacci attraverso i lembi della tenda. Entra.
 Si fece da parte per far entrare l'optio. Era un soldato dall'aspetto navigato ma la sua espressione inquieta e indolente non fece una buona impressione. A Catone sembr il tipo di soldato adatto a fare l'optio ma che mancava delle qualit essenziali per essere promosso a centurione. Era sull'attenti.
 Optio Domato a rapporto, signore.
 Il centurione Macrone mi ha informato che hai fatto uscire un carro dall'accampamento la scorsa notte prima di chiudere la porta.
 S, signore.
 Un mercante di vini, diretto a Viroconium.
 Esatto, signore.
 E non hai pensato che fosse strano che un mercante di vini lasciasse l'accampamento a quell'ora?.
 L'optio si agit imbarazzato. Mi era sembrato convincente, signore. E poi pensavamo di dover stare in guardia dalle minacce provenienti dall'esterno dell'accampamento, signore. Lui se ne stava andando. Non abbiamo creduto ci fosse alcun problema a lasciarlo passare.
 Optio, le sentinelle in servizio di vigilanza devono guardarsi dal nemico. Il tuo dovere  controllare attentamente chi entra o chi esce.
 Come ho detto, signore. Non ho avuto alcun motivo di sospettare di quell'uomo. Non potevo pensare che fosse un nemico. N tanto meno potevo immaginare che fosse addirittura Carataco, signore. Inoltre, ha parlato in latino.
 Catone sospir. Non hai pensato che almeno uno dei nemici poteva conoscere la nostra lingua?.
 L'optio apr la bocca per protestare ma non riusc a dire niente e richiuse le labbra.
 Pensi che sia lui?, intervenne Macrone.
  possibile. Mander una pattuglia sulle sue tracce appena avremo finito. Tanto per essere sicuri. Catone rivolse nuovamente la sua attenzione all'optio. Domato, c' qualcos'altro che ci puoi dire di questo mercante di vini? Ce lo puoi descrivere?
 Come ho detto al centurione, signore, aveva il cappuccio sulla testa. Non sono riuscito a vedere molto nel buio, e con la pioggia e il vento e tutto il resto.
 Capisco. Catone sospir esausto. Stava quasi per congedarlo quando l'espressione dell'optio si illumin.
 So il suo nome, signore. Era scritto sul fianco del carro. L'ho notato quando ha attraversato la porta.
 Oh?
 Si chiamava Ipparco, signore.
 Catone lo fiss.
 Oh, merda..., bofonchi Macrone.
 Catone scatt in piedi, spingendo da una parte l'optio. Macrone, con me!.
 Catone inizi a correre cercando di attraversare il convoglio delle salmerie e la distesa di tende e gli alloggi martoriati che appartenevano ai civili del campo, ma il fango rendeva la sua andatura lenta e incerta. Macrone lo segu facendo del suo meglio. Superarono il punto in cui erano collocati i veicoli, dove erano riuniti i carri e i carretti dell'esercito, e giunsero nell'area destinata ai civili dell'accampamento. C'era rimasto poco della struttura ordinata delle tende dei soldati e gli alloggi pericolanti e le tende colorate erano ancora in piedi estendendosi in modo disordinato su due vialetti che si intersecavano. Il sole non era ancora sorto ma c'erano gi molti civili in attivit. La tempesta aveva causato anche l molti danni come nel resto dell'accampamento: tende crollate e bancarelle capovolte tutto intorno agli incroci.
 Catone si ferm vicino al banco di un lattoniere che era rimasto intatto. Il proprietario aveva gi sistemato la sua mercanzia, sembrando impassibile e incurante della sfortuna dei suoi vicini.
 Dove posso trovare Ipparco, il mercante di vini?.
 L'uomo alz lo sguardo e scroll le spalle. Non lo conosco. Ma se tratta il vino, lo troverai dietro l'angolo l, con gli altri.
 Catone corse avanti, svoltando in un altro tratto fangoso delimitato da bancarelle. L vicino vide un banchetto con una giara di vino dietro il bancone. Un uomo grasso con ciocche unte di capelli grigi stava discutendo con un cliente mentre Catone gli si avvicinava.
 Sto cercando Ipparco.
 Il mercante rivolse immediatamente la sua attenzione al giovane ufficiale e sorrise. Signore, se stai cercando del vino, allora ti garantisco una migliore qualit a un prezzo pi basso di quello di Ipparco.
 Non voglio il tuo dannato vino. Voglio Ipparco.
 Il mercante scroll le spalle e indic un banco sul lato opposto della strada. Catone si volt e vide un carro con le sponde piuttosto alte sormontate da una tenda che si estendeva da un lato per coprire un solido telaio di legno che formava la bancarella. Si affrett e sal sul bancone. Le sue calighe affondarono su qualcosa di morbido e cedevole. Inciamp, ritrov l'equilibrio e vide un corpo disteso a faccia in gi sotto il bancone, nascosto da un grembiule di cuoio. Si inginocchi e gir il corpo. Nella pallida luce pot accorgersi che non si trattava di Settimio. Dalla tunica sporca e malandata e dall'orecchino sul lobo intu che doveva trattarsi di uno schiavo. L'uomo gemette e alz un braccio debolmente. Catone lo afferr per le spalle e lo scosse.
 Dov' Ipparco?.
 Gli occhi dello schiavo si aprirono tremolanti mentre cercava di mettere a fuoco quell'uomo che incombeva sopra di lui. Puzzava di vino. Catone ripet la domanda scuotendolo ancora con forza, ma l'uomo era ancora troppo confuso per pensare. Con uno sbuffo di frustrazione Catone lo lasci e si rivolse a Macrone che si trovava sull'altro lato del bancone.
 Perquisiamo il carro.
 Macrone annu e si sbrig a raggiungere la parte posteriore del carro, dove inizi a sciogliere i nodi che fissavano l'apertura nel rivestimento in pelle.
 Cosa succede allora, signore?.
 Catone alz lo sguardo e vide il mercante con cui aveva parlato poco prima che attraversava la strada per raggiungerlo.
 Hai visto se  successo qualcosa qui intorno la scorsa notte?
 Visto qualcosa?
 Nulla fuori dall'ordinario?
 Be', veramente ero un po' occupato a cercare di evitare che il mio banco fosse spazzato via dal vento, signore. Come la maggior parte di noi nell'accampamento. Ma  successa una cosa un po' strana.
 Raccontami.
 Ipparco si  sbrigato ad attaccare un mulo al suo carretto appena prima che facesse buio. Lui e quel suo inutile schiavo. E poi si  diretto fuori, verso l'uscita. Con quella bufera e tutto il resto, sarebbe stato pi logico che rimanesse qui a controllare i suoi affari. Non l'ho pi visto.
 Sei sicuro che fosse lui? Ipparco?.
 Il mercante annu. L'ho riconosciuto dal mantello.
 Catone!, url Macrone dalla parte posteriore del carro.  qui dentro!.
 Catone volse le spalle al mercante e raggiunse Macrone sul retro del carro. Nell'oscurit del suo interno il prefetto riusc a scorgere la spia imperiale accasciata su una stuoia arrotolata. Era immobile, e per un momento Catone temette che fosse morto. Allora si arrampic sul letto improvvisato nel carro e si fece strada per mettersi a fianco dell'uomo. Sent che respirava ed emise un sospiro di sollievo.
  vivo. Dammi una mano. Portiamolo fuori dal carro.
 Sollevarono l'uomo svenuto prendendolo per le spalle e poi lo adagiarono a terra. Guardandolo alla luce Catone si accorse che i capelli da un lato della testa erano aggrovigliati in un grumo di sangue secco. Altro sangue incrostava il collo e le spalle della sua tunica.
 Macrone sbuff. Quei bastardi gli hanno inferto un duro colpo in testa. Pensi a Carataco?.
 Catone esit. Cos sembra.
 Dopo essersi messo in piedi, grid al mercante di vini, che si trovava sul lato opposto, di portare dell'acqua.
 Macrone indic Settimio che giaceva a terra. Che cosa ne facciamo di lui?.
 Catone si gratt la mascella. Puliremo la sua ferita e la fasceremo. Poi cercheremo di farlo rinvenire. Se non riusciremo a fargli riprendere i sensi, lo porteremo all'infermeria per affidarlo alle cure del medico. D'altronde, abbiamo bisogno di parlare con lui il pi presto possibile.
 Macrone stava per dire qualcosa quando si avvicin il mercante di vini con una brocca e una sottile striscia di lino. Catone le prese entrambe.
 Voglio che tu vada al quartier generale e faccia rapporto al generale.
 Non sono un soldato, protest il mercante. Vacci tu.
 Chiudi quella maledetta bocca!, rispose aspro Catone. E fai esattamente ci che ti ho detto. Riferisci al generale che Carataco  fuggito dall'accampamento nel carro di Ipparco. Digli che sto mandando i miei uomini per cercare di trovarlo. Ora vai!.
 Il mercante, se pur riluttante, si affrett, lasciando i due ufficiali con Settimio.
 Sollevagli la testa delicatamente, sugger Catone.
 Macrone fece come gli aveva detto e Catone vers dell'acqua sul tessuto di lino e inizi a pulire il sangue essiccato come pot. Lo scalpo era lacerato ma sembrava che non ci fossero danni all'osso sottostante. Man mano che puliva il resto della ferita, Settimio si scosse e mugugn una protesta prima di scivolare di nuovo in stato di incoscienza.
 C' qualcosa che non va in tutto questo, disse Macrone.
 Catone alz lo sguardo. Intendi dire a parte il fatto che Carataco  fuggito e nel frattempo ha anche aggredito una spia imperiale?.
 Macrone percep una grande tensione nella voce del suo amico e si morse la lingua preferendo evitare di rispondere a quel commento. Ci fu un breve silenzio mentre Catone ripuliva le ultime tracce di sangue dal collo di Settimio, poi pieg il tessuto e delicatamente lo avvolse intorno alla testa, coprendo la ferita. Macrone gli adagi di nuovo la testa sul terreno.
 Macrone ci prov di nuovo. Qualcuno ha aiutato Carataco a fuggire e subito dopo se la sono presa con Settimio quando hanno avuto bisogno di un carro e di un travestimento per portare Carataco fuori dall'accampamento. Chiamami pure diffidente, ma cazzo  improbabile che non ci sia un collegamento.
 No, rispose Catone a bassa voce. Non sembra affatto una coincidenza. Diede dei colpetti sul petto della spia imperiale. Portalo all'infermeria. Io dar ordine ai Corvi Sanguinari di cercare Carataco. Ti raggiunger pi tardi. Voglio essere l quando Settimio riprender conoscenza. Dovr rispondere a qualche domanda. Catone tacque e fece una smorfia. E, che gli piaccia o no, il generale avr poco da rimproverarci.
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CAPITOLO DICIASSETTE.
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 Questa situazione  inaccettabile, disse freddamente il generale Ostorio appena si trov di fronte Catone e Macrone. Un'ora prima le pattuglie dei Corvi Sanguinari avevano fatto rapporto a Catone, riferendo di aver trovato il carro abbandonato ma nessuna traccia di Carataco.
 Il generale lanci uno sguardo truce ai due ufficiali. Voi eravate incaricati di fare la guardia al prigioniero, l'uomo che  stato una continua minaccia per gli interessi romani su quest'isola sin da quando siamo sbarcati. L'uomo che finalmente avevamo sconfitto in battaglia e catturato proprio ieri. E ora, dopo nemmeno un giorno,  fuggito. Fatemi capire con precisione, come pensate che io possa spiegarlo all'imperatore?.
 Anche se la domanda era retorica, Macrone si guard bene dal far notare al generale che questo era un suo problema. Che derivava dal suo grado. Ma la promozione al rango di centurione era preclusa a coloro che non avevano l'intelligenza di tenere la bocca chiusa e Macrone rimase sull'attenti e non disse nulla.
 Ostorio fece un respiro profondo e continu. E poi arriviamo al punto. Come pensate di spiegarlo a me? Ebbene, prefetto?.
 Macrone si schiar la gola e inizi a parlare prima che Catone potesse rispondere.  stata colpa mia, signore. Avevo io l'incarico di sorvegliare la sicurezza dei prigionieri e di fare loro la guardia.
 Tu?. Ostorio sollev le sopracciglia.  vero?.
 Catone si accorse del pericolo in cui si stava cacciando il suo amico e inizi a farsi prendere da un attacco d'ansia. Non era colpa di Macrone pi di quanto fosse colpa sua. L'unica cosa certa era che la responsabilit fosse tutta della spia di Pallante. Come lo era stata l'aggressione a Settimio. Sembrava quasi che la spia imperiale avesse sottovalutato la sua preda, che invece aveva smascherato la sua copertura. Catone non poteva correre il rischio di divulgare troppi dettagli sulla vicenda a Ostorio, ma poteva almeno intercedere per salvare Macrone dall'ira del loro comandante.
 Signore, il centurione Macrone ha soltanto eseguito i miei ordini. La responsabilit  totalmente mia, e lo sar qualsiasi punizione che deriver da questo incidente.
 Questo sar io a deciderlo, una volta che avr il quadro completo. Farai meglio a raccontarmi tutto quello che sai, prefetto.
 Catone lott contro la stanchezza mentre cercava di esporre tutti i dettagli che conosceva.
 So che la fuga  avvenuta mentre il centurione Macrone e io eravamo nella tenda della mensa ufficiali. E so anche che deve essere stato aiutato nella fuga.
 Perch dici questo?
 Perch alle due guardie  stata tagliata la gola, signore. Dato che Carataco era disarmato e in catene, ne consegue che i miei uomini sono stati vittime di un aggressore armato. Oppure pi di uno. Inoltre, i perni delle catene erano recisi. Per farlo c' bisogno di un martello e di un punzone speciale.
 Quindi, chi lo ha aiutato? Uno degli altri nativi? Sono fuggiti anche altri prigionieri?
 No, signore. L'ho gi verificato con il centurione incaricato della sorveglianza dei prigionieri tenuti fuori dall'accampamento. Sono tutti presenti. Inoltre, se anche uno di loro fosse scappato, avrebbe dovuto attraversare il fossato, oltrepassare il terrapieno e superare il controllo delle sentinelle. Avrebbe poi dovuto localizzare Carataco, trovare un martello e un'arma.  poco probabile.
 Ma non impossibile.
 Praticamente lo , signore, disse Catone con decisione.
 Cosa mi dici degli altri membri della sua famiglia e dei suoi fratelli?
 Sono ancora tutti incatenati nel loro recinto. Le guardie hanno riferito di non aver notato nulla di sospetto per tutta la notte.
 Ostorio annu pensieroso. Allora, perch Carataco non ha cercato di liberare anche i suoi familiari? Perch li ha lasciati qui?.
 Catone pieg leggermente la testa. Ritengo che questo fosse troppo complicato. C'erano quattro guardie al recinto pi grande che era inoltre vicino alle tende della coorte del centurione Macrone. Se fosse scattato l'allarme in un attimo si sarebbero trovati circondati da uomini armati. E se anche fossero riusciti a uccidere le guardie e a togliersi le catene, il loro gruppo sarebbe stato numeroso e quindi pi visibile, e di conseguenza uscire dall'accampamento sarebbe stato assai pi difficile. Carataco da solo aveva molte pi possibilit di riuscire. Se avesse cercato di portarsi dietro anche gli altri avrebbe certamente fallito.
 Ostorio inarc un sopracciglio. Stai dicendo che ha sacrificato la sua famiglia per salvarsi la pelle?
 Sto dicendo che era la cosa pi ragionevole da fare, signore.
 Ragionevole? Spietata direi.
 Macrone scosse le spalle. Forse  proprio perch  cos spietato che ci ha causato tutti questi problemi, signore.
 Il generale lo guard torvo. Ti ringrazio per queste sagge parole, centurione.
 Macrone arross appena il generale rivolse nuovamente la sua attenzione a Catone. Quindi, presumendo che tu abbia ragione, cosa  successo dopo?.
 Catone riflett rapidamente. Questa era la parte del racconto che aveva bisogno di una accorta spiegazione se non voleva correre il rischio di esporre troppo Settimio. Indipendentemente dalla lealt del generale verso il suo imperatore, Ostorio non avrebbe comunque visto di buon occhio la presenza di una spia nel suo esercito. E non avrebbe neanche apprezzato che uno dei suoi ufficiali fosse a conoscenza di un tale fatto e che glielo avesse tenuto nascosto. Catone si schiar la gola e continu con un tono neutro. Sappiamo che Carataco ha lasciato l'accampamento attraverso la porta orientale facendo credere di essere un mercante di vini di nome Ipparco. Ho riconosciuto il nome non appena l'optio me lo ha riferito.
 Ma perch lo conoscevi cos bene?
 Quel mercante mi ha venduto del vino due giorni fa. Abbiamo controllato la sua attivit e abbiamo trovato Ipparco privo di conoscenza sul retro del bancone. Il suo carro era sparito.
 Capisco. Ma perch Carataco ha scelto di aggredire proprio quel mercante di vini?
 Coincidenza, signore. Catone si era chiesto la stessa cosa. Sperava di scoprire la verit dopo aver parlato con Settimio. Toss e continu. Ipparco aveva il tipo di veicolo che serviva per portare Carataco fuori dal campo. Data la quantit di vino che consuma l'esercito, la sua storia di dover tornare a Viroconium per comprare altre scorte sarebbe stata credibile.
 Catone percep il battito del suo cuore che aumentava mentre il generale rifletteva sulla spiegazione. Ostorio un le mani e inizi a darsi dei colpetti sul mento con gli indici uniti. Dov' il mercante di vini adesso?
 Ricoverato nell'infermeria della Quattordicesima, signore. Era ferito alla testa e svenuto. Il medico ritiene che si riprender abbastanza presto.
 Bene. Voglio che tu gli faccia delle domande appena riprender conoscenza.
 S, signore. Catone fece del suo meglio per nascondere il proprio sollievo per il fatto che gli era stato affidato quel compito. Chiunque abbia aiutato Carataco a liberarsi era con lui quando ha preso il carro. Un altro mercante di vini ha visto due persone. Nell'oscurit ha pensato che fosse Ipparco, con il suo schiavo che lo aiutava a imbrigliare il mulo al carro. Ma noi abbiamo trovato lo schiavo ubriaco fradicio.  possibile che Ipparco sia in grado di identificare l'uomo che ha aiutato Carataco a fuggire.
 Come far ad aiutarci esattamente?
 Perch l'uomo in questione  ancora qui nell'accampamento, signore.
 Ostorio abbass le mani e osserv Catone. Come fai a esserne cos sicuro?
 Carataco era da solo sul carro quando ha lasciato l'accampamento. L'optio alla porta dice di averlo controllato velocemente prima di farlo passare.  certo che non ci fosse nessuno nascosto all'interno.
 Allora abbiamo un traditore nel campo.
 Catone annu.
 Qualcuno fra i civili dell'accampamento, decise Ostorio, mentre la sua espressione si accigliava. Quando trover quel bastardo lo far crocifiggere. Deve essere un traditore del posto. Una spia, messa da Carataco. Li prender e li interrogher tutti. Appena gli incaricati degli interrogatori si metteranno al lavoro qualcuno parler.
 S, signore.
 Speriamo di trovare presto il traditore. Ho gi dato ordine di mandare altre pattuglie di cavalleria per setacciare le colline alla ricerca di Carataco, ma non nutro molte speranza. Conosce il territorio meglio di noi e pu contare sull'aiuto dei villaggi dei nativi per trovare un luogo in cui nascondersi, dove gli sar fornito anche del cibo. Solo Giove sa che cosa sta ancora progettando di fare.
 Andr a nord, signore.
 Ostorio guard sorpreso il prefetto. A nord? Sembri molto sicuro di te.
 Dove altro pu andare, signore? I Siluri hanno subito molte perdite ieri e non saranno pi cos entusiasti di seguire ancora Carataco. E neanche gli Ordovici, quando si diffonder la notizia della sua sconfitta. Questo gli lascia due possibilit. O si diriger alla roccaforte dei druidi sull'isola di Mona, che non  molto lontana, dove  sicuro di ricevere ospitalit. Ma potrebbe significare rimanere imbottigliato e io immagino che i tuoi piani per il prossimo futuro siano quelli di conquistare la Mona.
 Potrebbe essere, ammise Ostorio. Ma vai avanti. Se non all'isola di Mona allora, dove si potrebbe dirigere Carataco, secondo la tua esperta opinione?
 Nel territorio dei Briganti, rispose Catone senza esitazione.
 Ma abbiamo un patto con i Briganti. Sarebbe pazzo a consegnarsi ai nostri alleati.
 Abbiamo un patto con la regina Cartimandua, signore. Non  proprio la stessa cosa. Da quanto ho capito, la regina non gode dei favori di tutti i suoi sudditi. Se c' una fazione che si schiera contro Roma, Carataco sar certo di riuscire a sobillarli. Se riesce ad avere la meglio sul resto della trib, avr alle spalle un potente esercito per continuare la sua guerra contro di noi.
 Il generale Ostorio consider l'ipotesi per un attimo e fece una smorfia con le labbra. Mettersi alla merc dei Briganti  un grande azzardo. Non lo so. Non sono convinto. Dopo la sconfitta che gli abbiamo inflitto, non credo che vorr correre dei rischi. Credo invece che, mentre decide cosa fare, batter in ritirata e si leccher le ferite.
 Mi permetto di dissentire, signore. Carataco non  il tipo da nascondersi. Vorr vendicare la sua sconfitta alla prima opportunit. E potr farlo soltanto se trova forze fresche. E ora l'unico luogo in cui pu trovarle  nel territorio dei Briganti.
 Grazie per la tua opinione, prefetto Catone, disse Ostorio in modo sprezzante. Prender questa ipotesi in considerazione. Ma per il momento dobbiamo concentrarci per cercare di scovare e catturare Carataco, ora che abbiamo ancora qualche possibilit. Appena le unit ausiliarie torneranno lasceremo l'accampamento e marceremo verso Viroconium. E prima di allora voglio sapere cosa ha detto il mercante di vini. Capito?
 S, signore.
 Allora potete andare.
 Catone e Macrone fecero il saluto e si voltarono prontamente per scivolare fuori dalla tenda.
 Quando furono abbastanza lontani da non essere pi alla portata di ascolto delle guardie del corpo del generale si fermarono e Macrone emise un respiro profondo.
 Non  giusto che lui stia cercando di dare la colpa a noi. Non  colpa nostra se qualche bastardo ha tirato fuori Carataco.  lui il generale, tocca a lui tenere gli occhi aperti.
 Catone sorrise stancamente.  cos che vanno le cose, Macrone. Non  un problema legato all'esercito, questa  politica. Ostorio sta gi pensando a quello che succeder quando lascer il comando dell'esercito. Se c' un modo qualsiasi per scaricare la colpa su un subordinato, lo far.  soltanto la sfortuna che ci ha fatto assumere qui il ruolo che fu di Bruto.
 Macrone digrign i denti per la frustrazione. Che si fotta la politica.
 Esattamente.
 Guardarono con attenzione tutto l'accampamento, una scena di completa devastazione. Sembrava che la maggior parte delle tende fosse stata spazzata via dalla tempesta della notte precedente e i soldati arrancavano tra il fango e i detriti per recuperare il loro equipaggiamento. Alcuni stavano cercando di accendere i fuochi, ma Macrone sapeva che questa operazione avrebbe richiesto del tempo perch non era facile far asciugare la legna tanto da renderla combustibile. Un'aria di cupo squallore si era diffusa nell'accampamento, nonostante il cielo fosse di un azzurro limpido, il sole caldo e gli apodidi volassero nell'aria.
 Macrone arricci il naso. Si potrebbe quasi pensare che siamo noi ad aver perso la battaglia.
 In realt, noi abbiamo vinto la battaglia, ma non la guerra. Non ancora, almeno. Fino a quando Carataco sar in libert noi non avremo pace.
 Allora, cosa facciamo adesso?.
 Catone mise i palmi delle mani contro i lombi e si stiracchi. Dobbiamo parlare con Settimio, se  in condizioni di farlo. Allo stato attuale lui  l'unico che pu darci una mano a trovare il traditore nell'accampamento.
 Pensavo che ci saremmo dovuti dedicare alla ricerca di Carataco.
 Catone scosse la testa. Se riesco a valutare bene i fatti, si  allontanato da molto tempo. Sarebbe un miracolo se le pattuglie della cavalleria lo acciuffassero. Ecco perch dobbiamo trovare l'uomo che l'ha aiutato a scappare. Con il giusto incoraggiamento potrebbe dirci anche dove  diretto Carataco e quali sono i suoi piani.
 Suppongo di s.
 Catone si volt verso l'amico. Se hai un'idea migliore, dimmela.
 Macrone si concentr per un attimo e poi scroll le spalle. Dobbiamo partire da Settimio.
 Il chirurgo sembrava teso mentre era seduto al tavolo posto all'entrata dell'infermeria, una delle prime tende ad essere state ripristinate dopo la tempesta. L'ambiente interno era buio e pieno di uomini che giacevano sulle stuoie. Alcuni erano sdraiati sulla terra nuda, altri erano seduti. Quelli feriti meno gravemente parlavano a bassa voce o passavano il tempo giocando a dadi. L'aria risuonave dei gemiti e delle grida dei feriti. Alcuni inservienti si muovevano alacremente nella tenda occupandosi dei loro pazienti. Il chirurgo indossava sulla tunica nera un grembiule macchiato di rosso e il viso e le braccia erano ricoperti da striature di fango e sangue.
 Chi cercate?
 Ipparco.
 Di quale unit?
  un civile. L'abbiamo portato qui stamattina con una ferita alla testa.
 Oh, lui. Mi ricordo. Sta bene, solo un colpo leggero. Adesso  sveglio. Il chirurgo si alz e indic l'estremit della tenda. L'ultimo uomo a destra.
 Catone annu e ringrazi, poi lui e Macrone percorsero il corridoio che attraversava la tenda in tutta la sua lunghezza. Nel passare attraverso quelle file densamente affollate di umana sofferenza, Catone sent salire di nuovo la rabbia nei confronti del generale. Molti di quegli uomini non sarebbero stati l se non fosse stato per la decisione di Ostorio di agire con un attacco frontale scagliandosi contro una posizione difesa cos strenuamente. Non riusciva a smettere di pensare che il legato Vespasiano non avrebbe mai fatto quell'errore se fosse stato lui al comando. Ripensava al suo primo comandante con ammirazione e lealt, quasi con affetto. Catone rifletteva che se ci fosse stata un po' di giustizia a questo mondo Vespasiano sarebbe stato innalzato al rango e alla posizione degni del suo talento. Era un uomo che lui avrebbe volentieri seguito in battaglia.
 Mentre si avvicinavano all'estremit della tenda vide Settimio seduto, con una fasciatura pulita avvolta con cura intorno alla testa. Una piccola macchia rossa indicava il punto dal quale il sangue era fuoriuscito dalla ferita sullo scalpo. La spia sollev lo sguardo quando si accorse che si stavano avvicinando e sorrise debolmente.
 Prefetto Catone e centurione Macrone!. Si sforz di sorridere. I due clienti preferiti di Ipparco, il fornitore dei vini migliori dell'accampamento!.
 Gli uomini feriti accanto a lui si scossero immediatamente dal torpore e uno gli grid di chiudere la bocca e non disturbare tutti gli altri. Settimio li ignor e si appoggi sui gomiti.
 Come va la testa?, chiese Catone appena lui e Macrone si accovacciarono ai due lati della spia imperiale.
 Non male. Mi sento ancora un po' stordito, ma sar fuori da qui prima di stasera. Non credo di poter tollerare la compagnia di questi zoticoni pi a lungo di cos.
 Ehi, bofonchi Macrone. Questi zoticoni sono i miei compagni d'armi.
 Settimio alz un sopracciglio. Questo spiega molte cose.
 Si guard intorno per essere certo che nessuno dei suoi vicini origliasse e poi abbass la voce e continu. Hanno gi catturato Carataco? Non si parla d'altro qui.
 Catone scosse la testa.  fuggito dal campo con il tuo carro.  passato dalla porta orientale e ora  sparito fra le montagne.
 Settimio fece una smorfia. Oh merda....
 Cosa ricordi della scorsa notte?.
 Settimio corrug la fronte cercando di ricordare i dettagli. Avevo scoperto il mio schiavo con una delle mie giare di vino. Stavo per dargli una bastonata ma era troppo ubriaco per rendersene conto, per cui avevo deciso di rimandare la faccenda al mattino dopo. Poi sono venuto a cercarti, mentre c'era ancora un po' di luce. Non riuscivo a trovare la mia borsa e ho pensato che poteva essermi scivolata dalla cinta quando avevamo parlato poco prima. Ho visto Trace che lasciava la tenda per andare ad aiutare i tuoi uomini a mettere al sicuro il resto, cos sono entrato. Tu non c'eri cos ho pensato che avrei atteso il tuo ritorno per chiederti della borsa. In quel momento ho sentito un gran trambusto nei paraggi. Sono uscito a dare un'occhiata e ho visto che la porta del recinto era aperta. Guard direttamente Catone.  stato allora che qualcuno mi  arrivato alle spalle e mi ha steso al suolo. Prima che io potessi reagire era gi sulla mia schiena, premendomi la testa gi e tenendomi un coltello sulla gola. Mi ha chiesto chi fossi. E gli ho spiegato chi ero. Ho sentito un breve scambio di parole e poi sono stato rimesso in piedi. Ho intravisto l'uomo che mi aveva fatto cadere. Un bestione peloso.
 Carataco?
 Probabilmente.
 E l'altro?
 Non sono riuscito a vederlo. Era rimasto indietro e fuori dalla mia visuale.
 Catone riflett per un momento. Quando parlavano usavano il latino?
 S.
 Catone annu. E poi cosa  successo?
 Carataco si  messo dietro di me, guidandomi, e spingendomi la punta del coltello nelle costole. Mi ha detto di condurli al mio carro e di non correre, non dare l'allarme o guardare indietro se volevo rimanere vivo.
 E nessuno ha visto voi tre insieme?, chiese Macrone. Nessuno si  insospettito?.
 Settimio scosse la testa. Tutti avevano altre cose per la testa. A chi poteva importare di tre uomini che camminavano per i fatti loro nell'area destinata ai civili del campo, mentre tutti cercavano di salvare i loro mezzi di sostentamento dalla tempesta? Poi li ho condotti al posteggio dove c' il mio banchetto e ricordo che ero in piedi all'estremit del carro. Questa  l'ultima cosa di cui ho memoria prima di essermi ritrovato qui.
 Non ti ricordi di quando ti abbiamo trovato? Io e Macrone?.
 Settimio chiuse gli occhi per un attimo e poi scosse la testa.
 Va bene, allora.... Catone sospir e riflett brevemente su quanto avrebbe detto. Allora sei stato soltanto sfortunato a venire nella mia tenda.
 Settimio lo guard attentamente. Che cosa stai insinuando?
 Non sto insinuando nulla. Come ho detto, sei stato sfortunato.
 Macrone sorrise beffardo. Mentre Carataco e il suo amico sono stati dannatamente fortunati.
  nella natura di questo genere di coincidenze, rispose Settimio con voce pacata. Gli di sono soliti fare questi giochetti. Il generale sa che  coinvolto qualcun altro?
 S.
 Settimio fischi con disappunto. Allora il nostro uomo sa gi che gli stanno dando la caccia e che quindi dovr nascondersi.
 Forse no. Ostorio  convinto che Carataco sia stato aiutato da uno dei nativi presenti fra i civili del campo. Ritiene che Carataco abbia messo una spia tra di loro. E metter a soqquadro l'intera zona degli indigeni fino a quando non trover quell'uomo.
 Ahi! Ma in fondo,  dove cercherei anch'io se fossi il generale.
 Se Ostorio  convinto che  tutta colpa di una spia infiltrata tra i nativi, allora  possibile che il colpevole pensi di averla fatta franca e che di conseguenza non sentir il bisogno di nascondersi. Questo va a nostro vantaggio.
  vero, concord Settimio. Ci sar molto utile.
 Macrone sbuff. Siete proprio due persone di gran cuore, voi due.
 Catone guard il suo amico con aria perplessa Che cosa intendi dire?
 Il generale sta per mettere il campo dei mercanti a ferro e fuoco e consegnare i possibili sospetti ai torturatori dell'esercito per un interrogatorio, e tutto quello che riuscite a pensare  che sia utile.
 Ebbene, s, insist Settimio. Perch mi dovrei angustiare per quello che succede a un branco di nomadi dal culo peloso? Ci sono cose pi importanti di cui preoccuparsi, centurione. Stiamo parlando del futuro della provincia. E forse anche dell'imperatore. Non me ne frega un cazzo di una manciata di Britanni che finiscono nel mirino del generale Ostorio.
 Macrone schiocc la lingua. Come ho detto, hai un gran cuore.  in momenti come questo che mi ricordo perch sono un soldato e non un serpente che complotta al servizio di un liberto imperiale.
 Davvero?. Settimio lo fiss con uno sguardo glaciale. Francamente, il motivo per il quale tu non sei una spia imperiale potrebbe avere molto a che fare con il fatto che ti manca l'acume necessario.
 Macrone digrign i denti. Acume? Cosa cazzo significa? Mi stai dicendo che sono ottuso o che cosa?.
 Catone si frappose tra loro. Adesso basta! Per Giove, abbiamo gi abbastanza da fare senza che vi ci mettiate pure voi. Ognuno tenga per s i propri sentimenti del cazzo, capito? Non mi interessa che vi odiate, dobbiamo trovare questo traditore e mettere fine ai piani di Pallante. Macrone?.
 Il centurione smorz in gola un cupo brontolio, poi annu. Va bene. Ma ti avviso. Appena sar tutto finito, chiuder questa faccenda con te e quelli della tua razza. Punt il dito contro Settimio. Se ti avvicinerai a me ti spezzer il collo.
 La spia imperiale sorrise freddamente. Presumendo che riuscirai ad accorgerti del mio arrivo.
 Catone era completamente esausto e alla fine perse la pazienza. Porca puttana! Basta!.
 A questo scatto d'ira tutte le teste che avevano intorno si voltarono a guardare e Catone si alz all'improvviso. Guard in basso verso la spia imperiale e parl a bassa voce. Far rapporto al generale su quanto hai detto, ma non gli dir che hanno parlato in latino. Se vorr farti lui stesso qualche domanda, attieniti a questa storia.
 Settimio annu.
 Parleremo ancora, quando sarai uscito dall'infermeria. Avanti, Macrone. Catone fece cenno al suo amico indicando l'ingresso della lunga tenda. Andiamo.
 Appena furono fuori, di nuovo al caldo tepore del sole, Catone si rivolse all'amico con tono di rimprovero. So cosa pensi di Narciso e di quelli come lui ma come credi che ci aiuti ribadirlo tutte le volte?.
 Macrone serr i pugni. Ci hanno preso per il culo per anni, Catone. Un incarico schifoso dopo l'altro. Narciso ci disse che lo facevano per noi. Quando ha lasciato Roma ci disse che ci avrebbe mandato in Britannia e inserito di nuovo nell'esercito e che il nostro lavoro di spionaggio si era concluso. Questo  quello che ha detto. Fottuto bugiardo.
 Credi che non la pensi anch'io nello stesso modo?, replic Catone amaramente. Credi che io mi diverta a giocare a fare la spia? Siamo in ballo, Macrone, che ci piaccia o no. Non possiamo evitarlo. Non possiamo tirarcene fuori. Settimio aveva ragione sulla presenza di una spia. E ci significa che diceva la verit sul fatto che qualcuno ci sta seguendo. Qualcuno ci vuole morti. Vuoi davvero ignorare questo pericolo?.
 Macrone scroll le spalle per controllare la collera e alla fine scosse la testa. Ovviamente no.
 Allora aiutami, Macrone. Aiutami a superare tutto questo in modo da trovare il traditore e farlo sparire. Cos potremo tornare a essere dei soldati. Aiutami in modo che un giorno io possa tornare da Giulia. D'accordo?. Gli tese la mano.
 Si strinsero reciprocamente le braccia e Macrone si lasci andare a un sospiro di esasperazione. Mi dispiace, ragazzo. Sono solo molto incazzato con Settimio e con quelli come lui.
 Anch'io. Catone accenn un sorriso stanco.
 Macrone ritrasse il braccio. Allora, cosa facciamo adesso?.
 Catone gonfi le guance e si guard intorno nell'accampamento. Carataco  in fuga e non abbiamo probabilit di scovarlo. Il generale sta per far scatenare una rivolta tra i nativi del campo, gli unici indigeni cordiali nel raggio di molte miglia. C' un traditore nell'accampamento che sta cercando in tutti i modi di detronizzare l'imperatore, e che ci uccider non appena ne avr la possibilit. Che cosa intendo fare ora? Te lo dico subito. Torner alla mia tenda e dormir come un ghiro. E quando mi sveglier, non mi fermer fino a quando non trover quel bastardo che ha liberato Carataco e che ha ucciso due dei nostri uomini.
...
.
...
FINE Parte 1.